Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Il coraggio di un mea culpa

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

africa10I nostri contemporanei non sembrano ancora in grado di fare ammenda dei propri errori continuando a cavalcare le logiche del passato: Crociate, colonialismo, apartheid, xenofobia e quanto altro, in senso laico e religioso. E’ un veleno che ha attraversato le Chiese mescolandosi con i rispettivi credi inquinando gli animi e accendendo le passioni. Giovanni Paolo II ha avuto il merito, durante il suo apostolato, di pronunciare quelle parole che nell’infallibilità dei pontefici e della dottrina cattolica sembravano quasi un’eresia. Ha significato ammettere un errore, tanti errori e di saper chiedere perdono alle vittime di ieri e agli eredi di oggi. Lo ha fatto per la scienza professata da Galilei ed ingiustamente posta all’indice, per le chiusure poste all’ebraismo, per i pregiudizi nei confronti delle altre professioni di fede e via di questo passo. Ma ciò che pesa più di tutti nella lunga storia della Chiesa di Roma è l’antigiudaismo cristiano nel Nuovo Testamento. Lo faceva osservare lo stesso Cardinale Martini, eminente biblista, allorché affermava che: “non possiamo non provare dolore, quando leggiamo nelle lettere di Paolo affermazioni come questa che i giudei non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini e che oramai l’ira è arrivata al colmo sul loro capo.” Un pregiudizio che affiora anche in campo laico e si traduce con le crescenti accuse europee contro la condotta d’Israele in Palestina. Ma oggi la questione non è solo la sopravvivenza d’Israele. Pensiamo alla guerra civile in Siria che dura da circa sei anni e sembra non avere mai fine, alle guerre tribali, religiose, o pseudo tali, in Africa e in alcuni paesi asiatici e via di questo passo. Ora non è più il tempo di essere dalla parte degli uni o da quella degli altri, è il momento d’essere invece dalla parte di tutti e due gli antagonisti, di provare compassione per i morti dell’uno e dell’altro, sperando che questo serva, se mai fosse possibile, a riavvicinarli. Lo stesso discorso vale per i credi religiosi  dall’islamismo al buddismo e alle altre religioni. Ma il tema crociale che è diventato in taluni casi un tabù, sta nella nostra incapacità di fermare i mandanti che lucrano sulle miserie altrui a partire dai mercanti d’armi e nello sfruttamento delle ricchezze naturali di un paese affamandone la popolazione. (Riccardo Alfonso)

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