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Roma Capitale Piove: Baloccarsi o amministrare

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

campidoglio“Domani piove, gonfiate i gommoni”, diceva la consigliere di opposizione Virginia Raggi; “Con noi al governo di Roma nei primi sei mesi azione devastante per la pulizia tombini, chiusi, scoli e fogne”, dicevano i suoi, mentre il deputato Alessandro Di Battista chiedeva le dimissioni del sindaco Marino, che era al governo dallo stesso periodo di tempo trascorso oggi dalla la sindaca Raggi, salvo dichiarare che, per giudicare l’operato della Raggi, occorre attendere la fine del mandato, cioè il 2022; il garante Beppe Grillo, prima dell’estate, nell’elencare i “43 successi di Virginia Raggi”, al punto 18, richiamava il “piano caditoie”. Chiacchiere. Sta facendo, comunque, il giro del mondo l’immagine di un cassonetto dei rifiuti che galleggiava sullo sfondo del Colosseo. Sarà stato un “gombloddo” degli immigrati che invocano la pioggia per vendere ombrelli ad ogni angolo delle strade? Alcune operazioni per annullare, o quantomeno diminuire, l’impatto della pioggia sulla città ci sono: pulire tombini e caditoie. Perlomeno, individuare i punti critici e intervenire su quelli. E’ lapalissiano. Inoltre, si può imporre alle imprese che scavano (Acea, Italgas, Tim, ecc.) di pulire anche i pozzetti del tratto di strada interessato allo scavo. Poiché, tutte le strade romane prima o poi saranno interessate dai lavori, il problema troverebbe soluzione nel volgere di qualche anno e senza costi aggiuntivi per la comunità. Come s’impone alle ditte di ricoprire con l’asfalto superfici di strada maggiori della larghezza dello scasso da loro operato, così si può imporre la ripulitura di tombini e caditoie.Insomma, si tratta di governare la città. La sindaca Raggi, oltre a invitare i cittadini a limitare gli spostamenti ed evitare di frequentare i parchi, farebbe bene ad adoperarsi per quello per cui è stata eletta e a “guadagnarsi” i 117 mila euro annuali che costa ai contribuenti. Baloccarsi o governare, dire e fare, sono verbi diversi. Altrimenti rimane da esercitare l’istituto delle dimissioni. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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