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Archive for 23 settembre 2017

Memento: il nuovo singolo degli Unmask ci porta in un’altra dimensione

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

MementoMemento, in uscita da ieri, ci apre uno spiraglio su questo mondo segreto, fatto di suoni e percezioni, e svela un rapporto intimo e inconfessato di un musicista con la propria arte. Memento sarà anche in concerto, sabato 30 settembre a Roma presso il Traffic Live Club. Sarà l’occasione per ascoltare il singolo dal vivo e in anteprima alcuni altri brani di One Day Closer.
Come meglio ci spiegano: Memento ha un sound imprevedibile e onirico e delle atmosfere molto intime, è un brano che mette a nudo la nostra anima. Ci trasportiamo in una dimensione in cui esistiamo solo noi e i suoni che produciamo, la musica diventa un rifugio e allo stesso tempo uno strumento attraverso il quale parlare, gridare e dar vita a pensieri ed emozioni che altrimenti non saremmo capaci di esprimere, sentimenti repressi o addirittura ignorati.Memento, distribuito da Believe, è il secondo singolo estratto dopo Flowing da One Day Closer, album che verrà pubblicato a novembre per M.I.L.K. – Minds In a Lovely Karma. Il videoclip del Unmasknuovo singolo è stato realizzato, come quello di Flowing, con la regia di Francesco Dinolfo, la sceneggiatura di Francesco Dinolfo e Marianna Lo Pizzo e l’interpretazione di Anja Kanterov e Cristiano Omedè. Il video è in simbiosi con il precedente: l’altra dimensione citata nel testo è rappresentata in uno scenario in cui lo spazio e il tempo si intrecciano. Memento è di fatto l’altra faccia di quello che in Flowing non avevamo visto, le azioni dei protagonisti assumono un nuovo significato in una stretta relazione causa-effetto.
Attivi dal 2006 gli Unmask sono una band di Roma, con influenze alternative-prog, metal e art-rock. Le sonorità si sono evolute nel tempo, dall’album di debutto “Sophia Told Me”, riscoprendo il calore delle valvole e dei synth analogici e arricchendo il sound di atmosfere ambient e post-prog. Un approccio più diretto nella composizione senza perdere il groove e la melodia che da sempre caratterizzano la band. Dopo il fortunato tributo a Teardrop dei Massive Attack, accolto con il favore della critica e con successo dal popolo del web, è prossima l’uscita del nuovo album “One Day Closer”. (foto: memento, Unmask)

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Numerosa delegación de productores italianos en el VI Foro de Coproducción Europa-América Latina

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

festivalSan Sebastián. En esta edición participarán 24 productoras italianas lo que demuestra, el interés creciente de este país, en las posibilidades de coproducción con América Latina que potencia el Festival de Cine de San Sebastián. Con la asistencia de productoras de toda Italia estará presente una delegación de la industria de este país europeo con compañías como Fandango, True Colours, y alguna que vienen por primera vez como es el caso de Kavac. Cabe destacar, además, que entre los proyectos seleccionados para el premio al mejor proyecto del Foro de Coproducción Europa-América Latina figura este año la película Mother lode dirigida por Matteo Tortone y producida por Malfé Film. “La creciente presencia de productores italianos en San Sebastián demuestra la relevancia que otorga nuestra industria cinematográfica a este Festival como puente hacia América Latina”, destaca la directora del Instituto Italiano de Cultura de Madrid, Laura Pugno, organismo del Ministerio de Asuntos Exteriores de Italia, que desde años colabora en el Foro de Coproducción. A su vez destacó que en Madrid, cada año, el Instituto Italiano de Cultura realiza un Festival de Cine Italiano que justamente este año llega ya a su décima edición y que también organiza encuentros entre productores.

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European Day of Languages

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

istituto italiano cultura torontoToronto (Canada). Friday, September 29, 2017; 5:00pm – 8:30 pm Goethe-Institut Toronto – 100 University Avenue, North Tower, 2nd floor. The European Day of Languages has been celebrated in Europe on September 26th since 2001 as an initiative of the Council of Europe. Promoting lifelong language learning and stressing the importance of intercultural understanding are the main objectives of the events associated with the European Day of Languages.Acting as promoters of plurilingualism in the GTA, Alliance Française de Toronto, Goethe-Institut Toronto, Instituto Camões Toronto, Istituto Italiano di Cultura Toronto and Spanish Centre Toronto will be hosting their 8th European Day of Languages in Toronto on Friday, September 29, 2017.
Free language activities will be offered to general public: Sample classes in 13 languages – Estonian, Finnish, French, German, Greek, Hungarian, Italian, Lithuanian, Polish, Portuguese, Romanian, Spanish, Swedish and interactive language learning quizzes and games. To top off the evening, Pocket Concerts will present an intimate string quartet concert to enjoy music of European composers.

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Siamo orfani di qualcosa o di qualcuno?

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

beppe_grillo-fonte-wikipediaCerto. Oggi lo siamo di 5stelle, lo siamo dell’immagine virtuale che ci siamo creata del leader carismatico a metà strada dall’uomo pacato e saggio mediatore tra le opposte fazioni e il decisionista che possa traghettarci verso il nuovo e il diverso senza tentennamenti di sorta.
Il movimento Cinque stelle è sembrato un amore a prima vista che ti travolge e ti acceca, ma che è incapace di reggere nel tempo la sua spinta propulsiva senza tuffarsi nella mediocrità. Lo è perché, come nelle improvvise fiammate, il fuoco è fatuo. E’ di breve durata e non fa in tempo a scaldarti prima di spegnersi del tutto.
Eppure matura in noi una speranza mai doma di trovare in politica chi saprà non deluderci. Ma, mi chiedo, chi veramente sarà capace di fare la differenza nel nostro modello ideale di animale politico? Se dobbiamo pensare a costruire senza nel frattempo tramare per demolire mentre edifichiamo dobbiamo renderci conto che così operando facciamo solo dell’autolesionismo. Se la politica, d’altra parte, è fatta di uomini e donne dobbiamo anche pensare che questo rapporto si solidifica se a guidarli vi è una ideologia fondata sui valori. Ed è proprio questa la differenza che ci aspettiamo da chi si accinge a dare un anima alla politica e a trasfonderle il messaggio. E’ un’impresa che ci appare ovvia, ma non lo è nei fatti perché l’insegnamento che proviene dall’esterno è mal indirizzato. Esaltiamo ciò che ci offre l’avere e respingiamo l’essere. Siamo votati ai facili guadagni e alle sirene del profitto, costi quel che costi, e dimentichiamo tutto il resto salvo poi pretenderlo dagli altri. E il politico non è da meno di noi. (Riccardo Alfonso)

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Antipolitica: ragioni e limiti

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

di maioPer quanto da anni siamo costretti a digerire nella conduzione della politica in Italia, di certo ci resta solo il disgusto e sicuramente comprendiamo il malessere che da tutto ciò promana. Va, tuttavia, fatto un distinguo per meglio chiarire il concetto. La politica, come giustamente si osserva da più parti fa parte della nostra vita. Ciò significa che la “nausea” non è nella parola e nel suo ruolo espresso nel sociale e civile, quanto nel comportamento di chi si avvale di questa bandiera per farne un vessillo per proprio uso e consumo. E il danno d’immagine e la percezione che ne ricaviamo rendono ancora odioso quest’andazzo poiché rischia di trasformarsi in una tendenza accettata come normale dai soliti opportunisti. E molti dei politici, che oggi rappresentano questa visione comportamentale, sia appartenenti all’attuale coalizione di governo che delle stesse opposizioni, assumono agli occhi dell’opinione pubblica qualcosa di incomprensibile e finiscono con l’identificarsi in una sorta di difesa ad oltranza della casta e con tutte le sue ambiguità e doppiezze. E ancor più grave appare la situazione poiché si ha la convinzione che non sia possibile un ricambio non tanto generazionale ma nel modo di fare politica. Ciò spiega la reazione di chi oggi afferma che non intende andare a votare (siamo già al 38% degli elettori) perché se ha perso la fiducia nel proprio riferimento politico, lo è altrettanto per il suo opposto. Ne deriva un difficile recupero d’immagine anche perché lo stesso outsider espresso anni fa da Silvio Berlusconi, che volle significare una discontinuità nel rapporto politica/elettori, ma fu un fallimento  anche se oggi è tentato a riproporlo sperando nella memoria corta degli italiani. D’altra parte sarebbe impensabile supporre che vi possa essere, sic et simpliciter, un azzeramento dell’attuale classe politica e la sua sostituzione con personaggi nuovi. Ciò potrebbe verificarsi a una sola condizione: se ci fosse una guerra civile e non è certo il caso in cui potrebbe imbattersi l’Italia. Non solo. Anche se ciò accadesse, non è detto che il “ricambio” fosse assicurato. La caduta delle stesse dittature dal fascismo al nazismo e al franchismo in Spagna dimostrarono che non pochi dirigenti legati al precedente regime rimasero a galla o furono regolarmente riciclati nel nuovo ordine istituzionale. A mio avviso ci sarebbe una sola risposta: la nascita di un partito fatto di persone in prevalenza legate al mondo del lavoro, non tanto giovani se non altro per potervi riconoscere il loro modus vivendi per il vissuto e la loro non ingerenza nelle pastoie dell’attuale andazzo politico e relativo sistema lobbistico. Alla fine dovremmo dire che non è la politica che va cambiata ma gli uomini che la rappresentano a condizione che siano dei fanatici della democrazia, della libertà e della giustizia. Senza dubbi e senza tentennamenti. Forse con ciò entriamo nel mondo delle utopie. Forse. Oggi lo prefiguriamo con una figura nuova: Di Maio ma di lui possiamo dire che è di “oro zecchino?”  (Riccardo Alfonso)

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Alle falde del …Kilimangiaro

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

KilimanjaroHo scritto non molto tempo fa che gli italiani, a mio avviso, sono dei “rassegnati e cinici”. Resto dello stesso avviso aggiungendo che ora si comportano come un malato terminale: sa di morire e reagisce staccando la spina, rifiutando di curarsi e preferendo spendere gli ultimi giorni che gli restano, volgendo lo sguardo alle futilità della vita. I giovani si sentono in trappola. C’è ancora chi resiste, ovviamente, e s’ingegna a trovare uno sbocco esistenziale, anche modesto, ma gli altri rinunciano a cercarsi un lavoro, restano in famiglia, si chiudono nella loro ristretta cerchia degli amici. I precari si affannano ma sanno di combattere la stessa battaglia del cavaliere don Chisciotte contro i mulini a vento. I disoccupati sono avvelenati, ma cercano di barcamenarsi alla bell’è meglio: “ciò famiglia”, paiono dire, non possono permettersi colpi di testa, devono giocoforza sperare e arrangiarsi in qualche modo. E tutti gli altri dalla casalinga ai lavoratori dipendenti e autonomi sentono di trovarsi in una situazione migliore della disperazione e si attaccano a questa fragile ancora di salvezza. Poi vi sono i pensionati. Sono quelli che chiedono poco e ottengono nulla. Sono quelli che riescono ancora a finanziare i figli e i nipoti disoccupati o in cassa integrazione o precari. Sono quelli che continuano a essere osservati con diffidenza e già qualcuno si chiede se non sono un “peso morto”. Solo la pietà cristiana li salva dalla lapidazione. E tutti insieme ci chiediamo cosa stanno a fare 45 milioni di italiani a raccattare le briciole dei restanti 15 milioni che hanno i soldi ma non disdegnano a raschiare il barile degli altri pur di continuare ad arraffare ciò che resta della miseria altrui. Mi chiedo se non siamo ritornati ai tempi dei patrizi e dei plebei. Allora, per lo meno, vi erano dei tribuni del popolo che riuscivano ad arringare il popolo. Oggi se qualcuno lo fa è per poi essere assunto nel partito dei patrizi. Altro che potere dal basso da “popolo sovrano”. (Riccardo Alfonso)

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Appello a papa Francesco

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

papa francescoQuesto papa mostra d’avere un carisma particolare e lo deve alla sua sensibilità nel percepire gli umori popolari e di farsene interprete come nel caso recente dei preti pedofili e dei loro fiancheggiatori.
A ben considerare si tratta di un discorso che va avanti da secoli nel quale la Chiesa ha sempre voluto dimostrare la sua vicinanza alla povera gente per consolarla, per affidarla alla felicità che non è di questo mondo. Ciò che oggi chiediamo alla Chiesa di Roma e a tutte le professioni di Fede è di essere conseguenti ai loro insegnamenti e di pensare all’oggi e non al mondo dei morti. Quando si afferma che esiste un altro diritto che è quella di vivere perché le religioni tentennano limitandosi a pregare sui cadaveri di milioni di bambini che ogni anno muoiono di fame e per mancanza di medicine e non escono invece dalle loro ridotte per ribellarsi alla logica imperante di chi considera aberrante l’equa ripartizione delle risorse, vivendo del superfluo, mentre manca il necessario a miliardi di esseri umani?
Se incontrassi il papa gli direi: Santo padre oggi non è più il tempo della sola preghiera o dei moniti verbali. Occorre essere conseguenti poiché diventa sempre più stridente quel diritto a metà che dona la vita per riprendersela imponendo la miseria e l’abbandono a miliardi di suoi figli. Oggi la sofferenza non è il frutto del sacrificio individuale ma la conseguenza degli egoismi di una minoranza di satrapi che fa delle proprie ricchezze il risultato di uno sfruttamento indecoroso dei propri fratelli sino a condurli alla morte. E’ il tempo delle scelte di campo e del risveglio delle coscienze e delle azioni concrete. (Riccardo Alfonso)

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Antipolitica? Bene facciamo politica

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

urne-voteI partiti che vanno per la maggiore (Pd, 5 stelle, Forza Italia, lega, ecc.) stanno sulla difensiva. Si sentono investiti dal vento gelido soffiato dal popolo degli elettori nei loro confronti. Il rischio è che possono essere travolti senza che si possa fare un distinguo e valutare le circostanze senza gravarle con il peso del sospetto. La differenziazione che facciamo è a livello umano e non riguarda la politica in se stessa che riteniamo fondamentale per la vita di una comunità e nel suo ruolo di mediatore in una società complessa come la nostra e attraversata da interessi spesso conflittuali tra loro.
Nello stesso tempo gli esponenti di questi partiti non si rendono conto della ragione di tali e tante contrarietà popolari. Credo che, intimamente, tutti concordino sulla necessità che la politica abbia un costo e che debba essere sobbarcato dalla collettività. Ciò che non è perdonato è di aver trasformato un contributo in una speculazione commerciale e per trarne personali interessi. Non solo. Queste cose si conoscevano da anni come lo è stato per la Lega Nord che ha utilizzato gran parte dei fondi pubblici per speculazioni finanziarie in Tanzania e Cipro e per usi privati. E tutto sarebbe passato come un “pettegolezzo” o una malevolenza di giornalisti come Fabio Bonasera e Davide Romano, e non sono i soli, che con i tipi delle Edizioni La Zisa hanno scritto la vera storia della “Lega Nord” riportando le stesse cose che poi ben sei procure ne hanno tratto lo spunto per aprire un fascicolo e avviare delle indagini con svariate ipotesi di reato. E oggi vi è stato uno strascico a Genova con il sequestro cautelare dei fondi della Lega. E non dimentichiamo che lo stesso Roberto Maroni autoproclamatosi “moralizzatore” se l’era presa con i giornalisti accusandoli di attacchi ingiusti e immotivati e minacciando querele. Avrebbe fatto meglio ad accertarsi prima di come stavano realmente le cose, ammesso che non le conoscesse già. E dire che gli italiani, se solo lo volessero, alle prossime elezioni dovrebbero andare in massa a votare penalizzando quei partiti che hanno dimostrato d’avere poca sensibilità e rispetto per la politica e minandola nelle sue fondamenta. Ne saranno capaci? Ne dubito, purtroppo. (Riccardo Alfonso)

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Anarchia o dittatura: Tertium non datur?

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

montecitorio

L’antipolitica espressa in questi termini è un “falso in bilancio” nel senso che la rabbia dei cittadini non sta tanto nella politica quanto nei politicanti. Il rischio semmai è che “Simul stabunt vel simul cadent” ovvero “come insieme staranno così insieme cadranno” ed è questo e non altri l’effettivo problema. Occorre far riflettere sulla differenza di fondo che esiste tra le due facce della stessa medaglia perché non è l’antipolitica ma sono i politici il gradiente che agita gli umori della contrarietà pubblica.
Come ho più volte precisato abolire i partiti, contenitore naturale della politica, significa aprire la porta alla dittatura, ma è anche vero che tenerli, come sono oggi, si va dritti verso l’anarchia.
Ecco perché è necessario stabilire delle regole rigide per restituire alle istituzioni il prestigio e il rispetto che meritano e il primo passo è quello d’avere politici galantuomini e non come accadeva quando l’onorevole Antonio di Pietro era in parlamento vi fossero, come asseriva, a fargli compagnia “150 inquisiti e 150 loro difensori e che se un tempo al ladro, per sfuggire alla giustizia non gli restava altro che rendersi latitante oggi gli basta diventare parlamentare”. E se la democrazia ha delle regole e se queste regole vogliamo farle rispettare a dispetto degli intrighi di palazzo: come è stata la legge elettorale denominata “porcellum” dal suo stesso ideatore e oggi si tende di contrabbandarla con altri più sofisticati e forse anche suggestivi nomi per continuare a favorire gli abusi e gli interessi personali. E si badi bene: non dimentichiamo che l’antipolitica porta tendenzialmente al non voto e ciò costituisce una beffa per il rinunciatario poiché toglie l’incomodo al dissenso e moltiplica il consenso. Se diciamo, infatti, il 60% degli elettori, vota e il 31% favorisce i soliti partiti costoro potranno dire di aver ottenuto il 51% dei consensi mettendo a tacere per sempre quel 40% che non è andato a votare, ma che se lo avesse fatto non avrebbe, di certo, fatto vincere così importante gli indesiderati. E come si dice in questi casi: “riflettete gente, riflettete”. (Riccardo Alfonso)

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I due diritti irrinunciabili: quello della vita e quello del vivere

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

povertàNon ho accettato, in altri termini, che si potesse esaltare il diritto alla vita e una volta acquisito l’essere umano fosse stato abbandonato a se stesso. E’ rimasto povero e condizionato dalla povertà della sua famiglia, dall’ambiente in cui vive, da una cultura tutta improntata sull’idea che occorre accettare la propria condizione sociale e rassegnarsi a subirla, nell’arco di tutta la propria esistenza, lunga o breve che fosse.
Abbiamo imparato a fare della carità ma non a essere solidali con chi vive in ristrettezze.
Abbiamo imparato a essere sprezzanti e a sentirci superiori anche se chi è solo un tantino socialmente a noi inferiore.
Abbiamo imparato a osteggiare chi ha una professione di fede dissimile dalla propria, ha il colore della pelle diversa e provengono da luoghi, dove la povertà è estrema. Così facendo abbiamo tramandato ai nostri figli e nipoti dei messaggi sbagliati e inculcati in essi il privilegio di casta.
Pensavo che con l’avanzamento della conoscenza, con la mobilità delle persone e la possibilità di conoscerle e poterle apprezzare per quelle che sono, si potesse ottenere un cambiamento radicale nei nostri atteggiamenti. Mi sbaglio. Il razzismo, l’antisemitismo, l’odio di casta se una società, cosiddetta evoluta, riesce ad ammantarli di venature ipocrite che evitano gesti plateali e persino violenti, vi sono, invece, paesi, dove si manifestano senza pudori e le stesse autorità fanno ben poco per spegnere quest’incendio. Ho provato personalmente cosa ha significato tutto ciò. Mi è accaduto da emigrante, in Australia, dove spesso fui esposto a giudizi sommari per il solo fatto che ero un italiano. Lo stesso accadde anche nel mio paese quando, per ragioni di lavoro, mi trovai in una cittadina del nord. Io sono d’origine molisana. Mi fu difficile trovare una camera in affitto. Non riuscii a condurre una vita normale appena la mia parlata segnava, come per un marchio indelebile, la mia origine. Oggi mi sento ancor più solidale con l’immigrato extra-comunitario perché ho provato sulla mia pelle cosa significa vivere anche in casa propria da apartheid. So bene che è un fatto culturale. E’ un condizionamento che risale a un’educazione sbagliata e si avvalgono di stantii luoghi comuni: il rumeno violento, l’africano pericoloso e via di questo passo. Pochi, però, ci spiegano che questa violenza è fisiologica come lo è per l’autoctono. Come dire? Chi non ha peccato lanci per primo la pietra. (Riccardo Alfonso)

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Il compromesso di Menenio Agrippa

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

menenio agrippaIl senato inviò per sedare la secessione della plebe a parlare Menenio Agrippa, uomo eloquente e caro alla plebe, che raccontò quello che poi è diventato un famoso apologo: ‘‘C’era una volta in cui nell’uomo le parti non erano congiunte armonicamente in un solo organismo, ma ogni membro aveva la sua volontà e la propria voce. In quel tempo le altri parti del corpo, indignate perché le loro fatiche e i loro servigi servissero solo a procurare beneficio al ventre, che se ne stava tranquillo nel mezzo a non far altro che godere dei piaceri che gli erano procurati, si accordarono fra loro decidendo che le mani non avrebbero più portato cibo alla bocca, che la bocca non avrebbe accettato cibo, né i denti avrebbero più masticato. Accesi così dall’ira, mentre volevano domare il ventre con la fame, anche mani, bocca e denti, insieme a tutto il corpo, si ridussero in uno stato di estremo esaurimento. Fu allora chiaro che anche la funzione del ventre non era oziosa e che esso non è nutrito solo per il proprio vantaggio ma perché mandi in cambio a tutte le parti del corpo quel sangue che dà vita e forza e che riceve appunto in virtù del cibo digerito”.

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Il mio rapporto con i lettori

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

logo-fidest-jpgDi proposito ho adottato un metodo diverso per esporre i vari argomenti trattati lasciando il campo a differenti divagazioni. Il tutto vorrebbe trasformarsi in un “chiacchiericcio” vicino al caminetto di due amici, avanti negli anni ma ancora con la mente lucida. Sono seduti uno accanto all’altro su una comoda poltrona.
Parlano ma non si guardano negli occhi. I loro sguardi sono rivolti alla fiamma del caminetto che si appanna e si ravviva, di tanto in tanto. A tratti uno indugia e l’altro incalza, uno sembra intento a raccogliere i ricordi prima di esternarli e l’altro incomincia a rievocare i suoi. Sono già lì seduti da qualche ora ma non sembrano avere voglia di andarsene. E’ già sera inoltrata. Hanno già fatto onore al desco con un pranzo frugale: una minestra di verdure e un po’ di pane con formaggio e un mezzo bicchiere di vino rosso.
Non è la prima volta che si ritrovano lì seduti davanti al fuoco. Sono vicini di casa. Percorrono poco metri di strada acciottolata prima di ritrovarsi. Il loro passo è malfermo ma li aiuta un bastone a non perdere il loro ritmo lento ma sicuro. Le rispettive famiglie si sono affievolite: le mogli preferiscono ritrovarsi tra loro a ciacolare e soprattutto a pettegolare o a parlare di cucina, di vecchie amicizie e di antichi risentimenti. I figli già da qualche tempo li hanno lasciati ora per un lavoro in città e ora per una dolorosa perdita. Il figlio, infatti, di uno dei due vecchi è morto a trent’anni per un incidente. E’ stato un dolore cocente che ancora si fa sentire e a volte diventa insopportabile. I ricordi sono al primo posto nei pensieri del padre. Ora i due si leccano le ferite, si ritrovano dopo anni che furono separati per ragioni di lavoro: uno in città e l’altro in paese a curare la campagna lasciata dalla famiglia.
Il loro più grande piacere è stare lì per ore tra lunghe chiacchierate inframmezzate a brevi pause e le loro donne lo sanno e li lasciano godere questi momenti di riposo.
Oggi questo quadretto domestico non è più praticabile e allora cerchiamo con la lettura di sostituirci alla parola parlata per indurre chi legge a meditare sulle parole scritte e se vuole a ripercorrerle per stimolarne la riflessione e a ricercare un motivo per una replica, un’osservazione, una critica. (Riccardo Alfonso)

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