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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Archive for 25 settembre 2017

Libro: Regno Animale – Jean-Baptiste Del Amo

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

Jean-Baptiste Del AmoPadova venerdì 6 ottobre ore 19.00 Caffè Pedrocchi – Sala Rossini Fiera delle Parole Jean-Baptiste Del Amo con Alberto Gaiani. Un giorno d’estate del 1914 Marcel parte per la guerra. Parte con un volto da bambino e con addosso l’odore del fieno, degli animali e del sudore di un giovane contadino del secolo scorso. Torna con un volto che non è nemmeno piú quello di un uomo. Ha un’orbita vuota al posto di un occhio, un ammasso di cicatrici sul lato sinistro, lo zigomo distrutto e, anziché l’odore del fieno, la puzza di alcol e di etere addosso. Éléonore, la cugina, non chiede da quale regno dei morti sia tornato, lo accoglie a braccia aperte e lo sposa. Marcel falcia la terra incolta, tira l’aratro al posto delle vacche perdute, lavora senza tregua nel porcile. Al cadere della notte si ubriaca. L’alcol lo calma oppure gli accresce la sofferenza.
Dopo piú di mezzo secolo, nel 1981, la fattoria è ancora lí, con la vecchia Éléonore, il figlio Henri e i nipoti. La porcilaia, però, non è piú quella di Marcel: è diventata un enorme allevamento industriale fatto di recinti di due metri per tre che ospitano ciascuno da cinque a sette maiali che sguazzano nelle loro deiezioni. Sistemate su grigliati, in box stretti, le scrofe figliano in piedi, lasciando cadere i piccoli come sterco sul suolo duro.
regno animaleCome un despota antico, Henri guida quella «fabbrica dei maiali» e sprona i figli a prendersene cura. Joël, però, il figlio minore non può fare a meno di chiedersi quale mostruosità abbia partorito quella pestilenza che lo assale ogni mattino. Per Serge, invece, il maggiore, assecondare il padre è un punto d’onore. Gli capita, tuttavia, spesso di essere ebbro di alcol; un’ebbrezza leggera ma costante, che lo aiuta a mettere piede nella porcilaia dove il letame dilaga, incrosta gli stivali, spruzza le mani.
Henri non cessa un solo istante di pensare a come guadagnare in efficienza e in produttività, mettendo magari piú capi sui grigliati o costruendo nuovi edifici. Tutte le sue speranze sono riposte in un verro di quattrocentosettanta chili, alto un metro e quaranta al garrese per quattro metri di lunghezza. È il risultato di anni di selezioni e incroci ingegnosi. È la Bestia, un distruttore sorto dalla follia umana mascherata da razionalità economica.«Romanzo sensazionale, duro, vertiginoso, ambizioso» (L’Express), Regno animale è l’opera di un nuovo grande talento, apocalittico, violento… una voce furente che annuncia la barbarie in corso. «Unendo i risvolti tragici di un romanzo familiare alla descrizione della brutale
evoluzione del rapporto degli uomini con gli animali, Del Amo mostra l’apocalisse che, in nome della razionalità economica, sta conducendo l’umanità alla follia».(Le Monde)
Jean-Baptiste Del Amo è nato a Tolosa. Tra le sue opere figurano Une éducation libertine (Gallimard, 2008; Prix Goncourt du premier roman), Pornographia (Gallimard, 2013), Il sale (Neo edizioni, 2014) (foto: Jean-Baptiste Del Amo)

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Scuola: I numeri impietosi della Corte dei Conti chiudono il cerchio sulla riforma Renzi

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

corte dei contiLa relazione, presentata alla VII Commissione della Camera, sul Rendiconto generale dello Stato approvato dal Senato e del disegno di legge di assestamento di bilancio 2017, secondo i dati certificati dall’organismo nazionale deputato al controllo sulla gestione delle risorse pubbliche, sancisce la débâcle della Legge 107/2015: nell’a. s. 2016/17 sono saliti a 88.045 i docenti inseriti nella Graduatorie ad Esaurimento; nuovo record per supplenze annuali e al termine delle attività didattiche, con 125.832 contratti stipulati; 400 nuove procedure per le suppletive al concorso; cancellate altre 102 scuole autonome; bonus merito soltanto a 2.487 insegnanti; valutazione esterna riservata al 5% delle scuole dall’Invalsi; soltanto 3.438 posti in deroga per gli amministrativi, tecnici e ausiliari, nonostante i tagli della Legge di Stabilità 2015.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È evidente che della Buona Scuola presentata nel 2014 dall’allora premier Renzi è rimasto solo il nome. Noi lo avevamo detto in tempi non sospetti. Poiché il Governo non ne ha voluto sapere, abbiamo cercato di limitarne i danni, proponendo in Parlamento diverse modifiche. Ma anche in questo caso, l’Esecutivo, nel frattempo con a capo l’attuale premier Paolo Gentiloni, ha continuato a tirare dritto. Ora, però, i nodi stanno venendo tutti al pettine. Con lo Stato che rischia di pagare a caro prezzo quelle ingerenze, sotto forma di un servizio formativo pubblico danneggiato e attraverso ingenti risarcimenti ai tanti dipendenti della scuola trattati come ‘pedine’. Rimangono tanto amaro in bocca e le tantissime sentenze che hanno dato e stanno continuando a dare ragione ai ricorrenti contro una riforma che non si doveva fare.

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Pilastro europeo dei diritti sociali

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

european commissionBruxelles. La Commissione europea ha intrapreso ulteriori discussioni con i sindacati e le organizzazioni dei datori di lavoro a livello di UE sulle modalità per modernizzare le regole in materia di contratti di lavoro affinché questi siano più equi e prevedibili per tutte le tipologie di lavoratori.Con questa iniziativa la Commissione porta avanti l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali al fine di creare una convergenza tra gli Stati membri verso migliori condizioni di vita e di lavoro.
Valdis Dombrovskis, Vicepresidente responsabile per l’Euro e il dialogo sociale, la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e l’Unione dei mercati dei capitali, ha dichiarato: “Il ruolo delle parti sociali è fondamentale per sviluppare il pilastro europeo dei diritti sociali, ancor più quando occorre affrontare sfide relative alle nuove forme di occupazione e offrire condizioni di lavoro adeguate nelle forme di lavoro atipico. (…) La Commissione è consapevole della necessità di conciliare la protezione essenziale dei lavoratori e la possibilità per le imprese di creare posti di lavoro e innovazione del mercato del lavoro. Sono questi gli obiettivi della nostra proposta”. Marianne Thyssen, Commissaria per l’Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha aggiunto: “I lavoratori hanno il diritto di essere informati dei loro diritti e obblighi per iscritto all’inizio del rapporto di lavoro. Milioni di europei con contratti di lavoro non standard nutrono tuttavia incertezze sui loro diritti. (…) Garantire contratti di lavoro più equi e prevedibili è un elemento basilare per offrire condizioni di lavoro eque in tutta l’UE. Questo è quanto cerchiamo di realizzare con il pilastro europeo dei diritti sociali, che spero sarà proclamato al più alto livello politico durante il vertice per l’occupazione equa e la crescita che si terrà a Göteborg il 17 novembre.» La Commissione intende ampliare l’ambito di applicazione dell’attuale direttiva sui contratti di lavoro (la cosiddetta direttiva sulle dichiarazioni scritte), estendendola a nuove forme di impiego come i lavoratori a chiamata, i lavoratori a voucher e i lavoratori delle piattaforme, in modo che nessuno sia lasciato indietro. Anche le norme attuali dovrebbero essere modernizzate alla luce degli sviluppi intervenuti nel mercato del lavoro negli ultimi decenni. Migliorando le informazioni fornite all’inizio di un contratto di lavoro i lavoratori saranno più consapevoli dei loro diritti e, quindi, più in grado di farne garantire il rispetto. Per i datori di lavoro, l’aggiornamento delle norme offrirà maggiore chiarezza e certezza del diritto ed eviterà la concorrenza sleale.
Fino al 3 novembre 2017 le parti sociali potranno condividere le loro opinioni sugli aggiornamenti previsti della normativa dell’UE in materia di contratti di lavoro. La Commissione intende presentare una proposta legislativa entro la fine dell’anno.

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Il cancellierato della Merkel

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

Germany Parliament MerkelLe recenti elezioni politiche in Germania non sono passate sottotraccia sia agli addetti ai lavori sia all’opinione pubblica europea, nello specifico. Non è stata tanto la vittoria elettorale, sia pure ai punti, di Angela Merkel che era stata già messa in conto dai politologi, quanto la crescita di un movimento di destra xenofobo.
E’ che l’Europa sino ad oggi, e temo continuerà a farlo in futuro, cerca di metabolizzare la circostanza non conferendole l’attenzione che si merita. Nel ventesimo secolo errori di valutazione di questo genere hanno portato al potere Hitler e Mussolini, ma oggi, si fa osservare, non esistono le stesse condizioni. In effetti è così, ma se spostiamo la nostra attenzione sulla circostanza che pur sempre si tratta di una forma di malessere cronico della società europea, un qualcosa di patologico nella natura umana, allora dovremmo prestare maggiore attenzione alle possibili problematiche che potrebbero insorgere in fatto di ordine pubblico e più a monte a livello culturale.
E’ necessario in tal senso un approfondimento. Dal momento che dal diciassettesimo secolo è andata affermandosi, una società industriale con logiche capitalistiche di sfruttamento delle risorse naturali e umane per una ricerca sempre più spasmodica di profitti e di ricchezza, oggi sembra essere giunti ad un punto di non ritorno. E’ stato un andazzo che ha generato notevoli danni maturando logiche colonialistiche e post colonialistiche e sino all’instaurazione di regimi autoritari al solo fine di perpetuare lo sfruttamento a buon mercato di quelle materie prime utili a far prosperare le produzioni industriali dell’occidente. Nel prosieguo ci siamo trovati con uno sfruttamento intensivo delle risorse naturali che hanno provocato seri danni all’ecosistema e generato nuove forme di povertà.
Ora ci troviamo al cospetto a una nuova rivoluzione industriale che abbiamo chiamato tecnologica e ciò vuol dire che tendiamo a ridurre la forza lavoro negli impieghi produttivi delle imprese a partire da quelli meno specialistici e ciò significa anche che si contraggono i rapporti della domanda e dell’offerta di beni, soprattutto secondari.
Ciò vuol dire che la manodopera generica importata non è più richiesta con lo stesso ritmo del passato e che gli autoctoni sentono il fiato sul collo la minaccia della disoccupazione, delle riqualificazioni professionali forzate e della necessità di ritrovare maggiori spazi di manovra nell’utilizzo e nel riciclaggio delle risorse disponibili. Da qui spunta il malessere e l’apartheid dei residenti immigrati integrati compresi. Da qui la necessità di rivedere le politiche dell’accoglienza. (Riccardo Alfonso)

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Droni armati anche in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

droniMilano 25 settembre Università degli Studi di Milano (Sala di Rappresentanza della Facoltà di Giurisprudenza) a partire dalle 9 si terrà la conferenza internazionale “Droni armati in Italia e in Europa: problemi e prospettive” inizierà un dibattito fino ad ora assente sulle implicazioni di tale tecnologia dal punto di vista del diritto internazionale, tenendo in considerazione anche la prospettiva politica e militare.L’evento è promosso da CILD, Rete Italiana per il Disarmo e European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR), che ha sede a Berlino.
La conferenza, che porta speaker internazionali da USA, Regno Unito, Yemen, Olanda e Belgio, analizza tre aree fondamentali: quella giuridica, sia italiana che internazionale, quella dei diritti e della trasparenza e quella della strategia militare.“L’Europa è in prima fila nell’adozione di questa tecnologia e nell’avallare pratiche alquanto dubbie dal punto di vista del diritto internazionale. E l’Italia gioca un ruolo fondamentale in questa nuova “guerra” per la sua posizione strategica e per le infrastrutture militari messe a disposizione degli Stati Uniti” spiega Chantal Meloni, docente di International Criminal Law presso l’Università degli Studi di Milano e advisor dello European Center for Constitutional and Human Rights.La base militare di Sigonella ospita infatti da anni diversi velivoli statunitensi, impiegati non solo a scopo di sorveglianza, ma anche di difesa armata. Inoltre, pur non disponendo ancora di droni armati, il nostro Paese nel 2015 ha ottenuto dagli USA l’autorizzazione ad armare i propri velivoli senza pilota.
E proprio dagli Stati Uniti viene uno degli speaker principali, Cian Westmoreland, un ex operatore di droni che ha lasciato l’esercito ed è diventato un whistleblower, rivelando (anche in audizioni a Bruxelles) numerosi elementi sul funzionamento del programma e sul devastante impatto sulle vittime dronicivili: moltissime sono infatti le vittime innocenti degli attacchi coi droni rivolti contro presunti terroristi (i cosiddetti “targeted killings”) anche al di fuori del campo di battaglia.“Dopo che, nel febbraio 2016, il Wall Street Journal ha diffuso la notizia di un non meglio precisato accordo tra Roma e Washington sulla presenza di droni armati statunitensi nella base di Sigonella, alcuni esponenti dell’Esecutivo hanno dichiarato che l’Italia avrebbe autorizzato, di volta in volta, l’impiego dei droni armati a scopi esclusivamente difensivi. Ad oggi non è dato tuttavia sapere se e quali autorizzazioni siano state rilasciate dal nostro Governo” dichiara Antonella Napolitano per la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili.La conferenza affronterà inoltre le ripercussioni politico-strategiche della tecnologia “a pilotaggio remoto” sugli attuali scenari geopolitici globali: “in particolare, si discuterà dell’idoneità di tale forma di “guerra” a contrastare la minaccia terroristica, oltre che dei suoi possibili effetti distorsivi: per questo coinvolgeremo esponenti del Governo, del Parlamento e delle Forze Armate oltre che rappresentanti di organizzazioni non governative che si occupano da anni di contrastare la proliferazione degli armamenti e gli effetti nocivi sulla popolazione civile” conclude Francesco Vignarca portavoce della Rete Italiana per il disarmo. L’ingresso è gratuito.

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Foxwoods Resort Casino to Add Karting Experience to Diverse Roster of Adventure Tourism Attractions

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

newton_maNewton, MA 275 Washington Street. Foxwoods® Resort Casino announced the next step in its evolution as the Northeast’s premier full-service resort destination: a high-performance, European-style indoor karting center. The track, which will feature dramatic elevation changes and hairpin turns, is set to join the recently opened Foxwoods Thrill Tower and upcoming HighFlyer Zipline as another standout addition to Foxwoods’ impressive portfolio of adventure attractions.Foxwoods teamed up with On Track Karting, a recognized leader in the karting industry, to offer guests a true motorsport feel on one of the longest and fastest indoor kart runs ever constructed. The top-of-the-line, multi-level track will feature gas-powered, nine-horsepower karts that give drivers the power and control necessary for the ultimate high-speed rush.“Our goal is to continue to provide more fun and exciting reasons for guests to visit Foxwoods,” said Felix Rappaport, President and CEO of Foxwoods Resort Casino. “As a leader in the entertainment industry, this is the next logical step as we continue to evolve into the premier resort destination in North America.” Foxwoods, together with racing enthusiast and star of Fast N’ Loud Richard Rawlings, made the announcement earlier today in front of a packed crowd at the New Hampshire Motor Speedway in advance of the Monster Energy NASCAR Cup Series’ ISM Connect 300. Rawlings also unveiled a kart emblazoned with his Gas Monkey Garage logo that he promises to take back to his famed shop, where he will work his magic to turn it into the fastest kart on the track.Construction is set to begin in late September and the karting center is scheduled to open in early 2018. To get your engine started, visit Foxwoods.com/karting for more information.

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Vitamine, integratori e supplementi: una guida per un uso consapevole

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

Interno farmacia

É stato recentemente pubblicato un documento di consenso della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) e della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) che ha lo scopo di fare chiarezza sul fronte delle principali vitamine e micronutrienti utilizzati comunemente dal medico o direttamente dalle famiglie senza una precisa indicazione clinica, guidando il pediatra verso un utilizzo evidence based di vitamine, integratori e supplementi. Il documento si snoda attraverso un percorso che contempla un riassunto delle principali raccomandazioni per poi trattare nel dettaglio ogni singolo integratore e supplemento con un aggiornamento sulle indicazioni cliniche per l’utilizzo, i relativi dosaggi e gli eventuali effetti collaterali. Il panel ricorda che non si hanno dati sul rischio di obesità correlato a un eccesso di supplementazione vitaminica, e che in generale non vi è indicazione nei bambini e adolescenti sani per un apporto aggiuntivo di tali nutrienti oltre a quanto raccomandato nelle linee guida.
Infatti, i bambini sani e senza carenze documentate non dovrebbero assumere supplementi se praticano sport, per aumentare l’appetito, per migliorare il rendimento scolastico, o in corso di terapia antibiotica. Le prove scientifiche attualmente disponibili inoltre non hanno dimostrato un’efficacia preventiva della somministrazione di vitamine e/o oligoelementi sulle normali infezioni in età evolutiva nei soggetti sani. La supplementazione con magnesio non è raccomandata per disturbi del sonno, sudorazione eccessiva, profilassi dell’emicrania, e crampi notturni alle gambe, mentre potrebbe avere un ruolo nelle esacerbazioni dell’ADHD e nelle sindromi ticcose e nella dismenorrea per il controllo dei sintomi. Si raccomanda inoltre di trattare e prevenire le carenze di DHA, ferro e vitamina B12, in particolare durante lo sviluppo fetale in gravidanza e nella prima infanzia. La profilassi con vitamina D è raccomandata dai primi giorni di vita del bambino e per tutto il primo anno, indipendentemente dal tipo di allattamento. La profilassi con fluoro poi è consigliata fortemente a tutti i bambini in età evolutiva, almeno fino a 16 anni, tramite l’utilizzo di dentifrici e collutori al fluoro, associati a buone abitudini di igiene orale. (fonte Doctor33 – Società Italiana di Pediatria preventiva e sociale – SIPPS)

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Dimitte voces accipe sensum

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

corte europea giustiziaTralascia la parola, cogli il senso. E’ questa la regola d’oro tra quanti ascoltano il “vociare” della politica, fatta di promesse, di bugie, di disinformazione, di provocazioni e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo tante, tantissime parole in libera uscita che è arduo dare loro un ordine, una misura, una spiegazione logica. E’ che, come nel detto latino, dobbiamo abituarci, per vederci chiaro, a capire ciò che si nasconde dietro il paravento delle parole. La recente finanziaria è un campione di parole vendute al vento, raccolte dagli ingenui, smerciate dai furbi e dagli opportunisti delle opposte fazioni per gli usi di comodo. Se fossimo andati diritto alle riserve mentali che opportunamente nascondevano e ne avessimo colto gli umori, con molta probabilità oggi saremmo più arrabbiati di prima, più offesi nei confronti di chi ha carpito la nostra buona fede, per aver fatto mercimonio delle nostre idee e principi. Possibile che da 40 anni a questa parte non siamo riusciti ad abbreviare sensibilmente gli iter processuali che possono durare anche tre lustri per darci una sentenza definitiva? Possibile che le evasioni fiscali viaggiano a un ritmo di centinaia di miliardi di euro per poi accontentarci di qualche misero successo? Possibile che continuiamo a lasciar incancrenire la questione meridionale che risente i suoi effetti negativi oramai da oltre 150 anni? E potremmo continuare a lungo su questi temi, ma a che pro? Queste cose vorremmo non più dirle ma vederle risolte. E quel che è peggio sarebbe possibile porvi mano se mancasse proprio la volontà politica, quelle che tutte le volte con il nostro voto cerchiamo di stimolare invano.(Riccardo Alfonso)

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Da che parte vogliamo stare?

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

ministero-finanzeEsiste davvero un’Italia che non è rappresentata nei palazzi del potere? Probabilmente se si giudica il Def (Documento di economia e finanza) che è in corso di elaborazione in questi giorni e l’attuale incontro, per ora informale, con le parti sociali con l’innaturale cordata che va dagli industriali, ai banchieri e ai sindacati confederali della triplice, i risultati non ci appaiono esaltanti. Tutt’altro. Ora l’improvvisa accelerazione che si preannuncia intende solo continuare a farci digerire la stessa manovra in tempi raccorciati.
Possibile che i rappresentanti dei lavoratori che siedono allo stesso tavolo degli industriali e dei banchieri non si rendano conto che se di sacrifici dobbiamo parlare il primo passo è proprio quello di rivedere per intero il meccanismo della manovra poiché la sua formulazione dovrebbe esprimere un chiaro segnale di garanzia non per le parti che dispongono di ricchezze ma per chi ha modeste risorse. Il nostro stupore è nel renderci conto che l’opinione pubblica, quella che è più interessata alle falcidie in atto sulle buste paga dei lavoratori, dei pensionati, dei precari e ancora su tutte quelle aree del disagio che vanno dai disoccupati, ai cassa integrati, alle famiglie monoreddito, sembra non avvedersi della mannaia che pende sul loro capo. Vorremmo che una folla immensa si addensasse davanti palazzo Chigi per far sentire la sua presenza e la volontà di cambiamento di un sistema politico che gioca con il popolo italiano come fa il gatto con il topo. E invece di parlare di lavoro, di redditi, di precarietà, di sviluppo industriale e quanto altro l’argomento posto in cima ai notiziari televisivi e alle prime pagine dei quotidiani è sui possibili accordi per la legge elettorale, sulle candidature alle politiche, sui topi di Roma e se dobbiamo o no chiamarla “Mafia capitale” dopo la recente sentenza di primo grado per il processo ai “corrotti” romani e terre limitrofe. E’ una sorta di “fuga mundi” di quanti vivono si tra la gente ma, mossi dall’egoismo e pensano solo a se stessi e usano i falsi problemi come strumenti per curare solo i propri interessi. (Riccardo Alfonso)

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Diamoci una mossa per le riforme strutturali

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

fisco2005aPer stemperare il clima di così severa “austerità” è stata fatta circolare la possibilità di realizzare a breve una riforma fiscale che avrebbe potuto alleviare la situazione resa sempre più gravida d’incognite per via delle voci come quella delle bollette della luce, del gas, dell’acqua, e dei rifiuti che tendono ad assorbire una grossa fetta dei nostri redditi che tra l’altro, nonostante la bassa inflazione, tendono a perdere potere d’acquisto in modo significativo. A questo punto sappiamo bene che l’unica arma che rimane nelle mani del contribuente è di “evadere” e sembra che lo facciano molto bene soprattutto chi non ha introiti tassabili alla fonte come gli artigiani, i commercianti, i professionisti. Un governo che come il nostro si dice votato all’interesse generale del paese e costituito da “tecnici” che, tradotto in termini “volgari”, vuol dire saperne di più sia dei politici sia dell’uomo della strada, dovrebbe rendersi conto che se la riforma del fisco richiede tempi lunghi vi è un’altra strada ben più breve e altrettanto efficace che è delle detrazioni d’imposta. Questa leva è stata già adottata all’estero da anni e funziona molto bene (pensiamo ai paesi anglosassoni ma anche alla Germania ecc.) Questi sgravi, per essere validi, devono focalizzarsi su tre direttrici: vitto, servizi, alloggio. In pratica si devono riconoscere e sostenere quelle parti che sono da considerarsi beni di prima necessità e ai quali l’accesso deve essere garantito a tutti, a prescindere dalle rispettive disponibilità economiche. Se percorressimo questa strada noi lanceremmo un forte segnale a quella fetta della società che misura l’azione governativa in rapporto alle risposte che sa dare in tempo reale e per non rendere più sentita la contrarietà di chi si è visto ridurre la pensione e lo stipendio nel giro di qualche giorno mentre per gli altri provvedimenti, promessi per indorare la pillola del sacrificio, se ne discute ancora e molti pensano che alla fine vadano a brodo di giuggiole. “La potenza scrive Honoré de Balzac non consiste nel colpire forte o spesso, ma nel colpire giusto”. (Riccardo Alfonso)

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Rimedi possibili? Ditelo al Governo

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

palazzo chigiAbbiamo preso seriamente l’iniziativa governativa che invita a collaborare per indicare gli sprechi, suggerire rimedi, segnalare disfunzioni e abusi nella P.A. ma anche nel settore privato.
Lo facciamo sulla scorta delle nostre esperienze misurate sul campo e con l’ausilio dei Centri studi della Fidest che sono stati attivati, nei propositi degli ideatori, per studiare e valutare l’applicabilità di alcune proposte operative nel campo dei servizi resi al pubblico. L’idea è partita molti anni fa ed era sostenuta da alcuni dirigenti statali in pensione che a titolo gratuito e con grande spirito di servizio avevano individuato i punti deboli, i dispendi ovviabili e suggeriti i correttivi. Alcune nostre proposte furono ritenute interessanti ma “inapplicabili” perché la classe politica non era pronta alle innovazioni che avrebbero ridotto di molto non tanto gli sprechi ma la possibilità di lucrare sulle disfunzioni e favorire il malgoverno del paese. Un politico in proposito con molto cinismo ci disse: “ma se non ci sono i problemi ditemi a che serve la politica? E poi da qualche parte dobbiamo guadagnare, non siamo mica un istituto di beneficenza.”
La politica, ovviamente non è quella figura pensata dal nostro politico. E’ di tutt’altra pasta e crediamo nel suo ruolo di mediazione e di correzione delle storture per una società virtuosa che fa delle distorsioni esistenti non un dato patologico ma, semmai fisiologico.
Ed ecco un suggerimento tra i tanti a suo tempo presentati. Sappiamo bene che il centro storico di Roma pullula di uffici dipendenti dalla Presidenza del Consiglio. Sono tutti necessari? Non lo credo. Se si rivedessero le funzioni svolte i tempi e i metodi di lavoro dei dipendenti e si considerasse la possibilità d’introdurre l’homeworking e il teleworking potremmo di certo ridurli concentrandoli e recuperando qualche palazzo da cedere alle regioni per i loro uffici di rappresentanza oggi costosi perché presi per lo più in affitto e con personale che potrebbe essere ridotto in specie nelle mansioni più modeste (uscieri, ad esempio). Ma non finisce qui. Le proposte non mancano. Semmai siamo fortemente carenti nel voler passare dalle parole ai fatti. Non dimentichiamo che ci stiamo avviando verso una società tecnologicamente avanzata e se non incominciamo sin da ora a prenderne atto e ad essere conseguenti finiremo con l’essere emarginati e a produrre solo scontento e depressione. (Riccardo Alfonso)

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Dalle ideologie ai valori

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

leninCapitalismo, liberismo, finanza creativa, marxismo e libera idea del marxismo di Lenin ecc, sono i pezzi composti e scomposti delle ideologie che si sono imperniate nel XX secolo dopo averne elaborato il pensiero nei secoli precedenti. Ora siamo arrivati, a mio avviso, a un punto di non ritorno.
Dobbiamo, quindi, andare avanti e trovare al tempo stesso un nuovo modello di società con cui convivere e far convivere i nostri nipoti e pronipoti.
Nello stesso tempo il passato non si cancella con un tratto di penna perché anche i pensieri seguono il principio fisico che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, si rimodella.
Oggi possiamo estrarre dal “culto delle ideologie” il “culto per i valori” e capire che se una società è cresciuta, a volte molto in fretta e in altri con forti ritardi da un contesto geofisico mondiale variamente espresso nelle sue particolarità, bisogna ora ricucire le varie correnti di pensiero e dare ad esse una risposta diversa e più articolata partendo dal presupposto che i cambiamenti non solo sono tecnologici, industriali, sociali e culturali, ma investono una sfera ben più intima e che si richiama al ruolo dell’essere umano nel suo rapporto con la natura e nel suo complesso con il pianeta Terra che lo ospita. D’altra parte l’uomo rappresenta l’ultimo anello della catena alimentare e in tale fattispecie è la natura a richiamare la nostra attenzione sulla necessità di rispettare un limite demografico necessario per non alterare l’equilibrio che è stato, si può dire da sempre, sancito per evitare il collasso del sistema.
Oggi per fare un esempio pratico stiamo andando verso la stagione nella quale trovare un lavoro diventa un privilegio di pochi, così come l’istruzione universale invece di elevare culturalmente le popolazioni le deprime poiché non offre allo studio un adeguato corrispettivo lavorativo.
Sono, a ben considerare, due aspetti dirompenti che da soli potrebbero provocare cadute rovinose nei rapporti sociali e negli equilibri istituzionali delle nazioni. Per non parlare d’altro, ovviamente. E queste cose non sono, purtroppo, rinviabili. E’ bene farsene una ragione. (Riccardo Alfonso)

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Dura lex sed lex: I voltagabbana in parlamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

camera deputatiSe non vogliamo andare molto lontani nel tempo e ci limitiamo alla storia italiana di questi ultimi anni dobbiamo riconoscere che avrebbe avuto un diverso corso se chi è stato eletto in una lista fosse rimasto coerente con il suo mandato elettorale.
Tralascio, per carità di patria, i volta gabbana a pagamento. Mi riferisco a chi ha affermato di averlo fatto per libera scelta, per un caso di coscienza, ecc. Sono persone che meriterebbero apprezzamento se fossero stati conseguenti dimettendosi dalla carica assunta per volontà popolare. Costoro hanno, invece, disatteso il mandato ricevuto perché chi li ha votati l’ha fatto aderendo a un progetto politico di cui ne facevano parte ed essi si ponevano come fedeli interpreti. La stessa costituzione che rispetta il parlamentare che cambia opinione dovrebbe aggiungere che lo stesso parlamentare dovrebbe ripresentarsi al suo elettorato e farsi giudicare dallo stesso per le sue mutate idee.
Questa è coerenza e mi pare che anche in altri ambiti della vita da quella civile a quella economica se un manager esce dalla linea guida aziendale è rimosso, se non licenziato. A tutto questo dovremmo aggiungervi il noto vizietto tipicamente italiano e che un politico di lunga militanza aveva così riassunto: se due italiani scendono in politica avremmo di certo due nuovi partiti e tre correnti. E allora che si facciano pure i due partiti e relative correnti, ma vadano a farli altrove. (Riccardo Alfonso)

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Dall’uomo qualunque al M5S

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

Guglielmo gianniniEsiste un precedente di movimento che volle proporsi all’attenzione degli italiani in chiave antipartitica. Si chiamò “Fronte dell’uomo qualunque” e partì nel 1944 con l’omonimo settimanale diretto dal suo fondatore Guglielmo Giannini. Il motto che lo ispirava era: “Non ci rompete più le scatole.” Ebbe una tiratura media di 800.000 copie.
Si trasformò, subito dopo, in partito e nelle prime elezioni del 1946 raccolse il 5,3% dei consensi popolari con trenta deputati che parteciparono all’Assemblea costituente. Fu un movimento-partito che si sciolse come neve al sole e che chiuse la sua parabola politica nel 1953. Se vogliamo, sia pure in una stringata sintesi, spiegare la sua fine ingloriosa lo dobbiamo attribuire all’errore che Giannini commise alleandosi in modo scomposto ora con un partito ora con un altro. Per quanto non sia possibile fare un paragone con l’attuale movimento “antipartitico” di Grillo sia per ragioni storiche, sia per il bacino elettorale dell’Uomo qualunque (proprietari terrieri ed elettorato prevalentemente meridionale così diverso da quello di Grillo), una ragione la trovo là dove il “qualunquismo” s’infranse quando intese ricercare un punto di riferimento con gli stessi partiti con i quali intendeva distinguersi.
Dico tutto questo per spiegare, ammesso che ce ne fosse bisogno, che oggi l’errore grave dei partiti tradizionali sta proprio nella loro incapacità di rispondere realisticamente alle attese della società civile e se non riescono a rinnovarsi al proprio interno occorre che dall’esterno qualcuno dia loro la sveglia e questa si chiama “consenso elettorale alternativo”. Ora sono proprio questi partiti ancorati al passato che credono d’imbrigliare il Movimento cinque stelle con la stessa tecnica dei loro “antenati” ovvero facendoli diventare una loro costola. E’ ciò che devono capire soprattutto gli eletti che oggi siedono sugli scranni parlamentari e il popolo che li ha votati e il consenso che tende ad ampliarsi intorno a loro. (Riccardo Alfonso)

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Dal manuale del terrorista

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

TerroristaNon ho, con molta probabilità, ancora percepito con sufficiente realismo la pericolosità di un terrorismo sopranazionale che si serve di molte patrie ma è privo di un’autentica nazionalità che si possa definire correttamente secondo i canoni della nostra comprensione che affonda in una cultura diversa nella quale oggi siamo immersi. Forse lo devo al fatto che per un certo periodo si localizza solo in determinate aree e in altre è “dormiente”.
Potrebbe diventare un motivo per abbassare la guardia o limitarci a considerare solo quello di natura “domestica”. In altri termini se andiamo in Spagna vi è il terrorismo di matrice basca, in Gran Bretagna lo sono taluni irlandesi e persino scozzesi, in Russia con i ceceni, in Italia con le brigate rosse e ancora qualche frangia impazzita altoatesina e via di questo passo. Il terrorismo islamico oggi conosciuto come Isis è ben altra cosa per la sua dimensione, le sue motivazioni, le sue risorse economiche, la sua capacità di mettere in campo attivisti votati a tutto compreso il bene che per gli occidentali è il più prezioso: la vita. Non vogliamo né possiamo in questa sede per lo spazio che possiamo disporre spiegare meglio questo concetto, ma ci limitiamo a rilevare alcuni aspetti caratteristici di tale fenomeno. Il primo fra tutti è che esso per la sua stessa natura non ha un capo assoluto, ma tanti rais. Vi è stato Bin Laden, ma era solo un leader come lo è stato Saddam Hussein. La cattura di quest’ultimo, infatti, non ha portato la fine della guerriglia in Iraq né lo è stata per il terrorismo la liquidazione di Bin Laden. E per quanto possa apparire strano la forza del terrorismo sta proprio in ciò, dove i capi spuntano per germinazione spontanea, uniti dal comune sentimento di ripulsa verso il diverso, fosse anche il fratello.
E la logica della loro violenza sta nel numero delle vittime che possono provocare. Ecco perché sono pericolosi e fanno, ovviamente, paura in specie a una cultura occidentale nella quale tre o quattro ostaggi sotto la minaccia di essere trucidati diventano una tragedia nazionale ma per i loro aguzzini sono solo dei modesti numeri, quasi insignificanti, rispetto a quella sete di violenza che può dimostrare qualcosa solo con decine se non centinaia e migliaia di morti. New York e Madrid insegnano, per citare i fatti più recenti. E quando si parla di azioni dimostrative di questo genere il terrorista si esalta e cerca di emularle alzando il tiro del sacrificio umano. E’ questo l’aspetto più sconvolgente in questa logica della terra bruciata che potrebbe anche voler dire l’annientamento di una civiltà. (Riccardo Alfonso)

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