Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 2 ottobre 2017

Las Vegas: sgomenti per l’efferatezza della strage

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

las vegas“L’insensata sparatoria di Las Vegas ci lascia sgomenti per l’efferatezza con cui è stata compiuta e la gravità per il numero di vittime. Si è parlato in un primo momento di 50 morti e 400 feriti che sono diventati nelle successive ore rispettivamente 58 e 500 e pare che sia possibile, da quanto ci dicono fonti ufficiose, un ulteriore aumento. È assurdo come la follia di un solo uomo possa falcidiare vite innocenti. Alle famiglie delle vittime e agli Stati Uniti va il nostro più sentito cordoglio”. A dirlo è Paolo Alli, Presidente dell’Assemblea Parlamentare Nato e deputato di Alternativa Popolare in Commissione Affari Esteri. E aggiunge: “È chiaro che è necessario far luce sull’episodio per capirne la matrice. Sempre più spesso i concerti e i luoghi di raccolta dei giovani diventano teatro di stragi. La comunità internazionale deve fare fronte comune per mettere in campo tutte le strategie possibili per potenziare la prevenzione: una strada è una sempre maggiore condivisione delle informazioni di intelligence”.

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Spagna-Catalogna: Il prezzo della democrazia

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

catalognaQuanto è accaduto in Spagna manifesta un aspetto della politica che sa tanto di arroganza, di cinismo e disprezzo dell’idea stessa di democrazia. Lungi da noi andare oltre le righe ed enfatizzare un contrasto nei rapporti tra lo stato e una sua regione per arrivare a giudizi sommari. E’ che abbiamo avvertito in questa domenica spagnola il rapporto più inquietante dell’intera faccenda: non sappiamo convivere con le idee altrui e ci arroghiamo il diritto d’esercitare un potere che è capace di sopprimere la volontà di chi la pensa diversamente. Tutto questo doveva proprio capitare in una regione che ha pagato a caro prezzo in passato l’essere stata paladina di un’idea di democrazia e di libertà subendo alla fine l’accidentato percorso della dittatura franchista.
Al cospetto di un’opinione pubblica europea sconcertata dalle scene rilanciate dai media per le strade di Barcellona e in tutta la Catalogna la domanda che ora ci poniamo se fosse stato necessario questo show muscolare della polizia calata in forze, si parla di dodicimila agenti, e che ha lasciato sul campo centinaia di feriti per impedire ad una moltitudine di persone che chiedeva solo una cosa: andare a votare pacificamente. Certo Madrid aveva il diritto dalla sua parte e lo avrebbe potuto far valere anche in seguito al voto popolare senza esacerbare gli animi. Perché non lo ha fatto? E la comunità europea perché non è intervenuta raccomandando ai governanti spagnoli moderazione? Non ci vengono a dire che non hanno inteso interferire negli affari interni di uno Stato. Altrove hanno saputo farlo molto bene, e noi italiani e greci lo sappiamo molto bene. Ora speriamo che non si arrivi ad esacerbare nuovamente gli animi negando l’evidenza di un voto e la volontà popolare che è seguita dietro a formalismi di maniera e a cercare rivalse giustizialiste come già si minaccia di voler fare nei confronti della polizia catalana rea di aver lasciato libertà di voto. Dimenticano questi signori che la polizia non è preposta per reprimere l’opinione e le libere e pacifiche scelte dei cittadini ma a difenderli contro i soprusi da qualsiasi parte provengano. (Riccardo Alfonso)

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Accenture Named Global and North America Specialized Partner of the Year for HCM Cloud at OpenWorld 2017

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

terri_straussORACLE OPENWORLD — Accenture (NYSE:ACN) received two new Oracle Excellence Awards in recognition of its success in leveraging Oracle Cloud solutions: Specialized Partner of the Year: HCM Cloud – Global; and HCM Cloud Partner of the Year – North America. These 2017 Oracle Excellence Awards were received at Oracle OpenWorld in San Francisco, an annual event honoring outstanding Oracle PartnerNetwork alliance partners, in recognition of their commitment to delivering innovative solutions and business practices for Oracle customers.“Accenture continues to deliver exceptional results for Oracle customers, bringing unparalleled industry experience and knowledge to every project,” said Camillo Speroni, vice president of worldwide strategic alliances, Oracle. “This year, we congratulate our longtime alliance partner for playing a crucial role in successfully bringing the flexibility of Oracle HCM Cloud to more customers than any other alliance partner in our network, and look forward to many years of continued joint success and innovation.”
In selecting Accenture for these prestigious awards, Oracle highlighted the strength of the Accenture Oracle Business Group, which brings together Oracle’s cloud offerings and Accenture’s deep industry, technology and delivery capability to help drive superior performance, business agility and customer impact for clients. The judges also emphasized the growing success of the Accenture Cloud Suite for Oracle, an integrated digital platform designed to help clients achieve optimal results when migrating applications to the cloud. The Accenture Cloud Suite is a focal point for creating Oracle SaaS, PaaS and IaaS solutions for clients – and can be tailored for individual projects. For businesses moving to Oracle HCM, the Accenture Cloud Suite can help architect, accelerate, and automate their journeys, drawing on Accenture’s extensive experience with Oracle technology and cloud implementations.“It is an honor to have been selected as the 2017 OPN Global and North America Human Management Cloud Partner of the Year,” said Terri Strauss, managing director of Oracle business for Accenture. “With these awards and the recent launch of the Accenture Cloud Suite for Oracle, Accenture continues to demonstrate its strong understanding of the capabilities of Oracle’s suite of cloud solutions as well as our commitment to delivering innovative solutions and business value for our clients looking to accelerate their journey to cloud.”Accenture has been one of Oracle’s top systems integration partners globally for 12 years in a row, with more than 54,000 Oracle-skilled consultants around the world who help accelerate digital transformation by implementing Oracle-based business solutions and new business processes that develop and evolve as their digital business grows. Accenture has teamed with Oracle for more than two decades and is a Global Cloud Elite-level member in Oracle PartnerNetwork. For more information on the Accenture and Oracle relationship, please visit http://www.accenture.com/oracle.

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“SKING”: primo campionato nazionale dermopigmentisti di make-up permanente

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

occhi truccoRoma 3-4 ottobre presso lo Sheraton Park Hotel due giorni capitolina che premierà i migliori artisti del settore. Nato dall’idea degli indiscussi pionieri Ennio Orsini e Toni Belfatto, Sking unisce la sfida e la formazione in un evento unico ed esclusivo. Due sono le categorie di gara.
Nella prima, quella denominata master, saranno i “top docenti” dello stivale a duellare alla conquista dello scettro italiano; nell’altra invece potremo vedere all’opera i migliori talenti in circolazione.
Non mancherà di sicuro l’appuntamento l’eccellenza salentina Margherita Viapiana, detta Greta, che grazie alle sue doti innate mostrate nel campo del trucco, proprio nella capitale dove vive ormai da anni, ha già conquistato le persone più esigenti e catturato l’attenzione delle aziende leader del beauty.
E’ proprio grazie al suo inesauribile entusiasmo e alla sua grande dedizione che si è classificata tra i 100 finalisti più bravi d’Italia.
Non solo il talento, è stata soprattutto la voglia di accettare sempre nuove sfide a spingere la giovane Greta a competere e quindi a mettersi nuovamente alla prova assieme agli altri aspiranti professionisti del settore proprio come lei.
Al di la della sfida è il concetto di condivisione sul quale la giovane promessa ha voluto porre l’accento. Vivere un’esperienza del genere assieme ai migliori è il modo più giusto per mettersi alla prova, e perché no, anche per arricchire le proprie conoscenze in un settore in continua evoluzione.
Una crescita costante tanto nel settore della bellezza quanto della salute. Si perché la dermopigmentazione cela numerosi aspetti terapeutici soprattutto a livello psico fisico.
Tra i vantaggi di questa tecnica sempre più utilizzata infatti ci sono quelli di poter superare eventuali problemi di allergie ai cosmetici o mascherare cicatrici e imperfezioni epidermiche.
Consiglio per i più scettici: per giudicare con i vostri stessi occhi gli sbalorditivi risultati di quello che vi stiamo raccontando collegatevi sull’account facebook di Greta Viapiana. Insomma gli ingredienti del successo ci sono tutti, se non ne avete abbastanza visitate la pagina di SKING su Facebook e a questo punto tifate anche per il talento di Greta.

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I.S.R. racing chiude la stagione con uno strepitoso recupero a Barcellona

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

racingBarcellona Si è chiuso con un ottavo posto che vale una vittoria il weekend appena trascorso per I.S.R. racing, impegnata sul circuito di Barcellona per l’ultimo appuntamento stagionale della Blancpain GT Series Endurance Cup 2017. Grazie ad una gara particolarmente entusiasmante, l’equipaggio del team ceco ha infatti recuperato ben trenta posizioni.Per il gran finale di stagione, l’Audi R8 LMS n.75 si è presentata al Montmelò con una livrea e una line-up leggermente rinnovate. Al volante si sono infatti alternati Kevin Ceccon (ITA), al debutto con I.S.R. racing nella Endurance Cup, Filip Salaquarda (CZ) e Frank Stippler (GER).Il weekend ha visto l’equipaggio I.S.R. racing in evidenza già nelle prove libere, con il nono posto nella prima sessione a poco più di sei decimi dalla vetta. La pioggia si è poi resa protagonista sia nelle Pre Qualifiche del venerdì che, soprattutto, nelle qualifiche di sabato. Dopo un temporale nelle prime ore del mattino, i piloti si sono giocati la pole position su una pista umida ed insidiosa che ha tratto in inganno molti dei protagonisti. L’equipaggio I.S.R. racing non ha ottimizzato la prestazione, colpa di un set di gomme che sembra non aver reso come ci si sarebbe aspettato e ha chiuso al trentottesimo posto in 1’48.366.Emozionante la gara, corsa sotto un cielo nuvoloso, ma con pista asciutta. Stippler ha preso il via e ha portato a termine un grande stint, recuperando posizioni racing1con precisione chirurgica nelle caotiche bagarre al centro del gruppo. Dopo il pit stop, Ceccon ha proseguito la progressione con grande determinazione dimostrando grande freddezza e un ottimo feeling con la vettura che gli ha permesso di girare costantemente con il passo dei migliori. Nell’ultimo stint, Salaquarda ha concretizzato una prestazione sensazionale che, dopo ben trenta posizioni recuperate, ha consentito all’equipaggio I.S.R. racing di chiudere all’ottavo posto assoluto una gara piena di emozioni.Igor Salaquarda (I.S.R. racing, Team Principal): “Siamo decisamente soddisfatti di come si sono evolute le cose oggi. Dopo le qualifiche monlto sofferte, per le quali stiamo ancora investigando le cause, un risultato nella top ten sembrava pura utopia, ma Kevin, Filip e Frank hanno disputato una gara straordinaria supportati da tutto il team che li ha messi in condizione di esprimere al massimo il potenziale della vettura. È un risultato che ci ripaga del lavoro che abbiamo fatto quest’anno, in una stagione dove non siamo sempre stati aiutati dagli episodi e dove avremmo meritato di raccogliere qualcosa in più. Adesso ci godiamo il momento, i programmi per la prossima stagione e per il futuro di I.S.R. racing inizieremo a farli nei prossimi giorni”.

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Over 20 million merchants outside the Chinese Mainland take UnionPay service as a must-have

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

shanghai-chinaSHANGHAI/PRNewswire/ According to China’s National Tourism Administration, China’s outbound tourism reaches its peak during this National Day and Mid-Autumn Festival, with the USA, Canada, Australia, France and Egypt being the preferred long-distance destinations. It’s reported that more than 21 million merchants and 1.5 million ATMs outside the Chinese Mainland accept UnionPay cards.To welcome Chinese tourists, merchants are taking the acceptance of UnionPay as a significant service. Recently, the two largest hotel groups in Europe have accepted UnionPay cards, including 200 stores of Louvre Hotels Group and 110 stores of Accor Hotels. Europcar Car Rental, across 10 European countries, also start to accept UnionPay; and Moscow and St. Petersburg subway and buses accept UnionPay cards to buy tickets.Currently, UnionPay is accepted in 162 countries and regions, not only including traditionally popular destinations like Hong Kong, Macau, Japan, Singapore, Malaysia and Thailand, but also including some niche countries in Central Asia, Africa and Latin America. Multiple UnionPay payment methods are available, such as card-based, contactless and mobile payment. Survey shows that 54.3% of Chinese tourists choose to go on free-and-independent trips for this National Day Holiday. To meet their needs, UnionPay has extended its acceptance network from duty-free stores, shopping centers and hotels to travel booking, specialty foods, leisure and recreation and public transportation.Many car rental companies in the US, Thailand, UAE and Europe support UnionPay cards; Cardholders may use UnionPay card to pay for the taxi fare in Australia, Singapore, Japan; Tourists may also purchase Eurail all-pass ticket and Taiwan high speed rail ticket online.In Europe, over 2.3 million merchants accept UnionPay card. In the US, almost all ATMs accept UnionPay for cash withdrawal, and over 80% of local merchants accept UnionPay credit cards.As more Chinese people prefer to pay with mobile phones, merchants are also accepting UnionPay mobile payment products. Recently, UnionPay mobile QuickPass service was launched in Greece, which enables UnionPay cardholders to pay with a tap-and-go move. No PIN nor signature is required for small-ticket payment. By the end of this year, Piraeus Bank, the largest bank group in Greece will enable 50,000 local merchants to support mobile QuickPass.UnionPay mobile QuickPass supports various payment methods including NFC and QR code. NFC QuickPass is accepted at over 520,000 POS terminals in more than 10 countries and regions including Hong Kong, Macau, Taiwan, Singapore, Malaysia, Australia, New Zealand, Canada, Russia and the UAE, while QR Code QuickPass is launched in Hong Kong and Singapore.UnionPay cardholders are also able to easily claim for tax refund with mobile phones. In Australia, UnionPay credit cardholders can claim for tax refund online via the tax refund APP, “TRS”. Chinese tourists who have shopped at over 150 German merchants can claim for tax refund to their UnionPay cards via the APP of “Safety Tax Free”.

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Catalogna: quanto la democrazia è violenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

barcellona referendum“Quanto sta accadendo in Catalogna è sconvolgente e travalica l’essere a favore o contro l’indipendenza della zona. Una pagina triste delle democrazia spagnola in cui lo Stato ha riversato sui cittadini che si sono recati alle urne una violenza inaudita. Invece di usare la forza non sarebbe stato più opportuno mettere la politica al centro di un dibattito sul futuro della Catalogna, della Spagna e dell’Europa? Anche perché oggi si è aperta una ferita tra Stato e cittadini che sarà difficile rimarginare” Lo dichiara in una nota Vincenza Labriola, deputata di Forza Italia. ( n.r. In Catalogna lo stato centrale ha mostrato i muscoli provocando 844 feriti tra i quali alcuni gravi. E’ una violenza che non trova giustificazione anche se il governo centrale può vantare di aver agito per il rispetto della legge. Ciò che ci chiediamo è perché enfatizzare tanto una iniziativa locale se poi il capo del governo spagnolo in un comunicato alla chiusura dei contestatissimi seggi ha detto che la maggioranza assoluta dei catalani non vuole l’indipendenza. Il voto a questo punto sarebbe stata la risposta più eloquente per negare la scelta del governo locale.)

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La lezione che viene dal passato

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

platonePlatone è stato un grande maestro per i pensatori di tutti i tempi. La sua lezione è attuale anche ai giorni nostri. In un certo senso lo è anche di più di quanto accadeva ai suoi tempi. Oggi siamo portati a ricercare valori che non hanno un futuro e a trovare più conveniente dimenticare quelli che contano di più.
L’idea di Platone è quella del bene. La democrazia, per rendersi figlia del bene deve offrire all’uomo la possibilità di amare e rispettare il suo prossimo. Ma, aggiunge Platone, l’uomo spesso non conosce i limiti oltre i quali l’eccesso del bello diventa una storpiatura, l’eccesso di democrazia può portare alla tirannide.
Tiranno è dunque chi coglie i frutti del bene per utilizzarli per fini abietti. Si passa in questo modo dal problema morale a quello politico. Platone viveva nell’Atene del secolo IV dove imperversavano la licenza democratica, lo sfascio della disciplina civica e trionfavano gli egoismi e i soprusi demagogici. La contesa e la competizione tra i cittadini per essere calmierata devono riflettere nella società condizioni di governo sicure ed equilibrate.
Non si può, ad esempio, stabilire delle regole per tutti e poi pretendere che taluni le violino in nome di un primato inesistente o arbitrario. Quando la democrazia diventa tollerante con chi la disprezza o la plasma a suo uso e consumo, l’arbitrio di costoro si trasforma in tirannide.
Un classico esempio l’abbiamo avuto con la rivoluzione francese. Un popolo oppresso dalla tirannide si ribella e cerca di stabilire la democrazia, ma le sue maglie sono troppo larghe e sfugge all’abbraccio della temperanza, della fortezza e della prudenza per aprire la strada a una nuova tirannide. E’ mancata, quindi, una preziosa opportunità per fare di un’esperienza, pur traumatica, una rivolta ispirata al bene dell’uomo, ai suoi valori fondamentali di libertà e di libero arbitrio.
E ancora una volta nel XX secolo questi aneliti popolari hanno trovato uno spazio ispirato alla ricerca di una democrazia “piena” ovvero caricata di valori quali la libertà dell’uomo, la libera espressione e di critica e di giudizio, ma tale assolutismo è stato più agevolmente catturato dagli “avventurieri della storia” che hanno colto dalla democrazia permissiva l’occasione per una nuova tirannide. Lo è stato per il Nazismo, il Fascismo e il Comunismo. Quest’ultimo in particolare nato da un’idea di Marx di restituire al proletariato le sue libertà, si è tradotto, per demerito di alcuni suoi profeti, in un’oppressione delle stesse libertà che predicava. (Riccardo Alfonso)

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I pensionati alla conquista dei quartieri cittadini

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

pensionatiCi sono interi quartieri romani dove è più facile notare gli anziani in luogo dei giovani in specie in alcune ore del giorno. Questo significa che il “prendere aria” non è solo un aspetto della vita, per una certa età, che favorisce il dettato medico di fare lunghe camminate, ma è anche l’aspetto più evidente dell’invecchiamento della popolazione che per gli over sessantacinque significa aver raggiunto se non superato il 20% della popolazione. E ci si può invecchiare in due modi: stando abbastanza bene in salute o da malati, handicappati e non autonomi. Manca, per quanto c’è dato di sapere, una precisa statistica sui due aspetti della condizione umana degli anziani ma guardandoci in giro ci sembra più evidente che chi sta miglio rappresenta la maggioranza, Per costoro “fare qualcosa” dopo una vita spesa al lavoro, è fondamentale. C’è chi dedica il suo tempo alla famiglia, alle prese con i nipoti, lo sfaccendare in casa e a fare la spesa. C’è chi si trova un hobby e ancora chi non riesce ad attaccare i classici scarpini al chiodo e s’ingegna per trovare un lavoro, sia pure come volontario.
Questo popolo di “emarginati” dalla vita attiva e relegati alla sedentarietà forse più intellettuale che materiale non merita l’isolamento ma si deve pensare a loro come a una forza che può essere impiegata in qualche modo. I centri studi della Fidest, circa venticinque anni fa, furono già allora consapevoli di quest’aspetto tanto che si cercò di approfondirlo con gli stessi interessati. L’idea che ci parve più singolare, ma che allora non trovò riscontro pratico, fu quella di “riciclare” i borghi abbandonati che pullulano in Italia per via dell’esodo dei giovani verso le grandi città o i centri industriali e commerciali, con il trasferimento “su base volontaria” degli anziani ristrutturando, ove necessario, le vecchie abitazioni ma con l’aggiunta di attività di supporto per gli immigrati (corsi di lingue, arte, mestieri, ecc.) e che a loro volta avrebbero potuto ricambiare tali prestazioni con piccoli lavori dome-stici e di badanza.” L’idea parve così interessante a taluni che si pensò ad una sua ulteriore applicazione attraverso un progetto denominato “le cittadelle del sapere” con la costruzione di centri abitati polifunzionali sparsi lungo le coste dell’Africa settentrionale che si affacciano sul Mediterraneo con la stessa formula del “docente” anziano e del “discente” autoctono e con lo scambio di servizi di supporto logistico. Riteniamo, data la crisi in atto, che queste proposte possono essere rilanciate e, se del caso, approfondite e migliorate poiché non solo offrono un’opportunità a chi ha tirato i remi in barca più per volontà di altri che per la propria, ma potrebbe essere stimolo ad attività commerciali e imprenditoriali di un certo spessore. Meditate, voi tecnici, meditate ma anche i politici lo dovrebbero fare. (Riccardo Alfonso)

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L’Europa e i divari istituzionali tra Stati

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

europaL’Europa comunitaria costituita da tanti e diversi schemi nazionali tende ad accentuare i divari istituzionali, economici e sociali e ad accrescere lo stato di conflitto e i distinguo. Su tre ministeri oggi è, invece, possibile operare un cambiamento. Parliamo del ministero degli affari esteri, della difesa e dell’istruzione. Se diventassero di competenza europea noi potremmo avere una politica estera, un sistema di difesa e un’istruzione sovranazionale unificati con significativi vantaggi sia in termini economici sia logistici e funzionali. D’altra parte un dibattito serio è stato già avviato per passare a una politica estera che veda l’U.E., muoversi con una sola testa e a un parlamento europea che possa ritrovarsi con poteri più ampi in materie d’interesse generale. La stessa difesa con l’attuale allarga-mento dei confini di “sicurezza” dei singoli stati sarebbe più credibile nei confronti di potenziali nemici esterni di quanto non possa fare un singolo Stato costretto, per giunta, a mantenere e aggiornare il proprio potenziale bellico e con spazi di bilancio limitati. L’istruzione, infine, permetterebbe ai giovani di trovare meno ostacoli alla loro mobilità e impiego avendo la possibilità di costruire la propria formazione scolastica su un modello unitario di accesso allo studio e ai conseguenti titoli professionali e accademici.
L’Italia per la sua vocazione europeistica, per essere tra le prime nazioni che hanno creduto in un’Europa comunitaria, dovrebbe farsi promotrice di questa evoluzione istituzionale dell’Europa e in un contesto nel quale sempre di più si punta su un mondo globalizzato e dove le realtà tendono a superare il frazionamento nazionale per esprimersi a livello continentale. (Riccardo Alfonso)

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L’Italia è divisa: si certo ma…

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

italiaNon come lascia intendere Bossi o Salvini. E’ divisa non certo per aree geografiche ma tra le aree del benessere e quelle del malessere. Da una parte vi sono milioni di italiani, e sono la maggioranza assoluta del paese che ingrossano le file dei disoccupati, di cassa integrati, dei precari, dei pensionati, delle famiglie monoreddito, delle retribuzioni modeste. Dall’altra tutti gli altri e sono una minoranza. Insieme si trovano indifferentemente al sud, al centro o al nord del paese. Si trovano a essere governati da chi non comprende gli affanni della maggioranza e privilegia quelli della minoranza. Ecco perché questo governo non è rappresentativo, non garantisce obiettività di giudizio e di azione politica. Una scelta che poteva essere non rilevante in tempi di vacche grasse, ma ora che siamo passati alle magre ogni fuscello diventa un tronco. Ora più che in passato si pensa a quanto male è stato fatto da chi ha beneficiato delle pubbliche elargizioni per sfruttare la parte più debole del paese. E’ stato fatto con la cassa del Mezzogiorno che prometteva stanziamenti a fondo perduto per gli industriali del nord che hanno incassato ma sono ritornati ai loro paesi d’origine senza però restituire ciò che era stato loro dato per l’industrializzazione del meridione. E ancora quando il nord si è sbarazzato dei rifiuti tossici inquinando intere aree del sud. Ora ci dicono che se il paese è in crisi la colpa è del meridione. E’ un modo di ragionare che tenta semplicemente un diversivo. A questo punto non si può rigirare la pizza a proprio piacimento. Le aree geografiche dell’Italia per quanto sta accadendo non c’entrano. C’entra invece un aspetto trasversale a tutto il paese. E’ quello della povertà, dei privilegi di casta e che hanno trasformato in Italia un terreno di conquista per loschi affari o per indebiti arricchimenti a spese della parte più debole del Paese. (Riccardo Alfonso)

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La logica della “conflittualità permanente”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

mondo-multi-polareIn questi ultimi venti anni abbiamo imparato che non è sufficiente assistere al crollo di un sistema bipolare per ritrovare motivi di serenità collettiva e generalizzata. Abbiamo, semmai, pagato il prezzo nell’aver creduto a una società individualizzata di mercato per poi accorgerci di quanto ingenua fosse questa visione del mondo essendo priva di spessore culturale e sociale. Ha significato costruire un qualcosa a prescindere dalle persone, dalle culture, dai luoghi, dalle terre e dalle storie. Abbiamo, inoltre, subito, a tratti, il fascino di quelle manifestazioni, come il fondamentalismo islamico, il quale ci ha sospinto verso dei mondi chiusi dove, da una parte, si tende a esaltare la disgregazione, la frammentazione e l’individualizzazione e, dall’altra, a suscitare, negli opposti, risposte faziose e negative. Eppure noi sappiamo, e la nostra storia lo insegna, che queste strade sono assai pericolose e frequentarle significa pagare costi molti alti. L’unica risposta logica, che invece potremmo dare, è quella di accettare le trasformazioni in corso, in altre parole di non pensare che tutto resti sempre uguale, perché la storia cambia, ma al tempo stesso lavorare nella direzione di rafforzare la democrazia, ma non nel senso esclusivamente formale delle istituzioni democratiche. Qui si tratta di acquisire una consapevolezza. Occorre capire che è entrato in crisi il rapporto tra l’individuo e le istituzioni. Occorre quindi ripensare questo rapporto per dargli spessore rispetto al tempo presente. Le istituzioni non sono solo importanti perché ci sollevano dal rischio del caos oppure vanno necessariamente distinte dalla propria vita concreta con le sue passioni, speranze e affetti. Esse devono, invece, far parte della nostra stessa vita ed essere in grado di regolare i processi sociali, economici, umani e culturali della contemporaneità. Se ne acquistiamo consapevolezza saremo in grado di assicurare ai nostri nipoti una società genuinamente improntata ai valori della democrazia e della giustizia sociale e civile. (Riccardo Alfonso)

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L’uomo sacrificabile

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

giulio cesareNella storia dell’umanità di tutti i tempi esiste una regola non scritta ma ampiamente condivisa che si esprime con il rito della rinuncia quale scelta a iniziative più radicali. Faccio solo qualche esempio: Se Giulio Cesare avesse rinunciato al suo “sogno imperiale”, reale o supposto che fosse, non ci sarebbe stata la celeberrima esclamazione: Tu quoque, Brute, fili mi! In alternativa lo avrebbero mandato in esilio o a svernare in una sperduta provincia della repubblica romana. Lo stesso è accaduto a Napoleone Bonaparte che la magnanimità dei vincitori aveva confinato all’isola d’Elba ma non seppe approfittarne. In tempi più recenti, e con procedure più “democratiche”, si fece da parte Churchill e lo stesso De Gasperi dopo essere stato il primo “l’archetipo” della resistenza britannica all’aggressione nazista e, il secondo l’artefice della ricostruzione dell’Italia ma incapace di resistere alla “congiura” dei suoi “cavalli di razza”. Così come si parla dei grandi della storia lo stesso accade a livelli minori. E più si scende dalla scala dei valori del personaggio e della sua posizione storica e più non si hanno scrupoli a mettere da parte l’incomodo, secondo un disegno arcano e insondabile per l’uomo della strada, ma non certo per gli addetti ai lavori. Anche chi scrive questa nota è stato testimone di un preavviso per un giornalista scomodo: Mino Pecorelli. Gli mandarono diversi segnali premonitori per scoraggiarlo, ma lui imperterrito seguì a “picconare” gli uomini di potere e alla fine fu firmata la sua condanna a morte. A distanza di tanti anni la beffa è che si conoscono gli esecutori materiali del delitto ma il mandante, per le carte processuali, resta ignoto. Qui dovremmo aprire un capitolo a parte sugli uomini delle istituzioni che pagarono un prezzo molto alto, con morti violente, per essere stati coerenti con la loro dirittura morale. Essi sono per noi degni d’essere ricordati anche perché ci hanno lasciato un’altra dimostrazione del come l’idea di stato, che ci siamo data, è del tutto dissonante dalla realtà. Abbiamo appreso fin dai banchi di scuola che la giustizia, il rispetto delle leggi, la democrazia hanno un sacrario che si chiama Stato e chi è chiamati a rappresentarlo sono uomini onesti e degni della nostra stima. Dobbiamo invece costatare che esiste un partito trasversale che cerca d’inquinare lo stato, di screditarlo, d’indebolirlo in tutti i modi poiché chi vuole governare non teme i suoi pari ma gli onesti, quelli che non hanno “scheletri nell’armadio”. Sono gli uomini sacrificabili del nostro tempo. Sono le vittime di sempre. E per arrivare a questa “purga di massa” si parla sempre di più di genocidio, di “pulizia etnica”, di guerre e di distruzioni e persino di calunnie infamanti per indebolire lo spirito combattivo delle vittime. Siamo avvisati. (Riccardo Alfonso)

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Lo stato sociale in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

corte europea giustiziaAbbiamo per decenni costruito, passo dopo passo, uno stato sociale garantista dei diritti umani, dei valori che da essi emergono nel lavoro, in quiescenza, nello studio, nell’amministrazione della giustizia e nella cosa pubblica. Ora questo “peso” che lo Stato si era impegnato a sostenere attraverso un’equa distribuzione delle risorse è venuto meno perché vi è stato un intoppo lungo la circolarità dei procedimenti messi in atto.
Sono state perse energie importanti perché sono mancate le tutele per la lotta all’evasione, per il  controllo del sistema distributivo per via della corruzione, per gli sprechi, per un sistema anomalo di ammortizzatori sociali che hanno fatto crescere a dismisura il mercato occupazionale ma privandolo di efficienza, funzionalità, di effettiva necessità, per aver favorito gli interessi partigiani rappresentati dalle lobby corporative. Ora si sta cercando un rimedio peggiore del male perché non si riesce a scrollare di dosso il peso degli abusi e non si trova altra strada che ridurre il sistema delle garanzie sociali e provocando, di fatto, un grave arretramento sul terreno dei valori che ruotano attorno alla persona.
Ora questa debacle sociale si può contenere, se non neutralizzare del tutto, “inventando” un nuovo modo di convivere, di gestire i rapporti interumani, di conferire tutele in senso lato. Come fare? Occorre innanzitutto partire dal presupposto che se esiste un diritto alla vita, universalmente riconosciuto, esso non può prescindere da quello altrettanto importante del diritto a vivere.
Ciò significa che chi nasce deve aver assicurato un’assistenza, un’istruzione, un lavoro, ad alimentarsi a prescindere dei suoi natali. Se facciamo derivare questo precetto nella gestione delle rispettive forme di tutela pensiamo ad esempio al lavoro. Oggi presenta più ombre che luci e non mi riferisco solo ai giovani che stentano a trovare un impiego o più in generale ai disoccupati e poi ai cassa integrati, ai precari, ai bassi redditi, ai rischi per l’impiego e via di questo passo. E poi sullo sfondo emerge sempre quel conflitto legato al turn over.
E allora sostituiamo l’attuale sistema previdenziale trasformandolo in assicurativo con una rendita che si può incominciare a percepire dopo i dieci anni di lavoro e pari al 20% della media stipendiale. Non più, quindi, una scadenza prefissata per andare in pensione ma la possibilità di cambiare lavoro in ragione delle proprie condizioni fisiche. E’ quanto emerge da uno studio di fattibilità condotto dalla Fidest. (Riccardo Alfonso)

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L’evento religioso per eccellenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

vaticanoTalvolta ci chiediamo, osservando i fatti della vita, se la religione che pratichiamo con le sue liturgie sia il frutto di un insegnamento umano o sia un qualcosa che è dentro di noi e ci giunge, quindi, spontaneo esprimerlo nelle forme e nello modalità che ci appaiono più congeniali ed affini con il mondo che ci circonda. In altre parole è il chiederci se ciò che facciamo ci giunge naturale o è una mera conseguenza degli usi e dei costumi imposti nel Paese dove abbiamo avuto la ventura di nascere e di appartenere a una determinata famiglia. Io oggi ho un’età che mi permette ricordare che da bimbo i miei genitori e i miei nonni mi conducevano di domenica a messa, mi facevano seguire, sebbene recalcitrante, il catechismo del parroco o del suoi collaboratori ed anche a scuola non mancavano richiami religiosi. Da allora, e per gli anni a seguire sino alla maturità, sono cresciuto in un rapporto di amore-odio per quella religione che non si sottraeva al dubbio, all’incertezza, all’interrogativo dove predominava ed è tuttora vigente la perplessità sul principio secondo il quale se si ha fede si deve credere senza fare il Tommaso di turno. Ho anche recepito quel sentimento di ostilità nei confronti delle altre religioni siano esse dello stesso ceppo cristiano o, peggio ancora, se si trattava di ebrei e di musulmani. L’induismo e abudhabimoscheail Buddismo, probabilmente per loro fortuna, erano religioni considerate tanto lontane che non valeva nemmeno la pena di accennarle. Ora, forse anche per merito dei media, che hanno la capacità di entrare nelle nostre case in tanti diversi modi e di farci vedere e sentire il mondo in “presa diretta e in tempo reale”, tutte queste religioni sono sotto i nostri occhi e impariamo a conoscerle meglio e persino a fugare certi luoghi comuni che le avvaloravano come forme quasi selvagge e rozze di rappresentare la Fede. Oggi vorrei che ogni luogo sacro sia esso una chiesa di campagna o una cattedrale, un tempio indù, una sinagoga, una moschea, riservasse un piccolo locale dove gli estranei possano accedervi per pregare quel Dio comune pur rappresentato in modi diversi e praticato con rituali non condivisi. Lo vorrei in nome di quell’evangelizzazione della Fede che non conosce il primato di una religione ma si rivela nella sua intimità che tutto riassume, tutto ci conduce all’unicità. Lo vorrei in nome dei profeti e contro tutti quei dottori della Chiesa che hanno fissato regole che alla fine hanno reso più arduo accogliere il più semplice dei messaggi: quello della Fede che non passa necessariamente, in senso esclusivo, attraverso le trame complesse di una certa ritualità. (Riccardo Alfonso)

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Il tema della domenica: la fede

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

cristoMi è stata data l’opportunità di visionare on line un film sui Vangeli e le verità mai dette e comunicate per dimostrare la “menzogna” dettata da “una Chiesa che si allontana dalla parola di Gesù per appropriarsi del potere senza mai uscirne. Un film realizzato con spezzoni di scene avanzi scarti …proprio per dimostrare anche nel montaggio che chi soffre ha il senso creativo della vita e la speranza del futuro. Un dialogo tra Dio e lo stato attuale, lo stato della chiesa – lo stato religioso – il potere gli intrecci e soprattutto quanto hanno nascosto dei Vangeli. La realizzazione del film si basa su ricerche storiche che nessuno può negare a cominciare dal Gesù ebreo palestinese scuro moro e comunista … non biondo con gli occhi azzurri. Un testo un libro un dramma e la soluzione.” Che dire in proposito? Se parliamo di Dio diciamo che è irrilevato dagli uomini se non attraverso interposte persone considerate “speciali”. Si sa che esiste Dio non tanto dalla sua “fisicità” quanto dalle cose che la natura esprime. Come dire? Qualcuno deve aver pur inventato noi e il mondo che ci circonda e questo qualcuno lo chiamiamo Dio. Anche i messaggeri di questo Dio sono speciali da Abramo a Maometto, a Cristo e da Cristo ai santi e ai santi uomini e donne. Ma se vogliamo dare al nostro creatore un valore assoluto diciamo che è perfetto e che è sopra le nostre debolezze, i nostri vizi, le nostre tentazioni, avidità e quanto altro. E’ anche un Dio che ha sconfitto la legge del tempo, è eterno. E’ un requisito assoluto e unico per noi terrestri che siamo chiamati a nascere e a morire generazione dopo generazione. Solo nel regno dei cieli e a determinate condizioni è possibile sconfiggere la temporalità delle nostre esistenze. Sin qui il concetto può essere accettato sia dai credenti sia dai miscredenti. I distinguo e gli stessi conflitti vengono dopo. Di là della Bibbia dove ci imbattiamo in un Dio guerriero con gli angeli suoi generali che s’inseriscono nelle vicende umane correggendo quelle che ritengono delle storture, i Vangeli insegnano qualcosa di diverso. Gesù, ad esempio, non era un potente, ma solo un predicatore, umile ma fermo nei suoi principi. Ebbe la forza morale e il carisma di cacciare i mercanti che sostavano davanti al tempio ma non impose la sua divinità per sottrarsi al martirio. Dalla sua vita qual è l’insegnamento che ne deriva? Che gli uomini giusti sono le vittime designate per i malvagi, ma per i torturati vi è solo la speranza che va oltre la vita. In pratica ci insegna la rassegnazione ma non la rinuncia a testimoniare la propria fede e a sostenere le proprie idee. Oggi dovremmo maturare una terza fase della nostra religiosità nella quale l’impegno corale dovrebbe essere quello di estendere la fermezza, di là del monito ai mercanti del tempio, per costruire un modello di società nel quale la sacralità della vita si coniughi a quella del vivere assicurando ai nuovi venuti il diritto, di là dei natali, l’assistenza sanitaria, il lavoro, l’istruzione, il cibo, una vecchiaia dignitosa. Questo dovrebbe essere il nuovo messaggio. Un Cristo al quale non toccherà più il martirio ma il diritto a una vita serena nel lavoro e nella meditazione. Nella sacralità del vivere. E a questo punto mi toccherà chiedermi come ha detto un prete: figliolo ma se non vi sono più peccatori noi che ci stiamo a fare? (Riccardo Alfonso)

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Il filo-arabismo italiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

uno sguardo al medio orienteMolti ritengono, e noi siamo tra costoro, che l’amicizia italo araba abbia radici che trovano la loro ragione d’essere intorno agli anni cinquanta. In quel periodo, a livello internazionale, vi era da una parte l’Unione Sovietica intenzionata a esercitare un suo ruolo egemone sull’area medio orientale e, dall’altra, gli Stati Uniti decisi a contrastarla.
Due sono, uno per parte, gli aspetti che richiamano tale circostanza. Il primo è dell’aprile del 1955 quando il quotidiano Izvestija pubblicò un comunicato del Ministero degli esteri in cui si manifestava l’intenzione dell’Urss di sviluppare rapporti più stretti con i paesi del Medio Oriente. Alla fine del mese di settembre fu reso pubblico l’accordo tra Egitto e unione Sovietica per la fornitura di armi. Sull’altro versate Eisenhower scrisse nelle sue memorie, a proposito della risoluzione americana sul Medio Oriente: “Con essa eravamo riusciti ad ottenere il consenso del Congresso alla decisione governativa di fermare la marcia dell’Unione Sovietica verso il Mediterraneo, verso il canale di Suez, gli oleodotti e verso i pozzi sotterranei di petrolio che alimentano le case e fabbriche dell’Europa occidentale.” Entro questa logica si muoveva l’Italia per indicare al mondo arabo una terza via di alleanze tra l’occidente e l’oriente. Inizialmente gli Stati Uniti videro con favore tale iniziativa: “Italy had a great deal of experience with the Arabs”, ma ben presto si accorse che la disinvolta azione dell’Eni e l’attivismo di Mattei toccavano, nei loro interessi, le società petrolifere statunitensi. Da qui si tentò in tutte le maniera di “oscurare” l’opera filo-araba italiana a vantaggio della dottrina Eisenhower che prevedeva interventi diretti americani nella regione, allora con la scusante dell’anticomunismo ed ora del terrorismo arabo. Ma l’Italia continuò nella sua strada di buone relazioni con il mondo arabo ed anzi ne acquistò meriti per via del fastidio che arrecava al potente alleato americano. Ora se una certa parte degli arabi è severamente critica con l’Italia lo dobbiamo al fatto che l’attuale governo è avvertito troppo schierato dalla parte americana e dal suo ruolo considerato più ostile nei loro confronti. Tutto questo rischia di rallentare il nostro processo di riavvicinamento e proprio in una fase molto delicata nei rapporti oriente-occidente e con la mina vagante dell’integralismo religioso panarabo e con la bomba demografica dell’immigrazione. (Riccardo Alfonso)

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I giovani e la cultura del disimpegno

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

giovaniVi sono giovani che non frequentano una Chiesa, che disertano le associazioni di volontariato, si sentono distanti dalla politica e tendono sempre di più a restringere il loro campo d’azione nel “gruppo” di amici che giocano insieme, che parlano tra di loro, che mostrano poca attenzione per tutto ciò che avviene fuori dal loro nucleo salvo quando sono costretti a farlo per necessità contingenti e temporanee. E’ un genere di gioventù che mostra chiari segni di disimpegno alla vita di comunità, nel riconoscere negli altri una propria comune identità. Quanto sia diffuso questo modo di essere e di operare non c’è dato, percentualmente, di sapere. Ci auguriamo che essi rappresentino solo una sparuta minoranza. Ma esistono e dobbiamo parlarne. Per costoro occorre affrontare un discorso più ampio per cercare di scardinare questa loro tendenza a racchiudersi al proprio interno, perché la vita è socialità, è comunicazione è interazione tra i rispettivi membri della comunità in cui si vive o si andrà a vivere nel corso degli anni. E’ anche chi mostra una maggiore imprevedibilità nel rapporto sociale finendo con il rendere un cattivo servizio a un più ordinato svolgimento della vita comune. Per loro, purtroppo, non si riserva la necessaria attenzione, l’indispensabilità di distoglierli in qualche modo dalla loro entropia, di farli interagire più armonicamente nella realtà che li circonda per farli vivere in comunità. Dobbiamo, a questo proposito, chiederci se è mancato qualcosa che li ha spinti a chiudersi in se stessi. Interessante sapere se questi giovani hanno avuto un’infanzia normale o travagliata, se sono stati seguiti o no dai loro genitori, se hanno imparato o no a dialogare in famiglia, a partecipare attivamente agli eventi caratterizzanti in essa. E se tutto ciò vi è stato o è mancato cosa può aver influito sul temperamento introverso del giovane tando da ridurre la sua socialità? A questo punto possiamo dire che il tema è stato dettato, lo svolgimento resta libero e siamo, insieme, in attesa della sua lettura. (Riccardo Alfonso)

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Il quarto potere

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

GiornalistiMi viene da sorridere pensando che il quarto potere è attribuito ai giornalisti, in specie se guardo le vicende che accadono in Italia. Semmai dovremmo considerarlo un potere a “mezzo servizio” nella triangolare: editori, politici e sponsor pubblicitari. Vi sono dentro ma ad autonomia limitata. La libertà di stampa dovrebbe essere tutt’altra cosa. Ma cos’è questa libertà di cui tutti ne parlano ma non sempre ci è chiaro il suo significato reale? Se penso ai tanti giornalisti che sono morti ammazzati dalla criminalità organizzata per non aver taciuto non tanto sulle loro malefatte quanto sui loro rapporti sottobosco con le istituzioni, che muoiono per raccontarci in prima linea le storie di guerra, le rivolte popolari, le repressioni feroci delle dittature, ritengo che per essi vada espresso, senza riserve, tutta la stima e la considerazione che si meritano. Questo è un modo per dimostrarci che la libertà di stampa esiste e ha un prezzo che spesso non è rilevato nella giusta misura dal popolo dei lettori e più in generale dal grosso pubblico. Vi è anche un giornalismo di tutt’altra natura che convive con il mondo degli eroi, che non si abbevera alla fonte dei riscontri obiettivi, che non rispetta il dolore e la sofferenza altrui e che trasforma i carnefici in vittime e le vittime in negrieri. In questa tendenza alle “devianze” il giornalista, da una parte, entra in un gioco più grande di lui e ne rimane avviluppato forse per inesperienza, forse per la maggiore abilità dei cultori della disinformazione, forse per le logiche della pubblicità che trova negli scandali, nelle situazioni scabrose un modello di attenzione pubblica che giornalistiturchiaprocura più ritorni finanziari. In queste anormalità sono complici gli stessi lettori che alzano l’indice d’ascolto se un politico passa una notte brava in un night, ha una relazione omosessuale e bacia un boss della malavita pluriricercato ma, nella fattispecie, è a piede libero.
Non è giusto, ovviamente, tacere se si hanno prove concrete, ma dovremmo curarne, in ogni caso, la moderazione. Dovremmo evitare che da un episodio si faccia di tutta l’erba un fascio e spingere il lettore a credere che la classe politica sia costituita in massima parte da corrotti e corruttori. In questo la responsabilità non è sola del cronista, o meglio del suo modo di rappresentare certi fatti, ma anche di quella società civile che una volta individuata la mela marcia, nel loro paniere, non si affretta a toglierla di mezzo invece di approntare una difesa corporativa e leziosa e prendersela con chi ne ha pubblicata la notizia.
Dovremmo, insieme, imparare ad avere maggiore rispetto per il prossimo, a saper distinguere i diversi ruoli e a renderci conto che uno scritto può diventare un’arma impropria ma fare altrettanto male e che il ruolo del giornalista non è solo quello d’informare ma di saperlo fare con intelligenza e una buona dose di prudenza nel vagliare la bontà delle sue fonti. (Riccardo Alfonso)

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I nodi gordiani dell’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

Nodo-gordianoL’Italia vuole crescere ma senza lasciare alle spalle problemi irrisolti che possono diventare nel tempo un insostenibile peso e una condizione inibente per ogni progetto di sviluppo armonico e generalizzato. La classe politica italiana è oggi chiamata a risolvere questo nodo che congiunge il filo del futuro con i legacci del passato. Scioglierlo non basta. Bisogna crescere pensando a ideare qualcosa di nuovo che sappia dare una svolta decisa al nostro sistema sociale e civile. Non parliamo, ovviamente, di una rivoluzione nei termini classici della parola. Mi riferisco a un impegno corale nell’individuare e nel sostenere la causa della collettività a fronte di interessi particolari e settoriali che cercano di distrarci come un banco di nebbia che frapponendosi tra noi e la giusta strada finisca con il farci debordare. Penso alla riforma della giustizia ancora avvolta da spire demagogiche mentre i cittadini la vorrebbero semplicemente più presente, più immediata, più coinvolgente con la realtà del Paese.
Penso all’assistenza sanitaria contornata da procedure che l’appesantiscono e la rendono improduttiva.
Penso alla scuola che accorcia i suoi corsi d’insegnamento a livello universitario con la laurea breve e poi costringe i nostri figli a frequentare i master (ce ne sono oltre mille in Italia per le più disparate specializzazioni) e a caricare le famiglie, già esangui per altri versi, di oneri aggiuntivi per l’istruzione e legandola alla necessità di doverla acquisire per permettere ai discenti di sperare in un impiego. E persino il lavoro, cosiddetto fisso, sta diventando un premio da lotteria in luogo di un diritto comune a tutti. E questo cahier de dolence potrebbe continuare all’infinito per una società che sembra voglia fare di tutto per non farsi amare e per dividere più che unire. (Riccardo Alfonso)

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