Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

L’evento religioso per eccellenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

vaticanoTalvolta ci chiediamo, osservando i fatti della vita, se la religione che pratichiamo con le sue liturgie sia il frutto di un insegnamento umano o sia un qualcosa che è dentro di noi e ci giunge, quindi, spontaneo esprimerlo nelle forme e nello modalità che ci appaiono più congeniali ed affini con il mondo che ci circonda. In altre parole è il chiederci se ciò che facciamo ci giunge naturale o è una mera conseguenza degli usi e dei costumi imposti nel Paese dove abbiamo avuto la ventura di nascere e di appartenere a una determinata famiglia. Io oggi ho un’età che mi permette ricordare che da bimbo i miei genitori e i miei nonni mi conducevano di domenica a messa, mi facevano seguire, sebbene recalcitrante, il catechismo del parroco o del suoi collaboratori ed anche a scuola non mancavano richiami religiosi. Da allora, e per gli anni a seguire sino alla maturità, sono cresciuto in un rapporto di amore-odio per quella religione che non si sottraeva al dubbio, all’incertezza, all’interrogativo dove predominava ed è tuttora vigente la perplessità sul principio secondo il quale se si ha fede si deve credere senza fare il Tommaso di turno. Ho anche recepito quel sentimento di ostilità nei confronti delle altre religioni siano esse dello stesso ceppo cristiano o, peggio ancora, se si trattava di ebrei e di musulmani. L’induismo e abudhabimoscheail Buddismo, probabilmente per loro fortuna, erano religioni considerate tanto lontane che non valeva nemmeno la pena di accennarle. Ora, forse anche per merito dei media, che hanno la capacità di entrare nelle nostre case in tanti diversi modi e di farci vedere e sentire il mondo in “presa diretta e in tempo reale”, tutte queste religioni sono sotto i nostri occhi e impariamo a conoscerle meglio e persino a fugare certi luoghi comuni che le avvaloravano come forme quasi selvagge e rozze di rappresentare la Fede. Oggi vorrei che ogni luogo sacro sia esso una chiesa di campagna o una cattedrale, un tempio indù, una sinagoga, una moschea, riservasse un piccolo locale dove gli estranei possano accedervi per pregare quel Dio comune pur rappresentato in modi diversi e praticato con rituali non condivisi. Lo vorrei in nome di quell’evangelizzazione della Fede che non conosce il primato di una religione ma si rivela nella sua intimità che tutto riassume, tutto ci conduce all’unicità. Lo vorrei in nome dei profeti e contro tutti quei dottori della Chiesa che hanno fissato regole che alla fine hanno reso più arduo accogliere il più semplice dei messaggi: quello della Fede che non passa necessariamente, in senso esclusivo, attraverso le trame complesse di una certa ritualità. (Riccardo Alfonso)

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