Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 317

Mistica della violenza

Posted by fidest press agency su domenica, 8 ottobre 2017

violenza_stadi_2Ragionare sulla violenza esercitata dagli esseri umani verso i propri simili ma anche nei confronti degli animali e in dispregio della natura, non è facile. Non lo è maggiormente se una madre si accanisce e uccide il proprio figlio o quello delle altre madri o se, peggio ancora, procura una strage di familiari. Il cronista che è chiamato a raccontare il fatto spesso si rifugia, nel tentativo di spiegarlo ai lettori, nella follia, in un raptus improvviso e incontrollato, in qualcosa impossibile da spiegare per vie razionali. Sull’argomento molto è stato scritto e la vena, purtroppo, continua a essere molto prolifica. E’ di qualche anno fa il libro scritto dall’avvocato e penalista Gianluca Arrigi: “Vincoli di sangue” (Baldini Castoldi Dalai Editore) dove l’autore si rifà a un caso di omicidio familiare nel quale una donna, Rosalia Quartararo, uccise la figlia diciottenne e ne occultò il cadavere in una roggia della Bassa lodigiana. Il fatto accadde nel 1993. “Per gli inquirenti il movente fu passionale: la donna si sarebbe innamorata del fidanzato della giovane e, in preda a un furioso attacco di gelosia, avrebbe eliminato la «rivale» con ferocia inaudita.” “Rosalia fu condannata all’ergastolo e inserita nei trattati di criminologia tra le assassine più spietate.” “Gianluca Arrighi ne ha ricostruito la complessa vicenda processuale cercando di rispondere a una domanda cruciale: cosa scatta nella mente di una madre che uccide la figlia?” “Con una prosa secca e incisiva Arrighi accompagna il lettore nella difficile esistenza di Rosalia, tra Palermo e Milano, costellata di drammi e violenze, fornendoci uno spaccato della vita carceraria femminile, segnata dai soprusi e dall’indelebile marchio d’infamia che bolla le detenute figlicide”. Una duplice violenza, quindi. La prima per chi commette il crimine e, la seconda, da parte di chi si sente in diritto di esercitarla nei confronti della rea. Un dramma e un pretesto sono i due elementi chiave di questa vicenda. L’avvocato, inoltre, ci sembra voglia focalizzare il delitto come il frutto di una mente improvvisamente ottenebrata dalla gelosia e che il poi si è trasformato in pentimento e in strazianti sensi di colpa. A tutto questo si aggiunge un ambiente, alquanto degradato, e che ha fatto da cornice al delitto. Dovremmo allora chiederci se mai si fosse verificato se la donna nella fattispecie fosse vissuta in una condizione sociale diversa e con un livello culturale medio-alto. Sappiamo, in proposito rispolverando i testi di criminologia, che nulla sarebbe cambiato se non, con molta probabilità, nel modus operandi dell’atto criminale. Diciamo, quindi, che si debba prescindere dallo scenario esterno per concentrarsi di più in quello “invisibile” che governa la mente e ancor più i suoi complessi pensieri e il modo come si formano e diventano incontrollabili. (Riccardo Alfonso)

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