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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 317

“La maledizione” delle regioni a statuto speciale: La Sicilia

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 ottobre 2017

Gattopardo2Su “Il fatto quotidiano” è apparsa in questi giorni un’intera pagina scritta da Pierangelo Buttafuoco dal titolo: “Cari catalani, non riducetevi come la Sicilia” e con l’annuncio che si prepara a condurre nell’isola una sua personale campagna “lettorale”, in parallelo a quella elettorale per sostenere la tesi del suo nuovo libro: “Strabuttanissima Sicilia”. Il tema trattato è senza dubbio di grande attualità se non altro perché siamo prossimi alla chiusura della campagna elettorale per il rinnovo, si fa per dire, del consiglio regionale e quel che ne segue. Per un osservatore occasionale, quale sono, ho la netta impressione che ci troviamo al cospetto di una comunità dominata dal fatalismo. Credo in proposito che è stato significativo quanto l’autore del Gattopardo fece dire al principe Salina a commento dell’arrivo dei garibaldini, e dei piemontesi al seguito, per consolidare la presenza del regno sabaudo: “tutto cambiare per nulla cambiare”.
E da allora ad oggi in questa perla del Mediterraneo c’è molto da recriminare anche se non soprattutto nei riguardi di una classe dirigente siciliana che vive di “aurea mediocritas” se vogliamo essere benevoli e non usare parole o espressioni più crude e severe.
E dire che in chiave politica gli elettori siciliani hanno dato qualche timida prova cercando di mutare gli assetti politici rispetto alla leadership nazionale. Si è passati dalla Democrazia Cristiana al Berlusconismo e persino alla fiducia nel nascente movimento 5 stelle anche se non abbastanza per consentirgli di andare al governo della Regione. Tutti alla fine hanno deluso lasciando netta la percezione di una ingovernabilità inguaribile. Ma c’è di più, a prescindere dal risultato delle urne. Lo ricorda Buttafuoco allorché nella chiusa del suo articolo scrive: “Chiunque vinca alle elezioni regionali non potrà reggere l’urto di realtà. Il buco di bilancio, la disoccupazione ai livelli massimi, il Pil regionale inferiore a quello del dopoguerra, senza dimenticare la fame, la fame vera che dilaga in sempre più ampi strati della popolazione. Questa disgraziatissima terra non potrà trovare soluzione con il rinnovo del suo Parlamento e della giunta di governo e la migliore sintesi all’urto di realtà si trova nelle parole di Giuseppe Pizzino, imprenditore, autore di un saggio di sfacciata lucidità, Progetto Sicilia dove scrive: “Nel corso del 2017, il Procuratore della Corte dei Conti, dott. Pino Zingale, impugna prima presso la sede di Palermo, poi anche a Roma il Rendiconto del Bilancio 2016 della regione Siciliana che la corte comunque approva con non poche difficoltà. Significa che a giugno 2018, questa volta, la Corte non potrà non accogliere la richiesta di non parifica del rendiconto 2017 del bilancio della Regione, per un motivo semplicissimo. Nessuno si preoccupa di porre rimedio alle richieste del procuratore Zingale. Chi vincerà non avrà tempo né mezzi per apportare le correzioni al bilancio 2017 così da veicolare la Regione nel giugno del 2018 verso il commissariamento.”

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