Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 317

Lassativi antrachinonici e squilibri elettrolitici: attenzione anche al calcio

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 ottobre 2017

lassativoSenna, Cascara, Rabarbaro, Frangola ed Aloe sono tutte erbe che possono aiutarci nel trattamento della stipsi. I loro principi attivi sono costituiti dai glucosidi antrachinonici, i cui metaboliti esercitano sulla mucosa intestinale un effetto procinetico e di inibizione del riassorbimento di acqua. Peraltro è risaputo come i prodotti a base di queste erbe (conosciute appunto come “lassativi antrachinonici”) siano state un tempo tra i prodotti erboristici più venduti ed utilizzati in assoluto, e senza dubbio la loro efficacia ne giustifica il successo, quindi una risorsa naturale preziosissima, ma per la stipsi… acuta. Una criticità di questi lassativi è proprio la tendenza delle persone ad utilizzarli nel trattamento delle stipsi croniche, con assunzioni che possono durare anche mesi o anni (!), determinando uno stato irritativo cronico della mucosa intestinale (perché tale è il meccanismo d’azione dei glicosidi antrachinonici, uno stimolo irritativo sulla mucosa che nel lungo periodo può portare a conseguenze indesiderate come la pigmentazione della mucosa intestinale (melanosis coli) o il cosiddetto “colon da catartici”, complicanza comune all’uso cronico di molti lassativi, dove l’organo diventa atonico, dilatato e disfunzionale. Non solo, l’abuso cronico di questi lassativi pare abbia il potere di aumentare il rischio relativo di sviluppare patologie degenerative. Ma tra gli effetti collaterali dell’uso dei lassativi antrachinonici ve n’è uno un po’ più insidioso da riconoscere: gli squilibri elettrolitici, che possono essere di lieve entità e non costituire una minaccia per il paziente, ma possono anche risultare in vere e proprie emergenze internistiche, che possono mettere a rischio la vita delle persone. L’azione dei lassativi antrachinonici pone un rischio in senso elettrolitico anzitutto in termini di perdita di acqua intestinale, quindi con possibili squilibri della sodiemia, perdita di bicarbonati e di cloro. Oppure, in maniera indiretta tramite l’aumento dell’aldosterone (iperaldosteronismo secondario da perdita di sodio), possono generarsi squilibri della potassiemia, con ipokaliemia. Per questi motivi viene indicata molta attenzione nell’utilizzare questi lassativi in pazienti che fanno uso concomitante di diuretici, in particolar modo diuretici dell’ansa e diuretici tiazidici, per le loro azioni sulla escrezione di sodio e potassio, a maggior ragione se si parla di trattamenti cronici. Poco si sa invece di possibili interazioni con il metabolismo del calcio. Quello che sappiamo è che una quota dei glicosidi metabolizzati viene assorbita ed escreta dal rene, e qui in parte si accumula nel parenchima renale, verosimilmente potendo causare danno. Esistono in letteratura alcuni case report che segnalano una correlazione tra l’abuso di lassativi antrachinonici e nefrocalcinosi, suggerendo dunque una possibile interferenza con il metabolismo del calcio, in particolare in termini di ridotta escrezione del calcio. Dunque è opportuno fare attenzione all’uso dei lassativi antrachinonici anche per quanto riguarda i livelli ematici di calcio? Domanda lecita se ci troviamo di fronte a pazienti particolarmente delicati dal punto di vista della capacità di regolare il proprio metabolismo del calcio. Un esempio può essere quello dei pazienti con ipoparatiroidismo. In questo tipo di pazienti che già necessitano di molta attenzione ed equilibrio nel dosare adeguatamente l’apporto dietetico di calcio (e spesso anche di calcitriolo e diuretici), per evitare gravi ipocalcemie o ipercalcemie iatrogene, probabilmente una cautela in più è opportuna. Un recente case report (Morini, 2017) riporta l’attenzione proprio su questo interrogativo, e su un’altra criticità tipica invece dell’utilizzo in generale dei fitoterapici: la non dichiarazione dell’uso di fitoterapici. Purtroppo tra la popolazione (e a volte anche tra medici) è ancora consolidato il pensiero che l’utilizzo di erbe e rimedi fitoterapici non sia da considerare come un vero intervento farmacologico, come invece di fatto è, ma come un intervento solamente benefico senza potere di interazioni avverse. Questa attitudine a non dichiarare l’uso di erbe o rimedi fitoterapici può portare ad equivoci, in particolar modo quando ci si trova di fronte a complicanze acute, che richiedono ospedalizzazione. In questi casi infatti è estremamente prezioso avere chiara l’anamnesi farmacologica, a maggior ragione se ci si trova di fronte a pazienti delicati come nell’esempio sopra descritto. Per questo motivo è importante ricordarsi di chiedere ai pazienti se fanno uso anche di prodotti naturali.
Al di là di questo aspetto culturale che certamente richiede sensibilizzazione, dal punto di vista strettamente scientifico un possibile campo di indagine, meritevole di approfondimento, è proprio la valutazione del ruolo dei lassativi antrachinonici nei confronti del metabolismo del calcio. Essendo prodotti così ubiquitari, popolari e abusati, è probabilmente una buona idea quella di conoscerne nel dettaglio il profilo tossicologico, in modo da poter evitare del tutto interazioni (che possono passare pure inosservate) che potrebbero anche mettere a rischio la vita delle persone. (Davide Donelli CdLM Medicina e Chirurgia Università di Parma) (foto: lassativo)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: