Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 317

Politica: lettera aperta a un amico

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 ottobre 2017

eduardo de filippoCaro Rosario, non nascondo la mia preoccupazione per il come vanno le cose in politica. Qui rischiamo che, per le prossime elezioni, si vada a finire solo con una gran confusione e il rischio di ingovernabilità diventa molto serio. Il primo sconcerto deriva dalla sfacciataggine di chi è stato colto con le mani nella marmellata e dichiara, negando l’evidenza, che non è vero. Questi signori non hanno nemmeno il pudore di tacere. Denota una decadenza dei costumi che si amplia sempre di più provocando quell’effetto domino che per gli onesti significa allontanarsi maggiormente dalla politica e dai loro faccendieri. Da qui deriva l’altra preoccupazione è che la “qualità” dei candidati cali ulteriormente.
Cosa possiamo fare noi per arginare questa valanga che nel suo precipitare a valle coinvolge tutti nel bene e nel male? Credo che a questo punto prevalga la necessità che le candidature, che i partiti propongono agli elettori, siano “testate” da un garante che validi la moralità e la serietà dei soggetti presentati. Ma chi potrebbe essere? D’altra parte non siamo degli “sceriffi” che indagano sugli eventuali scheletri nell’armadio di chi si presenta apparentemente pulito e invece ha ben nascoste le sue malefatte. A questo punto si dovrebbe richiedere una sorta di “patto d’onore” impegnando il candidato eletto a dimettersi se dovessero venire a galla degli illeciti a suo carico. Ma vorrei aggiungere qualcosa di più. Sino ad oggi abbiamo capito che le candidature, per lo più, presuppongono un facile arricchimento, una volta eletti. Ma se stabiliamo che l’indennità non debba superare una certa soglia e che tutto debba essere certificato pubblicamente compresi i redditi personali ritengo che sarebbe un’iniziativa in grado di scoraggiare molti tra i vari faccendieri di professione.
Come dire: il gioco non vale la candela soprattutto se gli accertamenti fossero immediati e le pene severe e definitive. In altri termini occorre dare un segnale forte e chiaro ma temo che i partiti oggi non siano ancora consapevoli di tale necessità. E da qui la mia preoccupazione ritorna a riprendere fiato sempre più gravida di scenari tenebrosi. E le sceneggiate di questi giorni lo dimostrano, purtroppo.
Possibile che non siamo in grado di capire i guasti provocati da trenta anni a questa parte da una certa classe politica solo interessata ad arricchirsi con il denaro pubblico ed è stata solo capace di generare un debito sovrano da capogiro? Possibile che non si ravveda e si renda conto che con quest’andazzo stiamo recitando il de profundis alla democrazia se si pensa che oggi il 50% dell’eletto-rato cerca di dissociarsene non andando a votare o votando scheda bianca?
E che il restante 50%, a parte le frange affaristiche, si presenta alle urne turandosi il naso per la puzza che emanano certe scelte rivoltanti e cerca di salvare il salvabile ammesso che ci sia ancora qualcosa da salvare. Sono troppo pessimista? Ho perso la speranza? Dovrei dire con Eduardo de Filippo: la speranza è na’ fetenzia? (Riccardo Alfonso)

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