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Quando il cuore si ammala per troppa felicità

Posted by fidest press agency su sabato, 14 ottobre 2017

ZurigoZURIGO. Si può morire di crepacuore ma anche per troppa felicità. E’ la conclusione di uno studio commentato da Thomas F. Lüscher, Direttore della Divisione di Cardiologia all’Ospedale Universitario di Zurigo, Svizzera, durante il meeting “Hot topic in cardiology” promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini e svoltosi recentemente nella città svizzera.
«E’ da quasi trent’anni che il cardiologo giapponese Keigo Dote ha descritto la sindrome di Takotsubo» esordisce Lüscher. «Si tratta di una condizione acuta che può apparire come un attacco cardiaco, con forte dolore al petto e mancanza di fiato, ma agli esami i medici non trovano ostruzioni nelle arterie del cuore e solo un’angiografia alle coronarie conferma la diagnosi». Cosa succede quindi? Lo spiega Paolo G. Camici, Professore di Cardiologia, Direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie Cardiovascolari dell’Università Vita-Salute San Raffaele e Responsabile del Centro per le Malattie del Miocardio dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele a Milano: «Uno stress emozionale può provocare un’eccessiva stimolazione del sistema nervoso e una quantità troppo elevata di adrenalina. Questo ormone se in eccesso può causare una disfunzione del microcircolo del cuore, un’alterazione del ritmo del cuore, sindrome di Takotsubo e morte improvvisa». Finora i medici ritenevano che gli stress emozionali fossero unicamente negativi: rabbia, frustrazione, paura, un lutto, una separazione. Recenti studi, invece, hanno evidenziato che anche una forte emozione positiva può portare a un arresto cardiaco, anche se i casi sono minori.
Sia che le emozioni siano positive o negative sono quasi esclusivamente le donne, in particolare in menopausa, a essere colpite dalla sindrome di Takotsubo. In caso di emozioni negative, nove casi su dieci riguardano donne, anche se il primo episodio storico riguarda un uomo, atleta e campione dell’Antica Grecia.Diagora di Rodi era era famoso per la formidabile forza fisica e per il talento atletico, che gli permisero di vincere in tutti i quattro giochi panellenici. La sua impresa più famosa fu comunque la vittoria nella gara di pugilato dei giochi olimpici del 464 a.C., a seguito della quale gli fu dedicata la VII olimpica di Pindaro, venne celebrato come un eroe a Rodi e gli venne eretta una statua ad Olimpia. Diagora ebbe tre figli maschi, i quali nello stesso giorno vinsero le olimpiadi, uno nel pugilato, uno nel pancrazio e uno nella lotta. Come racconta Aulo Gellio, al termine delle gare i figli issarono Diagora sulle proprie spalle per portarlo in trionfo, ma la gioia di Diagora per le vittorie dei figli fu tale che dopo aver ricevuto i loro festeggiamenti morì.
Prevalenza assolutamente femminile invece nello studio realizzato da Jelena-Rima Ghadri, dell’Ospedale Universitario di Zurigo, Svizzera, e pubblicato sull’European Heart Journal, rivista della Società europea di cardiologia. Su 485 persone colpite dalla sindrome di Takotsubo osservate, in venti la sindrome era stata provocata da emozioni positive: compleanno, matrimonio di un figlio, diventare nonna, ricevere una festa a sorpresa, vincere al casinò, una visita inattesa da una persona cara. Di queste, diciannove su venti erano donne.
«I sintomi erano simili a quelli riferiti dalle persone con sindrome di Takotsubo provocata da emozioni negative, cioè dolore al petto e mancanza di fiato, e anche il cuore si manifestava agli esami e ai test nello stessa caratteristica forma» commenta Lüscher. «Il nome della sindrome infatti deriva dalla forma che il ventricolo sinistro del cuore assume: l’estremità arrotondata e il collo sottile al termine dalla fase sistolica (contrazione), forma che ricorda la trappola per polpi, lo “tako-tsubo” appunto, usata in Giappone. I medici dovrebbero considerare questo aspetto quando in pronto soccorso arriva una paziente con sintomi di attacco cardiaco dopo una forte emozione: potrebbe non trattarsi di infarto ma di sindrome di Takotsubo. Una diagnosi precoce consente di trattare subito la sindrome con farmaci efficaci e ridurre drasticamente il rischio che questa condizione possa provocare la morte della paziente».

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