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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 327

Torna in scena Copenaghen

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 ottobre 2017

CopenaghenRoma. Dal 24 ottobre al 12 novembre sul palcoscenico del Teatro Argentina torna uno degli spettacoli pluripremiati degli ultimi decenni, COPENAGHEN di Michael Frayn, messo in scena per la prima volta in Italia nel 1999, 18 anni fa, con lo stesso trio d’eccezione di grandi interpreti, Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice, diretti da Mauro Avogadro, una pro­duzione Compagnia Umberto Orsini e Teatro di Roma-Teatro Nazionale in coproduzione con CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia. Un thriller scientifico-politico a tre voci, scritto dall’inglese Michael Frayn, (prima assoluta a Londra al Royal National Theatre nel 1998), che indaga l’incontro avvenuto nel 1941 nella Danimarca occupata dai nazisti, fra i fisici, il danese Niels Bohr, (fondamentali i suoi studi per la struttura atomica e la meccanica quantistica e Premio Nobel nel 1922), e il tedesco Werner Karl Heisenberger, (padre del principio dell’indeterminazione e Premio Nobel nel 1932), al cospetto della moglie del primo, Margrethe. «Penso che sarebbe stato un errore imperdonabile pensare di dar vita ad una Compagnia teatrale che porti il mio nome senza pensare all’opportunità di rimettere in scena uno spettacolo come Copenaghen […] Ecco che Copenaghen1riproporre la pièce di Frayn, che insieme a Giuliana Lojodice e Massimo Popolizio ci aveva visti interpreti per la prima volta 18 anni fa, mi è sembrata una scelta obbligata. Spettacolo nato a Udine nel 1999, riproposto con l’ERT in anni lontani a varie riprese di cui l’ultima otto anni fa, recensito dalla totalità della critica in maniera entusiastica, amato da un pubblico sempre numerosissimo, visto come un evento dai teatri delle maggiori città, sorprendente per la costante attualità del tema trattato, che si vorrebbe più di così?» – racconta Umberto Orsini, protagonista con Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice di un testo divenuto ormai un grande classico del teatro contemporaneo. I tre interpreti di grande spessore, diretti da Mauro Avogadro, ne mettono in evidenza i diversi piani di lettura e le infinite e molteplici sfaccettature psicologiche dei personaggi, per interrogarsi sulla responsabilità morale e politica della scienza.

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