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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 29 ottobre 2017

Giornata delle Ferrovie Dimenticate

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

treno4 marzo 2018. Vivere la cultura dello spazio aperto seguendo territorio e paesaggio lungo un filo dolce e continuo a bassa velocità. Ricercare bellezze paesaggistiche e storiche del territorio, ripercorrendole in tempi distesi per riscoprire ogni ricchezza culturale, estetica ed emozionale. Con queste buone premesse riparte il “Mese della Mobilità Dolce” ideato da Co.Mo.Do., Cooperazione per la Mobilità Dolce.
Due le giornate di punta: la prima dedicata alla Ferrovie Dimenticate, giornata che vanta 10 edizioni all’attivo, con grande partecipazione di appassionati e il coinvolgimento di centinaia di associazioni locali ambientaliste, di equiturismo, di cicloturismo e trekking che hanno avuto e hanno oggi il merito di portare all’attenzione dell’opinione pubblica le linee ferroviarie dismesse. Attraverso il sito http://www.mobilitadolce.org le singole associazioni potranno iscrivere un evento al calendario ufficiale della manifestazione.
La seconda sarà dedicata al turismo equestre, una risorsa sempre più importante per i nostri territori rurali, ma anche un prodotto turistico in crescita e con opportunità di sviluppo che tendono a premiare forme di movimento che offrono il miglior rapporto con le forme esteriori, con la natura, l’atmosfera, le sensazioni e gli aspetti del paesaggio, sempre nell’ottica di ricadute economiche sulle destinazioni. L’obiettivo di Co.Mo.Do. attraverso l’organizzazione del Mese della Mobilità Dolce è infatti di sensibilizzare alla “economia green” attraverso la mobilità leggera e l’intermodalità, in vie verdi a vocazione turistica e paesaggistica riservate a persone non motorizzate, in vie di comunicazione di pubblico dominio basate sul recupero del patrimonio ferroviario dismesso (linee, stazioni e altre infrastrutture), su alzaie di canali e argini di fiumi, dentro Parchi e oasi, su tratturi e strade bianche, all’interno dei borghi più suggestivi d’Italia.
Sotto l’impulso e il coordinamento di Co.Mo.Do. sarà ancora una bella festa per valorizzare un viaggio itinerante nei luoghi più evocativi del patrimonio ferroviario dismesso, per consolidare una campagna di educazione al paesaggio in una grande energica appassionata opera collettiva di riappropriazione e architettura degli spazi aperti e della loro percorribilità.
Nel corso delle settimane sul sito http://www.mobilitadolce.org sarà possibile tenersi aggiornati sugli eventi in programma durante il Mese della Mobilità Dolce. (foto: treno)

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Tiziano: Sacra Conversazione 1520

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

tizianoMilano Palazzo Marino Sala Alessi 5 dicembre 2017 – 14 gennaio 2018 Giunto alla sua decima edizione, il tradizionale appuntamento natalizio con l’arte di Palazzo Marino torna in Sala Alessi con un capolavoro di Tiziano, la maestosa pala d’altare “Sacra conversazione 1520 (Pala Gozzi)” proveniente dalla Pinacoteca Civica “Francesco Podesti” di Ancona, che sarà visitabile, come sempre con ingresso libero. Insieme all’indiscussa importanza storico-artistica del dipinto di Tiziano, la scelta del Comune testimonia la vicinanza di Milano alla città di Ancona, che svolge un ruolo fondamentale come centro di raccolta e riparo di numerose opere d’arte, tra cui molti capolavori, provenienti dai territori marchigiani colpiti dal terremoto, e il costante impegno della nostra città a favore di un territorio in difficoltà.
Grazie ad un importante progetto allestitivo curato dall’architetto Corrado Anselmi, i visitatori potranno straordinariamente osservare non solo il capolavoro di Tiziano ma anche il retro della tavola, dove sono presenti alcuni schizzi a matita, in parte ombreggiati a pennello, realizzati dallo stesso Tiziano e raffiguranti varie teste, una delle quali potrebbe essere il bozzetto per il Bambino in una prima stesura del dipinto. La possibilità di ammirare anche il retro della grande pala d’altare (olio su tavola, 312 x 215 cm) consentirà di scoprire come venivano realizzate nel Cinquecento queste opere che tanta importanza e diffusione hanno avuto nella storia dell’arte del nostro Paese.Dipinta nel 1520 dall’allora trentenne Tiziano per il mercante di Dubrovnik Luigi Gozzi, e destinata all’altare principale della chiesa di San Francesco ad Alto ad Ancona, la “Sacra Conversazione” è il primo dipinto firmato e datato di Tiziano a noi noto: in un cartiglio in basso si legge infatti ALOYXIUS GOTIUS RAGOSINUS / FECIT FIERI / MDXX / TITIANUS CADORINUS PINSIT.La tavola è una tappa decisiva nell’affermarsi di una nuova forma di pala d’altare, svincolata dagli schemi architettonici e prospettici del Quattrocento. Una rivoluzione che era stata intuita da Leonardo con la Vergine delle Rocce, proseguita da Raffaello, ma interpretata da Tiziano con uno spirito aperto alla natura.
L’opera appartiene al tradizionale genere iconografico della pala d’altare definita ‘Sacra Conversazione’: la Madonna con il Bambino appare improvvisamente in un cielo di nuvole in vibrante movimento, infuocato dalla luce magica del tramonto; in basso contemplano sbigottiti la visione San Francesco, a cui era dedicata la chiesa che ospitava la pala, e San Biagio protettore della città dalmata, che indica al committente inginocchiato l’apparizione celeste. Immerso in una calda luce reale, un paesaggio irripetibile, dove spiccano in primo piano le relazioni visive tra i personaggi: ognuno guarda qualcuno sino ad arrivare al Bambin Gesù che a sua volta punta lo sguardo sull’esterno, sullo spettatore, chiamato così ad essere parte attiva dell’opera stessa. Sullo sfondo della rappresentazione, ben visibile, il bacino di San Marco con il Palazzo Ducale e il suo noto campanile.
Un dipinto grandioso che unisce Venezia, Ancona e Dubrovnik: Tiziano sembra suggerire un’alleanza tra i tre più importanti porti dell’Adriatico, sullo sfondo delle turbolenze politiche sul suolo italiano e dell’espansionismo ottomano.Grazie ad un importante progetto allestitivo curato dall’architetto Corrado Anselmi, i visitatori potranno osservare anche il retro della tavola dove sono presenti alcuni schizzi a matita, in parte ombreggiati a pennello, realizzati dallo stesso Tiziano e raffiguranti varie teste, una delle quali potrebbe essere il bozzetto per il Bambino in una prima stesura del dipinto.A valorizzare ancor di più il capolavoro, l’impianto illuminotecnico a cura dell’architetto Francesco Murano, che utilizzerà la tecnica della luce miscelata, ottenuta componendo luci calde e fredde, e favorirà una visione particolarmente brillante dei colori con i faretti Luum della Lumen Center Italia.
Curata da Stefano Zuffi, la mostra è promossa da Comune di Milano, Intesa Sanpaolo – partner istituzionale – con il sostegno di Rinascente. L’iniziativa è coordinata da Palazzo Reale e realizzata insieme alla Città di Ancona – Pinacoteca Civica “Francesco Podesti” in collaborazione con le Gallerie d’Italia di Piazza Scala e organizzata con Civita.
Apertura al pubblico Tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 20.00(ultimo ingresso alle ore 19.30)
Giovedì dalle ore 9.30 alle ore 22.30 (ultimo ingresso alle ore 22.00) Chiusure anticipate 7 dicembre chiusura ore 12.00 (ultimo ingresso alle ore 11.30) 24 e 31 dicembre 2016 chiusura ore 18.00(ultimo ingresso alle ore 17.30) Festività 8 e 25 dicembre, 1 e 6 gennaio aperti dalle ore 9.30 alle ore 20.00 (ultimo ingresso alle ore 19.30). (foto: tiziano)

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Da Brooklyn al Bargello: Giovanni della Robbia, la lunetta Antinori e Stefano Arienti

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

giovanni della robbiaFirenze 10 novembre 2017 – 8 aprile 2018 Museo Nazionale del Bargello Via del Proconsolo 4, Dopo l’esposizione alle grandi mostre presso il Museum of Fine Arts di Boston e la National Gallery di Washington tra 2016 e 2017, approda a Firenze un capolavoro che ha lasciato l’Italia nel lontano 1898: la lunetta con la Resurrezione di Giovanni della Robbia. Verrà presentata al pubblico nella cornice del Museo Nazionale del Bargello, dove si conserva la maggiore raccolta al mondo di sculture realizzate in terracotta invetriata dai Della Robbia. Commissionata probabilmente intorno al 1520 da Niccolò di Tommaso Antinori (1454-1520), che dette inizio alla fortuna imprenditoriale di questo antichissimo casato fiorentino, la lunetta è di dimensioni monumentali (cm 174,6 x 364,5 x 33) e resta oggi uno dei più notevoli esempi della produzione di Giovanni della Robbia (Firenze 1469-1529). Figlio di Andrea e insieme a lui continuatore della bottega del nonno Luca, Giovanni si indirizzò verso una produzione contraddistinta da una maggiore esuberanza decorativa e cromatica, come appare proprio da questo straordinario esemplare, rimasto per quasi quattro secoli nella sua ubicazione originaria, la prestigiosa Villa Le Rose costruita fuori le mura di Firenze quale residenza di campagna e sede, già in antico, di produzione vinicola. La lunetta raffigura il Cristo risorto, con il committente Antinori in ginocchio alla sua destra e i soldati attorno al sepolcro, secondo l’iconografia tradizionale: il tutto su un articolato sfondo di paesaggio e all’interno di una fastosa cornice di frutti e fiori popolata da piccoli animali. L’opera venne acquistata nel 1898 da Aaron Augustus Healy (1850-1921), personaggio chiave della Brooklyn di fine Ottocento, importante uomo d’affari, presidente del Brooklyn Institute of Arts and Sciences per venticinque anni, ma anche esperto collezionista e generoso mecenate. Healy, che portò a New York la lunetta per donarla al Brooklyn Museum, la riaccompagna idealmente oggi a Firenze, con una spettacolare presenza ‘in effigie’: altro capolavoro concesso in prestito dallo stesso museo americano è infatti il Ritratto di Aaron Augustus Healy dipinto da John Singer. Sargent nel 1907. Sargent (Firenze 1856 – Londra 1925) artista cosmopolita e di eccezionale successo, fu uno dei ritrattisti più in voga presso l’alta società delle capitali europee e americane: quello di Healy è uno degli ultimi ritratti eseguiti da Sargent, che in seguito riservò quel privilegio solo a pochi fortunati come Henry James, Vaslav Nijinsky, John D. Rockefeller o il presidente degli Stati Uniti Thomas Woodrow Wilson.Nel 2016 Marchesi Antinori ha generosamente finanziato il complesso restauro della lunetta, realizzato nei laboratori del Brooklyn Museum in previsione della mostra al Museum of Fine Arts di Boston. Si è in tal modo venuta a creare una singolare convergenza storica, una suggestiva continuità di committenza e tutela esercitata dalla famiglia Antinori attraverso i secoli, che si rinnova ulteriormente in questo eccezionale e temporaneo ritorno in Italia. Marchesi Antinori sostiene infatti anche questa iniziativa fiorentina, a seguito del bando pubblico indetto dal museo ai sensi dell’art. 19 D.Lgs. n. 50/2016.
L’evento accenderà dunque i riflettori, dopo quasi 120 anni dal suo trasferimento oltreoceano, su uno straordinario capolavoro poco conosciuto dal pubblico italiano ed europeo, cui verrà dedicata un’intera sala degli spazi museali del Bargello. In parallelo, la seconda sala ospiterà un’opera di Stefano Arienti, artista italiano tra i più apprezzati in ambito internazionale, dal titolo Scena fissa, con cui la scultura robbiana viene riletta e reinterpretata, dando vita ad un inaspettato dialogo tra arte rinascimentale e contemporanea. Tale creazione, ideata per la sala mostra del museo Nazionale del Bargello, quindi con un progetto site-specific, rientra nelle iniziative di Antinori Art Project, progetto che muove dall’idea di creare una naturale prosecuzione dell’attività di collezionismo, proseguendo una tradizione della famiglia che viene oggi rivolta verso le arti e gli artisti del nostro tempo. (foto: giovanni della robbia)

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Delitti allo specchio

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

delitti allo specchioOstia (RM) Lunedì 30 ottobre – ore 18.00 Stabilimento “Il Venezia”, Lungomare A. Vespucci 6/8 Roberta Bruzzone presenta Delitti allo specchio o casi di Perugia e Garlasco oltre ogni ragionevole dubbio.
Quando il “sistema Giustizia” fallisce il peso di quel fallimento, in fondo in fondo, ricade un po’ su tutti noi. Allora non ci resta che raccontare queste storie nella maniera più “vera e spietata” possibile, per rendere un ultimo e doveroso tributo al ricordo delle vittime.“Al di là di ogni ragionevole dubbio” è un posto piuttosto impervio, difficile da raggiungere senza faticare.Ed è proprio lì che vi porteremo.
«Chiara e Meredith non si conoscevano e probabilmente, se anche la vita fosse stata con loro più generosa, se avessero potuto evitare l’ineludibile destino di morte che le attendeva, a tradimento, in un giorno qualunque, non si sarebbero mai incontrate. Eppure le vicende che, loro malgrado, le hanno viste protagoniste hanno davvero tanto in comune. Due storie per molti versi speculari. Due giovani ragazze proiettate verso il futuro, due vite spezzate apparentemente molto diverse, almeno fino a quell’atroce, quanto precoce epilogo. Appartengono a loro le prime immagini che si riflettono l’un l’altra in questo labirinto di specchi nel quale entreremo per cercare di fare chiarezza su due degli episodi più neri della cronaca del nostro Paese.Torneremo sulla scena del crimine, ripercorreremo le indagini svolte analizzando i fatti in modo oggettivo, depurandoli dalle scorie delle false insinuazioni e delle (troppe) parole buttate al vento. E cercheremo di spiegare perché, talvolta, alcune scelte processuali sono scelte obbligate per tentare di porre rimedio alle inevitabili conseguenze di clamorosi errori investigativi, così come certe condanne o certe assoluzioni possono essere “giuste” anche se lasciano dubbi e non rispecchiano in pieno la realtà dei fatti».
Roberta Bruzzone, psicologa forense, criminologa investigativa ed esperta in Criminalistica applicata all’analisi della scena del crimine, docente di Criminologia, Psicologia investigativa e Scienze forensi presso l’Università LUM Jean Monnet di Bari, svolge da anni attività di docenza sulle forme criminali emergenti con particolare riferimento ai rischi che si corrono online. È consulente tecnico nell’ambito di procedimenti penali, civili e minorili e si è occupata di molti tra i principali delitti avvenuti in Italia.www.accademiascienzeforensi.it) e docente accreditato presso gli istituti di formazione della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri.
Valentina Magrin, filosofa, è specializzata in analisi delle fonti documentarie e giornalismo investigativo. Esperta in scienze forensi, criminologia investigativa e criminal profiling, è membro dell’Accademia Internazionale di Scienze Forensi. È curatrice del portale http://www.cronaca-nera.it. Ha scritto insieme a Fabiana Muceli La chiave di Cogne. Come si occulta una semplice verità quando il delitto diventa mediatico (2008). Nel 2017 ha firmato, con la genetista Marina Baldi, il quinto capitolo (“La tutela del genoma umano”) del Trattato di diritto e bioetica. (foto: delitti allo specchio)

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“Italia e Germania tra Ottocento e Novecento”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

chiostro_insubriaComo Martedì 31 ottobre a partire dalle 10.00 nell’Aula Magna del Chiostro di Sant’Abbondio, in Via Sant’Abbondio 12 a Como, si terrà il convegno internazionale “Italia e Germania tra Ottocento e Novecento” organizzato dal Dipartimento di Diritto, Economia e Culture dell’Università degli Studi dell’Insubria con il patrocinio del Centro Italo-Tedesco per l’Eccellenza Europea “Villa Vigoni”.
Durante l’incontro, suddiviso in due parti, si approfondiranno l’evoluzione degli ordinamenti italiano e tedesco dalla prospettiva storica, giuridica e culturale. Nella prima sessione si parlerà nello specifico di giurisdizione superiore e fondazione interna dell’Impero tedesco (1879-1899), della codificazione italiana e tedesca, della circolazione del modello pandettistico, del linguaggio giuridico tedesco tra Ottocento e Novecento e dei riflessi del dibattito post-unitario sull’unicità della Corte di Cassazione nei lavori dell’Assemblea costituente. La seconda sessione sarà invece dedicata ad alcune riflessioni comparatistiche su religione e nazione in Germania e in Italia, ai problemi di unificazione amministrativa nei due paesi e alla questione degli orfani della Prima Guerra Mondiale e il giudice delle tutele.Al Convegno parteciperanno studiosi dell’Università degli Studi dell’Insubria e tedeschi, tra i quali il Prof. Martin Löhnig dell’Università di Regensburg, il Prof. Dian Schefold dell’Università di Brema e la Dott.ssa Christiane Liermann del Centro Italo-Tedesco per l’Eccellenza Europea “Villa Vigoni” e Barbara Pozzo, Valentina Jacometti, Lino Panzeri, Paolo Bernardini e Cristina Danusso dell’Università degli Studi dell’Insubria. Le conclusioni saranno affidate a Dian Schefold dell’Università di Brema. Modera Gabriella Mangione dell’Università degli Studi dell’Insubria. Ingresso libero. (foto: chiostro_insubria)

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Giochetti elettorali e scelte coraggiose

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

gentiloniLettera aperta di Enrico Cisnetto al presidente del consiglio: “Caro Gentiloni, ora che la spinosa vicenda del rinnovo della guida di Bankitalia si è chiusa e che la nuova legge elettorale ha varcato anche le colonne d’Ercole del Senato, e mentre il Governo si accinge a varare la versione definitiva della manovra di bilancio, ci consenta, in nome dell’antica amicizia, di rivolgerci direttamente a Lei con alcune riflessioni e un accorato appello. Sappiamo bene, e lo apprezziamo, che Lei incarna la figura del politico mite e rispettoso degli altri, amici o avversari che siano, e delle regole, a cominciare da quelle comportamentali. Più volte, in questa sede, abbiamo detto che il suo stile alieno da enfasi e retorica era quanto di più necessario dopo le dosi massicce di overstatement introdotte nella politica italiana da Matteo Renzi e dal renzismo, e in un contesto dove il populismo la fa da padrone. Inoltre, non ci sfugge la vecchia regola secondo cui, quasi sempre, ostacolare con troppa veemenza gli incendiari rischia di far divampare ancor di più il fuoco, anziché spegnerlo. Per questo, caro Presidente, l’abbiamo sempre difesa, pur non facendo mai mancare il nostro pungolo costruttivo, anche quando francamente avevamo voglia di tirarle la giacca. Ed è sempre per questo che, pensando al futuro, teniamo a preservarla, nella convinzione che dopo le elezioni e per come si stanno mettendo le cose in Europa, ci sia bisogno di uomini come Lei per trarre d’impaccio il Paese. Detto questo, e proprio per questo, non possiamo esimerci dal dirLe che è venuto il momento di voltare nettamente pagina. Lei, finora, ha tenuto fede al patto di lealtà che ha moralmente sottoscritto con il segretario del suo partito, fatto inusuale in un mondo, quello della nostra politica, dove regnano ipocrisia e trasformismo. Cosa tanto più apprezzabile visto che non è stato affatto ricambiato. È però venuto meno a quel patto confermando, alla fine, Ignazio Visco a governatore della Banca d’Italia. Ha fatto bene, ma doveva farlo prima. Molto prima. La necessità di preservare l’autonomia e l’indipedenza della banca centrale con cui il Governo (privo dei ministri renziani, assenti) ha motivato la scelta invisa a Renzi sussisteva fin dall’inizio, ed è difficile credere che negli ultimi mesi, anche prima dell’estate, in vista della scadenza del mandato di Visco, il segretario del Pd sia andato chiedendo a diversi interlocutori – non si capisce bene a che titolo – la loro disponibilità ad accettare un’eventuale candidatura. Insomma, come da più parti Le era stato suggerito, noi compresi, che sarebbe stato bene procedere alla designazione – a quel punto anche altra persona, non per forza Visco – ben prima della data ultima, tagliando così la strada ai giochi e giochetti che intorno a quella nomina si erano messi in moto, e ad essere onesti non solo per mano di Renzi. Siamo convinti che il Quirinale avrebbe accettato di buon grado quell’anticipo. Attendere, nella (comprensibile) preoccupazione che il Pd potesse procurare danni al Governo, e quindi introdurre elementi di instabilità in un quadro già complicato, ha finito per generare i presupposti del “caso” che si è venuto a creare nelle ultime due settimane, con ben più grave nocumento di quello che si temeva.Ma non è per tornare sul tema Bankitalia, su cui abbiamo detto tutto quello che c’era da dire la scorsa settimana, che abbiamo fatto questo discorso. No, questo è lo spunto per riflettere sulla necessità che sia il Governo, e quindi Lei, a indicare al suo azionista di maggioranza la strada da percorrere, piuttosto che viceversa. Per carità, non Le chiediamo di mettersi in guerra con Renzi (tanto ci pensa già lui). Ma di sottrarsi al gioco di precostituirsi alibi e dotarsi di armi per la campagna elettorale, anche al prezzo di fare scelte sbagliate per il Paese, di alimentare il clima di tensione già in atto e di minare ancor più di quanto già non sia la credibilità delle istituzioni democratiche, questo sì, glielo chiediamo con forza. Prendiamo il caso della legge elettorale. Quella che porta il nome di Ettore Rosato è probabilmente incostituzionale e sicuramente una schifezza. Lei, giustamente, aveva detto che il Governo ne sarebbe rimasto fuori. Perché, dunque, farsi costringere a mettere la fiducia, finendo così per far propria una cosa che è nata altrove e che doveva rimanere (anche se fosse stata una buona legge) di responsabilità del Parlamento? Ora sarà più difficile, una volta che si dimostrerà che il mix tra proporzionale e maggioritario aiuta l’ingovernabilità, indicare Gentiloni come l’uomo adatto alle complesse mediazioni che saranno necessarie dopo il voto perché estraneo alla modalità elettorale che avrà favorito il caos politico. Peccato. Ma queste di Bankitalia e legge Rosato sono scelte ormai fatte. Vediamo invece quelle da fare, specie sul terreno dell’economia. Il giochetto di comportarsi come se fosse all’opposizione pur essendo il partito di maggioranza relativa che esprime il Governo, Renzi sembra volerlo ripetere con la richiesta di rinviare a dopo le elezioni l’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita. Una scelta che sarà pure pagante sul piano elettorale – ma se si ragionasse sulla dimensione della platea dei diretti interessati, forse le aspettative si ridimensionerebbero – ma che rischia di essere devastante per la tenuta dei nostri conti, tanto che il presidente dell’Inps Boeri ha già avvisato che su questo potrebbe ritornare la speculazione finanziaria, misurabile con l’andamento dello spread. Dunque, che il presidente del Consiglio dia retta al ministro dell’Economia, fermamente contrario al rinvio, e mostri il coraggio necessario per tenere la barra dritta: dal 2019 l’età di quiescenza salirà dai 66 anni e 7 mesi di oggi a 67 anni. Se poi Lei, caro Gentiloni, volesse addirittura stupirci (in positivo, naturalmente), potrebbe ripensare all’assunto su cui ha basato la legge di bilancio 2018, che fin qui è apparsa, per quanto se ne sa, una manovrina ina-ina di fine legislatura. È stato dato per certo, infatti, che l’aumento dell’Iva sarà sterilizzato, con ciò esaurendo quasi tutte le risorse della prossima Finanziaria. Ma c’è da chiedersi se, in un momento di ripresa che deve essere assolutamente sostenuta se si vuole si trasformi in crescita strutturale, sia davvero la giusta priorità usare 19 miliardi per tenere ferma l’Iva, considerato anche il fatto che bisognerebbe trovare altri 19 miliardi sia per il 2019 che per il 2020. Ora, facendo finta che le altre misure della legge di Bilancio siano tutte indispensabili e inderogabili – e non è così – è evidente che destinare solo un euro su cinque allo sviluppo è sbagliato. Tanto più che quasi 60 miliardi in tre anni sono proprio la cifra che servirebbe per rilanciare gli investimenti pubblici in conto capitale, che hanno un effetto moltiplicatore sul pil e sull’occupazione, più che recuperando così l’effetto negativo sui consumi che l’aumento dell’Iva avrebbe. Certo, capiamo bene che non sarebbe facile far approvare a pochi mesi dalle elezioni una manovra del genere, magari spiegandola con gli effetti positivi che avrebbe sull’inflazione, ancora maledettamente troppo bassa. Ma comunque non è di sicuro grazie alla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia Ue (tra cui l’Iva, appunto) che gli italiani correranno in massa alle urne. Invece, una misura coraggiosa potrebbe restituire credibilità, oltre che verso i mercati e i partner europei, anche nei confronti degli elettori, perché non è vero che le cose serie e coraggiose sono elettoralmente improduttive. E poi, avendo noi quattro aliquote (4-5-10- 22 percento), mentre, per esempio, la Germania solo due (al 7% e al 19%), c’è spazio per una riorganizzazione intelligente. Anche perché la differenza tra gettito Iva potenziale e reale è intorno ai 40 miliardi, e questa “tassa occulta” va in qualche modo colpita. Insomma, se per sterilizzare l’aumento dell’Iva e nella molto aleatoria ipotesi che questo porti consenso elettorale, il governo si lega mani e piedi impegnando quasi tutte le (poche) risorse che ci sono, forse è il caso di cambiare rotta. E se non lo si vuole fare con questa manovra, almeno si dica che nella prossima legislatura sarà questa la scelta di fondo.Caro Presidente, come avrà capito apprezziamo il suo understatement ma la vogliamo decisamente più coraggioso. Pronto a prendere per mano questo Paese smarrito, che altrimenti sarà definitivamente preda del populismo dilagante. Con stima e speranza.(Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Contratto pubblica amministrazione: riprende la presa in giro

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

ministero-finanzeL’Agenzia che segue i negoziati per conto del Governo ha convocato i sindacati per l’8 novembre: si ricomincia dal comparto della Pubblica amministrazione centrale, gli statali in senso stretto (Ministeri, Inps, Agenzie fiscali), per i quali già si erano tenute le prime riunioni. Presto toccherà anche alla Sanità. Una delle contrattazioni più attese è quella sulla Scuola, dove opera un terzo di tutta la PA e gli stipendi sono tra i più bassi del pubblico impiego. Ma quello che doveva rappresentare il contratto della svolta, dopo quasi un decennio di inaudito blocco adottato solo per il comparto pubblico, si sta rivelando un “contentino”, visto che le trattative che si stanno avviando possono contare su risorse a di poco inadeguate. Nella legge di Bilancio 2018, i finanziamenti si fermano a 2 miliardi e 850 milioni di euro ai rinnovi, per il triennio 2016-2018. Sono talmente pochi che solo per il comparto Scuola servirebbe altri 2,3 miliardi di euro. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il confronto della parte pubblica con i sindacati servirà solo a ratificare l’accordo del 30 novembre dello scorso anno, adottando dei criteri che faranno oscillare avanti e indietro quell’incremento in busta paga. Significa che alcuni lavoratori della scuola potranno contare su cifre vicine ai 100 euro, altri si fermeranno probabilmente a 60 euro. La sostanza comunque non cambierà di molto: perché si tratta sempre di cifre lorde, quindi di fatto un docente o Ata dovrà aspettarsi un incremento netto che potrà variare dai 30 ai 50 euro. Gli incontri che si svolgeranno nei prossimi mesi serviranno a capire quali sono i parametri da adottare per far pendere la bilancia da una o dall’altra parte. In ogni caso, anche coloro che percepiranno gli aumenti maggiori si ritroveranno con uno stipendio ancora fortemente inferiore al tasso d’inflazione, che nell’ultimo periodo è salito del 15 per cento, e a quello dei colleghi di quasi tutti i Paesi europei. Rispetto ai docenti tedeschi, che tra l’altro vanno in pensione con circa 25 anni di servizio e pure senza grosse penalizzazioni, i nostri insegnanti lavorano di più e continueranno a percepire quasi la metà.

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Ri-abbiamo Visco: Viva Visco

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

Banca d'ItaliaE’ stato nuovamente nominato a governare la Banca D’Italia. Ignazio Visco. Dopo il sestennio in cui pochi si sono accorti della sua presenza se non per la scarsa sua opera di vigilanza, ora ce lo teniamo per altri sei anni. Suo compito, continuerà ad essere quello della politica monetaria unica delle operazioni in cambi, gestione delle riserve, produzione delle banconote in euro, il funzionamento del sistema dei pagamenti, la supervisione sui mercati, compiti di tesoreria, attività di analisi e ricerca, Autorità di Vigilanza sulle banche, Autorità nazionale di risoluzione delle crisi, Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia.Noi lo abbiamo notato per la sua assenza nel prevenire le crisi di diverse banche, soprattutto per le conseguenze che hanno portato a diversi dissesti, dove le vittime sono sempre state i risparmiatori.La domanda principale che ci siamo fatti e che continuiamo a farci e’: ma a che serve la Banca d’Italia in regime di Banca Centrale Europea (BCE). Certo, sappiamo le differenze di intervento e competenze, ma perche’ non viene tutto delegato a Francoforte? La nostra impressione e delusione non e’ tanto sul personaggio Ignazio Visco, ma sul fatto che la nostra politica in materia debba continuare ad essere delegata ad un passacarte di decisioni che vengono prese altrove. Noi preferiremmo un’Autorità a tutti gli effetti, e per questo guardiamo a Francoforte… ma per ora ci dobbiamo accontentare. Viva Visco! (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Bangladesh: un nuovo sito per i rifugiati rohingya

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

BangladeshL’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, ha trasferito circa 1.700 rifugiati in un sito messo a disposizione dal governo nel sud-est del Bangladesh, decongestionando le strutture di Kutupalong e fornendo loro una casa dopo settimane di continui spostamenti. Molti dei rifugiati coinvolti rientrano tra quelli che hanno camminato per circa una settimana per attraversare il confine del Bangladesh, solo per rimanere bloccati quattro giorni in un villaggio frontaliero prima di essere autorizzati a procedere nell’entroterra del Paese la scorsa settimana. L’UNHCR ha aperto un centro di transito e delle scuole per rifugiati all’interno del campo di Kutupalong per ospitare temporaneamente i rifugiati più vulnerabili.I trasferimenti sono cominciati martedì, nel tentativo di decongestionare le scuole di Kutupalong, far ripartire le lezioni e liberare il centro di transito per i prossimi arrivi.Sono 5.000 i rifugiati che saranno trasferiti nel nuovo sito, che fa parte del terreno di 3.000 acri noto anche come Kutupalong Extension, messo a disposizione dal governo del Bangladesh per ospitare i nuovi arrivati.Prima dei trasferimenti, l’UNHCR ha sviluppato un piano per l’area, dalla conformazione collinare, e ha cominciato a costruire bagni e pozzi. È stato inoltre destinato dello spazio alle associazioni partner affinché potessero costruire strutture come centri comunitari, avamposti sanitari, scuole e spazi per i bambini. L’UNHCR sta in parte finanziando la costruzione di una strada nei pressi del campo per facilitare l’accesso ai rifugiati e velocizzare la consegna dei beni.Da martedì i volontari hanno aiutato i rifugiati più vulnerabili a portare le proprie cose nel nuovo sito. L’UNHCR sta distribuendo utensili per la casa e kit per la costruzione di rifugi contenenti teli di plastica, pali di bambù e corde. Save the Children sta assumendo personale per aiutare nella costruzione dei rifugi per i rifugiati più vulnerabili. La ONG locale Gonoshasthaya Kendra (GK) sta effettuando dei controlli medici, mentre Action Against Hunger sta distribuendo cibo e acqua finché i rifugiati non potranno cucinare da soli.Circa 605.000 rifugiati sono arrivati in Bangladesh da quando, a fine Agosto, sono iniziate le violenze nello Stato di Rakhine, nel Myanmar settentrionale.

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Scuola: Diventare insegnanti: con le nuove regole strada più in salita

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

ministero-pubblica-istruzioneI nuovi candidati potranno partecipare al nuovo concorso pubblico, aperto a tutti e previsto per il mese di giugno 2018, superato il quale si potrà quindi accedere al percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio (il cosiddetto FIT) di durata triennale. Per accedere al concorso saranno necessari la laurea e il possesso di 24 CFU nelle discipline antro-psico-pedagogiche. I problemi sorgono subito dopo: il primo anno, coloro che sono stati reputati idonei acquisiranno una sorta di quella che oggi viene considerata l’abilitazione all’insegnamento; poi, proseguiranno con un altro anno di formazione. In questo biennio svolgeranno pure supplenze a stipendio ridotto. Anzi, sarebbe meglio parlare di rimborso spese, perché le cifre sembra che varieranno tra i 400 euro e i 600 euro al mese, probabilmente anche lordi. Al terzo anno di FIT, il candidato in formazione potrà accedere alle vere e proprie supplenze annuali, con stipendio equiparato ai precari attuali.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Le cifre, da assegnare ai vincitori di concorso, che circolano in questi giorni per i primi due anni di FIT, sono così miserevoli che non si avvicinano nemmeno ad un assegno di disoccupazione. Inoltre, va ricordato che un laureato in questo modo deve anche rinunciare alle supplenze tradizionali perché non riuscirà a far conciliare tutto. Come Anief, quindi, siamo pronti a ricorrere per far riconoscere una borsa di studio adeguata al lavoro svolto. Lo stesso vale per gli studenti del Tfa, Pas, Cobaslid, Afam, SSIS e di ogni altro corso universitario abilitante: se sono abilitati non si può chiedere loro di lavorare come fossero dei “tirocinanti” senza esperienza pregressa. Inoltre, reputiamo illegittimo lo stipendio iniziale al terzo anno di FIT: dovrà essere adeguato agli effettivi anni di insegnamento già svolti dal docente, senza alcuna discriminazione rispetto al personale già di ruolo.

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Mostra Mario Arlati: incomplete flags

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

arlatiarlati1Lugano (Svizzera) Contrada Sassello, 5 giovedì 9 novembre 2017 ore 18.00-21.00 alla presenza dell’artista la Galleria d’arte Contini presenta le nuove creazioni dell’artista Mario Arlati presso Aimo Room Concept Store di Lugano. Si tratta di oltre una quarantina di tele dove le bandiere di varie nazioni sono reinterpretate secondo il pennello e la tecnica artistica del maestro Arlati. La serie di Incomplete flags si sviluppa a partire da un progetto dell’Unione Europea, ed è un dichiarato omaggio alla pittura dell’artista Jasper Johns. Arlati pone una certa enfasi sul termine incomplete, rimarcando il ruolo attivo dello spettatore – che diviene spettatore emancipato, secondo la definizione di Jacques Rancière – il quale è chiamato, dietro l’input dell’artista, a completare l’opera con il proprio sguardo e la propria intuizione. L’utilizzo degli stracci macchiati incidentalmente dal pennello dell’artista o riciclati da laboratori di tintoria è un richiamo alla poetica di Arlati che molto attinge dall’arte povera, ed al contempo un nuovo gesto artistico. Spesso definita informale-materica, l’arte di Mario Arlati sfugge ad una qualunque definizione stilistica. I “corpi” dei arlati2suoi dipinti sono molto altro, sono terra, natura che di colpo si lacera per lasciare intravedere, attraverso le crepe/fessure, il colore, la vita. Le cromie spaziano da registri più freddi come il blu ed il nero (ombre e buio) al giallo e rosso (luce e passione).
Mario Arlati nasce a Milano nel 1947, dopo qualche anno di studi irregolari, si forma artisticamente alla Scuola d’Arte del Castello Sforzesco a Milano. Seguendo questo indirizzo, le prime opere sono nel più puro stile figurativo, ma negli anni ’70 scopre la sua dimensione ad Ibiza, piccola isola delle Baleari. Da allora Mario Arlati vive e lavora ad Ibiza parecchi mesi all’anno e le sue opere sono una chiara testimonianza del coinvolgimento artistico avvenuto. Dal figurativo passa infatti all’informale materico seguendo le tracce della scuola spagnola. I suoi “muri” sono la rappresentazione delle atmosfere solari dell’isola, della simbiosi che si crea tra uomo e natura, del continuo lavoro che il sole, il vento e il mare svolgono sull’opera dell’uomo, dando vita a prodotti unici e irripetibili. Mario Arlati vive e lavora tra Milano e Ibiza e dal 2001 è rappresentato in esclusiva dalla Galleria d’Arte Contini. (foto: arlati)

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Banche e fumogeni: Renzi e gli elettori gnoccoloni

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

banca-ditaliaFumogeni o, se si vuole fumo di copertura. La contrapposizione tra il Governo, con eccezioni, e il segretario del maggior partito di maggioranza, Matteo Renzi, per la nomina del Governatore della Banca d’Italia, sembra un gioco di squadra in vista della scadenza elettorale. Fumo di copertura, insomma, che lascia il tempo che trova, perché la data di scadenza del mandato del Governatore Ignazio Visco, era nota da tempo, per cui si poteva intervenire anticipatamente, accompagnando la nuova scelta senza i traumi provocati da una mozione parlamentare chiaramente anti Visco, accusato di insufficiente vigilanza sulle banche. Vero è che la Vigilanza della Banca d’Italia è impotente di fronte a condotte penali delle banche, ma ci sono aree di intervento che possono essere controllate, ostacolando, ad esempio, operazioni di ricapitalizzazione attraverso la emissione di obbligazioni subordinate. Alcune riforme del sistema bancario (banche popolari, banche di credito cooperativo, limite agli investimenti delle fondazioni), realizzate dai precedenti governi, sono certamente da apprezzare, ma rimangono problemi di fondo, oltre a quelli della carenza di vigilanza della Banca d’Italia. E’ il nostro sistema bancario che è insufficiente per i crediti deteriorati, per scarsa efficienza e redditività e per gli elevati costi operativi che sono scaricati sul consumatore. E’ questo il nodo centrale attorno al quale si fa fumo, cioè non si individua con chiarezza il tema, cioè l’organizzazione del nostro sistema bancario, e rimanere fermi, in un mondo globalizzato, significa essere travolti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Le false notizie: Un costume politico vergognoso

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

travaglioPiero Fassino durante la trasmissione “Un giorno da pecora” ha rivelato agli ascoltatori una squisita, raffinata chicca con il fare di chi la sa lunga affermando che “Travaglio viene dal Fuan” ovvero il fronte universitario fascista mentre lui “proviene da tutt’altra storia”. I conduttori della trasmissione Geppi Cucciari e Giorgio Lauro sono stati presi alla sprovvista mostrando solo una timida incredulità tanto che la notizia è rimbalzata sui media come una “bomba” e costringendo il destinatario, appena appresa la dichiarazione di tanto illustre personaggio, ad una smentita e ad una querela perché il fatto è stato inventato di sana pianta. Ma questo vizietto di marca “Pd” non è il solo. E’ di questi giorni che il senatore Stefano Esposito durante la trasmissione “l’aria che tira” su la7 ha dichiarato che il ministro Calenda aveva risolto la vertenza di Valeria Ferrara, la commessa del negozio Clvin Klein di Castel Romano, che era stata trasferita per punizione a 50 chilometri di distanza dal proprio domicilio per aver chiesto all’azienda il riposo settimanale. Il sindacato che segue la vicenda, per far revocare il provvedimento, e l’interessata si sono affrettati a precisare che tale dichiarazione è “allo stato destituita di ogni fondamento e che il ministro chiamato in causa dal senatore era addirittura all’oscuro di tutto”. Queste due vicende non sono, ovviamente le sole se molto spesso l’on.le Renato Brunetta, da noto economista, ha più volte rilasciato dichiarazioni per contestare le “sbugiardate” del ministro Padoan in fatto di conti pubblici. E l’elenco disinformante potrebbe continuare a lungo mettendo a dura prova l’opinione pubblica e disorientandola.
Il fine? Lasciare una traccia tanto si sa che si recepisce più facilmente ciò che si dice in prima battuta e molto meno si legge la smentita. E’ che in vista delle prossime elezioni si sta giocando una partita molto pericolosa mettendo in crisi la stessa democrazia e demonizzando le istituzioni e soprattutto chi le rappresenta in specie se lo fa con dignità ed onestà e non sono pochi, per nostra fortuna. (Riccardo Alfonso)

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In Campania Università e scuole di specializzazione di chirurgia da anni senza ferri chirurgici

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

ospedale-di-Cava-de-Tirreni“All’ospedale di Cava de’ Tirreni mancano da anni i ferri chirurgici per la sala operatoria”: la denuncia arriva dai consiglieri comunali di Fratelli di Italia, Clelia Ferrara e Renato Aliberti, che riportano l’inquietudine dei medici cavesi . Da quasi due anni infatti e nonostante siano state espletate tutte le procedure di gara la sala operatoria del reparto di chirurgia generale e d’urgenza e’ ancora sprovvista di ferri chirurgici”.”Siamo alla situazione paradossale – spiegano i due esponenti di Fratelli di Italia – che i medici dell’ospedale di Cava per non interrompere l’attività operatoria siano costretti ad utilizzare i ferri chirurgici personali che iniziano peraltro ad essere usarati “.
“E se questa è la condizione delle sale operatorie delle Università che dovrebbero essere poli di ricerca ed eccellenza figuriamoci in quali condizioni versano gli ospedali di frontiera” commentano i due politici salernitani. “I responsabili di tale ennesima vergogna della sanità in Campania hanno un nome e cognome: il direttore generale dell’azienda ospedaliera Ruggi D’Aragona Nicola Cantone e il commissario Vincenzo De Luca che continuano a gestire il comparto senza sradicare le ottiche clientelari , abbandonando invece i tanti operatori che ,tra mille difficoltà e l’indifferenza dei potenti ,provano a rispondere alle richieste di assistenza dei cittadini” – il Sindaco Servalli batta un colpo per dire che è ancora alla guida della città e si unisca alla nostra protesta” concludono i due consiglieri cavesi.

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La chiesa cattolica e la trasparenza

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

segretoRoma Giovedì 9 novembre 2017, ore 9:30 Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4: L’impegno della Chiesa cattolica per la trasparenza sta crescendo, come si osserva per esempio nel campo delle finanze. D’altra parte, esiste una maggiore sensibilità per la tutela del segreto, in modo particolare per quanto riguarda la privacy e lo svolgimento dei processi penali. E tuttavia, come promuovere contemporaneamente la trasparenza delle attività ecclesiali e la necessaria segretezza? C’è bisogno di una normativa aggiornata, o piuttosto di una maggiore responsabilità nella sua applicazione?
È per rispondere a questi interrogativi che la Facoltà di Diritto Canonico e l’Istituto di Psicologia della Gregoriana hanno organizzato per il prossimo 9 novembre la giornata di studi «La Chiesa tra l’impegno per la trasparenza e la tutela del segreto». La giornata intende infatti affrontare questa sfida in un’ottica di dialogo tra le discipline, coinvolgendo in modo particolare la teologia morale, la psicologia e il diritto italiano.Ai saluti iniziali del Rettore della Gregoriana, P. Nuno da Silva Gonçalves, pontificia università gregorianaSJ, seguiranno quelli del Card. Giuseppe Versaldi, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, formatosi proprio alla scuola dei due enti organizzatori dell’evento, e oggi Titolare della Cattedra Ignacio Gordon per progetti interdisciplinari tra Psicologia e Diritto Canonico. Seguiranno le relazioni di P. Paolo Benanti, TOR (Dipartimento di Teologia Morale, Gregoriana) sul presunto conflitto di valori trasparenza/segreto in prospettiva del bene comune; di Stefano Guarinelli (Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, Milano) sulla centralità dei confini psichici e della loro vulnerabilità nella diagnosi e nella terapia; e di Carlo Colapietro (Dipartimento di Giurisprudenza, Università degli Studi Roma Tre) sulla via italiana alla conoscibilità dell’agere pubblico.I lavori riprenderanno alle ore 15, focalizzandosi sulla parte propriamente canonica. Su trasparenza e segreto nel diritto canonico interverrà P. Ulrich Rhode, SJ (Facoltà di Diritto Canonico, Gregoriana). Mons. Alberto Perlasca (Segreteria di Stato, Vaticano) presenterà la questione della trasparenza nella amministrazione dei beni ecclesiastici; sull’ambito del diritto penale canonico si confronteranno invece P. Damián G. Astigueta, SJ (Facoltà di Diritto Canonico, Gregoriana) e Davide Cito (Facoltà di Diritto Canonico, Pontificia Università della Santa Croce). Le conclusioni saranno affidate a Mons. Gian Paolo Montini, del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.La giornata di studi è sostenuta dalla Cattedra Ignacio Gordon, sovvenzionata dal Pontificio Istituto Teutonico di Santa Maria dell’Anima. Sono invitati tutti gli interessati, in modo particolare gli studiosi, docenti, studenti e operatori del diritto canonico. L’ingresso è libero, ma con iscrizione obbligatoria sul sito http://www.iuscangreg.it/segreto. (foto: segreto)

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Risorse e terapie anticancro

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

tumore metastatico1È necessario modificare i criteri con cui distribuire a livello nazionale, regionale e aziendale le risorse per coprire le uscite derivanti dalle terapie anticancro. Sono i cosiddetti costi standard, fondamentali per definire le modalità di finanziamento dei reparti di oncologia. Oggi viene applicata una tariffa unica per prestazione generica (per esempio la chemioterapia ha una sola classificazione), con rilevanti differenze fra costi effettivi e standard. In realtà bisognerebbe far riferimento all’indicazione terapeutica, cioè al tipo di patologia trattata. I costi dei farmaci oncologici hanno un peso rilevante nella spesa delle oncologie italiane, con valori diversi per trattamento da 2.276,1 euro a 380,3 euro. Il 42% delle uscite totali per le terapie ad alto costo (sottoposte a registrazione AIFA) è indirizzato al tumore del seno, seguito dal colon-retto (13%), dal polmone (13%) e dalla prostata (7%), cioè dalle quattro neoplasie più frequenti. I dati emergono da una ricerca realizzata dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dal Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (CIPOMO) e dal N.I.San. (Network Italiano Sanitario per la condivisione dei costi standard) presentata oggi a Roma al XIX Congresso Nazionale AIOM. Questo studio è in assoluto il terzo in Europa per dimensione del campione: ha preso in esame 7.660 pazienti, seguiti da 10 Oncologie nel 2015. Complessivamente, sono state analizzate 64.868 sedute (chemioterapia, immunoterapia ecc), per un costo totale pari a 75.814.416 euro. Sulla base delle diverse caratteristiche e tipologie di pazienti, si sono evidenziate chiare differenze: il 42% delle sedute è costituito dalle terapie ad alto costo, il 57% da quelle a basso costo, l’1% dalle sperimentazioni. “Questo studio – spiega Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM – indica chiaramente la necessità di assegnare le risorse sulla base delle caratteristiche dei pazienti, cioè della patologia trattata, superando gli elementi amministrativi a cui rispondono gli attuali criteri. È necessario quindi procedere alla applicazione reale dei costi standard che sono strumenti di fondamentale importanza nella valutazione della spesa, assicurando la sostenibilità del sistema sanitario, e per garantire equità nella distribuzione delle risorse. Consentono inoltre di sapere se si spende troppo e perché, o se vi è carenza di risorse, oltre a consentire di formulare e monitorare i budget. I costi standard non hanno un contenuto ‘ragioneristico’, ma devono essere uno strumento di indirizzo strategico”. La ricerca ha inoltre evidenziato come una parte considerevole delle spese sostenute per l’effettuazione dei trattamenti non sia legata al farmaco: le altre voci (costi per personale medico, dispositivi sanitari, laboratorio, radiologia, consulenze e, più in generale, della struttura) rappresentano il 20% del totale nel caso delle terapie ad alto costo e addirittura il 92% per quelle a basso costo. “Un caso emblematico è rappresentato dalla chemioterapia – sottolinea Evaristo Maiello, direttore Oncologia di Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo –. Per questo trattamento quando somministrato in regime ambulatoriale o di day hospital, viene riconosciuta una tariffa che varia nelle diverse Regioni, ma nessuna riesce in realtà a coprire gli effettivi costi del personale, dell’ammortamento delle apparecchiature e quelli generali della struttura. In particolare, se si analizzano le chemioterapie a basso costo, si nota come vengano erogate quasi gratuitamente. Vi sono ad esempio chemioterapie che durano ore e che richiedono la continua presenza degli infermieri, per cui la conoscenza e l’analisi degli aspetti organizzativi sono fondamentali per la determinazione dei costi standard e per stabilire nuovi criteri per coprire le spese dell’assistenza”. Nel 2017 in Italia sono stimati 369.000 nuovi casi di tumore: la sopravvivenza a 5 anni fra le donne raggiunge il 63%, fra gli uomini il 54%. “Siamo consapevoli – afferma Mario Alberto Clerico, presidente CIPOMO – che la gestione dei costi rappresenti una priorità e noi siamo pronti a fare la nostra parte. Per garantire la sostenibilità del sistema sanitario, la parola d’ordine è appropriatezza. Anche nel settore oncologico si deve procedere all’eliminazione di spese improprie, per rendere più efficiente l’organizzazione dei servizi e migliorare l’assistenza garantita ai cittadini. Va però ricordato che in Italia la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è più alta rispetto a quella dei Paesi dell’Europa centrale e settentrionale, anche se abbiamo a disposizione meno fondi. La definizione di nuovi criteri nella distribuzione delle risorse è quindi un passaggio fondamentale”.
Nella ricerca la rilevazione dei costi standard dei farmaci si è basata sui dati di 10 reparti di oncologia. Per gli altri fattori produttivi (medici, altro personale e servizi), la ricerca si è avvalsa della rilevazione dei costi standard di 17 Oncologie incluse nel N.I.San. “Nel 2011 a livello internazionale è stato stabilito il Clinical Costing come metodologia di riferimento per la determinazione dei costi standard in sanità – evidenzia Alberto Pasdera, coordinatore scientifico N.I.San. -. E nella ricerca abbiamo utilizzato questo sistema che ha dimostrato di essere il più preciso e, soprattutto, il più adatto per collegare i costi effettivi con quelli standard. Il calcolo dei costi effettivi è di fatto una ‘scala gestionale’: non è possibile determinare i costi per indicazione terapeutica (ad es. tumore del seno o del colon retto) senza prima conoscere i costi dei servizi erogati ai singoli pazienti trattati (le sedute), e non è possibile determinare i costi dei servizi senza disporre dei costi per prestazione (ad esempio per le infusioni chemioterapiche) che compongono un servizio”. Già nel 2010 l’AIOM aveva pubblicato un’indagine sui costi standard per DRG in oncologia, cioè sulle tariffe per la remunerazione delle prestazioni di assistenza ospedaliera, da cui era emersa una ‘sottotariffazione’ dei ricoveri (differenza tra tariffazione e costi reali) pari al 28%. Un’altra indagine condotta nel 2015 ha evidenziato un ulteriore incremento di questa differenza che ha raggiunto il 78%. “I farmaci antineoplastici – continua Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione AIOM – rappresentano nel nostro Paese la prima categoria terapeutica con un costo di quasi 4,5 miliardi di euro nel 2016, anche se la voce maggiore di spesa per l’assistenza oncologica non è rappresentata dai farmaci”. “Oggi più che mai vi è il bisogno di terapie innovative e di migliori modelli gestionali che le rendano accessibili – conclude Maurizio de Cicco, Presidente e Amministratore Delegato di Roche –. Siamo felici di poter collaborare con la comunità oncologica per assicurare un impiego appropriato dei farmaci, coscienti che la sostenibilità del sistema sia anche nostra responsabilità. Auspichiamo che la nuova governance affronti temi quali la valutazione di nuovi modelli di finanziamento, come gli accordi di rimborso in base agli outcome, fino a nuovi modi per la raccolta dei dati e la misurazione dei risultati”.

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Una strategia unitaria contro le neoplasie”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

tumoriRoma. La conferma del Fondo per i farmaci anticancro innovativi rappresenta una misura indispensabile per sostenere l’accesso alle cure anche nel 2018. Ma è necessario andare oltre con misure strutturali perché oggi oltre un milione di italiani ogni anno è costretto a cambiare Regione per curarsi. Per questo serve subito il “Patto contro il cancro”, un programma ed una regia unici nazionali che garantiscano una strategia unitaria per combattere la malattia, dalla prevenzione alle terapie, dalla riabilitazione all’umanizzazione dell’assistenza, alla ricerca fino all’innovazione, in grado così di incidere a 360 gradi sull’impatto di questa patologia nel nostro Paese. Un Patto da finanziare con l’aumento del prezzo delle sigarette, una strada già percorsa con successo da altri Paesi come l’Australia, la Norvegia e l’Irlanda. È questo l’appello lanciato nella prima giornata del XIX Congresso nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), che si è aperto a Roma. “La ‘tempesta perfetta’ che si temeva potesse travolgere il sistema sanitario per l’arrivo delle nuove molecole anticancro è stata evitata – afferma Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -. Grazie anche al Fondo di 500 milioni di euro destinato all’acquisto di queste terapie che gli oncologi italiani lo scorso anno hanno fortemente richiesto e che il Governo italiano ha istituito per la prima volta nell’ottobre 2016. Oggi il Fondo è una misura strutturale, però la spinta all’innovazione e le nuove terapie sempre più efficaci in futuro rischiano di non rendere sufficiente questa fonte. Per questo chiediamo di implementarlo, come parte integrante del Patto, con una tassa di un centesimo in più a sigaretta”. Ogni giorno in Italia più di 270 nuove diagnosi di tumore sono riconducibili al fumo. Preoccupa in particolare la diffusione del tabagismo fra le italiane, con conseguenze evidenti su due fra le neoplasie più frequenti: in quindici anni l’incidenza del cancro del polmone è diminuita fra gli uomini da 29.097 nuovi casi nel 2003 a 28.200 nel 2017 (-1,7% annuo), fra le donne invece è aumentata da 7.962 diagnosi nel 2003 a 13.600 nel 2017 (+3,1% annuo). Simile l’andamento del cancro della vescica (-1,1% uomini e +0,3% donne), anche in questo caso per l’opposto atteggiamento nei confronti del fumo di tabacco nei due sessi. Una vera e propria epidemia prevenibile, che richiede un impegno urgente da parte dei clinici e delle Istituzioni. Nel 2017 sono stimati nel nostro Paese 369mila nuovi casi di tumore (192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine). “Nel 2018 il Fondo – continua il presidente Pinto – dovrebbe essere destinato alla copertura dei costi sia dei farmaci che dei test richiesti dall’agenzia regolatoria italiana (AIFA) per la prescrizione di queste terapie. Negli ultimi dieci anni in Italia sono state messe a disposizione dei pazienti circa 40 nuove molecole anticancro e il Fondo varato dal Governo nel 2016 ha assicurato nel 2017 l’accesso a sei farmaci innovativi (due in ematologia e quattro in oncologia)”. “La spesa è stata ben governata con una condivisione tra Istituzioni, oncologi e pazienti – sottolinea Stefania Gori, presidente eletto AIOM -. Ma è necessario trovare nuove fonti per sostenere l’innovazione e per garantire a tutti i malati le nuove molecole. Oggi oltre 3 milioni e trecentomila cittadini (3.304.648) vivono dopo la diagnosi, il 24% in più rispetto al 2010. Armi efficaci, come la chemioterapia più attiva e meglio tollerata, le terapie a bersaglio molecolare e l’immuno-oncologia determinano un miglioramento della sopravvivenza con una buona qualità di vita”. In Italia per la prevenzione si spendono ogni anno 5 miliardi di euro (2014), pari al 4,22% della spesa sanitaria totale: il tetto programmato stabilito nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) invece è del 5%. “La prevenzione è uno dei settori che fino ad oggi ha subito in maniera più profonda le politiche di razionamento – spiega Gori -. Per questo serve più impegno in questo campo: il 40% dei casi di tumore, pari a 147.600 mila diagnosi ogni anno nel nostro Paese, potrebbe essere evitato grazie agli stili di vita sani (no al fumo, attività fisica costante e dieta corretta), all’applicazione delle normative per il controllo dei cancerogeni ambientali e all’implementazione degli screening”. Gli italiani però sono ancora poco attenti alle regole della prevenzione: i fumatori sono 11,7 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione con più di 15 anni (il 23,9% degli uomini e il 20,8% delle donne), 23 milioni 85mila cittadini sono sedentari, il 45,9% della popolazione over 18 è in eccesso di peso (35,5% in sovrappeso, 10,4% obeso). “L’AIOM da sempre è in prima linea nelle campagne di prevenzione – evidenzia il presidente Pinto -. Da dicembre 2016 a maggio 2017 abbiamo organizzato in 16 città la prima edizione del ‘Festival della prevenzione e innovazione in oncologia’ per spiegare agli italiani il nuovo corso della lotta alle neoplasie. Bastano alcuni numeri per comprendere l’impatto di questa iniziativa: 196mila le persone raggiunte, 123mila gli opuscoli diffusi, 51mila i sondaggi raccolti, 50 i testimonial del mondo dello sport e dello spettacolo coinvolti. L’incremento degli investimenti in prevenzione può determinare in futuro una riduzione del numero di persone da curare”. Un vantaggio importante anche alla luce delle nuove emergenze sociali che investono il sistema delle cure: anche in Italia si comincia a parlare di tossicità finanziaria. “Una persona su cinque colpita dal cancro subisce anche un contraccolpo economico, che si riverbera in un peggioramento della prognosi – afferma Annamaria Mancuso, Presidente Salute Donna Onlus -. Questi risultati rappresentano un campanello d’allarme che ci costringe a riflettere sul fatto che buona sanità non significa solo mettere nuovi farmaci a disposizione dei medici e dei pazienti. Diventa fondamentale che si giunga al più presto a individuare un metodo condiviso e integrato per la valutazione dell’innovazione, che tenga cioè conto di tutti gli aspetti coinvolti nella cura: non soltanto dell’efficacia clinica della terapia, ma anche del suo costo-efficacia in termini di qualità della vita”.

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Tortura nel carcere di ASTI: condannata l’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

carcereNel 2015, il Partito Radicale con Non c’è Pace senza Giustizia e Radicali italiani, grazie agli avvocati Nicolò Paoletti, Pierpaolo Cavazzino e Filomena Gallo aveva presentato un Amicus Curiae nel procedimento promosso dai signori Andrea Cirino e Claudio Renne contro l’Italia per i fatti accaduti nel carcere di Asti, dove nel 2004 i due detenuti erano stati sottoposti a vere e proprie torture da alcune guardie carcerarie. A seguito della decisione della Corte di Strasburgo l’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni con gli avvocati Nicolò Paoletti e Pierpaolo Cavazzino congiuntamente rappresentanti delle associazioni per cui è stato depositato l’amicus curiae, Maurizio Turco, Nicolo’ Figa’ Talamanca e Riccardo Magi hanno dichiarato:”Il nostro Amicus Curiae sottolineava in particolare la mancanza di volontà da parte del legislatore italiano di voler introdurre nell’ ordinamento italiano il “reato di tortura” capace di punire i responsabili dei fatti del 2004, evidenziando che le quattro interrogazioni depositate dall’ on. Rita Bernardini con i deputati Radicali sui fatti commessi nel carcere di Asti non avevano mai ottenuto risposte dal Governo.La Corte europea dei diritti umani- in un secondo giudizio dopo quello su Bolzaneto – condanna l’Italia per le azioni degli agenti di Asti non punite a causa della mancanza di leggi adeguate. La Corte ha inoltre stabilito che lo Stato dovrà versare 80 mila euro per danni morali ad Andrea Cirino e alla figlia di Claudio Renne, morto in carcere lo scorso gennaio.La Corte EDU ha evidenziato che “in the case the European Court of Human Rights held, unanimously, that there had been:violations of Article 3 (prohibition of torture and of inhuman or degrading treatment) of the European Convention on Human Rights, both as regards the treatment sustained by the applicants (substantive aspect) and as regards the response by the domestic authorities (procedural aspect).”
Inoltre la Corte EDU evidenzia che nel caso di Asti i giudici nazionali hanno fatto uno sforzo enorme per stabilire i fatti e individuare i responsabili del trattamento inflitto ai ricorrenti. Tuttavia, avevano concluso che, ai sensi della normativa italiana in vigore, non esisteva alcuna disposizione giuridica che consentisse loro di classificare il trattamento in questione come tortura. Avevano dovuto rivolgersi ad altre disposizioni del codice penale, che erano soggette a periodi di prescrizione legali.

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Iraq: gravi accuse di violenza sessuale contro donne kurde

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

iraq-MMAP-mdIn seguito alle notizie di abusi sessuali mirati di soldati e miliziani iracheni contro donne kurde, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede che le gravi accuse vengano prese sul serio e indagate in modo approfondito. Secondo l’APM, gli USA e tutti i paesi riuniti nella coalizione anti-IS devono approfondire i rapporti sugli abusi sessuali contro donne e ragazze kurde da parte di membri dell’esercito iracheno e se le accuse dovessero essere confermate ogni collaborazione con il governo iracheno deve essere sospesa. La comunità internazionale sostiene l’Iraq militarmente, politicamente e diplomaticamente per tutelare donne e bambini da gruppi radical-islamici. Se le accuse fossero confermate e dovesse risultare che soldati e milizie irachene lungi dal proteggere siano invece anche loro aguzzini che usano lo stupro come arma di guerra, ogni collaborazione deve essere interrotta.
Secondo il Comitato di Prevenzione alla violenza contro le Donne, a Kirkuk, a Tuz Churmatu e in altre località conquistate dall’esercito iracheno e dalle milizie alleate, si sarebbero verificati abusi sessuali contro donne e ragazze kurde. Il Comitato cita in particolare il caso della 16enne Samia Said Saleh violentata da membri delle milizie Al-Hashd al-Shabi (forze di mobilitazione popolare) lo scorso 20 ottobre. In seguito la ragazza e i suoi genitori si sarebbero suicidati provocando un mirato incidente automobilistico. Nella regione d’origine della ragazza, la regione di Garmiyan nel sudest dell’Iraq, la popolazione è ancora traumatizzata dai crimini commessi contro la popolazione civile dal dittatore iracheno Saddam Hussein che alla fine degli anni ’80, nell’ambito dell’operazione genocida Anfal, fece deportare decine di migliaia di civili kurdi della regione nel deserto sud iracheno. Delle persone deportate nessuna è mai tornata.Gli attacchi dell’esercito iracheno e delle milizie Al-Hashd al-Shabi sostenute dall’Iran nel Kurdistan iracheno continuano senza interruzione fin dal 16 ottobre 2017. Secondo quanto riportato da amici kurdo-iracheni dell’APM, solamente a Tuz Churmau a sud di Kirkuk, i miliziani avrebbero dato fuoco a 21 scuole e a una moschea sunnita. Il numero dei Kurdi profughi provenienti dalla regione ricca di petrolio attorno a Kirkuk sarebbe salito ad almeno 168.000 persone.Nella piana di Ninive vicino a Mosul, la popolazione cristiana degli Assiro-Caldei-Aramei così come gli Yezidi sono nuovamente in fuga dai combattimenti tra Kurdi ed esercito iracheno. Molte persone della città di Teleskof, che dopo la disfatta dell’IS erano tornati nelle proprie case, è nuovamente costretta a cercare rifugio nella vicina città di Alqosh.

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KBRA Comments on ECN Capital Corporation’s Acquisition of Triad Financial Services, Inc.

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

torontoToronto (Canada) Kroll Bond Rating Agency (KBRA) most recently affirmed the BBB issuer rating with a Stable Outlook for ECN Capital Corporation (TSX: ECN), (“ECN Capital” or “the Company”), based in Toronto, Canada, on June 9, 2017. On October 25, 2017, ECN Capital announced the signing of a definitive merger agreement pursuant to which it will acquire Triad Financial Services, Inc. (Triad), an originator of prime and super-prime manufactured home loans, which are subsequently sold to financial institutions. The transaction is anticipated to close by the first quarter of 2018. ECN will pay USD100 million (CAD125 million) in cash for Triad. ECN and the senior management team of Triad have agreed to an incentive compensation plan inclusive of a set return on average equity target over the next five years. ECN will finance the transaction by redeploying capital capacity freed up from the sale of its U.S. commercial and vendor (C&V) business in February of 2017 and with the proceeds from the sale of certain rail assets in the third quarter of 2017. Similar to its previous acquisition of Service Finance Holdings, LLC, while further diversifying operations, Triad is a different business from ECN’s typical C&V targets; therefore, management continuity is key. KBRA believes the transaction will be neutral to the ratings of ECN. KBRA notes that this transcation helps to further diversify revenue and has healthy growth potential in terms of origination and revenue generation. Moreover, ECN, with CAD4.57 billion in total assets as of June 30, 2017, is an experienced acquirer with strict requirements for strategic opportunities. Additionally, the impact of the transaction on ECN’s leverage will be nominal.

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