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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

“El gran Silencio” dell’artista Enrique Moya Gonzalez

Posted by fidest press agency su sabato, 4 novembre 2017

Moya GonzalezRoma mercoledì 15 novembre 2017 ore 19.00 dal 15 novembre al 15 dicembre 2017 dalle 10.00-13.00 16.00-19.00 dal martedì al sabato Chiusura : domenica e lunedì la Galleria triphè: via Delle Fosse di Castello 2 presenta “El gran Silencio” dell’artista Enrique Moya Gonzalez a cura di Maria Laura Perilli con il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna e AEPE ( associacion Espanola de pintores y Escultores) “Le opere di Enrique Moya Gonzalez – scrive la curatrice Maria Laura Perilli – accolgono l’osservatore in uno spazio fatto di silenzi, tempi cadenzati, dimensioni rarefatte ed ovattate. L’opera di questo artista si propone come una suggestiva e colta accoglienza nei confronti di chi si accinge a percorrere la strada di questo ’’grande silenzio’’. Una tacita e taciuta dimensione nella quale, come funamboli su una corda, aleggiano disegni a matita di corpi quasi in trasparenza, farfalle bloccate per sempre in una non determinabile dimensione temporale e i libri, forse anche essi inseriti in un incerta falsa immortale sopravvivenza alla storia.
Nel libro sta, talvolta, una verità celata; nelle pagine bruciate rimangono anche fogli bianchi, risparmiati al sacrificio. In fondo, solo attraverso quegli scritti che giungono alle anime e alla loro libera interpretazione da lettori, si svela tra le righe, una verità celata, la propria verità e non quella universale. Nel non tutto bruciato e in una farfalla che si appoggia ,c’è la speranza di un rinnovato pensiero; un pensiero che non può esimersi dal non distruggere totalmente quella eventuale ”esposta” verità ,senza la quale ,non si scoverebbe una eventuale ”vera e propria” verità celata.
Enrique Moya GonzalezMi piace riportare una frase tratta dal libro Lettere ad un bambino mai nato di Oriana Fallaci :” Appena affermi qualcosa, ne vedi il contrario. E magari ti accorgi che il contrario è valido quanto ciò che affermavi”. Il corpo, in tutte le sue parti, quasi come un contenitore interagisce con il libro: le mani per sostenerlo, gli occhi e la bocca per leggerlo, le orecchie per ascoltare il ritorno di ciò che si legge; tuttavia solo una parte è legata al libro da un filo invisibile: la mente. La mente, infatti, assorbe quella verità scritta e poi la rielabora. La metabolizza e, successivamente, entra nel grande silenzio della riflessione. La scatola corporea si rilassa, appoggia la testa e il peso di quella verità scivola via; il pensiero gira e svuota la mente per arrivare alla verità celata. Da qui la leggerezza dei corpi disegnati da Enrique Moya; la scatola del corpo non c’é più; è rimasta solo l’anima e il corpo diviene una trasparenza in lontananza, attraversata da parole e pensieri in piena e continua rielaborazione. In alcune opere poi l’immagine della verità è avvolta in una ovale cornice dorata sulla quale si poggia una impalpabile farfalla”.

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