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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Pubblicato il primo atlante dell’emigrazione rurale in Africa sub-sahariana

Posted by fidest press agency su sabato, 4 novembre 2017

Fao-RomaROMA/ PRN Africa /E’ stato pubblicato oggi il primo atlante che intende approfondire la comprensione dell’emigrazione rurale dell’Africa subsahariana. L’atlante – Rural Africa in motion. Dynamics and drivers of migration south of the Sahara- sottolinea inoltre il ruolo importante che le aree rurali continueranno a svolgere nel determinare i flussi migratori nei decenni a venire.Attraverso una serie di mappe e studi approfonditi, i 20 autori dell’atlante, che rappresentano diversi istituti di ricerca, think tank e organizzazioni internazionali africane e non, esplorano la complessità delle cause interconnesse che spingono le persone in Africa a lasciare le proprie case. Fanno luce sulle dinamiche e le prospettive della migrazione regionale e promuovono la comprensione della migrazione rurale.L’Africa occidentale e orientale sono le regioni più dinamiche con rispettivamente circa 5,7 milioni e 3,6 milioni di migranti intra-regionali nel 2015. I dati a disposizione suggeriscono inoltre che nella maggior parte dei paesi dell’Africa sub-sahariana la migrazione interna è il modello dominante. Ad esempio, la metà dei migranti del Kenya e del Senegal si spostano all’interno delle frontiere nazionali, e in Nigeria e in Uganda, la migrazione nel paese è pari all’80%. Questo avvalora le stime globali che indicano che il numero di persone che si spostano all’interno dei loro paesi è sei volte superiore al numero di emigranti.
La popolazione dell’Africa subsahariana tra il 1975 e il 2015 è cresciuta di 645 milioni di persone e dovrebbe aumentare di 1,4 miliardi nei prossimi quarant’anni (entro il 2055), un elemento demografico unico nella storia del mondo.Entro la metà di questo secolo, la popolazione rurale dell’Africa sub-sahariana si prevede aumenterà del 63%. L’Africa sub-sahariana è l’unica regione al mondo dove la popolazione rurale continuerà a crescere dopo il 2050.Per un’Africa prevalentemente rurale, questa crescita della popolazione significa una massiccia espansione della forza lavoro (circa 220 milioni di giovani rurali entreranno nell’età lavorativa nei prossimi 15 anni), aree rurali più fitte e una grande pressione sul settore agricolo, rendendo la necessità di diversificazione economica e la creazione di posti di lavoro più critici.
Circa il 60% dei migranti rurali sono in età compresa tra i 15 ei 34 anni. La maggior parte dei migranti sono uomini; tuttavia in alcuni paesi come il Mozambico, la Repubblica Democratica del Congo e il Burkina, le donne costituiscono la maggioranza di coloro che migrano.Le popolazioni rurali hanno in genere risultati scolastici inferiori rispetto alle loro controparti urbane, e i migranti rurali non costituiscono un’eccezione. I migranti, tuttavia, tendono a trascorrere altri anni a scuola rispetto chi resta.
A differenza di altre parti del mondo, l’Africa sub-sahariana è diventata più urbana ma senza diventare più industrializzata. Le città sono caratterizzate da un settore urbano precario, dalla povertà spesso persistente e da opportunità di lavoro formali limitate. Più che altrove, gli africani si muovono non solo verso le città, ma anche fuori da esse e tra le aree rurali.
L’Africa subsahariana è particolarmente vulnerabile al cambiamento climatico a causa della sua dipendenza dalla produzione alimentata dalla pioggia, che rappresenta il 96% del terreno agricolo, insieme a una capacità economica e istituzionale limitata di adattarsi agli impatti climatici.Gli studi indicano che le regioni tropicali sperimenteranno la perdita di grano e di mais come conseguenza perfino di piccoli cambiamenti di temperatura. Le perdite produttive per i cereali principali si stimano intorno al 20% entro il 2050 se non verranno prese misure per attenuare l’effetto del cambiamento climatico.
L’atlante riflette sul complesso legame tra cambiamento climatico e migrazioni rurali. Anche se le sfide ambientali possono influenzare la migrazione, la decisione di migrare è determinata anche da fattori sociali, economici e politici.
L’atlante osserva che la gestione del futuro della migrazione dovrebbe coinvolgere: canali migratori sicuri, ordinati e regolari; lo sviluppo di grandi città sostenibili; maggiori investimenti nelle città intermedie; e lo sviluppo di piccoli habitat rurali con la fornitura di servizi di qualità.
L’atlante è il risultato di una partnership tra il Centro di Ricerca Agricolo per lo Sviluppo Internazionale francese (CIRAD) e la FAO, con un sostegno tecnico del Centre for the Study of Governance Innovation (GovInn) del Sud Africa.L’atlante osserva che la grande maggioranza degli africani (il 75%) migrano all’interno dell’Africa, mentre la stragrande maggioranza dei nord africani (circa il 90%) emigrano verso l’Europa. Quindi, l’Africa sub-Sahariana “è in movimento”, ma principalmente all’interno del continente. (SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite FAO)

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