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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Prevedere una Grande Soprintendenza a Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

Foro romanoRoma. Questo per integrare tutte le competenze della gestione e delle tutela dei beni culturali sull’ampia scala territoriale del comune capitolino. E’ quanto prevede un disegno di legge presentato dal senatore del Pd Walter Tocci, che illustrerà oggi la proposta in un incontro pubblico alle 17 presso la Fondazione Basso. “La Soprintendenza archeologica di Roma – spiega Tocci – era una delle migliori istituzioni culturali dello Stato italiano e si prendeva cura dei beni con metodo integrale. Dopo il decreto del gennaio 2017 del ministero dei Beni culturali, questo modello è stato definitivamente frantumato. La Grande Soprintendenza potrebbe costituire l’esempio pilota di un radicale ripensamento dell’organizzazione ministeriale dei beni culturali. Potrebbe rappresentare, cioè, la maggiore espressione dell’autonomia e del prestigio di un rinnovato corpo professionale. Il ministero sarebbe chiamato a occuparsi soprattutto della strategia nazionale, nonché di quella internazionale”.
Da questo punto di vista, il testo di Tocci riporta alla luce il testamento politico di Giulio Carlo Argan, il quale sosteneva la necessità di ribaltare il modello ministeriale, ipotizzando una struttura tecnica e scientifica pienamente sovrana nella cura del patrimonio.
“Il primo Soprintendente di Roma – ricorda ancora Tocci – è stato Raffaello. Fu nominato da Leone X nel 1515 praefectus marmorum et lapidum omnium, che non era propriamente una funzione di tutela, ma gli conferiva una posizione esclusiva nel recupero dei materiali antichi. Il grande artista andò oltre proponendo al Papa, con un’approfondita relazione, un programma di ricerca sull’archeologia al fine di mettere in disegno l’intera città antica. La proposta procurò all’artista ammirazione non inferiore a quella suscitata dai capolavori della sua pittura. Il compianto degli umanisti per l’improvvisa morte di Raffaello, di lì a due tre anni, era dettato più dall’amarezza di non vedere avverata la grande opera di archeologia promessa, che non dalla perdita di uno dei primi artisti della loro epoca. Non esisteva ancora la parola Soprintendenza, ma aveva già un bel significato”.

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