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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Scuola: Graduatorie, sulle assunzioni Fedeli sconfessa Renzi

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

ministero-pubblica-istruzioneA distanza di due anni dall’approvazione della Legge 107/15, le disposizioni normative sulle immissioni in ruolo dalla Sicilia alla Val d’Aosta rischiano di cadere per mano di un Governo “amico”, quello attuale che fa capo al premier Paolo Gentiloni. A farlo intendere, parlando dell’eccessivo pendolarismo degli insegnanti italiani costretti a spostarsi al nord, loro malgrado, è stata la Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli.Nel disegno organizzativo che sta realizzando la Ministra per il futuro prossimo ci sono dei docenti precari che “sceglieranno a monte per quale regione concorrere e dunque saranno consapevoli fin dall’inizio che la vita professionale potrebbe svolgersi a chilometri di distanza dalla propria famiglia e dai propri affetti”. Non come accaduto con il piano straordinario di immissioni in ruolo e un conseguente algoritmo “pazzo”.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quello che forse sconvolge il sistema è l’assoluta nonchalance con la quale la Ministra Fedeli ‘bolla’ quella parte di riforma prodotta dal suo stesso partito, con cui, attraverso un meccanismo matematico segretato si è disposto della vita di decine di migliaia di persone, prima che di docenti. A distanza di 26 mesi, la Fedeli, cassando quella norma, ammette che è stata una scelta errata imporla contro il volere di tutti. Trovando una soluzione che non convince: perché, anziché tornare alle graduatorie per province, si introduce la scelta dell’ambito regionale. Come se tra Mantova e Varese, situate nella stessa Regione, non vi siano oltre 230 chilometri di distanza e tre ore di viaggio. Per questo, abbiamo chiesto da tempo di cancellare le assunzioni coatte fuori provincia. Oltre a far confluire sull’organico di diritto, circa 80mila posti, di cui la metà su sostegno, oggi ancora congelati su quello di fatto. È ora di finirla con i Ministri dell’Istruzione che prima di terminare il mandato fanno di tutto, anche ribaltare le riforme prodotte dal proprio partito, pur di far approvare delle leggi, nel tentativo esclusivo di non farsi dimenticare.

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