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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Eventi cardiovascolari e danno d’organo, iperaldosteronismo primario e ipertensione essenziale a confronto

Posted by fidest press agency su domenica, 3 dicembre 2017

ipertensione_polmonareVi sono prove contrastanti, basate su studi eterogenei, sul fatto che l’eccesso di aldosterone sia responsabile di un aumento del rischio di complicanze cardio- e cerebrovascolari nei pazienti affetti da iperaldosteronismo primario. Un recente studio – apparso su “Lancet Diabetes and Endocrinology” e condotto da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Torino – ha inteso valutare l’associazione tra iperaldosteronismo primario ed eventi avversi cardiaci e cerebrovascolari, danno agli organi bersaglio, diabete e sindrome metabolica, rispetto all’associazione tra ipertensione essenziale e questi stessi eventi cardiovascolari e a carico degli organi bersaglio, integrando i risultati di studi precedenti.
Più in dettaglio, scrivono gli autori, coordinati da Paolo Mulatero, del Centro Ipertensione Arteriosa presso la Divisione di Medicina Interna dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, «abbiamo effettuato una meta-analisi di studi osservazionali prospettici e retrospettivi che hanno confrontato pazienti con iperaldosteronismo primario e ipertensione essenziale, per analizzare l’associazione tra iperaldosteronismo primario, da un lato, e, dall’altro, ictus e malattia coronarica (come endpoint co-primari) e fibrillazione atriale, insufficienza cardiaca, danno d’organo bersaglio, sindrome metabolica e diabete (come endpoint secondari)». È stata condotta una ricerca su MEDLINE e sulla Cochrane Library di articoli pubblicati fino al 28 febbraio 2017, senza restrizioni circa la data di inizio. Gli studi eligibili dovevano avere confrontato pazienti affetti da iperaldosteronismo primario con pazienti con ipertensione essenziale (utilizzati come gruppo di controllo) e avere riportato gli eventi clinici o gli endpoint di interesse. Gli autori hanno anche posto a confronto tra loro i vari sottotipi di iperaldosteronismo primario, gli adenomi producenti aldosterone e i casi di iperplasia surrenale bilaterale. «Abbiamo identificato 31 studi per un totale di 3838 pazienti con iperaldosteronismo primario e 9284 pazienti con ipertensione essenziale» scrivono Mulatero e colleghi, elencando i risultati dello studio. «Dopo una mediana di 8.8 anni (IQR 6.2-10.7) dalla diagnosi di ipertensione i pazienti affetti da iperaldosteronismo primario, rispetto a quelli con ipertensione essenziale, presentavano un aumentato rischio di ictus (odds ratio [OR] 2.58, 95% CI 1.93-3.45), malattia coronarica (1.77, 1.10-2.83), fibrillazione atriale (3.52, 2.06-5.99) e scompenso cardiaco (2.05, 1.11-3.78)». Questi risultati, sottolineano gli autori, erano in linea con quelli dei pazienti con adenoma producente aldosterone o iperplasia surrenale bilaterale, senza differenze tra questi sottogruppi. Allo stesso modo, aggiungono, l’iperaldosteronismo primario ha incrementato il rischio di diabete (1,33, 1.01-1.74), sindrome metabolica (1.53, 1.22-1.91) e ipertrofia ventricolare sinistra (2.29, 1.65-3.17).
Il messaggio-chiave che emerge dallo studio, secondo l’équipe di Mulatero, consiste nel fatto che diagnosticare l’iperaldosteronismo primario nelle prime fasi della malattia, consentendo così l’inizio precoce di un trattamento specifico, è importante in quanto i pazienti che ne sono affetti presentano un rischio cardiovascolare superiore rispetto a quelli con ipertensione essenziale.
By Arturo Zenorini – fonte doctor33)

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