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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Anticoagulanti, linee guida Usa su gestione del sanguinamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 dicembre 2017

male doctor with stethoscope reading medical bookL’American College of Cardiology ha pubblicato su Jacc le linee guida sulla gestione del sanguinamento acuto in pazienti in terapia con anticoagulanti orali (Oac), sia diretti (Doac) sia antagonisti della vitamina K. «L’uso dei DOAC è ormai comune in malattie quali la fibrillazione atriale e il tromboembolismo venoso, e aumenterà in futuro» dice Gordon Tomaselli, professore di medicina alla Johns Hopkins University di Baltimora e coordinatore del comitato di esperti che ha firmato l’articolo. «La valutazione e la gestione del sanguinamento, una possibile complicanza della terapia con anticoagulanti orali, può essere particolarmente difficile nei pazienti che assumono quelli diretti per la mancanza di esami del sangue facilmente disponibili» scrivono gli autori, ricordando che un passo fondamentale per valutare la gravità del sanguinamento è stabilire se: il sanguinamento è in un sito critico; il paziente è emodinamicamente instabile; il sanguinamento comporta un calo di emoglobina uguale o superiore a 2 g/dL o la necessità trasfondere due o più unità di globuli rossi. «Se il sanguinamento non è grave (no a tutte le domande precedenti) e non richiede ricovero o procedure invasive, il DOAC va comunque sospeso» riprende Tomaselli, spiegando che per valutare i livelli di dabigatran sono necessari un test di trombina diluito, un tempo di coagulazione all’ecarina o un test cromogenico con ecarina. L’ecarina è un estratto di veleno di serpente che converte la protrombina in meizotrombina, un enzima simile alla trombina. L’aggiunta del veleno al plasma del paziente determina un tempo di coagulazione che normalmente è di pochi secondi, ma che in presenza di dabigatran si allunga in modo proporzionale alla sua concentrazione. Per valutare invece i livelli di farmaco in chi assume un inibitore del fattore Xa (apixaban, edoxaban e rivaroxaban) serve un test di attività cromogenica anti-Xa, mentre PT e aPTT sono di scarsa utilità. «Il documento include algoritmi decisionali sulla valutazione della severità del sanguinamento, suggerimenti per l’uso dei diversi anticoagulanti, indicazioni sugli antidoti e consigli su quando riprendere la terapia anticoagulante dopo un sanguinamento» concludono gli autori. (fonte doctor33) (foto. anticoagulanti)

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