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Firenze Moschea: Ancora il clericalismo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 dicembre 2017

firenze

Firenze. La questione della costruzione di una mosche musulmana a Firenze e’ arrivata ad un livello pericoloso per la libertà di tutti, credenti e non credenti: la clericalizzazione. Certo, siamo abituati a doverci confrontare, sulle questioni del clero, in termini di commistione, privilegi, favoritismi, etc… del resto, lo dice anche la nostra Costituzione all’articolo 7, dove, in contraddizione con altri articoli che propugnano la libertà di religione, si da’ il canale privilegiato alla confessione cattolica romana. Esiste, quindi, una sorta di DNA del confronto e delle decisioni civiche che ci induce a considerare doveroso e legittimo l’intervento dello Stato nella sfera del religioso e, ovviamente -ius primae noctis-, il contrario. E questo accade quando, da una parte, il Sindaco di Firenze dice e decide la sua su dove e come edificare la moschea musulmana, mentre dall’altra, il cosiddetto imam di Firenze pretende e fa istanza al pubblico per la costruzione degli edifici del suo culto. La situazione, per chi non ha ben seguito. Sindaco di Firenze dice che da’ un’ex-caserma per la moschea; imam fa il sostenuto e dice che potrebbe andare bene; Sindaco di Firenze viene bloccato da capo del governo nazionale che gli dice che quella caserma e’ normativamente non concedibile; Sindaco incassa e continua a cercare; imam aspetta; Sindaco trova terreno edificabile di proprieta’ della curia cattolica, intercede e dice che e’ vendibile; imam fa notare che e’ in territorio di Comune Sesto fiorentino e che andrebbe bene solo per quel Comune, restando irrisolto il problema Firenze; Sindaco dice: io sono anche il Sindaco della citta’ metropolitana e ti dico che quel luogo va bene per tutta l’area; imam dice che non se ne parla. Questo ping pong mentre i fedeli musulmani continuano a pregare per strada, trasformando un quartiere del centro cittadino, dove ha anche sede una minuscola moschea, in un bivacco pericoloso per tutti (i pazzi non sono solo i musulmani fanatici che ammazzano inermi civili in giro per il mondo, ma anche i cristiani intolleranti… e poi ci sono anche i comuni residenti dei quartieri e le attivita’ economiche di quelle zone, le principali vittime del ping pong). Aspettiamo la prossima puntata.
Sta accedendo qualcosa che ci porta in un vicolo buio, dove ci aspettano dei bravi per bastonarci coi colpi dell’intolleranza, della commistione, della violenza istituzionale. Il clericalismo. Praticato da entrambi i soggetti in gioco. Il Comune di Firenze che vuole decidere il bello e cattivo tempo per gli spazi dei musulmani, l’imam di questi ultimi che aspetta la benevolenza del potere pubblico (per tanti motivi, non ultimi quelli economici e politici). In mezzo: la nostra vita di tutti i giorni, violentata. Certo, la pratica della religione musulmana e’ un fenomeno piu’ ampio di quella, per esempio, induista… ma perche’ questi ultimi devono fare da se’ per trovarsi i propri spazi e i musulmani no? Non e’ forse da questo metodo che nasce il clericalismo di chi concede e di chi pretende? Certo, in Italia siamo maestri di clericalismo ma, mentre crediamo sia opportuno combattere quello imperante della chiesa cattolica romana, perche’ dobbiamo far si’ che tutto quello che ha a che fare con una religione debba essere trattato in modo clericale: senza distinzione delle reciproche liberta’ d’azione e di pensiero. Noi crediamo che il nodo del problema sia tutto qui. Ognuno si faccia la mosche che vuole, anche chiedendo che gli vengano venduti o affittati degli spazi pubblici, ma non aspetti che sia l’istituzione a trovargliela; mentre quest’ultima non si impegni a trovarla, ma applichi la legge come fa con tutti. Oppure -abbiamo capito male?- il Comune vuole decidere per i musulmani come e’ abituato a fare per i cattolici romani (coi quali c’e’ piu’ di una commistione, ma una sorta di tutt’uno), si’ che i primi si abituino cosi’ come i secondi?
Per rispetto verso la civiltà giuridica, umana, politica ed economica, non smetteremo mai nel perorare l’abolizione del Concordato tra Stato e Chiesa cattolica e dell’art.7 della Costituzione (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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