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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Archive for 25 dicembre 2017

“Il Web è morto, viva il web”

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 dicembre 2017

casaleggiodi Gianroberto Casaleggio, tratto dal libro: “Il Web è morto, viva il web” Qual è la direzione? Quale il senso della vita lavorativa? La nostra attività assorbe la maggior parte del tempo, la miglior parte del tempo: la giovinezza e la maturità.
A fare cosa? E per quale motivo? Guidati da qualche significato? L’avvento della produzione industriale ha reso queste domande abituali per le persone. La ripetizione, la spersonalizzazione e il profitto, considerato valore fondamentale, sono normali nelle aziende e nelle fabbriche.
Si lavora per mangiare, per guadagnare di più, per carriera, per recitare un ruolo sociale, per potere. Tutti motivi comprensibili, in particolare il mangiare, ma è veramente tutto qui? 35 anni moltiplicati per 200 giorni per 8 ore meritano di più.Quanti lavorano per realizzare sé stessi? Quanti si accorgono delle loro potenzialità? Quanti, entrando in ufficio o in fabbrica, hanno la sensazione di fare la cosa giusta, di esercitare una scelta non dettata dal bisogno o da una rinuncia a priori? E’ stupefacente il numero delle persone che tirano letteralmente a campare convinte che sia giusto così, “Del resto è così” direbbe Enrico Bertolino.Il lavoro come obbligo, come dipendenza diventa allora una condizione umana simile all’autoipnosi, un sogno permanente dal quale è meglio non svegliarsi, non si sa mai.Il tempo, l’unica reale ricchezza di cui disponiamo, è sprecato, banalizzato, utilizzato come se fosse una risorsa infinita. Spesso il tempo lavorativo è visto come una gabbia temporale in cui le persone sono autorizzate a non pensare, a non esistere. Il cartellino è la chiave della gabbia. Poi, finalmente, il tempo libero, oasi, fuga dal lavoro, ma in fondo da esso totalmente dipendente. Replichiamo gli ambienti lavorativi anche in vacanza. Courmayeur e Rimini sono rese sempre più simili alle città in cui lavoriamo. E spesso ci incontriamo pure i colleghi.
A fine agosto, tornando in ufficio dalla Bretagna, sono stato infastidito dalla ripetitività delle frasi che sentivo: “Finite le vacanze? – Sì, purtroppo – Io non me lo ricordo neanche più – Adesso dobbiamo aspettare l’anno prossimo – Siamo di nuovo qui – Si stava meglio prima!”
Un mantra ripetuto per esorcizzare il rientro. Ma nessuno ci obbliga ad accettare una condizione di dipendenza. Se non esprimiamo noi stessi, la colpa non può essere addebitata al sistema. Noi siamo i responsabili.Wasteland è il nome dato dai Celti alla terra senza vita, piena di desolazione che divenne per un certo periodo l’Inghilterra al tempo di Re Artù. La Britannia sembrava preda di un sortilegio. Merlino convinse Artù che per sciogliere l’incantesimo doveva trovare il Graal. Il cavaliere puro di cuore inviato a cercarlo fu Parsifal. Ma cosa doveva in realtà cercare? All’inizio lo ignorava e solo quando comprese il vero significato della ricerca, Wasteland cessò di esistere. Il Graal ha avuto molte interpretazioni: piatto in cui Gesù consumò l’agnello pasquale, pietra magica, corno dell’abbondanza, calice dell’Eucaristia, calderone celtico della vita, la conoscenza assoluta e altre ancora. Probabilmente è la ricerca del significato della nostra esistenza.
Wasteland è la nostra vita in assenza di significato. “To waste” in lingua inglese vuol dire guastare, distruggere, sprecare, dissipare. Quello che quotidianamente facciamo in assenza di una ragione superiore per le nostre azioni. Di un significato.
Quella “ragione superiore” che nel nostro lavoro dovrebbe essere la volontà di migliorare, di creare, di generare positività. A chi scuotesse la testa suggerisco di provare a cambiare e di usare la sua immaginazione senza porsi dei limiti a priori. Ad applicare ed esercitare la sua volontà. Significato, volontà e immaginazione sono tre potenti talismani che chiunque possiede, di solito sono latenti, ma sono lì, a nostra completa disposizione. Con essi si può creare una nuova realtà che prima non sembrava possibile. Non è forse così che sono successe tutte le cose importanti nella Storia con la esse maiuscola e anche nella nostra vita quotidiana? Con un significato, l’immaginazione e la volontà?
Usiamo i nostri talismani, dissolviamo il sortilegio di Wasteland. (fonte blog 5 stelle)

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Filippine: pronto a sostenere il governo per aiutare i bambini e le famiglie colpite dalla tempesta tropicale “Vinta” (“Tembin”)

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 dicembre 2017

filippineL’UNICEF sta monitorando da vicino la situazione dei bambini e delle famiglie colpite dalla tempesta tropicale Vinta (o “Tembin”), che ha colpito le Filippine in diverse zone.
L’ acqua, le strutture igienico-sanitarie, la cura e la gestione dei feriti, l’accesso al cibo sono i bisogni più immediati. Un team dell’UNICEF fuori dal Field Office di Mindanao sta lavorando 24 ore su 24 con i partner sul campo per valutare l’entità dei danni e delle perdite.
L’UNICEF è pronto a fornire, se verranno richiesti, acqua salvavita, servizi igienici e sanitari. I rifornimenti idrici e igienico-sanitari dell’UNICEF, pronti per essere dislocati, includono kit idrici per le famiglie, pastiglie per la purificazione dell’acqua, taniche e tende.
Particolarmente preoccupanti sono le condizioni degli sfollati all’interno dei campi, delle comunità già vulnerabili coinvolte nel conflitto di Marawi che sono state nuovamente colpite. Le tende sono state facilmente distrutte dal vento e dalla pioggia e hanno spinto le famiglie a cercare rifugio altrove.Lanao del Sur è stato duramente colpito. L’UNICEF è presente in alcune delle aree colpite e continuerà a monitorare e mantenere stretti contatti con le autorità locali. In qualsiasi situazione di emergenza, i bambini sono tra i più vulnerabili. La priorità dell’UNICEF è garantire che le vite dei bambini siano salvate e protette; è necessario fare in modo che i bambini non siano in pericolo o a contatto con fonti d’acqua contaminate o epidemie, che spesso si verificano in seguito ad una catastrofe naturale. “Il nostro cuore è vicino ai bambini e alle famiglie colpite e rese vulnerabili dalla tempesta Vinta in questo periodo dell’anno in cui la maggior parte dei filippini si prepara a festeggiare il Natale. L’UNICEF è pronto a sostenere il governo e i partner per affrontare al meglio i rischi per la vita e la salute dei bambini e alleviare le sofferenze delle comunità colpite “, ha dichiarato Lotta Sylwander, Rappresentante dell’UNICEF Filippine.

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I «Living Word Gospel Project» in concerto

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 dicembre 2017

PrintNapoli Sabato 30 dicembre 2017, ore 20.30 AvaNposto Numero Zero. Napoli, Via Sedile di Porto, 55 (Via Mezzocannone) Torna la musica nera all’AvaNposto Numero Zero. Dopo Dean Bowman e Giò Cristiano si esibirà in concerto, diretto dalla Maestra Annita Vigilante, il Living Word Gospel Project dell’Associazione Teatrale Aisthesis, in collaborazione con l’AvaNposto e la Cooperativa en Kai Pan. Il gruppo, fondato a Napoli nel 2011 per promuovere il Gospel come stile di vita, propone un viaggio nella storia di questo genere musicale, dagli Spirituals alle esecuzioni contemporanee in un recital travolgente e gioioso, ultima tappa del Tour di Natale «Let’s move forward». Il coro, composto da quattro sezioni di voci e da una band formata da piano, basso e batteria, rappresenta un progetto in costante evoluzione, che fin dal suo esordio nell’Abbazia di San Magno a Fondi, ha ricevuto l’apprezzamento, di alcune delle figure di maggior rilievo del panorama Gospel internazionale, come Keith Moncrief predicatore Battista di Pittsburgh fondatore e Direttore Musicale di diverse formazioni di fama internazionale (Gospel Family, New Millennium Gospel Singers), Ron Hubbard di Cleveland, il Reverendo Kingsley Joice, il sacerdote Francesco Fiorillo e i Minister of Worship Trini Massie e Nicol Porter. Il gruppo ha anche partecipato a numerose occasioni di beneficenza e sui palcoscenici di importanti teatri e manifestazioni a Roma, Milano, Assisi e Napoli, nella prestigiosa Christ Church nella Chiesa Paleocristiana di San Gennaro Extramoenia. Dal 2016 è anche un’associazione no profit, che promuove la formazione musicale corale ed individuale, con l’organizzazione di corsi e seminari.Contributo associativo 12€. Ingresso riservato ai soci. (foto: avanposto)

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Il PD e la sinistra verso il disastro elettorale?

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 dicembre 2017

matteo renzipierluigi bersani.medium_300Referendum costituzionale: un boomerang. Post referendum e scissione: boomerang doppio. Elezioni in Sicilia: colpo da k.o. Commissione d’inchiesta sulle banche: altro tremendo boomerang. Nuova legge elettorale e prossime elezioni: altamente probabile che sia non solo l’ennesimo boomerang, ma quello definitivamente letale. È difficile assistere in politica ad una sequenza di momenti di procurato autolesionismo così ravvicinati e insistiti come quelli che la sinistra si è inflitta negli ultimi 18 mesi. Matteo Renzi e il Pd, in primis, ma anche i transfughi guidati da Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema non sono da meno, come pure Pietro Grasso, Giuliano Pisapia e altre figure e controfigure che animano (si fa per dire) la nebulosa che sta alla sinistra del Partito Democratico. Ma la cosa più grave è che si stanno fiondando a tutta velocità contro il muro e nessuno sembra avere un briciolo di consapevolezza del rischio che corrono, o se ce l’hanno non fanno nulla per evitarlo, cose se fossero impietriti di fronte all’approssimarsi dello schianto.
Prendete Renzi. Rilascia un’intervista che il Corriere della Sera (18 dicembre) titola: “Vero, il mio consenso è in calo”. Vediamo quel titolo e pensiamo: deve aver capito, forse è la volta buona. Anche perché Renzi aggiunge “È evidente che il mio consenso personale non è più quello del 2014”. Poi andiamo a leggere bene e ci cascano le braccia. Intanto l’analisi: “stiamo pagando il fatto che gli altri sono in campagna elettorale mentre noi dobbiamo sostenere la responsabilità del governo”. Capito? La colpa è del presidente della Repubblica che non ha ancora sciolto le Camere e mandato gli italiani al voto. E infatti il segretario del Pd aggiunge: “ovvio che fosse meglio votare a giugno o al massimo a settembre”. Per poi concludere parlando leziosamente in terza persona: “chi allora sosteneva questa tesi è stato accusato di irresponsabilità, ma non votando si è fatto un clamoroso assist a Berlusconi e d'alemaGrillo”. Quindi ripete sulla commissione presieduta da Pierferdinando Casini quello che aveva detto dopo la sconfitta sulla riforma costituzionale: “Non solo non mi sono pentito, ma lo rifarei domattina”. Così come ora insiste sulla ricandidatura di Maria Elena Boschi. Buonanotte. Come scrive saggiamente Emanuele Macaluso, la collegialità tra diversi in un partito, quella vera, non tra sodali e amici, fa da scudo a chi lo dirige, ma il segretario non conosce la dialettica reale, per lui nel Pd come fuori ci sono solo amici o nemici, e così è partito pensando di mettere sulla graticola il governatore della Banca d’Italia per farne strumento di campagna elettorale in modo da recuperare il consenso perduto, e invece arrosto ci è finito lui e la sua presunzione.
Ma se è definitivamente acclarato che contare sulla resipiscenza di Renzi è impossibile, così come è ormai assodato che il renzismo è un indigeribile impasto di protervia e dilettantismo, non minori responsabilità hanno gli altri leader democratici e della sinistra. A cominciare da Pierluigi Bersani. Anche lui specializzato nell’uso di quell’arma da getto tipica degli indigeni australiani che ha la proprietà di ritornare al punto di lancio quando non colpisce il bersaglio: il boomerang di elezioni vinte e perse nello stesso tempo, di un mandato esplorativo gettato alle ortiche nel penoso tentativo di inseguire Grillo e i grillini, ma soprattutto di una scissione dal Pd, avvenuta sul fronte sinistro che dunque l’ha costretto a far sue posizioni vetero comuniste che con la sua storia di riformista – di buon amministratore regionale come di ministro delle liberalizzazioni (le famose “lenzuolate”) – nulla hanno a che fare, che ha finito col puntellare la segreteria di Renzi. Sarebbe bastato attendere il voto siciliano, il cui risultato era scritto, e subito dopo dare sostanza politica, numeri e coraggio agli Orlando e ai Franceschini che – colpevolmente – non hanno saputo impedire a Renzi di far coincidere il proprio destino e quello del partito, in una sorta di cupio dissolvi che, se non ci saranno cambiamenti ora nient’affatto alle viste, costeranno al Pd un risultato elettorale disastroso, probabilmente molto peggiore di quanto già non dicano gli ultimi sondaggi. Invece Bersani il buono e D’Alema il cattivo hanno scelto di uscire, dovendosi poi penosamente aggrappare a due personaggi come Grasso e Boldrini lauraLaura Boldrini che di politico non hanno nulla ma sono solo costruzioni mediatiche, proprio loro che hanno (giustamente) criticato il solipsismo renziano e il conseguente svuotamento del partito come strumento di selezione della classe dirigente. Conosciamo e preveniamo l’obiezione di coloro che ora si chiamano “Liberi e Uguali” – nome che qualcuno irrispettosamente, ma azzeccandoci, ha detto sembrare il marchio di uno shampoo – e cioè: non si può stare nello stesso partito di Renzi senza accettare le sue regole da padrone, né è possibile immaginare un percorso unitario fra partiti con lui alla segreteria del più grande. Tutto vero, ma l’osservazione suona come conferma della nostra tesi: non era meglio restare nel Pd e, senza bisogno di abdicare al riformismo, giocarsi la partita della leadership al momento opportuno (cioè questo)? Se a tutto ciò si aggiungono le convulsioni che hanno riguardato il ruolo di Pisapia – tentativo finito nel nulla – e l’intifada che ha fatto da sfondo ai tentativi di aggregazione a sinistra, ecco che emerge il quadro di un mondo diviso e decadente, che si autocondanna a stare all’opposizione o a fare da stampella ai 5stelle se i grillini, qualora fossero incaricati, dovessero optare per un’intesa a sinistra, numeri parlamentari consentendo, anziché a destra. Il silenzio di Romano Prodi, la lontananza di Walter Veltroni e la resa davanti all’ineluttabilità degli eventi di Giorgio Napolitano, pur umanamente comprensibili, sono estraneità assordanti mentre la (ex?) casa comune crolla. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Rinnovo contratto nel pubblico impiego

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 dicembre 2017

ministero-finanzeVia libera per 250 mila statali, il Governo vuole fare presto il bis con la Scuola. Anief: i sindacati non cadano nella trappola. La sua sottoscrizione, almeno nelle intenzioni del Governo, dovrebbe essere man mano estesa a tutto il pubblico impiego, fatto di oltre tre milioni di lavoratori. Si tratta infatti di un contratto “apripista” che dovrebbe dettare la linea anche per gli altri comparti: enti locali, sanità e scuola. Solo che per il comparto della Conoscenza i problemi sono enormi. Le parti, sindacati e Aran, si incontreranno il prossimo 4 gennaio: in quella sede rimane impossibile riuscire a centrare le richieste dei rappresentanti dei lavoratori. A differenza degli altri comparti, innanzitutto, gli 85 euro medi a lavoratore della scuola non sono infatti garantiti, così come appare difficile che si possa superare per contratto la Legge 107/2015 che stabilisce la somministrazione dei bonus annuali del merito e dell’aggiornamento professionale; forti dubbi permangono, infine, sulla riconduzione nel contratto delle diverse materie sottratte dalle ultime riforme della PA.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono aumenti irrisori e che non coprono nemmeno l’inflazione degli ultimi anni. Per questo continuiamo a chiedere il recupero dell’inflazione e aumenti equi. Dai nostri calcoli, si tratta di almeno 270 euro, da suddividere in due parti uguali: la prima è relativa alla mancata assegnazione dell’indennità di vacanza contrattuale, mentre gli altri 135 euro di effettivo incremento stipendiale. Inoltre, la parte pubblica deve corrispondere 2.654 euro di arretrati, comprensivi delle quattro mensilità di fine 2015 indicate dalla Corte Costituzionale, e non certo poche centinaia di euro. Ecco perché siamo contrari alla firma nella Scuola: a queste condizioni, tra i 70 e i 75 euro medi lordi a docente e Ata, non ci siamo: serve il triplo.

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