Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 31 dicembre 2017

Dobbiamo definire i rapporti umani su nuove basi

Posted by fidest press agency su domenica, 31 dicembre 2017

ElezioniLogoQuest’anno abbiamo la magica occasione di porre mano a una svolta epocale. Il primo passo è, ovviamente, il rinnovo della classe politica il prossimo 4 marzo con le elezioni dei rappresentanti dei due rami del parlamento che devono darci un governo che sappia voltare pagina a tutta quella parte incancrenita della società italiana: corruzione, leggi capestro, disagio sociale, rapporti servili con la Comunità europea, perdita della dignità del lavoro, un sistema giustizia malfunzionante e chi più ne ha più ce ne metta.
In tutto questo marasma forse a più di qualcuno sfugge il fatto che il nostro tempo ha perso per strada quella visione politica del mondo fatto di destra, centro e di sinistra e le loro varie sfumature. Oggi siamo arrivati al dunque tra chi è e chi ha. Tra chi lavora ed è sfruttato e chi lavora e sfrutta. E il lavoro e lo sfruttamento producono da una parte un’armata di umili lavoratori ma anche tantissimi sotto occupati, disoccupati, emarginati e, dall’altra ricchezze sempre più vistose che generano benessere solo ad una ristretta cerchia di persone a spese di altre che nella migliore delle ipotesi si accontentano delle loro briciole. Il danno che ne deriva è molto grave. Abbiamo giovani demotivati, lavoratori amareggiati, figure istituzionali che non sono percepite al di sopra delle parti, un’informazione inquinata dalle fake news e sistemi, come quelli della giustizia, dell’istruzione, del sociale sempre più inquinati dal malgoverno.
Che fare? Quest’anno andiamo a votare ma quanti si lasceranno convincere che sarà come sempre un voto inutile? Tanto tutto resta come prima, se non peggio. Eppure oggi più che mai si presenta un’occasione, forse unica. Quella di avere un movimento antipartito, anti interessi clientelari, che sta trasformando i politici non in dei mantra di professione ma in dei mantra di fede. E se sino ad oggi abbiamo sperimentato di tutto senza successo perché non lo facciamo con questo nuovo soggetto politico? Forse è la nostra ultima chance. (Riccardo Alfonso)

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Incentivare i giovani a restare in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 31 dicembre 2017

emigrazione-giovani-italiani-esteroL’indimenticabile Massimo Troisi nel film “Ricomincio da tre” rispondeva durante un viaggio a chi cortesemente gli chiedeva se fosse per caso un emigrante: “Ma perché, un napoletano non può viaggiare, può solo emigrare?”Trent’anni dopo ad emigrare non sono solo i meridionali: la Lombardia, con quasi 23 mila partenze, si conferma la prima regione da cui gli italiani hanno lasciato l’Italia alla volta dell’estero, seguita dal Veneto (11.611), dalla Sicilia (11.501), dal Lazio (11.114) e dal Piemonte (9.022). Non più con una valigia di cartone, ma con l’iPad, personal computer e magari con una laurea in tasca, giovani di un po’ tutte le regioni italiane, lasciano il nostro Paese in cerca di un futuro e di un lavoro dignitoso.Dal rapporto 2017 “Italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana, emerge che da gennaio a dicembre 2016 le iscrizioni all’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero) per solo espatrio sono state 124.076 (+16,547 rispetto all’anno precedente, che a sua volta aveva visto un incremento del 15,4%), di cui il 55,5% (68.909) sono maschi. Oltre il 39% di chi ha lasciato l’Italia alla volta dell’estero nell’ultimo anno ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (oltre 9 mila in più rispetto all’anno precedente, +23,3%); un quarto ha tra i 35 e i 49 anni (quasi +3.500 in un anno, +12,5%).Questi sono dati che dovrebbero far riflettere la politica e non solo in questo periodo di campagna elettorale. Sono dati a cui non possiamo assistere silenti, perché far passare il concetto che è meglio “scappare” altrove è qualcosa di profondamente ingiusto e sbagliato.Mi fa rabbia pensare che un’intera generazione sia stata condannata a non avere un futuro, mi fa rabbia pensare che questo Paese non possa offrire opportunità stabili di crescita e di riscatto, mi fa rabbia pensare che qualcuno “ha deciso” che, a distanza di decenni dalla prima emigrazione, l’unica soluzione sia quella di fare la valigia ed andare altrove, facendo tornare di moda l’Australia, gli Stati Uniti, i Paesi del nord Europa, ma soprattutto il Regno Unito che, nonostante la Brexit, registra un primato assoluto tra tutte le destinazioni della nuova emigrazione.Mi fa rabbia, perché andare via vuol dire arrendersi e la nostra (la mia) generazione non si può arrendere, ma deve reagire.
È anche per questo che leggere, anche su autorevoli testate giornalistiche, inviti neppure troppo velati a lasciare il nostro Paese mi stupisce, ma forse neanche troppo, e mi fa tornare alla mente la lettera che nel 2009 Pierluigi Celli scrisse al figlio, dal titolo “Figlio mio, lascia questo Paese”.
garanzia giovaniSe il tasso di disoccupazione giovanile è più alto di quello della popolazione adulta è anche, perché i giovani sono vittime di scelte politiche poco lungimiranti, o meglio di decisioni mai prese, rinviate per troppo tempo, scelte spesso esclusivamente demagogiche, che hanno avuto come effetto principale solo quello di far sì che i giovani italiani neo assunti siano i meno retribuiti e i meno garantiti.
Qualche anno fa, con molte concrete iniziative promosse dal Forum Nazionale dei Giovani, abbiamo cercato di far comprendere che lunghi periodi di disoccupazione e inattività, soprattutto sul versante della formazione, possono lasciare in chi è oggi giovane, profonde cicatrici, ovvero ridurre nel futuro i suoi livelli di reddito, la validità di competenze, l’occupabilità e anche lo stato di felicità e salute. Tutto questo crea ulteriore scoraggiamento, mancanza di voglia di impegnarsi nello studio e, sempre più spesso, il relativo rifugio in una realtà virtuale, nei social network, che isolano i ragazzi ancora di più dal resto del mondo e dai concreti impegni quotidiani.Il compito più impegnativo oggi è dunque quello di riuscire ad aiutare i giovani a ritrovare fiducia e speranza nel futuro. Non è facile, se la disoccupazione è così elevata. La classe politica che ha governato nell’ultimo ventennio ha rubato alla mia generazione un futuro di cui i giovani devono cercare ora di riappropriarsi, attraverso una profonda (auto)riforma della stessa politica.Serve che la politica, come diceva Alcide De Gasperi (che mi piace ricordare a 70 anni dall’approvazione ed entrata in vigore della nostra Costituzione), guardi alle prossime generazioni e non solo alle prossime elezioni. Serve che la prossima legislatura sia una legislatura “costituente” per riformare il Paese, dando un netto taglio a privilegi, clientelismi e baronie.E allora in questo Paese si dovrebbe parlare molto di più di ricerca, perché la “fuga” dei cervelli resta il fenomeno migratorio simbolo. Mi sembra impossibile che non ci siano risorse per finanziarla, in modo dignitoso, garantendo assegni di ricerca che possano consentire il giusto sostentamento a chi è impegnato in questo ambito che tanti risultati ci ha gara ntito negli anni.Se vogliamo garantire un futuro a questo Paese, i giovani vanno concretamente persuasi a restare, vanno convinti che nella nostra Italia, che si conferma fra i Paesi al mondo con il più elevato tasso di anzianità, c’è ancora spazio per riconoscere e premiare la “meritocrazia”. Abbiamo professionalità che il mondo ci invidia, anzi si prende, e noi facciamo poco o nulla per trattenerle. (Carmelo Lentino)

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Autostrade più care: arrivano nuovi aumenti nel 2018

Posted by fidest press agency su domenica, 31 dicembre 2017

  1. autostradeAmara sorpresa per chi è partito in vacanza nei giorni scorsi. Al rientro dalle ferie, in gennaio, troverà un inaspettato regalo da parte delle autorità italiane. A partire con il nuovo anno, infatti, le tariffe saranno “adeguate” dal Ministero dei Trasporti con ritocchi, diverse volte, decisamente consistenti. A titolo d’esempio, sulla tratta tra Aosta ovest e Morgex la tariffa crescerà del 52,69% (oltre 3 euro in più), mentre la tratta Milano-Torino aumenta di oltre l’8% rispetto al 2017. La Pedemontana lombarda, registrerà un aumento dell’1,7%, mentre chi andrà da Milano a Bergamo pagherà quasi il 5% in più, da 3,50 a 3,60 euro. Sulle vecchie autostrade il traffico è in netta crescita, gli addetti sono in continua diminuzione, gli ammortamenti completati, gli investimenti promessi (in cambio degli aumenti tariffari) non sono mai stati realizzati e nonostante questo il Governo autorizza aumenti consistenti. Critiche da Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, contro la politica lobbystica dei concessionari che sta letteralmente impoverendo tutta la mobilità del Paese: “Così si tagliano le gambe alla ripresa”. E’ inaccettabile dover sostenere nuovi aumenti dei pedaggi autostradali perché lo vogliono le lobby a scapito dei cittadini, che già devono affrontare una crisi economica generale.

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Fine legislatura: ennesima occasione mancata

Posted by fidest press agency su domenica, 31 dicembre 2017

quirinaleCon un atto di saggezza istituzionale e di intelligenza politica di Sergio Mattarella si è (finalmente) chiusa la 17ma legislatura repubblicana, il cui bilancio è disastroso sotto il profilo parlamentare, politico e strategico, mentre è buono – ma solo apparentemente – per quanto riguarda la salute economica del Paese, nel confronto tra quella da prognosi riservata di inizio mandato e quella da discreto decorso di convalescenza della fine. Consapevole del rischio di un nulla di fatto insito nelle elezioni del prossimo 4 marzo (finalmente la data è certa, dopo tante forzature fuori luogo e inutili tiramolla), rischio derivante dal combinato disposto micidiale tra il sistema politico tripolare, la legge elettorale ibrida tra proporzionale e maggioritario e la fragilità di partiti, alleanze e leadership (si fa per dire) che sono rimasti in scena, il capo dello Stato, sciogliendo le Camere senza le preventive dimissioni dell’esecutivo, ha fin d’ora creato le condizioni perché il governo Gentiloni possa restare nel pieno delle sue funzioni non solo nel corso della campagna elettorale (che si preannuncia fetida) e nella necessariamente non breve fase delle consultazioni post elettorali, ma anche e soprattutto nei mesi che dovessero precedere un eventuale ritorno alle urne (a giugno o settembre). Scelta sapiente sul piano istituzionale, non c’è dubbio, ma ancor più su quello politico – che pure non gli è proprio, considerato che Mattarella è, oltre che apparire, diverso dal suo predecessore – perché cerca di prevenire il (più che probabile) cortocircuito del sistema, che affronta le elezioni con la stupida incoscienza o la colpevole sottovalutazione del fatto che gli italiani con il loro voto non consegneranno a nessuno le chiavi di palazzo Chigi. Cosa normale e senza conseguenze se ciò avvenisse in un quadro di dialogo rivolto al futuro tra forze che pure, come è logico, segnalano nel rivolgersi agli elettori le loro differenze. Ma che diventa disastrosa nel momento in cui non solo non c’è alcun riconoscimento reciproco, ma anche le stesse coalizioni, a cominciare da quella di centro-destra, sono solo delle intese elettorali destinate a sciogliersi già alla chiusura delle urne. Noi, in questa sede, lo andiamo ripetendo da tempo, anche a costo di sembrare noiosi: il voto renderà necessarie altre alleanze e leadership diverse da quelle che da domani saranno ai nastri di partenza della campagna elettorale. Cioè, in altre parole, gli elettori rispediranno al mittente – come è giusto che sia – i problemi strutturali irrisolti di un sistema politico-istituzionale, la Seconda Repubblica, che dopo due decenni fallimentari non è stato capace in oltre sei anni (dal novembre 2011) non solo di esaurire la transizione verso la Terza Repubblica, ma neppure di costruire le precondizioni minime perché questa nuova stagione si apra. Eppure già il voto del 2013 aveva parlato chiaro, ma né i 300 giorni di larghe intese di Enrico Letta né il patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi, durato dal gennaio 2014 allo stesso mese del 2015 quando i due ruppero l’intesa sulla candidatura di Giuliano Amato al Quirinale, sono serviti a sciogliere in modo convincente i nodi della transizione irrisolta, e che ora rischia di diventare infinita.Ecco perché riteniamo che sul piano dei nostri problemi strutturali, quelli che ci portiamo dietro dalla fine della Prima Repubblica e quelli che si sono aggiunti in corso d’opera, la legislatura appena dichiarata finita sia stata l’ennesima occasione perduta. Non solo per il succedersi di tre governi – in fondo siamo pienamente in media – e la scandalosa transumanza di parlamentari – qui, con 546 cambi di casacca, siamo oltre ogni record – e neppure per il tormento della rumorosa ascesa di Matteo Renzi e del suo non meno ingombrante declino, con l’anno buttato via per il referendum costituzionale trasformato in un (mancato) plebiscito. No, l’occasione è stata persa perché, oltre alla perdurante necessità di mettere mano in modo serio a questioni strategiche mai affrontate, c’erano tutte le condizioni, in primis quella di una ripresa economica dopo il decennio nero della recessione e della stagnazione, perché finalmente si voltasse pagina. Ma così, ancora una volta, non è stato. Sia chiaro, la 17ma legislatura non è tutta da buttare. Il governo Gentiloni non è stato a guardare, aiutando in particolare la trasformazione di quella parte (purtroppo minoritaria e troppo limitata) di imprese che hanno svoltato verso l’era digitale, così come nel primo anno di Renzi si sono fatte alcune cose (mercato del lavoro e diritti civili) che vanno messe all’attivo. E il cambio tra l’urticante Matteo e Paolo il freddo, come abbiamo detto più volte, ha consentito di svelenire, per quanto possibile, un clima politico e sociale a dir poco intossicato. Che non è stata, ed è, cosa da poco.Ma la svolta non solo non c’è stata, né gli italiani l’hanno vissuta, visto che delusione e rancore sono ancora i tratti forti della psicologia collettiva del Paese. Neppure la discreta virata verso la ripresa, che peraltro si è riflessa più nel pil che nelle condizioni di vita dei più, non può essere annoverata tra i meriti dei tre governi che si sono succeduti, per il semplice motivo che essa è quasi esclusivamente figlia della politica monetaria europea, di cui abbiamo beneficiato sia direttamente sia per il fatto che ha generato una accelerata dell’economia continentale dalla quale fortemente ancora dipendiamo. Il fatto che gli inquilini di palazzo Chigi se ne attribuiscano i meriti né ci stupisce né ci indigna – capiamo che il desiderio di mettersi la medaglia al petto sia forte, e siamo indulgenti verso le tentazioni – quello di cui non riusciamo a farci ragione è che costoro non capiscano come non solo gli italiani non ci caschino, ma si ribellino a quella appropriazione indebita, che così diventa un boomerang, elettoralmente parlando. Anzi, il rischio è che ora si veda a occhio nudo la distanza tra l’economia in ripresa, seppure solo congiunturale, e la politica che avviluppata nel suo dilettantismo e trasformismo produce instabilità e incertezza. E che il contrasto tra le due tendenze finisca col bloccare la prima, quella buona. Adesso ci accingiamo a vivere, ma sarebbe meglio dire a subire, due mesi di tossica campagna elettorale, preludio di un voto che non toglierà, perché non ce ne sono le condizioni, le castagne dal fuoco alla politica. Per fortuna al Colle c’è un uomo saggio e avveduto… Buon 2018. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Parco Archeologico di Ercolano: crescono i visitatori

Posted by fidest press agency su domenica, 31 dicembre 2017

parco archeologico1parco archeologicoLa fine di dicembre al Parco Archeologico di Ercolano ha fatto registrare un incremento del 33% del numero di visitatori, erano stati infatti 2.358 i turisti degli scavi di Ercolano il 29 e il 30 dicembre del 2016 e se ne sono contati invece 3.502 negli stessi giorni del 2017. E’ il traguardo raggiunto per questa fine d’anno, “il trend di crescita che punto a mantenere per il prossimo nuovo anno” queste le parole del Direttore del Parco, Francesco Sirano. “Il Parco Archeologico di Ercolano si conferma meta prescelta in questi giorni di vacanza ed il 2018 saprà stupire i visitatori che lo sceglieranno come propria destinazione con un’offerta ancora più ricca e articolata. Tenendo sempre d’occhio la tutela del bene culturale, si punterà alla valorizzazione del patrimonio con un’offerta rivolta ai visitatori che verranno da lontano e a coloro che condividono sul territorio questo gioiello che parla del loro passato. E’ con orgoglio che posso dire che è l’archeologia intera che si dimostra la protagonista della richiesta e dell’offerta culturale della Campania; il dato in crescita registrato nei principali attrattori della provincia e della città partenopea dimostrano che la gestione manageriale che il Ministero ha pensato per tali luoghi è la svolta per la loro valorizzazione e sviluppo”. (foto. parco archeologico)

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Yemen: 1.000 giorni di conflitto. La più grave crisi umanitaria al mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 31 dicembre 2017

Yemen“Il tragico traguardo dei 1.000 giorni di guerra in Yemen è stato superato. Con l’acuirsi delle violenze negli ultimi giorni, i bambini e le loro famiglie hanno continuano ad essere uccisi in attacchi e bombardamenti. Da oltre 1.000 giorni a causa di brutali violenze le famiglie sono costrette a lasciare le proprie case. 1.000 giorni senza cibo sufficiente e acqua potabile. 1.000 giorni durante i quali gli ospedali sono stati bombardati e le scuole danneggiate. 1.000 giorni di bambini reclutati per combattere. 1.000 giorni di malattie e morti… di sofferenze inimmaginabili.Il conflitto in Yemen ha creato la peggiore crisi umanitaria al mondo – una crisi che ha coinvolto tutto il paese. Il 75% circa delle popolazione dello Yemen ha urgente bisogno di assistenza umanitaria, compresi 11,3 milioni di bambini che senza quest’assistenza non possono sopravvivere. il 60% almeno degli Yemeniti vive in condizioni di insicurezza alimentare e 16 milioni di persone non hanno accesso ad acqua pulita e servizi igienici adeguati. Molti altri non hanno accesso a servizi sanitari di base. Meno della metà delle strutture sanitarie dello Yemen è pienamente funzionante e lo staff medico non riceve lo stipendio da mesi.
Il conto terribile della devastazione del conflitto in Yemen riflette soltanto ciò che già sappiamo. In realtà, probabilmente, la situazione peggiorerà. Le agenzie delle Nazioni Unite non hanno pieno accesso umanitario ad alcune delle comunità tra le più duramente colpite. Molti di noi, non possono nemmeno verificare quali sono i bisogni di queste persone. Quel che sappiamo è che in Yemen la crisi è diventata rapidamente una catastrofe.Negli ultimi giorni sono stati fatti alcuni progressi con le prime importazioni commerciali di carburante presso il porto di Hudayadah, successivo alle recenti yemen crisi umanitariaimportazioni commerciali di cibo. È importante che queste scorte non vengano sprecate, dato che le restrizioni sulle importazioni di carburante hanno causato il raddoppio dei prezzi di carburante diesel, minacciando l’accesso all’acqua, ai servizi sanitari e alle cure mediche urgenti. In troppi ospedali si registra la mancanza di carburante per i generatori che ne consentono l’operatività. Le stazioni per il pompaggio dell’acqua che servono oltre 3 milioni di persone stanno rapidamente rimanendo senza il carburante di cui hanno bisogno per restare in funzione, mentre il prezzo dell’acqua importata è aumentato di 6 volte. L’acqua sicura non è più economicamente sostenibile per oltre i due terzi degli yemeniti che vivono in povertà estrema. Tutto questo rischia di sopraffare gli sforzi in corso per contenere le epidemie di difterite, colera e diarrea acquosa acuta.
Restiamo impegnati per aiutare le persone dello Yemen: abbiamo raggiunto circa 6 milioni di persone con acqua pulita, distribuito 3,7 milioni di litri di carburante per gli ospedali pubblici, curato oltre 167.000 bambini colpiti da malnutrizione acuta grave, distribuito oltre 2.700 tonnellate di medicine e scorte mediche, vaccinato 4,8 milioni di bambini contro la polio e fornito assistenza alimentare a circa 7 milioni di persone in un mese. In Yemen oggi, chiunque sia un caso sospetto di colera e ha la possibilità di accedere ai servizi sanitari ha il 100% delle possibilità di sopravvivere.Ma le condizioni stanno peggiorando, con il rischio di sopraffare la nostra capacità di risposta. Se non avremo un accesso più ampio e le violenze non si arrestano, il costo in termini di vite sarà incalcolabile. Per questo chiediamo ancora una volta alle parti coinvolte nel conflitto di consentire immediatamente un pieno accesso umanitario in Yemen e di terminare i combattimenti. Le famiglie dello Yemen non dovrebbero vivere un giorno in più di guerra, figuriamoci altri 1.000 giorni.”

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Roma: Una marcia per la pace

Posted by fidest press agency su domenica, 31 dicembre 2017

vaticanoA Roma si terrà il 1° gennaio 2018, ore 10.30 da Largo Giovanni XXIII (inizio di Via della Conciliazione) a Piazza S. Pietro per ascoltare le parole di Papa Francesco all’Angelus Hanno aderito numerose associazioni e organizzazioni.
Il 1° gennaio, in occasione della 51a Giornata Mondiale della Pace, esprimendo il proprio sostegno al messaggio di Papa Francesco “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”, la Comunità di Sant’Egidio invita a cominciare il nuovo anno costruendo un mondo più umano, che sappia accogliere e integrare.Per questo organizza, per il giorno di Capodanno, marce, manifestazioni e iniziative pubbliche in centinaia di città di tutti i continenti.Troppi sono ancora i popoli afflitti dalla guerra, costretti ad abbandonare la propria terra e a rifugiarsi altrove, troppe le vittime della violenza e del terrorismo. Per i migranti e i profughi ci sono soluzioni possibili, come ha dimostrato l’esperienza di due anni di corridoi umanitari verso l’Italia e altri Paesi europei. Ci sono vie diverse che vogliamo continuare a percorrere perché non prevalgano muri e divisioni, ma una cultura del vivere insieme, che permetta di guardare al futuro con speranza.Durante tutte le marce, a partire da quella di Roma, verranno ricordati i nomi di tutti i Paesi ancora coinvolti dai conflitti e dalla violenza nei diversi continenti.

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Rinnovo del contratto per gli statali con beffa finale

Posted by fidest press agency su domenica, 31 dicembre 2017

ministero-finanzeDopo gli aumenti insignificanti, pari a 85 euro medi lordi (40 netti) dal 2018, arriva l’una tantum del biennio 2016/2017 a dir poco ridicola: dai 370 euro per la fascia retributiva più bassa ai 712 per quella più alta. In media, meno di 500 euro, poco più di 230 euro netti, dieci volte meno di quanto effettivamente spettante. L’accordo appena siglato dai confederali, a seguito dell’intesa del 30 novembre 2016 presa con il Governo, riguarda per ora 250mila dipendenti statali, in servizio nei ministeri e nelle amministrazioni centrali, ma l’intenzione della parte pubblica è quella di estendere il modello anche agli altri comparti, scuola compresa. Per il 2 gennaio sono stati convocati all’Aran i sindacati che sono rappresentativi da trent’anni del maxi-settore della Conoscenza mentre entro il 10 gennaio si dovrebbe conoscere la data per l’elezione del rinnovo delle Rsu della scuola, da svolgere entro il prossimo 20 aprile. Un evento che potrebbe essere caratterizzato da un cambiamento epocale, derivante proprio dalla concreta possibilità per l’Anief, con 38mila deleghe (pari al 6%) e oltre 8mila candidati, di sforare la fatidica soglia del 5%.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ai tavoli di contrattazione abbiamo l’intenzione di portare le nostre rivendicazioni, a partire da quelle stipendiali. Perché un contratto degno di questo nome, dopo quasi dieci anni di blocco, doveva prevedere almeno 270 euro di aumento dal 2018, come minimo sindacale, un più 11% rispetto anche al 20% ricevuto dai lavoratori del settore privato negli ultimi dieci anni, certo non il 3,48% concordato da CISL, UIL e CGIL con il Governo. Un contratto si firma, infatti, se si trovano le risorse per recuperare quel 50% restante rispetto all’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale, ancora bloccata ai livelli del 2008. A questo, si sarebbero dovuti aggiungere 2.654 euro di arretrati rispetto ai 230 euro che si avranno concretamente dopo il conguaglio fiscale e al netto del lordo stato.

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Holiday Magic Continues at the Queen Mary’s All-New CHILL through January 7, 2018

Posted by fidest press agency su domenica, 31 dicembre 2017

First Ice Adventure ParkThe holiday spirit will continue at the Queen Mary’s all-new CHILL with family fun activities, live entertainment and tasty-treats through January 7, 2018. Featuring the first-ever Ice Adventure Park in the U.S., the newly-inspired CHILL offers a rush of icy family fun with nightly entertainment throughout the park including international cultural celebrations, live music, dance performances by the ‘Chillettes’, fireworks, choreographed light shows, DJs, dancing, delectable food, a nightly Christmas tree lighting ceremony and much more.
Since opening December 13, 2017, some of Hollywood’s hottest celebrities have visited CHILL including Nickelodeon star, Brec Bassigner (Bella and the Bulldog, Haunted Hathaways), who joyfully played with friends on the bumper boats; and E! reality star, Bridget Marquardt, who visited with close friends on opening night. Gary Oldman, star of 2017 hit film Darkest Hour, joined in the CHILL festivities with loved ones. Dancer and actress, Asia Monet Ray (Dance Moms), experienced the cultural Christmas fun with family and friends gliding through each region on the CHILL ice track. Multiple Disney stars have experienced the winter magic including Emily Skinner (Andi Mack), Joshua Bassett and Lulu Lambros (Stuck in the Middle), Lela Brown (Radio Disney Host and DJ), and Kim Possible and Even Stevens star: Christy Carlson Romano.The Queen Mary’s all-new CHILL celebrates unity while honoring holidays from around the globe as guests embark on an international expedition to six different regions of the world. Embark in traditional Chinese entertainment in CHILL’s version of the Forbidden City with nightly performances by Chinese Acrobat troupe and experience first-hand the beautiful rhythmic movements of the traditional Lion Dance and a spectacular firework show on Sunday, January 7. Take in the traditions of Germany and raise a stein to the nightly live tunes from the authentic Alpine Band, meet the ethereal Kristkindle, the German gift bringer and bearer of lights, and shop traditional holiday trinkets and souvenirs at the nightly festive market. Cozy up in Switzerland’s Alpine Square by roasting marshmallows and building gooey s’mores at the toasty fire pit or dine in the Alpine Lodge, open nightly.Show off your best grooves as the DJ spins today’s top hits at the Russian Disco in CHILL’s Blizzard Boulevard. Experience the magic of the Northern Lights Show offered nightly at the Aurora Borealis Light show with nightly aerialist performers, and meet the gift bringers of Russia, Father Frost and The Princess. Holland’s Windmill Way offers nightly shows on the Illumination stage with hourly performances by CHILL’s Rockettes-style dancers, the ‘Chillettes’, and a nightly tree lighting ceremony and light show. Skate over to America’s fabled North Pole for a visit with Santa Claus and Mrs. Claus and the chance to decorate your own stocking. (photo: First Ice Adventure Park)

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