Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

E’ difficile pensare alla bellezza della terra

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 gennaio 2018

Palermo-Panorama-bjs-2Se ci imbattiamo in una delle tante metropoli che la costellano le loro periferie spiccano per l’abbandono in cui sono lasciate tra cumuli di immondizie, strade dissestate, abitazioni fatiscenti. Si avvertono nell’aria miasmi che ci prendono alla gola e sembrano soffocarci. Lo stesso accade lungo alcune spiagge dove si trova di tutto: plastica, copertoni, cibi in decomposizione, pannolini sporchi, escrementi d’ogni genere. E il mare: sembra siano state individuate nuove isole formate da rifiuti. Eppure c’è ancora chi vi convive e con bambini e adulti che sguazzano tra le acque inquinate dalle fogne a cielo aperto e sembrano non far caso a tanto scempio e a volte vi concorrono lasciando altri rifiuti. E a tutto questo, come se non bastasse, si aggiungono i danni arrecati all’atmosfera con i gas di scarico delle auto e delle fornaci industriali e con l’estrazione di carbone e petrolio.
Ci stiamo avvitando su noi stessi. Molti disquisiscono sui possibili rimedi ma si rivelano altrettanti palliativi. Il perché è spiegabile con il fatto che non ci azzardiamo a riconoscere la circostanza che l’unico modo per un cambiamento radicale è mutare le logiche del capitalismo. Oggi si produce sempre di più e per trovare acquirenti si punta all’usa e getta. D’altra parte se non si produce aumenta la disoccupazione e si contrae il potere d’acquisto dei consumatori. E’ po’ come il serpente che si morde la coda. Se non riusciamo a spezzare questa spirale non sarà possibile ottenere risultati tangibili. Su un altro versante occorre provvedere ad un’equa ripartizione delle risorse, al calo delle nascite e a realizzare il diritto a vivere perché è inconcepibile che i nuovi venuti siano ancora vittime della povertà che impedisce loro l’accesso alle cure, ad un tetto sotto cui ripararsi, all’istruzione, a un lavoro e ad una vecchiaia serena. E per finire è possibile che non siamo tanto pragmatici nel riconosce che l’evoluzione tecnologica ci porta ad una riduzione del lavoro in specie quello non specialistico e di conseguenza ad un surplus della manodopera e la cui ricaduta diventa fatale se si continua a sostenere che solo il lavoro crea reddito? (Riccardo Alfonso)

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