Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

La crescita tecnologica e la misura del divenire collettivo

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 gennaio 2018

ricercatoreLa ricerca medica, la pratica che ne segue, l’esperienza clinica dimostrano che abbiamo toccato un punto di non ritorno.Se vogliamo che si compia il grande passo che c’induce a ritenere la conclusione del ruolo sino ad oggi svolto da tutte le componenti dell’universo sanitario nella prevenzione e nella cura dei mali che ci affliggono, dobbiamo volgere lo sguardo altrove.
La medicina non potrà più essere appannaggio di speculazioni commerciali, di profitti a beneficio d’interessi personali o di gruppi cosi come accade oggi con le società farmaceutiche che producono farmaci e la ricerca scientifica che opera dentro le loro strutture e spesso è finalizzata a ben diversi scopi rispetto a quello primario in difesa della salute umana.Oggi, forse, i segnali in questo senso sono ancora molto deboli per avere qualcosa di più di una percezione che ci possa permettere di vedere con chiarezza quanto si sta maturando sotto i nostri occhi. E’ perché siamo ancora troppo accecati dalle logiche del profitto, dall’avidità dei singoli, dagli interessi di bottega, dal concetto che la salute non sia un diritto universale ma un bene accessibile solo per chi dispone di un reddito, di una posizione sociale di riguardo. Uscire da questo tunnel non è facile perché occorre superare molti tabù, radicate convinzioni, la logica di chi continua a credere fermissimamente in un mondo diviso in due distinte parti tra chi ha e chi è. Tra la massa dei servus servorum dei e la schiera degli eletti e ai quali tutto è dovuto, niente è precluso.
Cito a questo riguardo “L’ultima fatica di Save the Children” nel suo rapporto intitolato “Nati per morire”, dove si denuncia che ogni anno 6,3 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono e tra questi 2,8 milioni sono neonati. Il documento misura l’indice di rischio mortalità mamma-bambino e propone diverse soluzioni per ridurre questa catastrofe. Così si muore per colpa dell’eterno conflitto tra il diritto alla vita e al vivere.
E’ l’eterna lotta che si ripropone dalle ceneri della storia tra plebei e patrizi. Tra chi comanda, e tutto gli si deve, e chi è a lui sottoposto ed è senza diritti soffocato com’è dai doveri. E la medicina è uno di questi gingilli preferiti dal potente di turno per il suo benessere e poco importa che il suo accesso sia proibito ai paria. Sono creature inutili e possono solo servire da cavie.
Se questo giudizio può apparire alquanto drastico e severo e persino cinico lo si deve al fatto che mi giunge intollerabile che ancora oggi mentre la medicina fa passi da gigante vi siano milioni di persone che muoiono per l’impossibilità d’accedere ai farmaci salvavita non avendo la disponibilità economica per farlo.
Qualcuno leggendo quanto scrivo può legittimamente chiedersi perchè solo ora mi sono reso conto o per lo meno ho affrontato il problema in un modo così risoluto per non dire definitivo.
E’ che la miccia è stata accesa casualmente da uno studio condotto e coordinato da Antonio Filippini dell’Università Sapienza e da Antony Galione della Oxford University. Egli ha identificato un meccanismo alla base della generazione dei vasi sanguigni, precedentemente sconosciuto.
I risultati, sono stati pubblicati dalla rivista internazionale PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences USA) e hanno dimostrato che è possibile inibire selettivamente una specifica catena di reazioni attivata dal VEGF, provocando il blocco dell’angiogenesi. Il meccanismo individuato in questa ricerca permette infatti di fermare più a valle e in modo specifico la proliferazione e migrazione delle cellule endoteliali, senza interferire con altre funzioni essenziali della proteina. Infatti, bloccando l’attività com-plessiva del VEGF si innescano una serie di “contromisure” causate dall’inibizione di tutti i recettori e di tutte le reazioni elettriche che annullano o attenuano gli effetti dei farmaci anti-angiogenici.
La ricerca apre nuove prospettive per lo sviluppo di farmaci ancora più intelligenti di quelli attuali. “Sarà fondamentale valutare – spiega Antonio Filippini – gli effetti dell’inibizione di questo specifico pathway, che ha fornito brillanti risultati in modelli sperimentali, nell’angiogenesi tumorale e in pazienti oncologici”.
Il progetto è stato realizzato nell’ambito di una collaborazione tra il Dipartimento di Scienze Anatomiche Istologiche Medico-Legali e dell’Apparato Locomotore della Sapienza di Roma, l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma e il Dipartimento di Farmacologia della Oxford University in Inghilterra. Del gruppo di ricerca della Sapienza fanno parte Annarita Favia, Guido Gambara, Elio Ziparo, Fioretta Palombi e Antonio Filippini.
Fin qui la notizia. L’innesco che ha provocato può apparire poco visibile a un osservatore occasionale, ma per me è stata la dimostrazione che ci stiamo avviando a tracciare un percorso nuovo dove la funzione della terapia medica farmacologica, andando persino di là di quanto segnalato dalla precedente nota tende a integrarsi con l’alimentazione e a renderla, a sua volta, più efficace per uniformarsi alle esigenze del nostro corpo e per evitare i rischi di malattie e d’infezioni virali e batteriche. Da qui derivano molte altre considerazioni di merito che lascio all’intuizione di chi mi legge dedurne e che mi sembra non possono che rendere ovvia la sua naturale conclusione nel senso da me indicato.
Quanto tempo ci vorrà è difficile dirlo. Questo ciclo presenta indubbi ostacoli di non facile superamento. Ma se in qualche modo riusciamo, percorrendo questa strada, ad “alimentare curando” per la tutela della vita resta a monte un altro problema che è quello di pervenire a una drastica riduzione della natività. (Centro studi scientifici della Fidest)

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