Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Le nuove frontiere del nostro futuro prossimo

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 gennaio 2018

ambienteOggi molti prodotti come le auto, il frigo ecc. sono stati concepiti per non durare più di tanto. Il loro rinnovo comporta alti consumi di energia per la fabbricazione e pesanti oneri a carico dell’ambiente con la dispersione dei rottami inquinanti o per il loro riciclaggio.
La svolta, anche in questo campo, è quella di avere manufatti di qualità con una vita media di gran lunga più lunga e costituiti da materiali puliti e riciclabili solo per i componenti nel senso che si può cambiare un pezzo ed il motore continuare a funzionare ancora per molto. Anche per i prodotti alimentari la linea di tendenza dovrebbe essere un’altra. Vanno in questo senso sollecitati incentivi per un ritorno all’agricoltura organica senza rischi chimici dato che è oramai scontato che i pesticidi ed i fertilizzanti non fanno altro che avvelenare la terra e con essa le falde idriche.
Anche questa volta dovremmo fermarci all’ora “X” e configurare una società che di colpo si priva delle sue fabbriche di armamenti, smantella l’industria chimica e riduce del 35% l’intera produzione industriale puntando a beni durevoli e di elevata qualità. La disoccupazione andrebbe alle stelle a meno che non si riduca a due o al massimo tre ore giornaliere l’attività lavorativa. Ma quest’ultimo aspetto potrebbe essere scongiurato, o per meglio dire limitato, e digerito senza traumi se riuscissimo a trovare dei lavori alternativi e nello stesso tempo a ridurre drasticamente la popolazione sulla terra.
Il primo punto potrebbe essere facile da adottare se pensiamo alle estese opere di riconversione industriale e di bonifica delle aree inquinate da porre mano in tutti i settori delle attività umane e negli ambienti in cui si vive, ma il secondo è terribilmente complicato.
Non si tratta solo di ragioni etico-religiose. Lo dimostra la frenesia di quanti si sotto¬pongono a pratiche, a volte rischiose per la propria incolumità fisica, per avere un figlio. Una maternità ed una paternità sovente sentita più come uno sfogo ai propri egoismi che dettata da altre motivazioni. Non si ama prolificando, ma rinunciando a mettere al mondo creature senza un avvenire o capaci solo di condurre una vita grama fatta di stenti e di rinunce. E l’emarginazione sociale è la prima droga assunta dai giovani che vivono questa esperienza e a poco servirà l’amore se lo trasformiamo in un surrogato e per giunta molto scadente rispetto all’originale.
E ci sembra che a questo proposito abbiamo speso non poche pagine del nostro lavoro per illustrare tutti questi aspetti deformanti del nostro modo di impostare i rapporti con i nostri simili ed i danni irreversibili che ricadono sull’ambiente. Le conseguenze gravi che derivano ci fanno, probabilmente, comprendere meglio del perché, ad esempio, nel 13° o 14° secolo si dovevano fare le “guerre sante” per uccidere i barbari ed i miscredenti anche se tali infedeli in realtà esprimevano la loro religiosità in nome di una fede altrettanto rispettabile rispetto a quella dei loro detrattori. E il XX secolo non è da meno se constatiamo i danni provocati dagli “integralismi” religiosi che si traducono facilmente in odi razziali e accesi e irragionevoli fanatismi. E se la terra si metteva a ruotare su se stessa diventava un altro delitto contro la lesa maestà di un creato modellato secondo tradizioni empiriche pianificate per diventare immutabili in ogni epoca e in ogni cultura.
ambienteOggi ci troviamo a che fare con l’ingegneria genetica, il culto di una natività pianificata e perfetta dove non è permesso l’accesso all’handicappato o al ritardato mentale. Dovremmo anche in questo caso prendere per buoni gli aspetti esaltanti di queste scelte tecnologiche nell’impianto dei soggetti umani e non intravederne solo e comunque i pericoli e le insidie. Essi, ovvia¬mente, non mancano, ma non è certo in una acritica ripulsa che si fa cultura e si scelgono le strade del nostro divenire.
A questo riguardo ci sembra opportuno richiamare l’attenzione del lettore sulle iniziative condotte dalla Fondazione Lanza di Padova indirizzate alla ricerca di un confronto interdisciplinare sui principi conduttori che regolano i rapporti interumani dagli antichi paradigmi filosofici, e la loro costellazione classica, a quelli odierni con l’avvento della tecnologia e le sue applicazioni ai confini della vita e della morte. Si tratta anzitutto di processi dinamici, se stiamo alle parole del prof. Corrado Viafora coordinatore del progetto Etico della Fondazione, dove i confini consueti della nascita e della morte subiscono una diluizione, se non una indeterminazione.
Sembra proprio che quanto più la medicalizzazione si impossessa dei limiti dell’esistenza, tanto più quei limiti tendono a divenire incerti. Non ultimo è il paradosso di un “progresso scientifico – osserva Giancarlo Zizola – che rischia nella secolarizzazione estrema del nascere e del morire, di smarrire il significato onto¬logico, ma anche l’anagrafe obiettiva.”
Dobbiamo arguire che la qualità della persona può essere riconosciuta solo per l’autocoscienza di cui è dotata, per la razionalità e per un minimo senso di moralità, insomma per l’autonomia. E poiché non tutti gli esseri umani sono autocoscienti, razionali e capaci di concepire la possibilità di biasimare e di lodare, la conclusione è che i feti, i neonati, i ritardati mentali gravi e coloro che sono in coma senza speranza costituiscono esempi di non persone umane.
Il rischio che ne deriva l’ha tracciato il teologo Francesco Compagnoni osservando che in questa misura noi costruiamo un modello di società “dominata solo dai più forti, scaltri, intelligenti, astuti, magari coalizzati in una specie di mafia eugenetica. E’ gente che accetta un neonato e scarica il nonno in una casa di cura per lungo degenti dichiarandolo non più persona”. Ma è anche un presente e un futuro che si abbevera nel passato sia pure riscrivendolo secondo i canoni delle nostre convenienze. Non ci hanno insegnato, ad esempio, gli spartani che i figli generati male andassero gettati in un dirupo dal sommo di una montagna? Ed ancora che il ramo cadetto, di una numerosa famiglia nobile, venisse sterilizzato attraverso una obbligata vocazione religiosa? Due facce, una ambientecrudele e l’altra ipocrita, per assicurare un avvenire a danno degli altri. E la logica dei trapianti, se esasperata, ci porta ad analoghe, sconsiderate prestazioni, dove si mutilano e si uccido¬no “ragazzi di strada” ritenuti dalla società ingombranti e fonte di turbativa dell’ordine pubblico, per assicurare qualche anno di vita in più al bene¬stante. Anche in questo caso ci troviamo davanti a delle scelte fondamentali proprio perché la tecnologia ha permes¬so miracoli di questo genere.
Si possono, infatti, sostituire integralmente le funzioni cardiorespiratorie, quelle omeostatiche del tronco encefalico e molte altre ancora assicurando il funzionamento dell’organismo come un tutto, anche dopo la distruzione dell’en¬cefalo.
Nonostante ciò la morte della persona non verrà mai impedita, essa resta solo una questione di….. tempo! La bioetica vorrebbe a questo punto stemperare le azioni dell’uomo davanti a situazioni contingenti anticipandole il più possibile per cercare di prevederle e scongiurarle.
Il progresso, dunque, tende a queste finalità. Nello stesso tempo siamo indotti a porci problemi in modo diverso rispetto alla tradizione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: