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I lavoratori Almaviva e GSE dimostrano che Calenda afferma il falso

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

calenda-carloIl tweet del ministro dello Sviluppo Economico è stampato in formato gigante, a caratteri cubitali: ” (…) Sui 153 c’è il problema della chiusura di tutta la sede di Roma”.A esporlo stamane davanti alla sede romana di Almaviva Contact sono le lavoratrici e i lavoratori dell’azienda, per lo più madri di famiglia: ex licenziati illegittimamente, 153 già reintegrati da un Giudice del Lavoro (sono attese a breve altre sentenze), ma immediatamente dopo trasferiti in Sicilia, a 800 km di distanza dalle loro famiglie, in piena violazione della Legge 300/1970: per loro non c’è giorno di festa che tenga, la lotta per riconquistare il posto di lavoro non si ferma.
La situazione davanti ai cancelli è a dir poco surreale. A un paio di metri dagli ex dipendenti Almaviva lasciati in mezzo a una strada, infatti, altri lavoratori timbrano il cartellino ed entrano in turno: tra questi ultimi anche i dipendenti GSE, la cui manodopera è prestata all’azienda di Tripi attraverso un singolarissimo appalto, pure giudicato illecito dal tribunale del Lavoro di Roma. Ma quindi la sede di Roma non era chiusa, come diceva il ministro?
“Noi siamo in 88 a lavorare qui dal 27 dicembre, per l’appalto del call center GSE. Tra l’altro questo appalto è anche stato dichiarato illecito da un giudice, ed una parte di noi stanno già lavorando direttamente in GSE mentre i restanti che stanno aspettando la sentenza del 8 febbraio vengono a lavorare tutti i giorni ad Almaviva” dice Rosetta, Rsu di Gse.La vertenza-simbolo d’Italia, che nel 2017 ha rappresentato più plasticamente che mai la più sfrontata arroganza a cui si può spingere un’azienda nel pretendere l’abbassamento del costo del lavoro, torna dunque in primo piano già in questo inizio di anno nuovo. Quella stessa arroganza per cui se un lavoratore non è disposto a ridursi alla fame – o a spaccare la sua famiglia – merita di perdere il lavoro per cui ha sacrificato giorni, notti, anni della sua vita. In bella mostra, pure in formato gigante, oggi c’è anche un altro bel cinguettìo del ministro Calenda: “(…) Ho cercato di evitare i licenziamenti, ma le RSU hanno sbagliato a non firmare l’accordo”.”A noi non ci hanno licenziato le RSU come vogliono far credere, ma loro con il loro comportamento. Quello che hanno fatto le RSU è stato applicare la volontà dei lavoratori per come era stata espressa nelle assemblee sindacali. Noi abbiamo rifiutato perché comportava un peggioramento dei nostri diritti, ed il Governo non ha fatto altro che avallare le richieste di Tripi. Come all’epoca assecondarono le dichiarazioni di Tripi sulla crisi della sede di Roma, giustificate solo attraverso delle slide preparate dall’azienda, anche oggi continuano a dare sponda alla proprietà di Almaviva dicendo che la sede è chiusa mentre non è vero, giustificando così il trasferimento a Catania dei 153 lavoratori che hanno vinto la sentenza di reintegro. Il Governo continua a dar retta alle chiacchere e non hai fatti.” – dice invece Lorella, lavoratrice Almaviva.I lavoratori Almaviva che non hanno ceduto a un ricatto tanto vergognoso infatti non hanno colpe, piuttosto un grande merito: quello di aver insegnato a tutti i lavoratori italiani cos’è la Dignità del Lavoro. Quella stessa Dignità che la nostra Carta Costituzionale recita all’articolo 1: “L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro”. Leggete bene, Tripi e Calenda: “sul Lavoro”, non sulla schiavitù. (Comitati di lavoratori Almaviva e Gse)

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