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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Il ministero della pubblica istruzione rinuncia all’uso della lingua italiana

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

respect-costituzione“Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con un bando pubblicato il 27 dicembre scorso ha imposto la compilazione, esclusivamente in lingua inglese, delle domande per ottenere il finanziamento dei progetti universitari di ‘interesse nazionale’. Sostanzialmente, una domanda rivolta alla PA abolisce l’uso della lingua italiana e costringe al solo utilizzo di una lingua straniera. Ma la lingua italiana è, nella sua ufficialità, vettore della cultura e della tradizione immanenti nella comunità nazionale, tutelate anche dall’articolo 9 della Costituzione”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“La Corte Costituzionale (Sentenza 21 febbraio 2017, n. 42), anche con riguardo ai corsi di studio in lingua straniera, ha chiarito che: – l’obiettivo dell’internazionalizzazione deve essere soddisfatto senza pregiudicare i principi costituzionali del primato della lingua italiana, della parità nell’accesso all’istruzione universitaria e della libertà d’insegnamento.L’autonomia universitaria riconosciuta dall’articolo 33 della Costituzione, infatti, deve pur sempre svilupparsi ’nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato’ e, prima ancora, dai diversi principi costituzionali che nell’ambito dell’istruzione vengono in rilievo. Ancor più rilevante appare, in questa prospettiva, il trattamento giuridico riservato alle procedure del MIUR ai fini della partecipazione a bandi pubblici che deve egualmente ispirarsi a criteri di ragionevolezza, proporzionalità e adeguatezza.Sempre la giurisprudenza costituzionale in materia, ferma la tutela delle minoranze linguistiche, ha infatti ribadito – in via generale – come la lingua sia ‘elemento fondamentale di identità culturale e […] mezzo primario di trasmissione dei relativi valori’, ’elemento di identità individuale e collettiva di importanza basilare’. Ciò che del pari vale per l’’unica lingua ufficiale’ del sistema costituzionale: la lingua italiana.La soluzione più ragionevole appare dunque quella di consentire la presentazione della domanda nella lingua nazionale e/o in lingua inglese, riservando la scelta a coloro che presentano le domande in base all’opzione più conveniente ed adeguata alla disciplina per la quale si propone un progetto di ricerca. Ogni altra soluzione appare semplicemente irrazionale e, forse, frutto di un orientamento meramente politico che pare caratterizzare non solo il MIUR ma l’intero Governo Gentiloni: la dismissione culturale dell’identità nazionale e l’abbandono, in ogni occasione, degli elementi fondanti della cultura nazionale e della trasmissione dei relativi valori.Anche il messaggio distorto che deriva dalla errata ed irragionevole decisione del MIUR, richiede una immediata precisazione del Ministro che, peraltro, non appare certamente il migliore esempio di difesa della lingua italiana”, conclude Brunetta.

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