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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 235

Presentazione libro ”Il Montecristo comunista”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 gennaio 2018

montecristo comunista.jpgNoémi Szécsi.jpgRoma Martedì 16 gennaio p.v. alle ore 17.30 presso la Casa delle Traduzioni (Via degli Avignonesi, 32) si terrà la presentazione libro ”Il Montecristo comunista” di Noémi Szécsi, pubblicato nel 2017 da Mimemis Edizioni, nella collana Elit.European Literature, con la traduzione di Claudia Tatasciore.
Intervengono: Noémi Szécsi (autrice), Claudia Tatasciore (traduttrice), Cinzia Franchi (Università degli Studi di Padova), István Puskás (direttore dell’Accademia d’Ungheria in Roma).Noémi Szécsi è nata nel 1976 a Szentes, in Ungheria. Si laurea a Budapest in inglese e finlandese: a Helsinki scrive il suo romanzo d’esordio, Finnugor vampir (2002), durante gli studi di antropologia culturale, convincendo sin da subito il pubblico e la critica. Con il suo secondo romanzo, Kommunista Monte Cristo (2006), ha ricevuto il Premio Letterario dell’Unione Europea 2009. Voce di rilievo della narrativa ungherese contemporanea. Noémi Szécsi ha all’attivo diversi altri romanzi e volumi di non-fiction.
«Il Montecristo comunista…ripercorre la storia ungherese che va dalla Repubblica dei Consigli alla rivoluzione del ’56 ed è contemporaneamente un romanzo familiare, perché il protagonista è il bisnonno della narratrice. L’intreccio tra la linea storica e quella familiare è estremamente significativo, mantiene viva la domanda della generazione presente su un passato che risulta ancora faticoso e gravoso comprendere e digerire. È un romanzo in cui non ci sono eroi perché la storia del Novecento ungherese (ed europeo) è troppo complessa e sfaccettata per offrire figure solo positive (o solo negative), ed è dissacrante nel modo in cui inserisce personaggi politici realmente esistiti nella diegesi. Uno dei motivi per cui ho amato particolarmente tradurlo è perché, come tanti altri esempi della letteratura ungherese contemporanea, è un testo dal diffuso sapore ironico, che sprofonda in momenti di assoluta tragicità e drammaticità. Anche in prospettiva traduttiva, questa caratteristica fa sì che la storia narrata, pur nella distanza culturale e nella scarsa conoscenza da parte del pubblico italiano di alcuni capitoli della storia ungherese, possa penetrare nel vissuto emotivo del lettore italiano.» (http://www.mimesis-elit.it/claudia-tatasciore-intervista/)

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