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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 340

Scuola: rinnovo del contratto

Posted by fidest press agency su sabato, 13 gennaio 2018

ministero-pubblica-istruzioneNelle ultime ore stanno emergendo dei dettagli importanti sulla proposta presentata per iscritto ieri dall’amministrazione pubblica ma sottaciuta dai sindacati maggiori: mentre sugli aumenti tutto tace e si rimanda alla prossima settimana, ieri l’incontro si è concentrato sulla richiesta di introdurre nel contratto delle nuove mansioni innovative, dei veri e proprio servizi obbligatori, come il tutoraggio degli studenti delle superiori, impegnati nelle attività di azienda scuola–lavoro e la formazione annuale. La quale, proprio come temeva l’Anief, diverrebbe una componente di fatto aggiuntiva, senza che vi sia un corrispondente incremento in busta paga, visto che dai bonus, ammesso che si riesca, al massimo si otterrebbero 20 euro netti mensili. Rasenta l’assurdo poi la “stretta”, sempre chiesta dall’Aran, sulle sanzioni disciplinari: si vuole introdurre, infatti, la possibilità di far assegnare, direttamente dal capo d’istituto, multe pari fino a 4 ore di lavoro e la sospensione dal servizio fino a 10 giorni lavorativi. Pesanti sanzioni scatterebbero, inoltre, qualora un docente dovesse comunicare con i suoi alunni via Facebook o Whatsapp.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Invece di pensare ad introdurre norme più snelle e adeguate alle necessità, come la cancellazione degli articoli del Ccnl che continuano a discriminare il personale precario rispetto a quello di ruolo, ci si concentra su disposizioni che sconfinano dal contratto di lavoro, perché è ovvio che chi va oltre le finalità educative incorre già in sanzioni di carattere penale. Viene da chiedersi, inoltre, come si fa a pensare di ampliare gli incarichi obbligatori senza prevedere incrementi stipendiali paralleli. Questi signori sindacalisti, di fronte a certe proposte, avrebbero dovuto alzare i tacchi e andarsene indignati. Invece, non solo non l’hanno fatto, ma nemmeno lo hanno denunciato, visto che a far trapelare la proposta indecente sono stati dei sindacati non allineati. A questo punto, vorrà dire che i motivi per cui non si deve sottoscrivere questo contratto-farsa sono almeno due: la mancata copertura dei già modestissimi 85 euro lordi medi che dopo quasi 10 anni porterà tra i 27 euro e 52 euro netti a lavoratore e l’arretramento dei diritti a stipendio praticamente fermo. Sembra di raccontare la vertenza con un datore di lavoro al cospetto della sua azienda. Invece, in quelle stanze dell’Aran si gioca con il destino di 800mila insegnanti e 300mila Ata. Che, di questo passo, non solo verranno pagati peggio ma si ritroveranno anche meno diritti dei colleghi del privato.

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