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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Declino demografico per i medici di famiglia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 gennaio 2018

medico famigliaNel corso triennale di medicina generale in Lombardia, al via in questi giorni, si è verificata una cosa mai successa in nessuna regione: il numero di ammessi al primo anno del triennio 2017-2020 è molto più basso di quanti il corso ne possa contenere. Mentre gli specializzandi sono sempre pochi in rapporto ai candidati, nei corsi dei sei poli didattici di medicina generale di Milano, Bergamo, Brescia, Busto Arsizio, Monza e Pavia si sono immatricolati in tutto appena 44 neolaureati su 100 posti disponibili. In tre dei sei poli dopo le prime assegnazioni non era stata raggiunta la quota minima di 12 persone e si è reso necessario scorrere le liste passando ai “secondi classificati” nelle graduatorie risultanti dopo il test d’ammissione. Che, ricordiamo, è stato in settembre mentre il test d’accesso alle specialità è stato il 29 novembre. Molti neolaureati hanno tentato entrambi i test e dopo aver appreso di essere passati anche in quello di specialità hanno lasciato il posto loro preparato nel corso di Medicina Generale. Arriverà una lettera ai 56 primi esclusi dalla graduatoria che hanno una settimana di tempo per comunicare la propria adesione al corso. Se, al termine della settimana, visti i “sì” e i “no”, resteranno ulteriori posti, sarà contattato un numero pari di esclusi fino al completamento dei posti messi a bando. Ma il tempo stringe. «Le graduatorie sono valide fino al 12 febbraio. I posti non assegnati entro quella data saranno persi per sempre», avverte Anna Pozzi coordinatrice del corso al Polo di Bergamo. C’è una disaffezione dei giovani medici verso la medicina generale? «C’è pragmatismo. Questo lavoro attrae ma attrae di più il contratto di specializzando. Intanto a dicembre dal corso di medicina generale del Polo di Milano da me diretto che si è chiuso a fine anno sono usciti in 11 a fronte di un fabbisogno pari a 220 zone carenti in tutta la provincia pubblicate sul Bollettino ufficiale regionale», spiega Vito Pappalepore segretario Fimmg milanese. «Qualcuno verrà da altre regioni, ci si potrà iscrivere in soprannumero, si potrà attingere agli equipollenti (che però sono colleghi abilitati 24 anni fa), ma diventa obiettivamente difficile ricostruire la medicina generale che c’era fin qui. E’ previsto nel nuovo accordo lombardo alla firma in questi giorni che il massimale salga a un medico ogni 1800 abitanti nelle sedi che fanno medicina proattiva con infermieri e collaboratori, e fino a un medico ogni 2 mila abitanti con gli iscritti a termine (mentre oggi con i rapporti a termine si può sforare il massimale di 1500 scelte con altre 250 scelte a termine). Credo serva un coordinamento con l’accordo nazionale ma è l’unica risposta efficace ai tempi che cambiano». Sul corso in partenza, Pappalepore sottolinea che Fimmg avrebbe voluto un meccanismo più “dentro o fuori” subito dopo la redazione delle graduatorie. «Avevamo proposto di convocare tutti i candidati insieme in una grande sala da mille posti e chiamarli nell’ordine, dal primo all’ultimo, chiedendo se accettavano o meno: chi avesse puntato pure sul test per le scuole di specialità avrebbe rinunciato. Non è stato possibile. Attualmente -aggiunge Pappalepore- i poli didattici semivuoti sono quelli afferenti alle aree meno popolose, nelle grandi città ci sono più candidati e le aule quasi al completo. Non è escluso che con i nuovi scorrimenti e i nuovi ingressi chi abiti nelle “terre di mezzo”, poniamo tra Brescia e Bergamo, slitti dal polo di Brescia a quello di Bergamo per fare posto a un collega di Brescia città o della Gardesana. Altri disagi non ne prevedo. Credo sia importante far capire ai giovani che la nostra professione sta raccogliendo nuove sfide stimolanti. Proprio adesso la Asl avvisa che ogni medico candidato a gestire le cronicità e in precedenza coinvolto nella sperimentazione “Chronic related group” può leggere online l’elenco dei suoi pazienti destinatari delle prime lettere dell’ATS che li invitano a essere seguiti non da un gestore qualsiasi ma dal loro curante». (Mauro Miserendino – fonte doctor33) (foto: medico famiglia)

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