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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

“Invecchiamento attivo e autodeterminazione per il fine vita: strategie di tutela dell’anziano”

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

anzianiSeppure gli over 70 siano partecipi nella vita sociale e familiare e nel 61% dei casi si ritengano personalmente utili, affrontando tale tematica in termini più generali emerge pessimismo riguardo al loro ruolo sociale, infatti il 46% pensa che la società tenda ad emarginare le persone più avanti con gli anni e solo 1 su 5 è convinto che siano adeguatamente compresi e assistiti, percezione che si fa particolarmente critica fra chi ha delle condizioni di salute e di vita più compromesse e vive in prima persona tali difficoltà. Per la parte di intervistati più anziana e meno autosufficiente la percezione di sé e del proprio futuro è in generale più negativa. Inoltre, 1 over 70 su 5 non sa cosa siano le Dat (Disposizioni anticipate di trattamento) e chi le conosce pensa che il proprio testamento biologico debba essere affidato a familiari (67%) e al medico di famiglia (30%).È questo quanto emerge da una recente indagine condotta da Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere della quale si è discusso oggi a Roma nel corso del convegno “Invecchiamento attivo e autodeterminazione per il fine vita: strategie di tutela dell’anziano”.
In Italia sono oltre 13 milioni gli over 65 e, secondo dati Istat, il 77,2% ha almeno una malattia cronica e solo il 36,6% è in buona salute. Considerando che entro il 2050 il numero di anziani dovrebbe raddoppiare, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è sempre più importante per far fronte a questa emergenza sanitaria e sociale promuovere un “invecchiamento attivo” che tenga conto non solo della salute ma anche della partecipazione sociale e della sicurezza dell’anziano.“Quello che gli anziani temono di più è l’impossibilità di vivere la vita degnamente insieme alle difficoltà che l’invecchiamento comporta e alla disabilità ad esso associate”, spiega Francesca Merzagora, Presidente Onda. “È importante preservare dunque oltre la salute anche la rete sociale che è uno straordinario strumento di protezione e garantire la possibilità di scelta e autodeterminazione rispetto alle ultime fasi della vita”.“Già alla fine degli anni ’80”, spiega Luigi Bergamaschini, Professore Associato in Medicina Interna, Università degli Studi di Milano e Direttore IV UOC di riabilitazione Neuro-motoria, A.S.P. IMMeS e Pio Albergo Trivulzio, Milano, “la prestigiosa rivista Science pubblicava un articolo nel quale veniva stigmatizzata la necessità di superare la consolidata tendenza dei medici a distinguere tra gli anziani con malattia e/o disabilità e quelli che sono esenti da entrambe. Negli anni successivi si è andato progressivamente consolidando il concetto che per invecchiamento di ‘successo’ si dovrebbe intendere una condizione caratterizzata da: basso rischio di malattia e disabilità ed essa correlata, elevata riserva funzionale e cognitiva e una vita attiva, partecipata e produttiva. Queste tre condizioni, che devono coesistere sono alla base delle attuali politiche sociosanitarie che propongono un approccio interdisciplinare per aumentare il numero di soggetti che invecchiano bene”.“Alcuni eventi quali perdite, disturbi del sonno e disabilità indotta da alcune malattie, sono fattori significativi di rischio per lo sviluppo di depressione”, sostiene Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento Salute Mentale e Neuroscienze, ASST Fatebenefratelli-Sacco, Milano. “L’isolamento sociale facilita l’insorgenza di depressione e decadimento cognitivo in quanto mette in sofferenza il nostro cervello sociale. Studi longitudinali indicano come un rapporto povero o conflittuale con il coniuge o l’assenza stessa di un partner siano associati più frequentemente a episodi depressivi in età senile nel sesso maschile. Risulta inoltre rilevante il supporto amicale (71% degli studi) in età avanzata, mentre il supporto dei familiari (non coniuge) risulta invece meno rilevante (36% degli studi) nel proteggere da episodi depressivi”.

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