Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Pubblico impiego: venduti per trenta miseri denari

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

Pare che i sindacati confederali si siano fatti convincere a firmare il nuovo contratto degli statali dopo anni di rinvii e di polemiche per via delle scarse risorse messe in campo dal governo Renzi-Gentiloni. Dovremmo, quindi, farcene una ragione? Dobbiamo arguire che in nome della salvezza dei conti pubblici il dipendente pubblico, servitore dello Stato per antonomasia, ha detto signorsì e ha messo la coda fra le gambe? Eppure tutto questo non mi convince. Prima di tutto perché sulla debolezza dei nostri conti pubblici dovremmo semmai stendere un velo pietoso. Diversamente non si comprenderebbe come è stato possibile trovare trenta miliardi di euro per salvare le banche e permettere che i loro manager alla fine del loro mandato gli stessi istituti di credito erogassero decine di milioni di euro di ben servito. E dire che non si può asserire che avessero amministrato bene. Tutt’altro se hanno portato al quasi fallimento le loro aziende e fatte tante vittime tra azionisti e correntisti. Poi cosa dovremmo argomentare pensando alle centinaia di miliardi di euro persi per la mancata seria lotta all’evasione fiscale, agli sprechi, alla corruzione e via di questo passo?
Se per anni i governi che ci hanno preceduto avessero imboccata la via virtuosa non ci ritroveremmo con i loro leader o eredi che ci ripropongono la stessa ricetta come se nulla fosse e con il rischio reale di un grave e irreversibile peggioramento. Quando ci convinceremo che esiste un partito dell’avere e uno dell’essere e che quest’ultimo pur essendo una maggioranza schiacciante resta schiavo di un potere arrogante e presuntuoso convinto che si può dire di tutto ai poveri italiani perché oltre alla memoria corta sono degli allocchi? (Riccardo Alfonso)

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