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Elezioni: Per vincere c’è bisogno di grandi numeri

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 febbraio 2018

L’elettore oggi si trova davanti a tre grosse alternative e ad alcune variabili. Le tre sono il centro destra, il Pd e Cinque stelle. Sondaggi alla mano potrebbero “catturare” il 75-80% degli elettori. Una percentuale in sé notevole ma in pratica inutilizzabile per la formazione di una forza politica capace di generare un governo stabile. Se poi passiamo alla logica delle “grandi intese” il ragionamento si complica. Qui ci imbattiamo con un Pd e un Centro destra che non viaggiano da soli ma in coalizioni e per loro natura “instabili” perché il loro fine è limitato: vogliono solo vincere.
Per il movimento 5stelle il discorso cambia. E’ unico perché è diverso e non ama gli “inciuci”. Questo vuol dire che per assicurargli la vittoria avrebbe bisogno del doppio dei voti che oggi gli sono pronosticati. Non solo. Non può nemmeno accontentarsi di diventare la prima forza politica del Paese, poiché sarebbe una beffa in quanto la legge elettorale è fatta per privilegiare le coalizioni.A questo punto ci chiediamo: Se gli elettori si convincessero di non fare un salto nel buio votando 5 stelle diventerebbero i protagonisti di una “rivoluzione democratica” capace di fare piazza pulita del vecchio establishment e di evitare quella litigiosità tipica di chi ha a che fare con matrimoni d’interesse. E poi vi è un motivo in più: sono i soli che non hanno nulla a che fare con i guasti provocati dalla governance che ha retto da oltre 25 anni a questa parte. L’Italia ha bisogno di fare chiarezza al proprio interno, di riconoscere i diritti di quella parte più debole della società e non si può fare di certo con la logica dei banchieri nostrani ed europei, con le multinazionali che pretendono la perdita dei diritti dei lavoratori e dei compromessi di basso profilo con le varie consorterie alias comitati d’affari dove il profitto prevale sul rispetto della componente umana.
Un dubbio resta: riusciranno gli elettori nel segreto dell’urna a soppesare e ad essere conseguenti a questo ragionamento? Lo vedremo all’alba del 5 marzo. (Riccardo Alfonso direttore Centri studi politici della Fidest)

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