Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Archive for 26 febbraio 2018

Berlinguer un ricordo, una lezione di vita

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

Il ventiduenne sassarese Enrico Berlinguer, scontò nel 1944 cento giorni di carcere per un’intricata vicenda di assalto ai forni del pane. Così accade che il comunista che non ha conosciuto né l’esilio né la galera del fascismo va dietro le sbarre nella Sardegna libera. Uscito dal carcere è invitato a pranzo dove tra gli invitati c’è un monsignore. Il prelato rivolgendosi a lui gli dice: “per cambiare le cose è necessario che le masse dei diseredati si raccolgano adesso dietro la bandiera della Democrazia Cristiana.” E il giovane Berlinguer ribatte: “Per cambiare le cose occorre che le masse dei cattolici diseredati si uniscano a quelle dei marxisti diseredati: occorre una nuova alleanza.”
Probabilmente da qui è nata l’idea del compromesso storico condivisa da un grande democristiano anni dopo: Aldo Moro. Oggi con il crollo delle ideologie quest’idea non è superata ma ha acquistato una nuova dimensione, più radicale, se vogliamo. Oggi lo scontro è tra l’avere e l’essere. Tra i diseredati di sempre e i ricchi di sempre. Due mondi eternamente conflittuali dove vi è una parte consistente dell’umanità condannata all’emarginazione e una ristretta minoranza che la domina.
E’ una lotta che sa di antico tra i plebei e i patrizi della Roma repubblicana precristiana. Ma è anche una lotta più raffinata rispetto al passato poiché chi ha dispone di tutti i mezzi per asservire le masse e queste ultime alla fine si accontentano delle briciole solo per sopravvivere. Ma verrà un giorno del risveglio e allora l’intelligenza prevarrà sulle barbarie perché sarà reso vano il senso dell’avere nel confronto con l’essere. Scrive Rousseau nel suo contratto sociale nel 1762: “L’ordine sociale è un diritto sacro che sta alla base di ogni altro spirito. Si tratta di trovare una forma di associazione che difenda e protegga con tutta la forza comune la persona e i beni di ciascun associato e in cui ciascuno, pur unendosi a tutti gli altri, possa obbedire ancora solo a se stesso e rimanere libero come prima.” (Riccardo Alfonso)

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Salvini il “ragazzaccio”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

Da alcuni mesi ci siamo abituati alle esternazioni folcloristiche del leader della Lega Salvini tanto da non farci più caso e allora lui alza il tiro e nonostante che siamo stati vaccinati nei suoi confronti finiamo sempre con il restarne sorpresi. L’ultima sua boutade è stata quella di prendere una Bibbia e una coroncina del Rosario e su queste formulare il giuramento di Pontida. Forse ha voluto fare il paio con l’altra sceneggiata di Berlusconi che non ha trovato di meglio di ripetere il già “famoso” impegno con gli elettori firmando le sue promesse, per la seconda volta, al cospetto di un severo notaio: il nostro più riverito giornalista di porta a porta Bruno Vespa.
Promesse, quindi, con la P maiuscola che Berlusconi vuol fare con stile mediatico e Salvini con stile curiale. Ma se a Berlusconi gli italiani sono abituati a perdonargli tutto o quasi e a suscitare le invidie dei suoi coetanei che hanno mandato in pensione oltre al lavoro anche le pratiche erotiche, per Salvini le cose sono un pochino diverse. Ma qui vi soccorre la benevola comprensione del suo compagno di cordata, al secolo Silvio Berlusconi, che lo considera poco più o poco meno di un ragazzaccio e che al momento opportuno dirà semplicemente signorsì al suo padre politico e lo seguirà docilmente nella sua avventura elettorale. In caso contrario ne farà una vittima sacrificale in nome della salvezza dell’Italia che non può permettersi di restare senza un governo operativo come è negli auspici di Junker e ciò significa allearsi con Renzi con il quale ci sono più cose che li uniscono da quelle che li dividono e poi, a differenza di Salvini, è un bravo e diligente figliolo. Bisogna poi premiarlo per il come ha distrutto il PD e il come ha messo sul lastrico i suoi avversari storici. Salvini, quindi, il “ragazzaccio” di turno è avvertito: o si mette in riga dopo il voto o farà la fine dei pifferai che andarono per suonare e furono suonati. (Riccardo Alfonso)

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La giustizia che non si vuole riformare

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

Quante volte abbiamo sentito dai nostri politici che è loro intenzione portare avanti una seria riforma della giustizia? Tante, tantissime sino al punto di aver perso il conto delle volte che questa fatidica parola è stata pronunciata. Qualcuno ingenuamente potrebbe chiedersi e chiedere perché non si riesce nell’intento? A costoro potremmo addurre non una ma decine di ragioni ma per contenere la risposta al nocciolo potremmo dire che fa comodo soprattutto a chi si prende beffa della giustizia e può fare i suoi comodi certo che nella mala parata vi sarà, alla fine del percorso processuale, nei suoi vari gradi di giudizio, una provvidenziale prescrizione per decorso dei termini. In questo modo abbiamo due cammini giudiziari dove il primo non riesce a colpire i super dotati di poteri politici e clientelari e l’altro che fa scendere la sua mannaia sul povero Cristo che è finito sotto i suoi ingranaggi per aver rubato un tozzo di pane per fame. Il primo avrà nella peggiore delle ipotesi un processo lungo fino alla prescrizione e l’altro sarà condannato per direttissima. Si aggiunge poi alla beffa lo scorno quando un solerte poliziotto che arresta un borseggiatore in flagranza di reato lo porta in commissariato per le misure di competenza. Il solito ingenuo mi dirà: sarà processato per direttissima e condannato con tanto di pena, ed invece no. Si prendono i suoi estremi e viene rilasciato nel giro di poche ore. Così è probabile che lo stesso poliziotto se lo rivedrà in giro per continuare a commettere lo stesso reato, se non peggio.
Oggi sta diventando molto rischioso persistere con questo andazzo perché la gente è arcistufa di una giustizia ad orologeria e finisce con il prendersela proprio con chi nella filiera giustizia è il più esposto, ovvero il poliziotto. Dove abbiamo imparato che la giustizia è una cosa seria? Probabilmente sul pianeta Marte. Ma la giustizia, per chi lo avesse dimenticato è davvero una cosa seria, anzi serissima e allora perché non la facciamo funzionare? Qui non si tratta di ledere i diritti della difesa e i doveri dei magistrati tra giustizialismo e garantismo ma significa semplicemente che quando nella convivenza civile si stabiliscono delle regole o si rispettano sino in fondo, senza sconti partigiani, o si dichiara forfè e si scade nell’anarchia. Cosa vogliamo fare? (Riccardo Alfonso)

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Le riforme promesse e le toppe praticate: parliamo di pensioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

Da quando è uscita la legge Fornero sulle pensioni, diversi anni fa, le conseguenze che sono derivate sul fronte del lavoro si avvertono ancora oggi generando forti contrasti tra i partiti tra chi vorrebbe cancellarla del tutto e chi si limiterebbe a un ritocco qua e là. La realtà, in effetti, ci indica un percorso diverso. Ricordo uno studio approfondito condotto dal Centro studi politici e sociali della Fidest una trentina di anni fa dove si avanzava la proposta di rivedere totalmente il sistema previdenziale e assistenziale in Italia. Fu un lavoro collegiale con il supporto, tra gli altri, di un docente universitario in matematica attuariale. Non potendo in questa sede scendere nei dettagli posso dire che avevamo previsto una forma assicurativa con cadenza decennale con un contributo previdenziale e assistenziale dei lavoratori tale da poter loro assicurare diciamo al valore attuale, al termine del decennio, una rendita media a vita intorno alle 350 euro mensili elargibile da subito o ricaricabile nel decennio successivo e così di seguito. Da qui un’altra variabile che riconosceva ai fini del calcolo pensionistico i lavori in part time dei giovanissimi e anche i modesti compensi negli stage lavoro-scuola. Non vi era, tra l’altro un limite pensionistico. Era, semmai, previsto, nel corso degli anni la possibilità di apprendere un altro lavoro con la stessa logica dell’anno sabbatico per dare la possibilità di un naturale ricambio generazionale in determinati settori. Ad esempio si pensava a un giocatore di calcio professionista che intorno ai 35-38 anni appendeva gli scarpini al chiodo e doveva guardarsi intorno per ritagliarsi una nuova attività. Lo stesso può accadere per i lavori usuranti. Nello studio era prevista anche l’individuazione di quei lavori sedentari per assegnarli a personale più anziano, in chiave volontaristica, come potrebbe capitare a un poliziotto che per anni è impegnato nelle volanti e che è intenzionato a passare a lavori d’ufficio. Il tutto fu portato a conoscenza dei politici e di là degli elogi per un studio così ben congegnato non se ne fece nulla. Perché, ci dissero, i tempi non erano maturi per tali cambiamenti e un altro obiettò, con un certo cinismo, che se risolviamo tutti i problemi cruciali che ci affliggono i politici che ci stanno a fare? Non era, beninteso, una questione economica, poiché nella peggiore delle ipotesi il costo sarebbe stato per le casse dello Stato di almeno il 20% in meno di quanto si spende oggi. (Riccardo Alfonso)

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La rivoluzione moderna ha un padre nobile?

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

Il XX secolo sarà probabilmente definito dai posteri non come taluni affermano il “secolo breve” quanto il periodo in cui sono stati messi a frutto le teorie formulate e immaginate per la costruzione di una nuova società civile e libertaria e il suo contrario. Con alle spalle due guerre mondiali e cruenti rivoluzioni da quella russa alla spagnola e all’avvento di due dittature devastanti e altri sovvenimenti minori ad est come ad ovest, a nord come a sud dell’Europa questo continente ha perso la sua centralità storica a dispetto della sua cultura e delle sue tradizioni.
E’ stato anche il tempo che i grandi ingegni venuti per lo più dal XIX secolo da Einstein a Fermi, da D’Annunzio a Croce e dalle lucide follie da uomini come Stalin e Hitler hanno messo a dimora le forze delle loro idee nel bene come nel male.
E’ stato anche il secolo che ha esaltato e preso ad esempio le coraggiose dichiarazioni come quella di Jefferson, a proposito della dichiarazione d’indipendenza americana che disse: “Noi riteniamo che tutti gli uomini sono creati uguali e a tutti il creatore dà gli stessi diritti che comprendono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità. I governi sono stabiliti per garantire tali diritti, il loro giusto potere deriva dal consenso dei governanti. Quando una forma di governo si oppone a tali finalità, il popolo ha il diritto di cambiarla o abolirla.”
Tutto questo fervore, queste passioni distruttive, questi olocausti, queste crudeltà non sembrano aver scosso più di tanto quanti si sono ritrovati nel XXI secolo alle prese con i problemi di sempre.
Forse l’Europa potrà ritrovare la sua identità per il trionfo delle istituzioni democratiche come è accaduto negli Stati Uniti nel periodo che è stata animata dagli emigranti europei, e in questo caso lo sarà dagli emigranti africani, asiatici e sud americani che venendo anch’essi dai bassi ceti della plebe sentiranno in Europa innato il desiderio per una più equa giustizia sociale. Così per poter dire
Con Nicolas de Condorcet: “Verrà tempo in cui il sole splenderà soltanto sopra un mondo di liberi che non riconosceranno nessun padrone all’infuori della ragione”. (Riccardo Alfonso)

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Scuola: Il concorso docenti abilitati produrrà vincitori che non saranno mai assunti

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

La fase transitoria si sta rivelando un percorso ad ostacoli che lascerà per strada diversi insegnanti oggi abilitati: andando ad approfondire la cervellotica normativa che sostiene l’imminente concorso riservato ai docenti abilitati indetto con DG il 1° febbraio 2018 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 14, l’Anief scopre che una parte non indifferente dei vincitori potrebbe non essere mai assunta per via delle percentuali decrescenti di ammissione al terzo anno al FIT, la nuova formazione pre-ruolo: nel decreto legislativo 59/2017, conseguente alla Legge 107/2015, per fare spazio ai vincitori del nuovo concorso a cattedra e ai precari attualmente non abilitati, si introducono infatti delle percentuali decrescenti di assegnazione dei posti vacanti. Fino ad appena il 20%. Si tratta di una limitazione che rende impossibile l’assunzione, anche in 10 anni, di docenti abilitati in classi di concorso con pochi posti, proprio mentre il Miur inizierà ad avviare il FIT triennale sottopagato per neolaureati non abilitati.È un assetto che stride con rapporto Eurydice 2018 sulla professione docente, il “Teaching Careers in Europe: Access, Progression and Support”, pubblicato in questi giorni: nella sezione “formazione iniziale e reclutamento” si scopre infatti che in Italia continuerà ad essere particolarmente difficile diventare insegnante. Mentre “in quasi la metà dei sistemi educativi, gli insegnanti sono pienamente qualificati al termine della formazione iniziale”. Solo “in sei paesi, agli insegnanti viene richiesto di superare un concorso”. Inoltre, “un terzo dei sistemi educativi offre percorsi alternativi per abilitarsi come insegnanti. Questi sono normalmente organizzati o come programmi professionali brevi oppure come programmi basati sul lavoro”.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Anziché prendere coscienza della tendenza dei paesi europei si è introdotto un sistema di nuovo reclutamento ancora più selettivo: ci vogliono, infatti, otto anni per essere confermati nei ruoli, una laurea magistrale, una specialistica, tre anni di Fit di formazione post laurea e di tirocinio e una valutazione finale del dirigente scolastico. Invece di abbreviare l’accesso alla docenza, nel paese con la classe insegnante più vecchia del mondo, rispetto alle tradizionali Ssis abilitanti, si è riusciti nell’impresa di allungare di ulteriori due anni il percorso ad ostacoli che porta all’agognata meta dell’immissione in ruolo.

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Milrem Robotics Introduces Next Generation Autonomous Vehicle

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

During UMEX 2018 in Abu Dhabi, Milrem Robotics introduces the next generation THeMIS unmanned ground vehicle intended specifically for desert terrain and hot climates that is also equipped with autonomous capabilities.
After IDEX 2017 where the THeMIS was exhibited last, the vehicle stayed in the Emirates and went through rigorous tests in the desert climate and terrain. Knowledge gained from those tests have been incorporated into the new version of the THeMIS, internally designated the Type 4.The new THeMIS is 30 cm longer and has significantly better traction in desert conditions as well as better cooling systems. The vehicle has a larger payload area that can be used to carry different remote weapon systems, surveillance and C-IED equipment etc.Weapon systems integrations have already been done together with Singapore Technologies Kinetics, Aselsan and FN Herstal.The company has also developed the autonomous control system for the vehicle, specifically with waypoint navigation. This feature allows the UGV to follow a predetermined path without the need for the operator to control it.This would make the UGV ideal for perimeter patrol, especially when equipped with a remote weapon station that, in addition to detecting enemy forces, makes it possible to take immediately action against them. The system can simultaneously send crucial surveillance data back to the headquarters and forces inside the perimeter.

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Il Consiglio dei Ministri non ha approvato la tanto attesa riforma dell’Ordinamento penitenziario

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

Non è passato neanche l’importante provvedimento che eliminava le preclusioni all’accesso dei benefici e alle misure alternative al carcere. Tanti anni di lavoro, di persone preparate e intelligenti, che hanno scritto i decreti e che hanno fatto parte degli Stati Generali sull’esecuzione della pena, buttati via. E tutto per paura di perdere qualche voto alle prossime elezioni.Mi ha fatto rabbrividire leggere certe dichiarazioni di alcuni politici, prima che il Governo si riunisse per decidere:”Il Governo vuole meno galera e più misure alternative. Noi saremo dalla parte delle vittime e non dei delinquenti: più carceri e meno moschee abusive”.”Il Consiglio dei Ministri, invece di parlare di nuove carceri, mi parla di lasciar liberi migliaia di spacciatori, è folle”.Possibile che questi politici non sappiano che il carcere in Italia non è la medicina ma, invece, la malattia, che fa aumentare la criminalità e la recidiva? E che molto spesso aiuta a formare cultura criminale e mafiosa?L’Assassino dei Sogni (il carcere come lo chiamo io) è molto peggio di quello che comunemente si crede. E non è vero che l’illegalità istituzionale è colpa di alcune “mele marce”. No! Piuttosto è vero il contrario: in carcere ci sono solo poche mele buone. La galera in Italia è spesso una macelleria che non ha nessuna funzione rieducativa o deterrente, come dimostra il fatto che la maggioranza dei detenuti ritorna a delinquere in continuazione. Inoltre il carcere è cancerogeno non solo per chi è detenuto, ma anche, se non di più, per chi ci lavora.E poi come si può pensare di garantire la sicurezza sociale tenendo in carcere tossicodipendenti, che hanno bisogno solo di cure e che se curati non diventerebbero mai spacciatori? Come si fa a tenere un uomo dentro per sempre con l’ergastolo ostativo, molto spesso “colpevole” di avere rispettato le leggi della terra e della cultura dove è nato e cresciuto, senza dargli la speranza di poter diventare una persona migliore? Perché queste persone dovrebbero smettere di essere mafiose se non hanno la speranza di un futuro diverso? Cosa c’entra la sicurezza sociale con tutte le privazioni previste dal regime di tortura del 41 bis?Il carcere in Italia, oltre a non funzionare, crea delle persone vendicative perché alla lunga trasforma il colpevole in una vittima: quando si riceve del male tutti i giorni si dimentica di averne fatto.E che dire dei numerosi suicidi di questi mesi? Io penso che molti detenuti che si tolgono la vita forse scelgono di morire perché si sentono ancora vivi. E forse, invece, alcuni rimangono vivi perché si sentono già morti o hanno già smesso di vivere. Altri invece lo fanno per ritornare a essere uomini liberi. E molti si tolgono la vita perché non hanno altri modi per dimostrare la loro umanità.Mi permetto di ricordare ad alcuni politici, che fanno certe dichiarazioni per avere consensi elettorali, che il carcere, così com’è oggi in Italia, non rieduca nessuno, anzi ti fa diventare una brutta persona. E se fai il “bravo” è solo perché sei diventato più cinico di quando sei entrato.Credo che “maggiore sicurezza” dovrebbe significare carceri vuote, perché fin quando ci saranno carceri piene vuol dire che i nostri politici hanno sbagliato mestiere.La nostra Costituzione stabilisce che la condanna deve avere esclusivamente una funzione rieducativa e non certo vendicativa. E la pena non deve essere certa, ma ci dev’essere la certezza del recupero, per cui in carcere un condannato deve stare né un giorno in più né uno in meno di quanto serva. Io aggiungo che ci deve stare il meno possibile, per non rischiare di farlo uscire peggiore di quando è entrato. Forse qualcuno commetterà ancora dei reati, ma sono sicuro che la maggioranza, con un carcere più giusto e umano, potrebbe rientrare nella società e diventare cittadino migliore, sicuramente più di alcuni attuali politici. (Carmelo Musumeci)

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“Il mio Everest”: Mario Angiello espone alla rassegna Le Vie dell’Arte a Cori

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

Cori Venerdì 2 Marzo, alle ore 19:00, all’Art Cafè di via Madonna del Soccorso, l’artista di Rocca Massima Rocca Massima (LT) racconterà l’esperienza vissuta e si confronterà con i presenti. Presenterà il reportage fotografico del suo viaggio in Nepal e racconterà la propria esperienza. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 2 Aprile. Organizzatrice dell’iniziativa, Anna Rita Del Ferraro, laureata all’Accademia delle Belle Arti di Roma.
Mario Angiello nasce a Velletri (RM) l’11 Agosto del 1981. Si diploma all’istituto tecnico commerciale e inizia a lavorare nell’azienda metalmeccanica di famiglia. Scopre l’amore per la fotografia a 21 anni quando compra la sua prima macchina fotografica. Il passaggio al sistema reflex avviene per caso e da allora frequenta diversi corsi, dalla luce naturale alla post produzione, e legge un’infinità di testi sulla fotografia. La passione per i viaggi lo porta dal cammino di Santiago all’Islanda in solitaria fino ad arrivare in Nepal per conquistare il campo base dell’Everest. Il reportage di viaggio è il suo stile fotografico.
“Andare sull’Everest, vedere il limite dei confini della terra, è stato un sogno che ha preso forma pian piano: ci sono voluti due anni per organizzare questo viaggio, ma ne è valsa la pena – spiega Mario Angiello – Tra me e l’Everest è nata una storia d’amore, dai momenti duri e fortissime emozioni, di cui ho amato tutto, la fatica di spingersi fino a quasi 6000 metri, il dolore, le vesciche, il fiato corto, il cibo scarso, il freddo della notte e il mal di montagna. Vedere l’Everest davanti a me è stata una delle sensazioni più grandi della mia vita. Quella montagna ora è nel mio cuore, anche se probabilmente ci siamo detti addio per sempre.”
Con “Il mio Everest” continua il ciclo di esposizioni in programma nell’ambito della più ampia rassegna “Le Vie dell’Arte”, già patrocinata dal Comune di Cori e dalla Pro Loco Cori, aperta da Caterina Sammartino con i suoi “Ritratti” e proseguita con “L’Arte della Moda” di Clarice Mele e “Disegni” di Laura Mele. Dopo Mario Angiello, altri due artisti si avvicenderanno per un mese ciascuno: Michela Magni (fumettista) e Morris Modena (urban writer).

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L’irriverente guarda la campagna elettorale e si chiede: ho sbagliato Pianeta?

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

L’irriverente se ne stava buono buono ad osservare la campagna elettorale e a registrare il possibile, quando ha fatto un sobbalzo sulla seggiola, complice il leader leghista Matteo Salvini che, in una manifestazione a Milano ha brandito Vangelo e rosario per meglio qualificarsi e cercare di ottenere consensi al suo partito e, soprattutto, alla sua candidatura alla guida del governo nazionale (ma non erano federalisti? Va buo’, questo gli offre il convento… ma non entriamo in un altro discorso). Certo, ci eravamo “abituati” a proclami e cortei polacchi che, in fatto di uso della religione cattolica a fini politici, i nostri partner comunitari della benemerita rivoluzione di Danzica sembrava non fossero secondi a nessuno… cosi’ come eravamo “abituati” ad alcuni proclami mediatici tipo crociate dei secoli passati con giornali “organi di partito” e quindi pagati da tutti i contribuenti in nome della pluralita’ dell’informazione… ma
dall’opinione mediatica alle proposte di governo, l’uso e il proposito di certi metodi, ci lasciano un po’ piu’ perplessi.
Certo, in era globalizzazione di idee e costumi, dovremmo esserci abituati, per esempio, ai proclami e ai metodi dell’Isis o alle leggi interne di diversi Stati di origine culturale islamica, ma non riusciamo a rassegnarci per il Paese in cui continuiamo a vivere. Il prurito culturale, la ricerca degli sguardi per capire se ci prendono in giro o meno, fanno parte del nostro Dna. Nel contempo, siccome siamo attenti curiosi anche di capire in termini antropologici e scientifici, in questi ultimi anni non siamo rimasti indifferenti alla scoperta di, per esempio, un Pianeta gemello del nostro, oppure alla foto di alcuni giorni fa dell’esplosione di un Pianeta di non poche centinaia di milioni di anni fa che solo in questi giorni un invidiabile dilettante astronomo e’ riuscito ad immortalare. Si sa, l’astrofisica, specialmente in questi ultimi decenni, mette sempre in discussione, come conseguenza, ogni minimo riferimento religioso (per alcuni, invece, li rafforza)… ma questo vuol dire che siamo prevenuti?
Chiudiamo il cerchio invitando chi ha l’ardire di seguirci, a riflettere sui possibili collegamenti tra queste due notizie. Ognuno col suo bagaglio culturale, ovviamente. Ma che questo ognuno lo faccia, e non liquidi questo invito come irreale poiche’, mentre “ci si fa le seghe al cervello con queste cose”, occorre governare il presente.
Un’amica dell’irriverente, relativamente ai cosiddetti nazionalisti di questo secolo che brandiscono vangelo, rosari e che vorrebbero espellere tutti i clandestini immigrati, chiudere le frontiere, far tornare i monopoli economici magari chiamandoli in modo contrario, etc.. proprio l’altro giorno gli raccontava di una proposta tra la fantapolitica e la satira: tutti questi dovrebbero potersi rinchiudere in un loro Stato con tutte le caratteristiche che evocano per prendere voti alle elezioni, andrebbero lasciati li’ da soli per qualche decina d’anni; dopo che in questi decenni quelli diversi da loro avrebbero “visto di nascosto l’effetto che fa”, dovrebbero fare toc toc alle loro porte e vedere cosa e’ rimasto. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Boschi è una primula “rara”?

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

“Renzi lamenta la mancanza di confronti tv durante questa campagna elettorale… ma se io sono dovuta arrivare fino a Bolzano per un confronto con Maria Elena Boschi, catapultata lì per avere un collegio sicuro. L’ho rincorsa per tutto il giorno, l’ho raggiunta persino nell’hotel dove era alloggiata, ma non c’è stato verso di incontrarci… Mentre Boschi annullava tutti gli appuntamenti della giornata, per un’improvvisa influenza. Non è abituata al freddo di Bolzano?
Continua a dire che il suo interesse su Banca Etruria nasca dal fatto di avere a cuore i propri concittadini di Arezzo, e allora perché non si confronta con me? La commissione di inchiesta sulle banche, grazie a Giorgia Meloni ed il lavoro del centrodestra, ha smascherato gli inganni del salva-banche. Mentre il Partito Democratico è abituato a mettere la polvere sotto il tappeto, tanto che in campagna elettorale il tema banche e risparmiatori è stato completamente silenziato. Ancora migliaia di risparmiatori sono azzerati di tutti i loro risparmi, e oltre a questo non si è fatto nulla per rimediare alla cattiva gestione di tantissime banche italiane: ci troviamo di fronte ad uno stallo che tutt’ora blocca il sistema e del quale la politica dovrebbe farsene carico.” E’ quanto dichiara Letizia Giorgianni, candidata alla Camera per Fratelli d’Italia e presidente dell’associazione “Vittime del Salva-Banche”.

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La voce degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

Quante volte in questi giorni di campagna elettorale ma anche in tempi meno “passionali” taluni intendono interpretare il pensiero degli italiani per sentirsene portatori di un certo messaggio di parte. Lo è forte il richiamo sulla parola “nobile” dell’antifascismo e su quella che altri identificano con il “fascismo”. Non andiamo di certo a scandagliare le ragioni che portarono alla nascita di queste due realtà che oramai fanno parte della storia d’Italia e che non dovrebbero essere riesumate per riconoscersi oggi come un motivo di dissenso politico e sociale. Il male oscuro degli italiani è probabilmente un altro. Ce lo ricorda Giacomo Leopardi nel suo “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” che dopo essere stato scritto nel 1824 fu edito solo nel 1906 e che Augusto Placanica in un ricchissimo saggio introduttivo, nell’opera riedita da Marsilio editore, ci presenta un Leopardi non solo cantore dell’infinito ma anche come “un audace alfiere del moderno e di un moralista di prima grandezza al di là dei parzialismi e delle incomprensioni dei contemporanei dal Giordani al Tommaseo al Gioberti.” “L’Italia – egli dice – non ha, a differenza di altre nazioni europee, “società stretta” ovvero borghesia colta e responsabile. Questo fa sì che le classi superiori d’Italia e con loro il “popolaccio” siano le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni.” E’ un’analisi spietata e non fu facile da digerire in specie da quegli uomini di parte progressista del nostro Risorgimento. Ma il messaggio Leopardiano va anche oltre. Egli si dichiara per la modernità ma con “la chiarissima consapevolezza dei suoi limiti e rischi, nel progetto audacissimo di contribuire alla costruzione di una società moderna.” Non è un modo per ripiegarsi su quel filone di pensiero espresso dai grandi esponenti del pessimismo, dell’irrazionalismo da Schopenhauer e Nietzsche e poi in tempi più recenti da Heidegger, ma nel saper vedere il mondo con pragmatismo.
Forse oggi il messaggio Leopardiano più in tono con la nostra realtà è quello espresso nel “Dialogo di Tristano e di un amico” dove scrive: “Amico mio, questo secolo è un secolo di ragazzi, e i pochissimi uomini che rimangono, si debbono andare a nascondere per vergogna, come quello che camminava diritto in un paese di zoppi?” Lascio al lettore una riflessione nel merito e un confronto con la nostra quotidianità. (Riccardo Alfonso)

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