Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Salvini il “ragazzaccio”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

Da alcuni mesi ci siamo abituati alle esternazioni folcloristiche del leader della Lega Salvini tanto da non farci più caso e allora lui alza il tiro e nonostante che siamo stati vaccinati nei suoi confronti finiamo sempre con il restarne sorpresi. L’ultima sua boutade è stata quella di prendere una Bibbia e una coroncina del Rosario e su queste formulare il giuramento di Pontida. Forse ha voluto fare il paio con l’altra sceneggiata di Berlusconi che non ha trovato di meglio di ripetere il già “famoso” impegno con gli elettori firmando le sue promesse, per la seconda volta, al cospetto di un severo notaio: il nostro più riverito giornalista di porta a porta Bruno Vespa.
Promesse, quindi, con la P maiuscola che Berlusconi vuol fare con stile mediatico e Salvini con stile curiale. Ma se a Berlusconi gli italiani sono abituati a perdonargli tutto o quasi e a suscitare le invidie dei suoi coetanei che hanno mandato in pensione oltre al lavoro anche le pratiche erotiche, per Salvini le cose sono un pochino diverse. Ma qui vi soccorre la benevola comprensione del suo compagno di cordata, al secolo Silvio Berlusconi, che lo considera poco più o poco meno di un ragazzaccio e che al momento opportuno dirà semplicemente signorsì al suo padre politico e lo seguirà docilmente nella sua avventura elettorale. In caso contrario ne farà una vittima sacrificale in nome della salvezza dell’Italia che non può permettersi di restare senza un governo operativo come è negli auspici di Junker e ciò significa allearsi con Renzi con il quale ci sono più cose che li uniscono da quelle che li dividono e poi, a differenza di Salvini, è un bravo e diligente figliolo. Bisogna poi premiarlo per il come ha distrutto il PD e il come ha messo sul lastrico i suoi avversari storici. Salvini, quindi, il “ragazzaccio” di turno è avvertito: o si mette in riga dopo il voto o farà la fine dei pifferai che andarono per suonare e furono suonati. (Riccardo Alfonso)

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