Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 3 marzo 2018

La lunga maratona di Radio 24

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Domenica 4 marzo dalle 22.00 Speciale Voto con aggiornamenti dagli inviati nelle sedi dei partiti. Aggiornamenti anche sul Derby di Milano e sulla notte degli Oscar 2018
Inizia alle 22.00 di domenica 4 marzo la lunga maratona di Radio 24 dedicata alle elezioni, ma anche al derby di Milano e alla Notte degli Oscar. Ai microfoni 24 si alterneranno i giornalisti e i conduttori per raccontare agli ascoltatori quello che succede nella domenica in cui si uniscono il futuro politico del nostro paese alla passione sportiva fino allo spettacolo da oltreoceano.Fino alle 23.00 aggiornamenti in diretta da San Siro con commenti in studio sul derby milanese. Con la chiusura delle urne spazio alle prime proiezioni con i commenti in studio, gli interventi degli ascoltatori e le voci dei protagonisti raccolte dagli inviati di Radio 24 nelle sedi dei principali partiti da Roma e da Milano. Dalle 03.00 al via anche gli aggiornamenti sulla notte degli Oscar 2018 che vede l’Italia in nomination per il miglior film con la pellicola del regista Guadagnino.Sarà una diretta no stop di oltre 24 ore, con GR ad ogni ora, quella che coinvolgerà tutta la redazione nello Speciale voto di Radio 24, che per tutta la notte seguirà lo scrutinio e i risultati elettorali, coinvolgendo nel dibattito anche gli ascoltatori. La maratona continua anche lunedì 5 marzo, dalle 6.00 fino alle 23.00, all’interno dei programmi del palinsesto dedicato ancora ai risultati elettorali: 24Mattino, i Funamboli, Due di Denari, Melog, Effetto Giorno, Tutti Convocati, La versione di Oscar e poi Focus Economia, La Zanzara ed Effetto Notte ospiteranno le finestre informative ogni ora e gli aggiornamenti degli inviati sul risultato elettorale e tutti i commenti e le reazioni.

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TSYS Extends Existing Agreement with Capital One UK

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

TSYS (NYSE: TSS), a leading global payments solutions provider, today announced it has extended its long-term agreement with Capital One (Europe) PLC to continue providing processing services for Capital One’s UK portfolio of consumer credit card accounts for multiple years. This news comes on the heels of TSYS extending its agreement with Capital One Financial (NYSE: COF) in North America, announced in December 2017.Capital One has grown to become one of the UK’s top ten card providers in just over 20 years, with a focus on customer service. This has resulted in Capital One becoming the only card provider with a 4-star rated credit card from the Fairbanking Ratings Report*.“TSYS and Capital One have forged an excellent working relationship through the years, which has resulted in strong growth and innovative partnerships” said Ashley Beard, Director of Account Management, TSYS International. “This ongoing partnership creates further opportunities for continued success to bring innovative card solutions to market with our award-winning and dynamic partner.”

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Il PE insiste sulla procedura “Spitzenkandidaten” per le prossime elezioni europee

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

I deputati europei eleggeranno il nuovo Presidente della Commissione esclusivamente fra i candidati designati dai partiti politici europei prima delle elezioni del 2019.Gli europarlamentari hanno messo in guardia i governi dell’UE contro l’abbandono della cosiddetta procedura “Spitzenkandidaten” (i partiti europei che scelgono il candidato prima della tornata elettorale) per l’elezione del nuovo Presidente della Commissione europea, in un dibattito tenutosi mercoledì con il primo vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans.
Durante la riunione informale del 23 febbraio, i leader dell’UE hanno dichiarato che, per le elezioni europee del 2019, non sarebbero stati vincolati dalla procedura Spitzenkididen nel momento di designare il loro candidato alla Presidenza della Commissione, che deve poi essere eletto dal Parlamento per entrare in carica.Questo metodo, utilizzato per la prima volta nel 2014 per selezionare l’attuale Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, consente ai partiti politici europei di nominare i propri candidati alla carica di Presidente della Commissione europea prima delle elezioni, collegando quindi la designazione al risultato elettorale.Durante lo stesso dibattito, i deputati hanno anche chiesto che il prossimo bilancio dell’UE a lungo termine, il quadro finanziario pluriennale (QFP), sia utilizzato in modo più efficace dopo il 2020 e di introdurre nuove risorse, come una tassa sulle transazioni finanziarie, per sostituire i contributi nazionali diretti.

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E’ stata aperta la collezione Contini Bonacossi

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Firenze. Scandita in otto sale (Fondi oro, Andrea del Castagno, Bellini, Bramantino, Mobilia, Scultura, Maiolica, Bernini) è stata aperta la collezione. Offre grandi opere “che per eccezionalità e rarità sono pienamente uguagliabili a quelle custodite nelle raccolte della Galleria e si innestano nel patrimonio degli Uffizi, integrando scuole poco rappresentate, come quella lombarda tra Quattro e Cinquecento, oppure quella spagnola del Sei e del Settecento” – dice Francesca de Luca, funzionaria referente della collezione, che aggiunge che “come tocchi di luce che da soli illuminerebbero una sala di un museo, qui brillano alcuni capolavori esemplari come la Madonna della neve del Sassetta, il San Girolamo di Giovanni Bellini, la pala del Bramantino, il Ritratto di Giuseppe da Porto col figlio del Veronese, il San Lorenzo martirizzato di Gianlorenzo Bernini”. Opera giovanile, raffigurante il santo eponimo del grande scultore, secondo Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi – “è il capolavoro più fiorentino del Bernini, che nella posa del santo adagiato sulla graticola rievoca le sculture di Michelangelo sui sarcofagi della Sagrestia Nuova, giustappunto nella chiesa di San Lorenzo”.
Gli antefatti. Nell’immediato dopoguerra Alessandro Contini Bonacossi, morto poi nel 1955 a Firenze, decise di devolvere la sua collezione allo Stato Italiano. Il rispetto delle sue volontà fu confermato dagli eredi, i figli Augusto Alessandro ed Elena Vittoria.La cosa diventò possibile solo nel 1969 grazie a un decreto appositamente studiato e firmato dall’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat: 144 opere fra dipinti, sculture, ceramiche e mobili diventarono proprietà delle Gallerie Fiorentine.Nel 1974 la Donazione fu esposta a Palazzo Pitti, nei locali della Meridiana dove è stata accessibile fino al 1998.
Nel 1998, il cammino di avvicinamento alla sua sede definitiva fa un altro passo avanti: la collezione in quell’anno fu collocata in via Lambertesca, in alcuni locali di proprietà della Galleria degli Uffizi. Rimase visitabile, come era negli ambienti della Meridiana, solo su appuntamento, e la Didattica e gli Amici dei Musei organizzavano le visite. Nel 2011, con l’avanzamento dei lavori per i Nuovi Uffizi, questi spazi furono connessi con il percorso principale del museo, ma rimase, anche per la mancanza di personale, il limite delle visite solo per appuntamento, e per occasioni speciali.I lavori per la nuova sistemazione sono stati finanziati dagli Amici degli Uffizi e dai Friends of the Uffizi Galleries, che hanno subito abbracciato l’idea di adibire questi spazi – una delle enclaves nell’infilata di sale della Galleria, particolarmente adatta dunque a contenere un insieme concluso e definito – alla Collezione Contini Bonacossi. “Per le nostre due associazioni è stata una grande gioia poter contribuire al riallestimento di queste sale, permettendo finalmente la visione al pubblico della preziosa collezione in ambienti che la valorizzano” dichiara Maria Vittoria Colonna Rimbotti, presidente sia degli Amici degli Uffizi che dei Friends of the Uffizi Galleries. Nelle nuove sale, insieme ai dipinti e alle sculture di pregio si possono ammirare mobili, maioliche e oggetti (notevole il gruppo di stemmi in maiolica) seguendo la volontà degli stessi Contini Bonacossi di esporre tutta la donazione insieme. “La novità della ristrutturazione museografica delle sale Contini Bonacossi, oggi inserite nel contesto del percorso museale, si basa sul determinante apporto sia della luce naturale che di quella artificiale” spiega l’architetto Antonio Godoli, curatore del patrimonio architettonico degli Uffizi.
La Collezione entra dunque a far parte del normale percorso degli Uffizi, e si dà una nuova visibilità ai capolavori che la compongono, anche grazie al catalogo della casa editrice Giunti da lungo in preparazione e che ora vede finalmente la luce.“E’ stato per noi compito imperativo – sottolinea Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi – fare in modo che una parte così importante delle collezioni statali fiorentine fosse aperta per tutti e in maniera continua. Con lo stesso spirito che ci spinge a rendere accessibile il prima possibile il Corridoio Vasariano abbiamo voluto una nuova sistemazione della collezione Contini Bonacossi in grado di permetterne la fruizione da parte di tutti i visitatori degli Uffizi”.

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Il senso della vita

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

La mia maggiore preoccupazione non è il modo come si viene al mondo ma come ci vivi. E’ un limite che è stata più volte rilevato dagli uomini di cultura, ma lasciato alla deriva del pensiero creativo umano come se si trattasse di un particolare insignificante.
L’atteggiamento ha impedito un doveroso approfondimento sulla condizione umana di quanti nati sono poi lasciati al loro destino come se l’ineffabilità abbia rappresentato una condizione ineludibile. Persino i credi religiosi, spesso tanto attenti al diritto della natività come valore assoluto, perdono di vista l’essere umano nella sua vita quotidiana e lasciano che milioni di bambini muoiono di fame, di stenti e senza assistenza sanitaria e i loro genitori con essi. E’ stato persino creato quel simulacro della sofferenza come anticamera per una felicità che per realizzarsi occorre attendere la morte degli interessati. Alla prova dei fatti ci accorgiamo che è un percorso che tende ad una selezione della specie dove da una parte una maggioranza della popolazione mondiale è relegata alla sofferenza, alla rinuncia, alle privazioni e una piccola parte di essa cattura il necessario e il superfluo senza porsi limiti. Questa doppia marcia è trasversale alle generazioni e ai luoghi se si pensa che la povertà e l’emarginazione diventi ancora più tragica e stridente nelle metropoli dell’opulenza poiché si marcia a gomito a gomito tra ciò che si è e ciò che si ha.
Se noi non cerchiamo d’uscire da questa condizione tragica dove chi nasce non sembra aver diritto a vivere, nella maggior parte dei casi, non avremo la possibilità di costruire una società nella quale l’identificazione del bene e del giusto abbia l’accesso che le compete e la saggezza dell’essere umano trovi un riscontro nel cammino che gli è stato assegnato e nel quale possa sentirsi avulso dalla sofferenza e dall’esclusione sociale. Tutti uguali perché uguali siamo per diritto di nascere e di vivere senza sospensione alcuna nella continuità di un diritto che ci appartiene in modo indivisibile. Se non sciogliamo questo nodo gordiano non vi sarà progresso che potrà sottrarci dalla logica dell’homo homini lupus. (Riccardo Alfonso)

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Il sociale nei centri studi Fidest

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

logo fidest ookAbbiamo più volte richiamato l’attenzione, di chi ci onora leggerci, sulla necessità, in via prioritaria, che si ponesse mano alle riforme della previdenza e dell’assistenza. Più volte ci siamo soffermati sul progetto da noi elaborato e ci siamo persino addentrati su alcune possibili varianti, ma non diciamo che la nostra proposta è valida al 100% ma che, pur essendo perfettibile, sia capace di migliorare la nostra esistenza e di ridurre le tensioni generazionali e i conflitti di genere.
Pensiamo alla previdenza. Abbiamo subito avanzato un’indicazione che a taluni è parsa provocatoria allorché abbiamo detto “aboliamo le pensioni”. In effetti, con l’allungamento della vita, con la ricerca medico-scientifica che tende a renderla migliore, noi possiamo fare un passo avanti importante. E lo abbiamo spiegato. Se, infatti, accantoniamo l’idea della previdenza e passiamo a quella dell’assicurazione possiamo garantire per ogni dieci anni di lavoro una rendita pari al 20% della media delle retribuzioni erogate e il discorso vale sia per i lavoratori dipendenti sia per gli autonomi. Non solo. Possiamo nell’arco della nostra esistenza calibrare le nostre forze in rapporto al lavoro che si svolge. In proposito abbiamo fatto un esempio tipico che è quello del giocatore di calcio professionista.
Di solito tra i trentacinque e i quaranta anni tende ad appendere gli scarpini al chiodo ma non per questo si considera un pensionato. Tutt’altro. Si cercherà un’altra attività e lo stesso dovrebbe verificarsi a tutti noi ricercando una scala graduata di lavori in rapporto al “peso degli anni”. Dopo di tutto che senso ha risparmiare per fare un gruzzoletto da servire come “assicurazione” per gli anni di magra quando sarebbe possibile concentrare le proprie risorse per avere con cadenza decennale una rendita che in cinquanta anni di attività potrebbe raggiungere il 100% della media delle retribuzioni percepite in tale periodo? L’assistenza non dovrebbe essere da meno assicurando non una “assistenza universale” ma una “prevenzione universale”. E si sa che prevenire e sempre meglio che curare e non solo in senso economico, ma soprattutto per individuare in tempo i mali e porvi riparo al minor costo e per sollevarsi da quelle che potrebbero essere delle sofferenze inevitabili. Si può, quindi, costruire un modello di società diverso con un impegno economico che si premia da solo. Se è facile proporre non è altrettanto agevole la realizzazione perché vi interferiscono gli egoismi personali, la consapevolezza che si possano ridurre gli arricchimenti individuali e che si possa arrivare ad una società dove si “rischia” di far scomparire le logiche del consumismo e il suo figlio degenere che è il profitto, ad ogni costo, a scapito dei più deboli. (Riccardo Alfonso)

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“Catella Wohnen Europa” jumps to EUR 590 million after 2 years

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Following the acquisition of a building in Wolfsburg comprising 158 residential units for EUR 11.6 million, “Catella Wohnen Europa” has reached an important milestone after only 2 years. With this transaction, the Berlin-based investment manager Catella Residential Investment Management GmbH (CRIM), a subsidiary of the Swedish Catella Group focused exclusively on the residential asset class, has created a diversified real estate portfolio worth over EUR 590 million in the “Catella Wohnen Europa” fund, with 3,000 residential units in five countries across Europe.
“The Catella Wohnen Europa fund is invested in Europe’s core markets, including Spain, Poland and Northern Italy. The focus is on modern, affordable living space with stable cash flows. In this niche segment, we have created a comprehensive EUR 590 million portfolio of value-retaining properties all over Europe,” comments Michael Keune, Managing Director at Catella Residential Investment Management.“Wolfsburg is one of the fastest-growing cities in Germany. Not only has the German Economic Institute ranked Wolfsburg right at the top in its 2016 city ranking, but the Prognos Future Atlas has identified the VW city as having the highest median gross income, at EUR 4,610, of all districts surveyed in Germany. Because of the shortage of living accommodation, around 77,000 people commute to the city on a daily basis. The property is therefore a perfect fit for our European investment strategy”, says Benjamin Rüther, Deputy Fund Manager at Catella Residential Investment Management.The property was built in 1962 and is fully occupied. It comprises around 7,700 square metres of total rental space and stands on land measuring almost 9,300 square metres. It is located in Wolfsburg’s Eichelkamp district, close to the city forest, with numerous shopping and local recreational facilities within easy reach.A total of 125,000 people live in Wolfsburg, making it Lower Saxony’s fifth largest city. Together with Hanover and Braunschweig, it makes up one of the metropolitan regions of Northern Germany. There is quick and easy access to the A2 motorway, which connects Berlin to the Ruhr area, as well as to the motorways leading to Northern and Southern Germany. ICE rail services from Berlin to Cologne and Düsseldorf also connect the city with other parts of Germany. Wolfsburg is home to Volkswagen’s headquarters, the world’s largest automaker.

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Sicurezza percepita, insicurezza reale

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Il progetto di razionalizzazione del dispositivo territoriale imposto da una politica miope e messo in atto dai Vertici delle Forze di polizia a carattere generale ha comportato, da quasi un ventennio, una revisione complessiva dei livelli di forza organica ed una riconfigurazione organica anche della componente “pronto intervento”. Un fatto che ha preoccupato molto anche la Rappresentanza Militare proprio perché veniva a mancare, o comunque si stava compromettendo la vera “missione” che ispira qualunque Carabiniere. Il CoCeR Carabinieri ma anche i sindacati della Polizia di Stato si sono da subito espressi in maniera contraria in merito al riassorbimento di unità e mezzi necessari, più che mai, per le crescenti esigenze operative, per l’evoluzione demografica e delle realtà sociali.L’indirizzo politico sembra non voler cambiare. L’azione di contrasto esercitata, il servizio di prevenzione ormai, sembra prescindere dalla presenza dell’uomo “operatore di sicurezza” sul territorio. La politica, le istituzioni, ritengono che le telecamere ed il controllo della “rete” ormai possono sostituire completamente il vecchio modello di “polizia di prossimità”.Oggi sono solo un ricordo gli obiettivi programmati per una maggiore proiezione esterna, per la necessaria prevenzione. Tutto quello che era stato insegnato in termini di “rapidità e gestione dell’intervento”, sembra consegnato definitivamente ai libri di storia. Con buona pace dell’aspettativa di sicurezza dell’utente le cui ragioni non trovano più spazio neanche sulla stampa “rassegnata/addomesticata”.Le forze dell’Ordine, così come sono state riorganizzate, ormai, si occupano principalmente di analisi dell’attività operativa, dell’azione di contrasto con lo scopo ultimo di riuscire a “razionalizzare”, studiando, programmando e mettendo in atto misure per conseguire migliori risultati purchè ciò non comporti l’impiego dell’Operatore, del Carabiniere o del poliziotto sul territorio. Un arretramento che ha sempre più il sapore o che viene avvertito come una sorta di “abbandono”.La campagna elettorale mette a nudo in questi giorni, quei candidati che continuano a riferirsi, come valore-guida, alla “sicurezza percepita”. Un termine soggettivo che sembra creato ad arte, che ciascuno interpreta come meglio crede. Nessuno parla più di “controllo e di livello di sicurezza reale del territorio”.Sembrano tutti rassegnati che la “sicurezza percepita dal territorio” sia il nuovo modello di riferimento; il metodo più corretto di valutazione per capire come stanno realmente le cose. Basta ascoltare con orecchio critico qualunque telegiornale per capire che la realtà sulla giustizia e sulla sicurezza del territorio è molto diversa, non è quella che ci viene commentata dai vertici istituzionali e rimbalzata dai telegiornali. Non è quella che sarebbe commentata dai diretti interessati: i poliziotti ed i carabinieri chiamati ad operare direttamente “sul campo”, sempre più inermi, vittime sacrificate in nome di una “politica miope”, quella sulla sicurezza, che sembra non riguardarci… finchè non ci tocca personalmente. Ma, in questo caso, ormai, è già tardi.E’ necessario promuovere iniziative per invertire questa tendenza ricercando maggiori investimenti sulla sicurezza, per una maggiore presenza e certezza del diritto.Lo dobbiamo a noi stessi. Lo dobbiamo ai nostri giovani.

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Scuola: mobilità docenti

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Le Regioni Meridionali coinvolte nel Piano straordinario d’assunzioni – Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Abruzzo, Molise e Sardegna – si sono svuotate d’insegnanti non più giovanissimi e con anni di esperienza alle spalle. Sono oltre 25 mila, soprattutto donne, i docenti prima costretti alla scelta obbligata dell’assunzione al nord e poi immobilizzati lì dai contratti sulla mobilità firmati dai sindacati concertativi. Per due anni il MIUR ha finto di dialogare con i docenti coinvolti da questo dramma e nel frattempo confezionava contratti sulla mobilità che prevedevano percentuali di organico riservate alla mobilità irrisorie.Di fatto questo Governo, pur ammettendo la colpa di un algoritmo fallace, non ha mai avviato un piano straordinario di mobilità, anzi ha tergiversato sulle problematiche causate dalla Buona Scuola e non ha concretizzato misure urgenti e necessarie per riportare a casa i docenti lesi. Trasformazione dell’Organico di Fatto in Organico di Diritto, nuovi corsi di specializzazione sul sostegno, in considerazione del fatto che molti docenti meridionali per anni hanno lavorato al nord su posti di sostegno senza titolo di specializzazione, sono alcune delle soluzioni possibili per consentire il ritorno dei docenti esiliati. Ma ancora più urgente è l’attuazione del tempo pieno al Sud come al Nord, al fine di garantire tempo scuola per i bambini e nuovo organico per la mobilità dei docenti.Le misure sopra esposte andrebbero a favore di tutti i docenti meridionali, anche dei precari inseriti in GaE e nelle GM, in quanto ne permetterebbe la stabilizzazione definitiva. La L. 107, con i decreti legislativi che ne sono seguiti, ha oppresso il comparto scuola, portandolo al collasso: le classi al sud restano affollate, gli insegnanti esiliati e i posti per i precari ridicoli. Tantissimi docenti hanno preferito la strada dell’aspettativa non retribuita, restando senza stipendio e senza servizio, anticamera delle dimissioni, che per molti è già una realtà.Quando a 1300 euro al mese ne sottrai 600 per l’affitto, 200 per il vitto, altre 500 per i viaggi, cosa resta? E se il compagno o la compagna, il marito o la moglie non lavorano? Come affrontare anche le spese per l’abitazione nella terra d’origine, le spese mediche, le spese per i figli? Questi docenti impegnano ogni mese interamente lo stipendio per conservare un posto di lavoro che dopo decenni hanno visto trasformarsi da tempo determinato a tempo indeterminato, ma a chilometri e chilometri di distanza dai luoghi in cui avevano da sempre prestato servizio. Lavorare al solo scopo di conservare il posto di lavoro: a questo sono costretti molti dei docenti assunti dalla “Buona Scuola”.
Tutto questo si chiama sfruttamento. Siamo stanchi di come le testate giornalistiche e la politica dipingono i docenti esiliati dalla Buona Scuola, cioè come “ingrati” o ancor peggio “furbetti”, per avere accettato un’assunzione al Nord che poi vogliono lasciare per far ritorno al sud. Il diritto al lavoro ed alla parità di trattamento, dopo decenni di sfruttamento del lavoro precario, non sono e non devono mai essere confusi con concessioni e regali. Bisogna sradicare il pregiudizio del meridionale fannullone ed assenteista.L’esperienza dei docenti assunti obbligatoriamente nelle fasi nazionali della L.107, così come obbligatoriamente mobilitati, è emblematica della conclusione di un lungo processo che ha portato allo sgretolamento del ruolo professionale del docente che va denunciato costantemente come parte della mai risolta Questione Meridionale, raccontando il vero su questo subdolo e anomalo reclutamento che ha colpito una parte dei docenti e soprattutto delle docenti italiane.

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Ordine ospedaliero di S. Giovanni di Dio: nominati i nuovi superiori locali

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Con la nomina dei Superiori Locali, avvenuta nella giornata di Venerdì 22 Febbraio, si concludono le attività del 136° capitolo dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio – Fatebenefratelli. A Brescia, il superiore del Centro San Giovanni Di Dio – Irccs Fatebenefratelli sarà fra Dario Vermi, che negli scorsi anni ha guidato l’ospedale San Raffaele di Venezia, dove andrà fra Marco Fabello, a lungo direttore generale e superiore dell’Irccs bresciano. Al centro S.Ambrogio di Cernusco sul Naviglio, il superiore sarà Fra Giancarlo Lapic’ che è anche segretario della Provincia Lombardo Veneta. Prende il posto di fra Eliseo Paraboni, confermato economo provinciale. All’ospedale Beata Vergine Consolata di San Maurizio Canavese, arriva fra Gennaro Simarò, già all’Asilo Notturno di Brescia e al centro Sacro Cuore di Gesù di San Colombano al Lambro. Sostituisce fra Gianni Beltrame. Sono stati confermati i superiori delle comunità di Solbiate (fra Sergio Schiavon), San Colombano al Lambro (fra Salvino Zanon), Trivolzio (fra Valentino Bellagente, che sarà anche superiore della casa di Varazze), Erba (fra Guido Zorzi) e dell’ospedale San Raffaele di Cernik in Croazia (fra Kristijan Sinkovic). Il giorno 8 marzo tutte le comunità festeggeranno San Giovanni di Dio, fondatore dell’Ordine ospedaliero, patrono degli operatori sanitari e degli ospedali, nonché dei librai. Quest’anno sulla sua figura è stata edita una biografia di Salvino Leone (“San Giovanni di Dio, il creatore dell’ospedale moderno”).

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Brasile sulla strada giusta, ma necessari ulteriori progressi per stabilizzare andamento debito

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

A cura di Paulo Salazar, Senior Equity Analyst Emerging Markets di Candriam Investors Group.  È stata una vera e propria montagna russa. Il quadro macroeconomico del Brasile è cambiato notevolmente dall’impeachment di Dilma Rousseff di circa 2 anni fa. Il Paese è stato in grado di superare la cattiva amministrazione generale e i grandi squilibri generati dagli esperimenti politici insoliti, pur dovendo al contempo confrontarsi con il più grande scandalo di corruzione della sua storia.Il governo attuale non è perfetto, ma è stato in grado di istituire un team economico di alto livello e di far passare in congresso una serie di mini-riforme che ha permesso al colosso latinoamericano di ritornare nel mirino degli investitori. Il Brasile è attualmente in un momento favorevole del ciclo economico e opera nel quadro di una serie di politiche convenzionali e ortodosse. Quest’anno la crescita ha messo a segno un picco considerevole, le dinamiche del mercato del lavoro e la fiducia dei consumatori stanno crescendo, mentre i tassi di interesse rimangono ai minimi storici grazie all’inflazione debole e a una divisa ben ancorata.
Eppure, sono necessari ulteriori progressi per stabilizzare l’andamento del debito, con la riforma pensionistica – altamente impopolare – attualmente in discussione che svolge un ruolo chiave in questo processo. La tempistica non è ideale, visto che i politici di strette vedute si iniziano a preoccupare delle elezioni di quest’anno. Gli investitori sono stati compiacenti sperando che, se non oggi, la situazione possa almeno risolversi quanto prima.Tutti vogliono una chance. La conferma della condanna di Lula per corruzione e riciclaggio di denaro ha praticamente eliminato un rischio di coda importante per i mercati. In uno scenario in cui nessun altro spicca, anche il Presidente Temer scommette su un prossimo mandato, malgrado un timido 5% negli indici di gradimento. Ad eccezione del membro del Congresso Jair Bolsonaro, gli altri candidati presentano un consenso imbarazzante a una sola cifra. Con il voto previsto non prima di ottobre, questa sarà la corsa presidenziale più aperta degli ultimi decenni!Una corruzione cronica e un sistema politico inefficace, violenza, servizi pubblici e infrastrutture da terzo mondo restano questioni di lungo corso da affrontare. Tuttavia, ogni viaggio inizia con un passo e, con il sentiment degli investitori che diventa più positivo, sembra che il peggio sia stato evitato. Malgrado il buon andamento dell’anno scorso, il Brasile è rimasto indietro rispetto ai suoi peer e vediamo un potenziale di rialzo per titoli specifici sull’onda di fondamentali in miglioramento.

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Il rapporto tra cultura sapienziale e cultura analitica

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Nel corso della storia moderna e contemporanea molti hanno cercato di percorrere la strada maestra per la cultura della verità e dei principi, fino a correre il rischio di una loro declamazione e ripetizione retorica e astratta. Ciò non vuol dire che altri compagni di viaggio non abbiano saputo dotarsi di una cultura progettuale e concreta. In entrambi i casi esiste un comune denominatore che noi possiamo chiamare “cultura dottrinale”, perché la vita o è guidata dalla sapienza dei principi o è insipiente e come tale condizionata oltre misura dalle opinioni, dagli eventi, da chi ha più forza e più voce sulle piazze, nei mass-media e ai tavoli che contano. Questo rapporto, che posso anche definire due saperi, non presenta un suo orizzonte culturale differenziato, ma mostra due diverse sensibilità che si possono completare vicendevolmente.
Diversamente si correrebbe il rischio di scivolare sul piano inclinato di una teoria e di un’etica astratta oppure, all’opposto, di una conoscenza dei dati e dei fenomeni svincolata dal riferimento ai principi ei quindi priva di metri di valutazione etica e finire con l’essere condotti a derive relativistiche.
Se la cultura teoretica ed etica e quella analitica se non s’intrecciassero insieme sarebbe difficile evitare quello paventato da Maritain fra una morale apolitica e una politica amorale. E questo stare in piedi, a fronte delle varie conoscenze, ci permette di osservare e di vedere la società di fatto, nelle sue molteplici dimensioni, così com’è e come si muove. Non dimentichiamo che, comunque, ci dobbiamo misurare con le concrete realtà e le tendenze e problematiche socio-culturali d’oggi. Ma il rapporto non sarebbe completo se non vi aggiungessi la cultura storica. Non c’è svolta, cambiamento per quanto rivoluzionario, non c’è progetto e attività che possa pretendere di partire dall’anno zero. Mi appare persino ovvio, a questo punto, pensare che la scuola e, più in generale, il sistema integrato dell’istruzione e della formazione, debba assumere un ruolo insostituibile al riguardo. (Riccardo Alfonso)

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I numeri che contano

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Abbiamo un’economia sommersa che vale 270 miliardi, un’evasione di 120 miliardi e una corruzione pubblica che ammonta a settanta miliardi. E’ questa la vera faccia del paese. L’onestà non premia. Il contribuente non è difeso. Si sfruttano le doti meno nobili dell’animo umano incoraggiando l’evasione, favorendo il sommerso, offrendo il voto di scambio e lasciando che gli strumenti a tutela dei cittadini vadano alla malora con milioni di processi in civile e in penale che prima di avere una sentenza definitiva richiedono tra gli otto e i 12 anni, che chi si ammala e vuole essere curato deve sborsare di tasca propria, chi vuole cibarsi di cibi qualitativamente validi deve pagare di più innescando quella spirale perversa che condanna tutti coloro che sono detentori di redditi medio-bassi ad usufruire di servizi e alimenti scadenti fonte di malattie inevitabili sia pure differite nel tempo. Quale sarebbe stato il gesto di “coraggio” di un governo, e lasciamo stare l’eufemismo del governo tecnico che fa ridere i polli, se non quello di adottare una politica fiscale aperta al rimborso delle spese di mantenimento come accade in Germania e nel paesi anglosassoni? Così se a casa arriva l’idraulico o si va dal medico specialista e si è posti di fronte all’alternativa di pagare duecento euro senza ricevuta o 250 se non 300 con la ricevuta, la convenienza e la mancanza di un adeguato scomputo della spesa nella dichiarazione dei redditi, ci convince la soluzione economicamente più vantaggiosa. I politici lo sanno ma preferiscono fare come le scimmiette: non vedere, non sentire, non parlare perché le corporazioni sono quelle che dettano le fortune o le sfortune dei partiti nei confronti elettorali, mentre gli altri, pur essendo la maggioranza assoluta del paese, sono stati ammansiti dai tanti specchietti per allodole che si chiamano disinformazione, clientelismo, complessi d’inferiorità e diavolerie del genere.
E il meccanismo è così ben oliato che se non si va alla radice del problema la sua soluzione diventa impossibile. Ecco perché si continuerà a evadere di là delle facciate della prima ora con i casi scoperti che a ben vedere sono la minima parte di una componente di ben altra natura.
Ecco perché ci sarebbe voluta una riforma fiscale complessiva che badasse alle aliquote ma anche a tutto il resto. Perché i cittadini devono essere educati a ottenere risultati virtuosi nelle loro operazioni finanziarie, commerciali e negli scambi di servizi. Bisogna incoraggiare e non deprimere. Bisogna offrire opportunità virtuose e non convenienza a evadere. (Riccardo Alfonso)

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Gli effetti di un’ideologia: capitalismo

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Scrivono, tra l’altro, Mario Lettieri e Paolo Raimondi su Italiaoggi: “È l’ultima ideologia morente dell’Ottocento che sta facendo danni enormi. Un liberismo economico e un monetarismo nati nella vecchia Inghilterra dove l’economia poteva contare non su uno Stato ma su un impero che raccoglieva ricchezze a man bassa dalla sue colonie. Noi crediamo che la ripresa debba essere al centro delle decisioni di tutte le manovre economiche. Non basta il risanamento del bilancio. Gli enti locali hanno un patrimonio immobiliare di circa 350 miliardi. La parte inutilizzata è di 20-40 miliardi. Il 60% del totale riguarda l’edilizia residenziale pubblica che potrebbe in parte essere venduta ai residenti. Venduta, non svenduta. Adesso gli enti locali hanno un debito complessivo di 111 miliardi dei quali settantotto nei confronti della Cassa Depositi e Prestiti. “Alla quale, ovviamente, pagano gli interessi dovuti”. E’ un particolare di un quadro con il quale gli autori hanno preferito usare colori a tinte fosche. E’ anche un limite che ci siamo imposti con eccessiva passività poiché ai domini inglesi abbiamo fatto spazio al colonialismo selvaggio e poi ancora alla logica del “re travicello” facendo salire al potere i corrotti e i corruttibili dei paesi ricchi di materie prime, ma in compenso le loro popolazioni erano sfruttate e sono rimaste tali.
Intanto ben più gravi delle bombe dei nostri arsenali atomici, si stanno profilando all’orizzonte: sono le bombe demografiche, le intolleranze, la voglia di emergere, di entrare nella stanza dei bottoni, e ancora conflitti etnici, tribali, razziali, migratori. Un insieme di situazioni che ci rende consapevoli di un disagio esistenziale che difficilmente, come in passato, si può in qualche modo calmierare con la tolleranza, la rassegnazione, la vocazione al martirio per la conquista della felicità in un altro mondo. Oggi cresce la voglia di essere presenti, protagonisti, arbitri del nostro futuro e l’idea del possesso come status symbol non fa che aggravare l’evidenza dettata dalla scarsità di risorse e benessere che sette miliardi di abitanti richiedono all’unisono. Occorre voltare pagina e di farlo in fretta prima che queste bombe ci scoppino tra le mani. Ecco cosa ci attende il presente che allunga la sua ombra nel nostro futuro, un futuro dove i giovani di oggi saranno i protagonisti del domani e saranno ancora più insofferenti dei loro padri e forse anche più cinici. E’ una svolta che non implica solo l’economia e la finanza, ma anche i costumi, la fede, il concetto stesso di esistere e di morire. (Riccardo Alfonso)

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Gli italiani e il potere invisibile

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Già molti anni fa un celebre avvocato, Achille Battaglia, scrisse in un suo libro titolato “Il giudice e la politica”, che se si vuole conoscere una determinata società bisogna guardare, più che alle leggi che la regolano, alle sentenze dei suoi giudici. ”A questo proposito oggi andrebbe aggiunto che il lasciare languire la giustizia impantanandola in un mare di processi in attesa di giudizio finale, o perseguendo in maniera “maniacale” alcuni aspetti formali ritenuti non del tutto tutelati sia nella fase istruttoria sia in quella giudicante, non si fa che rendere un pessimo servizio alla stessa giustizia. Inoltre l’allentamento delle verifiche, sia burocratiche, per il venire meno dello stato accentrato, sia politiche, per la particolare situazione italiana che ha visto l’opposizione politica spesso più impegnata nel tentativo di co-governo che nel ruolo di controllo, ha portato a concentrare nel giudice penale gli unici interventi di verifica della regolarità dell’azione amministrativa, cioè il potere di controllo. Oltre, naturalmente, a quello che l’opinione pubblica esercita soprattutto attraverso l’opera della stampa d’informazione: occorre però precisare la scarsa attenzione della pubblica opinione a fenomeni di corruzione e di malgoverno amministrativo, essendo la massa dei cittadini attestata su un atteggiamento passivo di rassegnazione, se non di acquiescenza. Infatti, per quanto vi siano stati dei sinceri moti d’entusiasmo per taluni operati della giustizia, come l’azione che è stata condotta brillantemente in passato dai magistrati di “mani pulite” milanesi e dai pool palermitani e fiorentini o di altre procure, questa carica emotiva sembra incapace di avere una tenuta di largo respiro e di sapersi tradurre in una continua e ininterrotta azione di stimolo in difesa del diritto e in odio alla sopraffazione dei poteri che mestano nel torbido. A tutto ciò si aggiunga quel grave fenomeno, denunciato principalmente da Bobbio, che è costituito da ciò che egli affermava essere la mancata realizzazione di una promessa fondamentale della democrazia. (Riccardo Alfonso)

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Fare disinformazione

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Oggi è un tema ricorrente come se la nostra generazione, e non altre, sia la genitrice di questa “devianza sulla strada della verità”. Niente di più errato.
Posso dire, invece, che la disinformazione sia stata un’arte coltivata a dovere in ogni generazione di umani e oggi ne possiamo riscontrare talune storture nella storia che ci è stata tramandata e, nonostante ciò, pretendiamo a un popolo di discenti di prenderla per buona.
Così sono stati creati i mostri e gli adoni nei millenni passati e così facciamo passare per buoni i cattivi e i cattivi per onesti, per buona pace di tutti.
Oggi, tuttavia, c’è una grossa differenza. Per la prima volta abbiamo l’opportunità di vederci meglio nelle pieghe delle segrete cose ma a condizione che sappiamo ben sfruttare l’arma a doppio taglio che si chiama informazione.
Oggi le notizie si sono centuplicare, rispetto ad alcuni anni fa, e i mezzi per diramarle si sono espansi. Ha incominciato la carta stampata per poi aggiungersi, via via, la cinematografia, la radio, la televisione, la multimedialità, internet e non certo ultimi gli smartphone.
Oggi i giornali e i settimanali li troviamo sia in edicola sia sul piccolo schermo televisivo e su internet. Sfornano tante notizie che tra queste, quasi per caso, ritroviamo quella verità che altri hanno accuratamente camuffato in qualcosa di diverso. E’ un trucco antico da prestigiatore che sa essere ancora credibile per chi scompone la verità in tanti quarti per poi ricomporla con un venticinque o un 50% di altro.
Così quel quarto o mezza verità fanno da spalla al resto che ne è estraneo per dare l’impressione, a chi legge o ascolta, che, dopo di tutto, il fatto è credibile al 100%.
Questo trucchetto riesce spesso perché la gente ha un grande bisogno di credere, di avere fiducia in qualcuno o in qualcosa e basta poco per accontentarla. Poi vi è un aspetto non trascurabile: quello legato alla memoria. Il passato spesso lo immergiamo nella nebbia più fitta accontentandoci di navigare a vista con ricordi ed esperienze sfumati. Un’altra tecnica è quella del meno peggio: si dice tutti i politici sono ladroni e allora perché non affidare al capo dei ladroni le casse dello Stato? Ruba lui ma si spera che almeno non faccia rubare agli altri. C’è solo un rischio per questi imbonitori di turno: a forza di disinformare si possono dichiarare proprio quelle verità che vorrebbero tenere celate.
E noi le aspettiamo al varco ben felici di leggere quell’odiata verità (veritas odium parit) proprio dalla bocca del bugiardo incallito. (Riccardo Alfonso)

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Diamoci una mossa per le riforme strutturali a partire dalla riforma fiscale

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Irpef e relative addizionali stanno erodendo le retribuzioni e le pensioni dei lavoratori soprattutto dipendenti poiché il loro prelievo è alla fonte. Per stemperare il clima di così severa “austerità” è stata fatta circolare la possibilità di realizzare a breve una riforma fiscale che avrebbe potuto alleviare la situazione resa sempre più gravida d’incognite per via dell’aumento delle voci come quella delle bollette della luce, del gas, dell’acqua, e dei rifiuti che presentano un crescendo che mediamente è il doppio se non il triplo dell’indice medio del costo della vita in un anno.
A questo punto sappiamo bene che l’unica arma che rimane nelle mani del contribuente è di “evadere” e sembra che lo facciano molto bene soprattutto chi non ha introiti tassabili alla fonte come gli artigiani, i commercianti, i professionisti.
Un governo che come il nostro si dice votato all’interesse generale del paese e costituito da “tecnici” che, tradotto in termini “volgari”, vuol dire saperne di più sia dei politici sia dell’uomo della strada, dovrebbe rendersi conto che se la riforma del fisco richiede tempi lunghi vi è un’altra strada ben più breve e altrettanto efficace che è delle detrazioni d’imposta. Questa leva è stata già adottata all’estero da anni e funziona molto bene (pensiamo ai paesi anglosassoni ma anche alla Germania ecc.) Questi sgravi, per essere validi, devono focalizzarsi su tre direttrici: vitto, servizi, alloggio. In pratica si devono riconoscere e sostenere quelle parti che sono da considerarsi beni di prima necessità e ai quali l’accesso deve essere garantito a tutti, a prescindere dalle rispettive disponibilità economiche. Se percorressimo questa strada noi lanceremmo un forte segnale a quella parte della società che misura l’azione governativa in rapporto alle risposte che sa dare in tempo reale e per non rendere più sentita la contrarietà di chi si è visto ridurre la pensione e lo stipendio nel giro di qualche giorno mentre per gli altri provvedimenti, promessi per indorare la pillola del sacrificio, se ne discute ancora e molti pensano che alla fine vadano a brodo di giuggiole. “La potenza scrive Honoré de Balzac non consiste nel colpire forte o spesso, ma nel colpire giusto”. (Riccardo Alfonso)

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Errare umanum est…

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

…perseverare autem diabolicum, et tertia non datur. (Errare è umano, ma perseverare è diabolico, e la terza possibilità non è concessa). E il nostro errare in politica ha, oramai, superato la terza possibilità. La prima volta ha sacrificato la democrazia per seguire la strada della dittatura fascista. La seconda ci ha preso di contropiede con la democrazia acefala di stampo democristiano dove è mancata l’alternativa al governo del paese. La terza perché abbiamo seguito le note suadenti del pifferaio di turno e ancora la quarta con l’attuale governo che andava sin dall’inizio respinto al mittente.
Davvero siamo molto scarsi in storia se negli ultimi novanta anni non siamo riusciti a renderla maestra della nostra vita?
Ma chi sono questi italiani che hanno così poca memoria e continuano a farsi sedurre dalle parole in luogo dei fatti? (Facta non verba).
Se abbiamo saputo coagulare un consenso molto elevato nei confronti dell’attuale governo con le sue improvvide iniziative che stanno mettendo in ginocchio l’intero paese.
Se continuiamo ad essere i “servi sciocchi” dei poteri forti che esprimono elettoralmente non più del 10% dell’elettorato eppure riescono a carpire il consenso della maggioranza assoluta dei cittadini.
Se ci crogioliamo al pensiero di fortificare il dissenso con l’antipolitica e il non voto che si trasformerebbe in un incauto lasciapassare per chi potrebbe meglio esercitare il suo potere perché ogni voto non dato diventa in pratica un consenso a favore di chi non vorremmo. Se ci scandalizziamo alle parole di Grillo sul confronto tra mafia e partiti come se non vi fossero state commistioni tra loro di sapore clientelare, affaristico, di voto di scambio.
Se non riusciamo a vedere il baratro in cui ci caccia inesorabilmente l’attuale governo che ha in pochi giorni umiliato i pensionati, i lavoratori con retribuzioni medio-basse, ma si guarda bene di colpire le grandi rendite e concede salvacondotti miliardari (ben cinquanta miliardi di euro) alle banche. Se non ci convinciamo che esiste in Italia una ricchezza ben tutelata e che l’attuale governo si guarda bene dal scalfirla e che da sola potrebbe risolvere tutti i nostri problemi economici e di pareggio del bilancio pubblico senza togliere il pane di bocca a chi ha solo quello da masticare. Ma allora in che razza di paese ci troviamo? (Riccardo Alfonso)

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Gli italiani e i partiti

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Si racconta che Pietro Nenni soleva dire che se due italiani discutono di politica alla fine nascono due partiti e tre correnti. Di là della battuta qualcosa di vero c’è. Penso, ad esempio, ai tanti partiti che da anni proliferano un po’ ovunque e si moltiplicano man mano che ci avviciniamo alle scadenze elettorali. E ora ci siamo e siamo alla fase finale. Nonostante ciò sembra che siamo incapaci di raccogliere le nostre forze appoggiando coralmente un movimento politico. Ma c’è di peggio. Nel segreto delle urne l’elettore finisce con il ripiegare sul simbolo che pure ha criticato ferocemente e giurato di non esprimergli in avvenire il proprio consenso.
Sembra che prevalga la paura di chi vorrebbe scegliere la strada nuova ma preferisce quella vecchia ritenendola meno imprevedibile.
Se così non fosse Fi, e il Pd dovrebbero scomparire dalla geografia politica dell’Italia per il come si sono comportati e sulle falsità che hanno espresso a partire dai loro leader.
Eppure la soluzione del problema è possibile offrendo al movimento cinque stelle di Beppe Grillo la possibilità di fare da “giustiziere”. Per raggiungere questo risultato dovremmo essere conseguenti con un voto corale. E’ questo il vero punto della questione. In questo caso la logica dei grandi numeri è la sola che potrebbe aprire la porta al diverso se non proprio a una svolta radicale. (Riccardo Alfonso)

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Cognex to Present at Raymond James Institutional Investors Conference

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Cognex Corporation (NASDAQ: CGNX) announced today that John. J. Curran, Senior Vice President of Finance and CFO of Cognex, will discuss the company’s performance and future prospects at the 39th Annual Raymond James Institutional Investors Conference at the J.W. Marriott Grande Lakes Hotel, Orlando, FL. Mr. Curran’s presentation will be on Tuesday, March 6, 2018 beginning at 11:00 a.m. Eastern Time.Internet users can listen to a real-time audio broadcast of the presentation, or an archived recording, on the Cognex Investor Relations website: http://www.cognex.com/Investor.Cognex Corporation designs, develops, manufactures and markets a wide range of image-based products, all of which use artificial intelligence (AI) techniques that give them the human-like ability to make decisions on what they see. Cognex products include machine vision systems, machine vision sensors and barcode readers that are used in factories and distribution centers around the world where they eliminate production and shipping errors.
Cognex is the world’s leader in the machine vision industry, having shipped more than 1.5 million vision-based products, representing over $5 billion in cumulative revenue, since the company’s founding in 1981. Headquartered in Natick, Massachusetts, USA, Cognex has offices and distributors located throughout the Americas, Europe and Asia. For details visit Cognex online at http://www.cognex.com.

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