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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 10 marzo 2018

Settimana del cervello 2018: novità sulla neurologia e e-health

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

“Non c’è muscolo senza cervello” è il tema dell’edizione 2018 della Settimana Mondiale del Cervello, la campagna di sensibilizzazione promossa in Italia dalla Società Italiana di Neurologia (SIN). Dal 12 al 18 marzo saranno numerose le iniziative in programma per informare la popolazione in merito a quelle malattie che possono compromettere il delicato funzionamento del cervello e che colpiscono, solo nel nostro Paese, circa 5 milioni di persone.
“Non c’è muscolo senza cervello perché grazie al cervello e al sistema motorio si determina qualunque movimento del nostro corpo – dichiara il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente SIN e Direttore Clinica Neurologica Università di Genova – L’ordine, infatti, parte dal cervello, viaggia lungo i nervi periferici e poi giunge al muscolo che si contrae e causa il movimento. D’altra parte, se è vero che i nervi e i muscoli dipendono dal cervello, allo stesso tempo si può affermare che i nervi e i muscoli influenzano il cervello e il sistema nervoso, fornendo segnali e sostanze nutritive ai neuroni del midollo spinale e contribuendo, attraverso l’esercizio muscolare e l’allenamento, a inviare segnali positivi di sopravvivenza ai neuroni. Il nostro sistema nervoso centrale e l’apparato neuromuscolare sono, quindi, un tutt’uno che lavora sempre in sinergia, influenzandosi continuamente nel corso del tempo”.E proprio su questa vitale sinergia e, soprattutto, sui problemi che può portare un suo malfunzionamento, la SIN ha voluto porre l’accento quest’anno, celebrando durante la Settimana del Cervello anche la Giornata Nazionale delle Malattie Neuromuscolari, il prossimo il 10 marzo, che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica su importanti patologie come la distrofia muscolare, l’atrofia muscolare progressiva, la poliomielite progressiva o le gravi neuropatie periferiche quali le forme amiloidosiche. In occasione della conferenza stampa di presentazione, sono stati illustrati gli enormi passi avanti fatti negli ultimi tempi dalla ricerca scientifica in campo diagnostico e terapeutico per la sclerosi multipla e le demenze, cosi come per la fisiologia e la patologia del sonno, per l’ictus cerebrovascolare e per le malattie neuromuscolari. Una sessione è stata, infine, dedicata al mondo del digitale al servizio della neurologia e a come i nuovi media possano essere un valido aiuto alla medicina.

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Apnee notturne per 6 milioni italiani,danno per la salute e sul lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (OSA) è una patologia ampiamente sottovalutata e molto diffusa, una vera e propria epidemia che colpisce un numero di persone simile al diabete, caratterizzata da russamento e frequenti apnee durante il sonno che causano riduzione dei valori di ossigeno nel sangue con problemi cardio-respiratori e alterazione del sonno notturno con conseguente eccessiva sonnolenza. Ma l’OSA non è solo causa di eccessiva sonnolenza: è infatti spesso associata alle principali patologie croniche (obesità, sindrome metabolica e diabete, infarto, ictus, ed insufficienza respiratoria) che attualmente rappresentano le principali cause di morte nelle società contemporanee. Secondo il rapporto Oms, circa 17 milioni di persone muoiono prematuramente ogni anno proprio a causa di una epidemia globale di malattie croniche e il numero che continua a crescere. Questa patologia colpisce soprattutto la popolazione maschile tra i 40 e i 70 anni con una prevalenza variabile dal 15% al 50% della popolazione. Quindi in Italia ci si attende che circa 6 milioni maschi in età lavorativa siano affetti da OSA. Questo dato viene ampiamente confermato in un recentissimo studio durato due anni (2016-2017), sulla più ampia popolazione italiana mai studiata per questa patologia (11.000 autotrasportatori italiani maschi), scaturito da una collaborazione fra due Enti istituzionali, COMITATO MIT- Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e DINOGMI – Dipartimento di Neuroscienze, Riabilitazione, Oftalmologia, Genetica e Scienze Materno-Infantili dell’Università degli Studi di Genova. Una prima parte di dati sono stati comunicati a dicembre 2017 presso il MIT; e verranno ripresi in esame e aggiornati in anteprima a Roma durante i lavori della Convention Italia Sonno 2018, tra i principali eventi medico-scientifico italiani ideato e organizzato dalla pneumologa Dottoressa Loreta Di Michele e dal neurologo dott. Sergio Garbarino. Un anticipo: il 55% degli autotrasportatori italiani è a rischio di OSA. Altri dati hanno indicato che i soggetti con sospetta OSA presentano un rischio 7 volte superiore di avere scarse performance lavorative soprattutto se associati all’eccessiva sonnolenza. Quest’ultimo sintomo esponeva gli autotrasportatori con probabile OSA ad un rischio doppio di incorrere in quasi incidenti. Da questi dati, e come anche emerso da una recente indagine condotta negli Stati Uniti dall’American Academy of Sleep Medicine, è facilmente intuibile come un soggetto affetto da OSA e adeguatamente trattato costi alla società circa 70% in meno (2.000 $) rispetto un soggetto OSA non trattato (6.000 $) . I costi da mancata prevenzione, diagnosi e terapia dell’OSA sono determinati dalla perdita di produttività (58%), incidenti stradali (17%), infortuni sul lavoro (4%) e non ultimo scarsa qualità della vita benessere e comorbidità (20%). “Se in Italia i 5-6 milioni di potenziali pazienti OSA venissero adeguatamente trattati” – dichiara il Dott. Sergio Garbarino responsabile scientifico – “permetterebbero un risparmio annuo di oltre 15 miliardi di euro, quasi l’equivalente dell’ultima manovra finanziaria!”.“Abbiamo ormai certezza che i pazienti che vengono trattati migliorano sicuramente la loro qualità di vita e benessere” – sottolinea la pneumologa Dottoressa Loreta Di Michele esperta di disturbi del sonno -“ inoltre è importante sottolineare che i pazienti con le forme più gravi della malattia, se adeguatamente trattati, presentano una maggiore aspettativa di vita rispetto a chi non viene curato…”

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Le buche stradali a Roma: Un problema non più rinviabile

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

“Stiamo monitorando da mesi la situazione delle strade romane che purtroppo vivono un degrado crescente dovuto ai quasi inesistenti interventi risolutivi volti al loro rifacimento strutturale. Nelle settimane scorse abbiamo presentato al Sindaco e agli assessori preposti, un’interrogazione nella quale chiedevamo le tempistiche per adottare provvedimenti urgenti per lo stanziamento di fondi per intervenire intanto sulle situazioni più pericolose e se era intenzione di questa Amministrazione fare una mappatura per ogni municipio per avere l’esatta situazione dei lavori da eseguire per ripristinare una corretta viabilità. Ancora attendiamo una risposta in merito, ma intanto la situazione delle strade della Capitale è in piena emergenza, infatti dopo la neve e tutti gli strascichi che ci ha lasciato con le strade ghiacciate ora è subentrata la pioggia che si sta susseguendo da giorni e sta creando delle buche che sono diventate giorno dopo giorno delle voragini. Ora su tutto urge da parte degli uffici amministrativi comunali una veloce ricognizione per scongiurare incidenti che potrebbero anche diventare fatali. Molte segnalazioni da parte dei cittadini ci giungono sul fatto che in molti si sono dovuti recare da carrozzieri e gommisti a causa delle sospensioni saltate e dei pneumatici forati. Il manto stradale che ormai da tempo non vede manutenzione si inizia a spaccare sgretolandosi e non basta una spolverata di bitume con rattoppo lampo a risolvere il problema che si ripresenta soltanto spostato poco più in là. Da Viale Marconi a Via Collatina, da Piazza Venezia a Via dei Romanisti, da Piazza Vittorio a Via Cristoforo Colombo il manto stradale dissestato crea incidenti e disagi alla circolazione, che in alcune zone è stata interdetta, senza dimenticare che molte di queste strade visto l’alto scorrimento andrebbero messe in sicurezza immediatamente. Il meteo prevede temporali e rovesci sulla Capitale fino a giovedì e la Protezione civile ha emesso l’allerta, chiediamo quindi nell’attesa di poter intervenire per un rifacimento del manto stradale a regola d’arte, di allestire delle squadre di pronto intervento per mettere in sicurezza nelle diverse strade cittadine il maggior numero di buche possibili”. Lo dichiara Francesco Figliomeni, consigliere capitolino di Fratelli d’Italia.

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Nissoli (FI): Il Vostro supporto mi ha dato la forza di vincere, grazie a Tutti!

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

“Alla notizia della mia rielezione alla Camera dei Deputati sento la necessità morale di dire “Grazie” dal profondo del mio cuore a tutti coloro che mi hanno sostenuto ed hanno permesso la mia elezione!” Così Fucsia Nissoli FitzGerald dopo aver verificato la sua elezione alla Camera.
“Un grazie particolare – continua Nissoli – va anche alla bella squadra di persone che mi hanno sostenuta nel lavoro quotidiano della campagna elettorale, dal Canada agli Stati Uniti, dal Messico al Centro America, grazie e continueremo il lavoro iniziato in modo da essere sempre più vicini alle necessità della gente”.“E’ stata una campagna elettorale molto ricca di incontri che mi hanno dato l’entusiasmo di continuare ad affrontare l’agone politico e lavorare alle tante questioni pendenti che la politica deve porre nell’agenda parlamentare per venire incontro alle esigenze della Comunità italiana del Nord e Centro America. Sono convinta – ha concluso l’on. Nissoli – che con il sostegno di ciascuno di Voi e con la sinergia che ci sarà con la neo eletta al Senato, Francesca Alderisi, mia compagna di “viaggio” in questa campagna elettorale, e con tutti gli altri eletti all’estero, riusciremo a portare a casa buoni risultati! L’unione fa la forza!”

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I 10 migliori Campeggi per Camper del 2018 in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Il network KoobCamp, in collaborazione con CamperOnline, ha selezionato i migliori campeggi e villaggi italiani per chi viaggia in Camper, nell’ambito dei Certificati di Eccellenza 2018.
Assegnati i Certificati di Eccellenza KoobCamp 2018 ai 10 migliori Campeggi per Camper del 2018: il Family Wellness Camping al Sole di Ledro (TN), in Trentino-Alto Adige, è stato scelto dai camperisti come la migliore struttura italiana per le vacanze in camper.Introdotto con la terza edizione dei Certificati di Eccellenza del network turistico KoobCamp (https://www.koobcamp.com/), grazie alla collaborazione con il sito specializzato CamperOnLine (https://www.camperonline.it/), il premio dedicato ai migliori Campeggi per Camper del 2018 è stato assegnato attraverso l’analisi delle recensioni lasciate dai camperisti.
Per il Certificato di Eccellenza Camper 2018, categoria che premia i campeggi per la qualità dell’accoglienza dei camperisti, KoobCamp ha deciso di affidarsi giudizio della community di CamperOnLine: “Le migliori recensioni sono delle strutture che accolgono ‘bene’ le famiglie che viaggiano in camper offrendo manovre agevoli di accesso e la possibilità di carico e scarico – spiegano gli esperti del portale sulle vacanze in camper -. Se l’accoglienza degli animali domestici è un valore aggiunto, molto importante è la posizione del campeggio: escursioni, passeggiate, sport e luoghi da vedere sono fondamentali per una tipologia di turista che ama esplorare il territorio”. La vittoria finale del Family Wellness Camping al Sole di Ledro (TN), in Trentino-Alto Adige, ben rappresenta una Top 10 di eccellenze italiane nell’accoglienza dei camperisti. Di seguito la classifica dei 10 migliori Campeggi per Camper del 2018 (in ordine casuale, vincitore a parte):
· Family Wellness Camping al Sole di Ledro (TN), Trentino-Alto Adige – VINCITORE
· Centro Vacanze Pra’ delle Torri di Caorle (VE), Veneto
· Camping Caravan Park Sexten di Sesto (BZ), Trentino-Alto Adige
· Camping Sabbiadoro a Lignano Sabbiadoro (UD), Friuli-Venezia Giulia
· Camping Vidor – Family & Wellness Resort di Pozza di Fassa (TN), Trentino-Alto Adige
· Camping Miravalle di Campitello di Fassa (TN), in Trentino-Alto Adige
· Camping Euro 92 a Vieste (FG), Puglia
· Camping Sole a Varazze (SV), Liguria
· Camping Village Mareblu a Cecina (LI), Toscana
· Camping Bellamare a Porto Recanati (MC), Marche
L’annuncio dei 10 migliori Campeggi per Camper del 2018 arriva dopo quello per le “Unusual Accommodations” e precede i certificati Art City, Wellness, Pet Friendly, Glamping, Sport, Family, Aquapark, Restaurant, Wi-Fi e Accessible. I Certificati di Eccellenza KoobCamp, visibili sul Campeggi.com ( https://www.campeggi.com/ ) e sugli altri siti del network, rappresentano un premio agli sforzi fatti dalle strutture per andare incontro alle esigenze dei turisti e uno strumento al servizio dei turisti stessi, per una migliore organizzazione delle proprie vacanze.

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Attività fisica e salute

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Per il Professor Giorgio Galanti, Federazione Medico Sportiva Italiana (Fmsi) Ordinario di Medicina Interna, Direttore SODc di Medicina dello Sport e dell’Esercizio, Università degli Studi di Firenze Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi: “L’attività fisica è uno dei più importanti determinanti della salute pubblica. Si definisce ‘attività fisica’ qualsiasi movimento corporeo prodotto dalla contrazione dei muscoli scheletrici che aumenta il dispendio energetico sopra il livello basale. Un’insufficiente attività fisica è infatti associata frequentemente ad un aumentato rischio di malattie croniche non trasmissibili come il diabete, l’ipertensione, le malattie cardiache e varie forme di cancro. Ridotta attività fisica e sedentarietà rappresentano pertanto due componenti fortemente deleterie per lo stato di salute della popolazione generale e molti di questi aspetti che caratterizzano il comportamento generale vengono maturati e consolidati in età precoce. Infatti, nonostante un ‘indice di massa corporea’ superiore alla norma o una condizione di obesità con aumento della circonferenza addominale sia spesso associato a un rischio cardiovascolare aumentato, è ben noto come soggetti fisicamente attivi, benché in sovrappeso, abbiano un rischio cardiovascolare inferiore rispetto ai soggetti sedentari. Dello stesso parere è il Dottor Roberto Pedretti, presidente del Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa e Preventiva Direttore dell’Irccs di Pavia e Direttore del Dipartimento di Cardiologia Riabilitativa degli Istituti Clinici Scientifici Maugeri per il quale: La sedentarietà costituisce un importantissimo fattore di rischio cardiovascolare. Secondo i dati dell’Oms l’inattività fisica è il quarto fattore di rischio di mortalità globale (responsabile del 5-6 per cento di tutti decessi, pari a oltre 3 milioni di persone per anno). Come causa di morte a livello mondiale, essa è preceduta solo dall’ipertensione arteriosa, dal fumo e dall’iperglicemia, seguita dal sovrappeso e dall’ipercolesterolemia. L’inattività fisica è nel mondo causa di circa il 21-25 per cento dei tumori di mammella e colon, del 27 per cento dei casi di diabete e di circa il 30 per cento dei casi di cardiopatia ischemica. Nonostante questo, purtroppo, troppe persone continuano ad essere fisicamente non attive. In Italia, secondo i dati del Progetto PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità continuano ad essere fisicamente non attive circa 4 persone su 10. Questo è vero non solo nella popolazione generale ma anche nei pazienti cardiopatici, che pure dovrebbero essere particolarmente motivati a cambiare il proprio stile di vita. In questo contesto è ancora troppo basso l’accesso dei cardiopatici alle strutture di riabilitazione cardiologica”.
La situazione in Italia. Secondo quanto ci è indicato dall’Istituto Superiore di Sanità, in Italia, la sedentarietà è causa del 9 per cento delle malattie cardio-vascolari, dell’11 per cento dei casi di diabete di tipo 2, del 16 per cento dei casi di cancro al seno, del 16 per cento dei casi di cancro al colon e del 15 per cento dei casi di morte prematura. In media chi è attivo e normopeso vive circa 7 anni più a lungo rispetto ai sedentari obesi. L’importanza dell’attività fisica è anche dimostrata dal fatto che chi è sedentario, anche se normopeso, abbrevia la sua vita di circa 3 anni rispetto a chi è attivo ma obeso.
Le raccomandazioni personalizzate su quanta attività fisica svolgere. L’OMS ha definito i livelli di attività fisica raccomandati per tre gruppi di età: giovani (5-17 anni), adulti(18-64 anni) e anziani (≥65 anni):per bambini e ragazzi (5-17 anni): almeno 60 minuti al giorno di attività moderata-vigorosa, includendo almeno 3 volte alla settimana esercizi per la forza, che possono consistere in giochi di movimento o attività sportive;
per gli adulti (18-64 anni): almeno 150 minuti alla settimana di attività moderata o 75 minuti di attività vigorosa (o combinazioni equivalenti delle due) alla settimana;
per gli anziani (≥65 anni): le indicazioni sono le stesse degli adulti, con l’avvertenza di svolgere anche attività orientate all’equilibrio per prevenire le cadute.
Chi è impossibilitato a seguire in pieno le raccomandazioni, deve fare attività fisica almeno 3 volte alla settimana e adottare uno stile di vita attivo adeguato alle proprie condizioni.
L’attività fisica protegge come un farmaco. L’attività fisica è protettiva e aiuta a farci vivere di più, riducendo inoltre lo stress e aumentando il benessere individuale. Possiamo dire che l’attività fisica è per l’organismo un vero e proprio ‘farmaco naturale’. Si può essere fisicamente attivi svolgendo sport, seguendo un programma di esercizio fisico (un’attività fisica programmata, strutturata, ripetitiva, il cui obiettivo è quello di migliorare o mantenere uno stato di efficienza fisica-fitness). Si può essere fisicamente attivi anche in altro modo, cambiando il modo di comportarsi durante la vita di tutti i giorni, grazie all’attività lavorativa, al trasporto attivo (camminare, andare in bicicletta, salire le scale senza più usare l’ascensore), alla attività del tempo libero, attraverso il gioco e il ballo.

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Farmaci e stile di vita

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Dichiarazione della professoressa Annalisa Capuano, Segretario del Comitato della Sezione di Farmacologia Clinica “Giampaolo Velo” della Società Italiana di Farmacologia (SIF) Professore Associato presso l’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’, Responsabile del Centro Regionale di Farmacovigilanza e Farmacoepidemiologia della Regione Campania Per la professioressa Capuano: “I farmaci per la prevenzione cardiovascolare non possono sostituire un corretto/sano stile di vita. Stile di vita e farmaci devono sempre andare di pari passo. Ma come migliorare l’aderenza alla terapia? Per la prevenzione cardiovascolare è fondamentale agire sui cosiddetti fattori di rischio modificabili, ovvero la dieta, il peso corporeo, i livelli plasmatici di lipidi e glucosio nonché su patologie come l’ipertensione arteriosa. Su tali fattori è possibile intervenire con approcci, in primis, comportamentali e, successivamente, farmacologici. Corretti stili di vita, caratterizzati da una sana ed equilibrata alimentazione (dieta mediterranea), adeguato esercizio fisico, abolizione dell’utilizzo di fumo e alcol sono fondamentali per ottenere la massima efficacia dei trattamenti farmacologici utili per la prevenzione cardiovascolare, siano essi farmaci impiegati per il trattamento dell’ipertensione, del diabete, delle dislipidemie o dell’obesità. I soli trattamenti farmacologici, seppur innovativi (come i recenti inibitori di PCSK9 indicati nel trattamento delle dislipidemie o le gliflozine nel trattamento del diabete), non riescono infatti a correggere il ‘rischio cardiovascolare residuo’, che invece richiede interventi mirati sui fattori di rischio modificabili del singolo paziente. Infatti, sono ancora tanti i pazienti che continuano ad essere esposti ad un consistente rischio di eventi cardiovascolari, nonostante siano trattati con le migliori strategie preventive. Pertanto, l’utilizzo di strategie farmacologiche non deve sostituire corretti approcci comportamentali: un’alimentazione sana, una regolare attività fisica e non fumare sono i primi e più importanti passi da compiere per combattere le malattie cardiovascolari.
Aderenza e compliance in prevenzione cardiovascolare restano un ostacolo da superare. La poli-pillola potrebbe rappresentare una soluzione. Negli ultimi 30 anni, la poli-farmacoterapia (riferita all’impiego concomitante di 5 o più farmaci) ha trovato largo impiego nella pratica clinica per la prevenzione del rischio cardiovascolare, soprattutto nella popolazione anziana. L’impiego di più farmaci permette di contrastare contemporaneamente più fattori di rischio cardiovascolare, ma numerosi fattori ne limitano il corretto utilizzo. Assumere più farmaci durante la giornata può risultare particolarmente complicato per i pazienti anziani, che spesso attribuiscono una priorità soggettiva ad un farmaco rispetto ad un altro sulla base, per esempio, del suo profilo di tollerabilità (comparsa di reazioni avverse a farmaco); altre volte si confonde un farmaco con un altro per similarità della confezione o per somiglianza del nome commerciale (errore terapeutico). Tutto ciò può portare a scarsa o mancata aderenza terapeutica (ovvero il paziente non assume i farmaci in accordo alle prescrizioni-raccomandazioni del medico riguardo alla durata della terapia, alle dosi e alla frequenza nell’assunzione), che oggi rappresenta una delle principali causa di mancata efficacia delle terapie farmacologiche. C’è poi il rischio di possibili interazioni farmaco-farmaco che spesso espongono il paziente ad un aumentato rischio di comparsa di eventi indesiderati. È in questo particolare momento che può avere inizio la cosiddetta prescribing cascade, che comincia quando una reazione avversa a farmaco viene erroneamente interpretata come una nuova condizione clinica, per la quale viene somministrato un nuovo farmaco, che a sua volta può esporre il paziente a rischio di comparsa di ulteriori eventi avversi correlati a quel trattamento potenzialmente superfluo. Nel tentativo di ovviare ai problemi correlati alla polifarmacoterapia, negli ultimi anni si è assistito alla sperimentazione e produzione della poli-pillola, ossia l’associazione in una sola pillola di principi attivi diversi.
La poli-pillola nasce come possibile strategia per far fronte alle problematiche dell’aderenza del paziente, rendendo più semplice la gestione della terapia farmacologica, soprattutto per il paziente anziano. A dimostrazione di ciò, un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica internazionale BMJ ha mostrato che la poli-pillola si associa a maggiore aderenza al trattamento rispetto ai singoli farmaci assunti contemporaneamente. Uno dei principali limiti che si correlano all’utilizzo della poli-pillola, soprattutto quando utilizzata per la prevenzione cardiovascolare, è rappresentato dall’impossibilità di modificare il dosaggio dei singoli principi attivi in base alle necessità del singolo paziente (terapia personalizzata). In ogni caso, l’utilizzo della poli-pillola non è raccomandato all’inizio della terapia ma come terapia di sostituzione in pazienti già controllati con i singoli principi attivi assunti alla stessa dose. La personalizzazione della poli-pillola potrebbe, pertanto, rappresentare un obiettivo futuro per migliorare l’aderenza alle terapie farmacologiche.

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Perché occuparsi ancora di ipertensione arteriosa con un documento intersocietario?

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Dichiarazione del Professor Claudio Ferri, presidente della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (Siia) Ordinario di Medicina Interna, Università de L’Aquila; direttore Divisione di Medicina Interna e Nefrologia e del Centro per l’Ipertensione Arteriosa e la Prevenzione Cardiovascolare; direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Interna sul perché occuparsi ancora di ipertensione arteriosa con un documento intersocietario?
“In primis  – osserva il professo Ferri – perché è il fattore di rischio più diffuso e letale che ci sia in Italia: interessa ormai il 10 per cento dei bambini, il 37 per cento di tutta la popolazione adulta ed il 55 per cento di quella che va dalla media età all’età avanzata. Poi perché è ancora troppo poco considerata. Secondo le stime della Società italiana dell’ipertensione arteriosa (Siia) non più del 55-60 per cento degli italiani ipertesi è ben controllato e almeno un quarto degli ipertesi lo sono, ma non lo sanno; oppure lo sanno, ma non fanno nulla per curarsi. Infine perché l’ipertensione fa da traino all’insorgenza di malattia ipertensiva e degli altri fattori di rischio: solo il 20 per cento degli ipertesi italiani è iperteso e basta. Gli altri hanno già malattia ipertensiva e/o altri fattori di rischio comparsi prima o più comunemente dopo l’ipertensione arteriosa. Il documento appena messo a punto è ‘tecnico’, per addetti ai lavori; ma volendone tradurre il messaggio in modo semplice si può dire che esso spiega agli italiani che devono mangiare meglio, bere meglio, fare attività fisica, non fumare e misurarsi la pressione arteriosa anche se stanno bene. Una volta misurata la pressione, se alta, debbono capire perché lo è e curarsi: sempre con l’aiuto del medico di famiglia e tutte le volte che occorre ricorrendo ad un centro accreditato dalla Siia.
E’ necessario comprendere che l’ipertensione arteriosa è spesso parte di una situazione complessa ed a rischio: bisogna quindi considerare anche tutti gli altri fattori di rischio e correggerli tutti. Importante anche allargare, senza allarmismi, il controllo occasionale ai familiari: una mamma ipertesa avrà più facilmente di una normotesa dei figli che, nel tempo, diventeranno ipertesi. L’errore più comune che fanno gli italiani in merito alla pressione arteriosa è che non se la misurano: dovrebbero farlo sempre, a partire dall’età pediatrica, anche se stanno bene. Mai meno di una volta l’anno, che è già pochissimo. Altro errore di fronte alla pressione alta è ritenere che sia possibile curarla con una pillola. Non è così: una volta fatti tutti gli accertamenti e curata l’ipertensione arteriosa, bisogna verificare che la pressione diventi normale. I farmaci antiipertensivi sono ottimi e sicuri: la loro efficacia va però verificata misurando la pressione. Non si può infine non considerare e non correggere uno stile di vita improprio: molto spesso gli ipertesi fumano, ad esempio, e mangiano in modo sbagliato. Lo studio MINI-SAL – condotto con il contributo fondante di Siia – dimostra che solo una minoranza degli ipertesi italiani segue una dieta corretta in termini di apporto di sale. Come mai? O noi medici non siamo capaci, o i cittadini sono pigri, o l’educazione sanitaria è scarsa o è un mix un di tutto questo. Il documento intersocietario è quindi uno strumento utile a scardinare questi errori”.

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Lo tsunami diabete e le malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Dichiarazione del Professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid) in occasione del Congresso Siprec. Il professore è ordinario di Medicina Interna presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università degli Studi ‘Magna Graecia’ di Catanzaro; Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Interna dell’Università degli Studi ‘Magna Graecia’ di Catanzaro.Il controllo glicemico, unitamente alla valutazione dei fattori di rischio cardiovascolari, è fondamentale per la gestione del diabete di tipo 2 e per ridurre il carico di malattia correlato alle patologie cardiovascolari e renali. Le modificazioni dello stile di vita, una sana alimentazione e la pratica dell’ attività fisica sono efficaci nella prevenzione primaria dell’insorgenza di diabete nei soggetti ad alto rischio. Da circa 15 anni assistiamo a un boom di nuovi farmaci per la terapia del diabete. Tra questi, i farmaci incentrati sul sistema degli ormoni intestinali hanno costituito una importante novità per il loro favorevole profilo di efficacia e di sicurezza. Infatti, gli inibitori della dipeptidil peptidasi-4 (DPP-4), l’enzima responsabile della degradazione dell’ormone intestinale glucagon-like peptide-1 (GLP-1) prodotto dalle cellule intestinali, sono in grado di combinare la riduzione della glicemia con effetto neutro su peso corporeo, basso rischio d’ipoglicemia e ottima sicurezza cardiovascolare.
Gli analoghi del GLP-1, che a differenza degli inibitori di DPP-4 sono somministrati per via iniettiva sottocutanea, sono in grado di migliorare il controllo glicemico senza rischio d’ipoglicemia, di ridurre il peso corporeo e la pressione arteriosa e di avere effetti benefici sugli eventi cardiovascolari e sulla mortalità per tutte le cause. L’ultima classe di farmaci introdotti nell’arsenale terapeutico del diabete tipo 2 è quella degli inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2), molecole in grado di bloccare il riassorbimento renale del glucosio e quindi aumentare la sua eliminazione attraverso le urine migliorando il controllo della glicemia, unitamente alla riduzione del peso corporeo e della pressione arteriosa. Inoltre, i risultati degli studi sulla sicurezza cardiovascolare degli inibitori di SGLT2 hanno dimostrato una significativa riduzione degli eventi cardiovascolari.

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Focus sul colesterolo

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Dichiarazione rilasciata dal Professor Enzo Manzato, presidente della Società Italiana per lo Studio dell’Aterosclerosi (Sisa) Ordinario di Medicina Interna, Università di Padova; Direttore dell’UOC di Geriatria.
L’aterosclerosi è causata non dal colesterolo in sé, ma dalle lipoproteine LDL (il cosiddetto colesterolo ‘cattivo’) che trasportano il colesterolo nel sangue; questi involucri/trasportatori del colesterolo se si depositano sulle pareti delle arterie finiscono con l’ostruirle. Ridurre le LDL significa dunque ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. E questo può essere ottenuto attraverso la dieta, con i nutraceutici o con farmaci; ogni paziente presenta caratteristiche diverse che suggeriscono il tipo di intervento richiesto. La riduzione del livello di LDL per prevenire le malattie cardiovascolari è diverso in prevenzione primaria e secondaria: prima di un infarto basta ridurle di poco, ma per lungo tempo; dopo un infarto occorre in poco tempo ridurle di molto. E’ comunque ormai chiaro che quanto minore è la concentrazione delle LDL, tanto meglio è per le arterie; qualche paziente vive bene (e riduce il rischio di infarto) con un colesterolo LDL di 10 mg/dl. Per ottenere valori così bassi è necessario utilizzare in combinazioni appropriate farmaci quali statine, ezetimibe e anticorpi anti-PCSK9. Un messaggio per i pazienti che hanno avuto un infarto: non abbiate paura delle basse concentrazioni di colesterolo delle LDL. Un messaggio per i pazienti che non hanno avuto un infarto: le basse concentrazioni di colesterolo delle LDL sono uno dei mezzi oggi fondamentali per prevenire l’infarto.

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