Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 279

Discorso Presidente CEI: Cardinale Gualtiero Bassetti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 marzo 2018

Per la presentazione del libro di Padre Enzo Fortunato Francesco il ribelle. Il linguaggio, i gesti e i luoghi di un uomo che ha segnato il corso della storia (Milano, Mondadori, 2018):
“Saluto e ringrazio l’autore del volume, padre Enzo Fortunato, che attraverso i mezzi di comunicazione sociale ci rende partecipi dei suoi studi; non è il caso che mi soffermi io sul suo curriculum, tra l’altro è il direttore della sala stampa del Sacro Convento di Assisi, collabora con varie testate giornalistiche e conduce seguitissime trasmissioni radiofoniche. Per la sua modernità di approccio, oltre che la profondità di contenuto, è stato chiamato «il divulgatore del messaggio 2.0 di san Francesco». Oggi ci regala questo libro, dal titolo: Francesco il ribelle. Il linguaggio, i gesti e i luoghi di un uomo che ha segnato il corso della storia Mi sono chiesto anch’io, come tanti, il significato di un altro libro, nella già vastissima bibliografia su san Francesco; se lo è chiesto pure il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, che firma la prefazione.«La risposta» scrive il cardinale Parolin «è che questo lavoro di Enzo Fortunato ha una sua caratterizzazione specifica. Si potrebbe dire che si tratta di una lettura ecclesiale del santo di Assisi. Perché non c’è dubbio sul fatto che Francesco sia anzitutto un uomo di Chiesa, fedele al Papa, e che la Chiesa cattolica si misuri costantemente con l’eredità evangelica del Santo di Assisi».
Un confronto più che mai vivo oggi che un Papa ha assunto consapevolmente, e coraggiosamente, di assumere il nome di Francesco, «mentre la Chiesa cerca ogni giorno di compiere quel cammino “in uscita”» chiestole appunto da questo Papa.Il libro spiega la natura della “ribellione” di san Francesco, che consiste nella stessa obbedienza. Tutto sta nel capire l’esatta portata dei termini. Ribellione e obbedienza: è lo stesso paradosso che incarna Gesù Cristo, quando tiene testa ai benpensanti, i burocrati della gerarchia e della élite di allora, per obbedire alla Legge del Padre suo: non per far legge per conto proprio o per fondare una casta o una setta o un partito (neppure un ordine religioso, nel caso di Francesco, ma solo una fraternità!), perché «neppure uno iota della Legge vada perduto». Come quello di Gesù Cristo, «il sogno di Francesco è insieme il sogno di una modernità nel segno del Vangelo». Una modernità che è l’eterno presente della Parola, incarnata nell’azione, nell’andare per il mondo».
L’Italia dei Comuni stava generando una sensibilità nuova ed è all’interno di questa, vivendola appieno ma anche superandola, che Francesco vive la sua esperienza dilagante [p. 7].
Lo dimostrano l’arte e la poesia, che subito gli danno spazio, cominciando da Cimabue-Giotto e da Dante.Persino il linguaggio di Francesco è rivoluzionario: è volto ad annullare gli antagonismi di una società basata sul potere e la forza delle relazioni familiari. Dalle fonti emerge la grande diffidenza del Santo verso espressioni che implicano il predominio o presuppongono uno stato d’inferiorità di talune persone. Francesco aborrisce parole come maestro e magnate ma anche superiore e priore. Come anche abate e abbazia.
Lo prescrive nella Regola: «E nessuno sia chiamato priore, ma tutti siano chiamati semplicemente frati minori. E l’uno lavi i piedi all’altro».Mentre abbazia si riferisce alle “pertinenze dell’abate”, al “suo” territorio, la parola convento richiama il convenire, lo stare insieme, il luogo da cui ripartire. Diventano positive parole come fratello, fraternità e minore, piuttosto che superiore. Negli scritti di Francesco, ci insegna padre Enzo, la parola più usata è fratello. Il termine per indicare il responsabile di un gruppo di conventi non è superiore, ma custode, e il guardiano di un convento è colui che “guarda” l’altro nel senso che se ne prende cura.
In linea con il Vangelo e in perenne ascolto dialogante (mai scontato!) della parola del Signore, la ribellione di Francesco è anche quella della perfetta carità.
Il chiostro di Francesco è il mondo e lui rompe con ogni luogo chiuso, con ogni forma di divisione. Il suo verbo è andare verso e non aspettare. Sotto molti aspetti, “rompe” persino con le indicazioni di altri santi come Agostino, Bernardo, Benedetto. Scrive Giorgio Agamben in un libro dedicato a Francesco [p. 40] che chi segue la regola non si obbliga, come avviene nel diritto, al compimento di singoli atti, ma mette in questione il suo modo di vivere, la sua stessa forma vivendi. Una «forma di vita», come scrive san Bonaventura. Alla regola si aderisce integralmente: forma e sostanza sono tutt’uno. Per Francesco, come per Cristo, la legge è la vita, e viceversa.La pace di san Francesco è quella di Cristo, e la trova chi “prende su di sé” il suo “giogo”, cioè il suo comandamento: Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato (cfr Gv 13,34; 15,12). E questo giogo non si può portare con arroganza, con presunzione, con superbia, ma solo si può portare con mitezza e umiltà di cuore». Il Santo Padre, il provvidenziale Francesco dei nostri tempi, concludeva con una preghiera «per la Nazione italiana, perché ciascuno lavori sempre per il bene comune, guardando a ciò che unisce più che a ciò che divide».
Questo vuole essere anche la mia preghiera, il mio augurio e la mia benedizione, e grazie al Signore che ha ispirato questo nuovo libro che riaccende l’interesse sulla figura di Francesco come realmente è e come può ancora illuminare il nostro cammino oggi e per il futuro”. (abstract) http://www.sanfrancesco.org

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