Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 17 marzo 2018

Assegni trasferibili: Il MEF apre alla modifica delle sanzioni

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

Il Ministero dell’Economia e Finanza ha pubblicato sul proprio sito istituzionale un’indagine che fa il punto su quanto accaduto in dieci anni dall’entrata in vigore sulla normativa antiriciclaggio (D.Lgs. n. 231/2007), che sanziona l’uso di assegni privi della clausola di non trasferibilità da un minimo di 1.000 ad un massimo di 250.000 euro.Ad oggi, grazie al successivo D.Lgs. n. 90/2017, le sanzioni vanno da 3.000 a 50.000 euro e grazie alla cosiddetta oblazione i “colpevoli” possono riconoscere l’errore, concludere anticipatamente il procedimento e arrivare a pagare un importo ridotto, che va da un terzo della sanzione massima (16.600 euro) al doppio della sanzione minima (6.000 euro).Secondo quanto riportato dal MEF in 10 anni gli assegni contestati sono stati 1.692, con nessuna sanzione comminata e 107 oblazioni. Lo stesso Ministero ha però verificato che, in alcuni casi, sanzioni anche elevate possono colpire “cittadini che in buona fede hanno utilizzato assegni senza clausola di non trasferibilità”. Per questo il MEF sta vagliando “la possibilità di modificare il regime sanzionatorio, recuperando la proporzionalità tra l’importo trasferito e la sanzione”.Ricordiamo che dal 2008 le banche non stampano più carnet di assegni privi della dicitura “non trasferibile” e che, anche in caso di utilizzo di vecchi libretti, il cittadino può comunque scrivere la dicitura “non trasferibile” di suo pugno. Il problema è che ad oggi le stesse banche non sono tenute a rifiutare eventuali assegni irregolari ed anzi li possono versare senza problemi, segnalando poi il fatto al MEF ed attivando l’alert che farà scattare la sanzione sia verso chi ha emesso l’assegno, sia verso chi lo ha incassato.Si comprende come il problema possa essere causato dal fatto che i consumatori abbiano messo in circolazione assegni staccati da libretti consegnati dalle banche fino a 10 anni fa. Ciò nonostante i consumatori potrebbero rivalersi sulle banche se potessero provare che il libretto privo di clausola “non trasferibile” sia stato consegnato dopo l’entrata in vigore della normativa, o anche per il caso in cui l’assegno sia stato incassato sulla stessa banca di cui l’emittente è cliente: in quest’ultimo caso, la banca avrebbe potuto avvisare l’utente della violazione di un divieto normativo, così dando la possibilità di correggere l’assegno anche inserendo a penna la clausola.Detto ciò, noi dell’Associazione CODICI siamo ben felici di leggere propositi di questo tipo da parte del Ministero, a cui anzi chiediamo a gran voce di intervenire immediatamente. Come ben evidenziato da Luigi Gabriele, Responsabile Affari Istituzionali di CODICI, “ad oggi sono già circa 20.000 i consumatori che hanno avuto problemi di questa natura. Consumatori che subiscono il paradosso di pagare per un assegno di 1.000 euro un’infrazione di diverse migliaia di euro. Questo semplicemente per non essersi accorti dell’assenza della dicitura ‘non trasferibile’, ovvero per un’infrazione di cui semplicemente non si sono accorti”.

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Il voto dell’Europarlamento sul piano di sviluppo Difesa

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

“Sono felice che, dopo lunghe trattative, questa settimana al Parlamento Europeo sia prevalsa nelle votazioni finali una linea che ho fortemente sostenuto e che è vitale per gli interessi italiani e liguri nell’industria della difesa. Contrariamente a quanto proposto inizialmente dalla Commissione Europea, abbiamo stabilito che il nuovo piano di sviluppo dell’industria e della ricerca europea nel campo della Difesa, anche per uso civile (pensiamo alle tecnologie GPS e allo sviluppo di internet), preveda un minimo di tre realtà produttive di tre paesi diversi – e non solamente due – per poter accedere ai fondi che saranno già 500 milioni di euro soltanto fino al 2020. Tali fondi aumenteranno ancora negli anni successivi. Abbiamo sventato il rischio di una predominanza duale di Francia e Germania, che avrebbe creato enormi problemi a partecipare a questo nuovo progetto in condizioni di parità da parte di altri Paesi, inclusa l’Italia” dichiara l’eurodeputato ligure Brando Benifei “Dopo molti confronti per capire meglio gli interessi italiani ed europei in gioco, ho presentato io stesso l’emendamento in Commissione Difesa che ha permesso il ribaltamento dell’impostazione preferita da Francia e Germania. Ciò è avvenuto dopo non semplici negoziazioni, unendo le forze con altri colleghi anche di gruppi politici differenti per mettere a nudo il rischio di un progetto ad uso e comsumo di due soli Paesi. È la vittoria di un’impostazione davvero “europea” del nuovo piano che sarebbe altrimenti stato squilibrato nelle opportunità in campo produttivo e industriale, in contraddizione con l’ottimo lavoro in ambito operativo svolto in particolare dal Ministro Pinotti per lo sviluppo della cooperazione rafforzata sulla difesa comune europea. In Liguria questo significa nuove opportunitá per lo sviluppo industriale e della ricerca, per le quali sono già in contatto con diverse industrie del settore. Sono prevedibili anche importanti ricadute occupazionali, per la ripresa di realtà come l’Arsenale spezzino e per l’indotto. Ricordo un convegno promosso dalla UILM alla Spezia lo scorso maggio che già faceva riferimento a questa nuova possibilità per la crescita del territorio. Nella imminente iniziativa Seafuture, così come in momenti ad hoc che ho intenzione di organizzare in Liguria, potremo a questo punto esaminare a fondo tutte le nuove possibilità per creare lavoro e innovazione.”

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Cosmesi: un settore da 11 miliardi

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

I dati preconsuntivi 2017 confermano ancora una volta la crescita del settore della cosmesi, che registra un valore del fatturato globale pari a 11 miliardi di euro, a +4,3% rispetto all’anno precedente.L’export rimane la componente chiave per la crescita dei valori di produzione, segnando un incremento di 8 punti percentuali e arrivando a toccare i 4,7 miliardi di euro. Anche la bilancia commerciale registra un nuovo record, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro.Significativo anche il quadro dell’intera filiera cosmetica che, analizzando tutti gli anelli della catena (ingredienti, macchinari, imballaggio, prodotto finito) vanta un fatturato complessivo superiore ai 15,7 miliardi di euro (+4,8%).La salute del settore si rispecchia anche nell’andamento dei singoli canali, che continuano a registrare trend positivi. I dati preconsuntivi relativi al II semestre del 2017, infatti, attestano una lenta, ma costante espansione per i canali dell’erboristeria (+0,9%) e della farmacia (+2%). In aumento di 1,5 punti percentuali anche la grande distribuzione, con un valore delle vendite che supera i 4 miliardi di euro: oltre il 40% della distribuzione di cosmetici a livello nazionale. Sui numeri del canale incidono in maniera significativa i fenomeni della distribuzione monomarca e dei punti vendita casa-toilette. Il comparto della produzione cosmetica conto terzi vanta un fatturato di oltre 1 miliardo di euro, con un incremento pari a +8,5%. L’unica eccezione alla crescita generale è la profumeria tradizionale, in lieve calo dello 0,5%.
Crescono significativamente anche le vendite dirette (+8,7%), spinte dalla digital transformation: l’e-commerce, infatti, segna un incremento a doppia cifra (+23%). Rimangono, tuttavia, ancora marginali i volumi di vendita: 820 milioni di euro per le vendite dirette, di cui circa 300 milioni sono da attribuire all’e-commerce.Buone anche le performance dei canali professionali – i saloni di estetica e acconciatura – che riconfermano il +2% del semestre precedente.L’analisi dei trend di consumo dei singoli prodotti evidenzia la crescita significativa di contorno occhi e zone specifiche (+7,2%), seguiti da rossetti, lucidalabbra e solari (+6,9%).
A livello di famiglie di prodotto sono infatti i cosmetici per la cura del viso la principale famiglia di consumo nelle abitudini degli italiani che, grazie al trend positivo del 2,7% rispetto al 2016, coprono il 16,9% del totale vendite per un valore pari a 1.435 milioni di euro.
Alcuni dati possono aiutare a meglio inquadrare il valore del comparto: il nostro Paese è il quarto sistema economico della cosmetica dopo Germania, Regno Unito e Francia con 35mila occupati, che salgono a 200mila con l’indotto.Le donne impiegate nel settore rappresentano il 54% (circa 19.000), mentre la media dell’industria manifatturiera è ferma al 28%.
I laureati totali sono pari all’11% degli occupati, contro una media nazionale del 6% e le donne laureate sono circa 1.700, il 45% dei laureati nel settore. Oltre agli specializzati in chimica farmaceutica e cosmetologia, sono numerosi gli addetti specializzati in economia e marketing di canale.Per l’innovazione e la tecnologia, la ricerca e lo sviluppo le imprese della cosmesi in Italia investono più del 6% del fatturato, contro una media nazionale stimata inferiore al 3%.
Non si dimentichi, inoltre, che la cosmetica copre il 44% degli investimenti in comunicazione dei beni “non food” e che il 60% del make-up distribuito nel mondo è fabbricato in Italia, a testimonianza del ricco e dinamico tessuto produttivo che vede la più importante concentrazione di imprese cosmetiche nel nord Italia.In particolare, la Lombardia si conferma la regione con la più alta densità di imprese cosmetiche con oltre il 51% (il 54% delle aziende cosmetiche lombarde si trova nella provincia di Milano), seguita da Emilia Romagna, Veneto e Piemonte.
Il rapporto export/produzione supera il 41% a fine 2017; ma esistono ancora ampi margini per i processi di internazionalizzazione del comparto. Dal 2000 la crescita delle esportazioni è superiore all’incremento della domanda di cosmetici, a testimonianza dell’aumento della competitività italiana nel settore.

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Forza Italia: La lega gioca a “rubamazzetto”?

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

“Berlusconi ha sempre avuto un atteggiamento rispettoso nei confronti degli altri partiti della coalizione di centrodestra sia nei dieci anni al governo che dalla sua discesa in campo. Da federatore non ha mai cercato di cannibalizzare gli altri gruppi lanciando opa ostili, ora spero che sia in Parlamento che sui territori non si cominci a giocare a rubamazzetto perché voglio ribadirlo a tutti forte e chiaro: senza Forza Italia non si va da nessuna parte e si rischia di far saltare tutto”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Il Mattino”.Eppure era stato il suo collega di partito, Giovanni Toti, a lanciare l`idea del gruppo unico. “Toti è un carissimo amico, ha vinto in Liguria grazie all`apporto di Fi, Lega, Fdi e dei centristi. Semmai, come ha riconosciuto lui stesso, è invece il caso di stabilire insieme le regole come è stato fatto l`altra sera a cena nel vertice che si è tenuto a palazzo Grazioli con Salvini e Meloni. Gli egemonismi sono dannosi e possono generare elementi di frattura. Tutte le scelte future andranno prese con pari dignità e diffusa collegialità a partire dai prossimi passaggi istituzionali”.

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Frongia: futuro Capannelle è nostra priorità

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

Roma L’Assessore Frongia e il Presidente della Commissione Sport Angelo Diario hanno incontrato il concessionario del centro ippico Capannelle per accogliere le richieste avanzate dallo stesso. Già diversi colloqui c’erano stati in passato con lo staff dell’Assessorato, proprio per ribadire la presenza dell’Amministrazione nella gestione dell’intera vicenda. Le priorità sono infatti sempre le stesse: preservare il posto di lavoro ai tanti dipendenti presenti all’interno dell’impianto sportivo ed evitare la chiusura del centro. A breve è previsto un nuovo incontro per definire meglio quanto discusso nella giornata. “Abbiamo ascoltato volentieri ciò che HippoGroup aveva da dirci, siamo sempre ben disposti a incontrare chiunque voglia fare qualcosa di utile per il bene della Capitale e dei suoi cittadini. Faremo il possibile affinché Capannelle possa rimanere attivo e le gare di ippica proseguire così come da programma per l’anno in corso e a seguire. Il nostro obiettivo sarà proprio questo, insieme alla necessità, più che evidente, di mantenere occupati i dipendenti che lavorano all’interno dell’impianto ippico. Confermiamo quindi il massimo impegno per scongiurarne la chiusura, è una nostra priorità”, dichiara l’Assessore allo Sport, Politiche Giovanili e Grandi Eventi Daniele Frongia.

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Buche. Piccolo (PD): “Da stradenuove al ‘piano Marshall’ e ora ai ‘buchi del piano'”

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

“Dal ‘Piano Marshall’ ai ‘buchi del piano’. A conti fatti a tavolino, le risorse destinate ai Municipi per ricostruire le strade romane basteranno forse a riparare solo qualche buca a Municipio. In media si può calcolare che per ogni Municipio ci sono circa 3500 buche o voragini da risanare. Con i fondi messi a disposizione dal cosiddetto piano Marshall i municipi potranno stanziare per affidamenti diretti circa 22 € a rattoppo per ogni buca, le cui dimensioni possono variare sensibilmente. Al calcolo si può risalire a partire dai 2 di milioni che i 15 Municipi dovranno dividersi tra loro per un totale di poco più di 80.000 € ciascuno.
I Mini Sindaci infatti potranno gestire l’emergenza buche con 2 affidamenti diretti di 40.000 € ciascuno, come indicato espressamente dal Campidoglio.
L’annuncio dei 17 milioni di € stanziati per l’emergenza buche, sono quindi una cifra di cui ai Municipi arriverà ben poco. È bene precisare che dei 17 milioni, 9 di questi fanno già parte dei 90 milioni già stanziati per il progetto ‘Strade Nuove’, annunciato un anno fa con gran spolvero dalla Giunta Raggi, altri 3 milioni sono per la manutenzione straordinaria di strade comunali, 3 milioni sararanno amministrati dal SIMU e i restanti 2 milioni andranno quindi alla manutenzione delle strade dei Municipi”. Così in una nota la consigliera del PD capitolino Ilaria Piccolo. (n.r. Le buche a Roma sono intollerabili. Per porvi riparo la spesa richiede uno stanziamento milionario (si parla di duecento milioni di euro ed anche di più) e se lo Stato non ha i fondi l’unico percorso che ci resta è cercare i soldi all’estero con una trovata che ci è stata suggerita da un giornalista statunitense: proporre ad imprese internazionali e a singoli cittadini di tutto il mondo l’apertura di un fondo per la ricostruzione delle strade romane e dei marciapiedi con la possibilità di mettere una targa del donatore o dei donatori per ogni tratto rimesso a nuovo. Rigiriamo la proposta alla sindaca se avrà la bontà di leggerci. Sino ad ora non l’ha mai fatto. Speriamo che qualche testata autorevole riporti la nostra notizia e confidiamo possa averne l’onore di una lettura).

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