Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Immigrazione: una storia antica ma sempre d’attualità

Posted by fidest press agency su martedì, 20 marzo 2018

Se rivado alla storia dei milioni d’italiani che a cavallo di due secoli (XIX e XX) hanno lasciato la patria per avventurarsi altrove in cerca di un lavoro e di una vita più decente ci dobbiamo rendere conto che questo stesso sogno oggi lo stanno vivendo i milioni d’immigrati extra comunitari che approdano lungo le coste italiane e greche. Per essi dobbiamo chiederci che futuro li attende? Che società li ospita?
Una prima riflessione dobbiamo farla andando avanti nel tempo comparando i migranti italiani e in più in generale quelli greci, spagnoli, da quella che è stata l’URSS e agli stessi flussi migratori interni dal meridione al Nord Italia nella seconda metà dello scorso secolo e persino ad una migrazione giovanile dei nostri giorni, con quanti approdano in maniera avventurosa lungo le coste italiane e greche più vicine al continente africano o seguono la via balcanica. La sensazione che ne traiamo è che siamo stati travolti da un’affluenza che non siamo riusciti a tenere sotto controllo e con l’aggravante che non tutti in Europa si sono resi disponibili all’accoglienza trasformando di fatto l’Italia nel più grande campo profughi europeo.
Ora che la frittata è stata fatta per l’Italia uscirne a testa alta non sembra un’impresa da poco. Tutt’altro, ma dobbiamo necessariamente dipanare questa matassa se non vogliamo che si aggrovigli sempre di più.
Partiamo dalla considerazione che la spinta migratoria è determinata da due precise ragioni: economica e dalla fuga dai teatri di guerra. C’è chi ambisce ad una vita migliore che può essere soddisfatta anche localmente se vi creiamo le condizioni e l’altra senza dubbio più drammatica è voluta dalla follia di persone che non si fanno scrupoli di esercitare la violenza per consolidare un potere personale o in favore del proprio clan. E quel che è peggio le loro mire di conquista sono supportate e tollerate nei loro eccessi da quelle nazioni che intendono intrattenere nell’area la loro influenza imperialistica e per un mero calcolo affaristico: vendita di armi, sfruttamento della manodopera, delle materie prime, ecc. Ci ritroviamo in tal modo con la beffa e lo scorno che vi sono paesi che potrebbero condurre sane politiche economiche e migliorare sensibilmente la vita dei loro abitanti se non fossero governati in una maniera così dissennata e diventassero facile preda dei mercanti che vivono e impinguano le loro tasche dal mal tolto. Ora c’è di peggio. Finiamo, restando in Italia, di trasformarci in un popolo di razzisti facendo violenza alla nostra stessa natura pacifica perché non basta ospitare se non diamo al tempo stesso uno sbocco lavorativo alle stesse condizioni degli autoctoni. E questo non possiamo farlo per una legge fisica: lo spazio di un corpo non può essere contemporaneamente occupato da un altro. La risposta c’è ma è possibile solo a livello globale andando a dirimere i focolai di violenza e ricercando una ragionevole ridistribuzione delle risorse. Nel frattempo va ricercata una soluzione ponte facendo assumere la responsabilità di questi disastri a chi non solo li provoca ma soprattutto a chi li alimenta con la sola arma più convincente: ridurre i loro profitti. Ma ne avremo la forza e la determinazione per riuscirvi? (Riccardo Alfonso)

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