Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

A Napoli si dice: ‘O pesce fète d’ ‘a capa. (Il pesce puzza dalla testa)

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

E come se non bastasse si instaura tra la gente la convinzione che i processi virtuosi altro non sono che un espediente del mondo del malaffare per tacitare le coscienze e che, invece, solo la loro strada potrà essere vincente. Come dire: predicare bene e razzolare male. E si va ancora oltre pensando che se gli altri rubano e imbrogliano perché non dovrei farlo anch’io?
Diventa così una tendenza che ci espone tutti ad una visione della vita votata esclusivamente alla ricerca di scappatoie che possono diventare delle regole e consentirci di vivere al meglio. Perché l’onestà non ripaga, perché ci complica la vita, perché ci conduce inesorabilmente verso una solinga mediocrità che fa di noi altrettanti perdenti. “Fatti furbo” è il suggerimento più ricorrente agli esitanti. L’onestà non ti ripaga. Tale meccanismo è così ben oliato che ci dice il giudice D’Avigo, “oggi si ruba e non ci si vergogna più, anzi se ne trae vanto”. E’ l’avvocato che abita in una casa comunale al centro storico della capitale dove si trovava prima la nonna, ora defunta, e che si è guardato bene di segnalare l’evento al comune per continuare ad utilizzare i locali pagando una miseria e quel che è peggio ne ha tratto lode parlandone in giro finché non ha trovato chi lo ha denunciato.
Ha mostrato di pentirsene, di risarcire il comune? Niente affatto. Per quanto ne so continua ad utilizzare i locali con la sola differenza che il canone è leggermente più alto. Da qui l’amara considerazione che la nostra società guarda sempre con più interesse a chi trae profitto dalle debolezze altrui e con cinismo ne approfitta cercando di fare altrettanto. Anzi meglio.
La mafia, quindi, si è insediata in questo contesto e sa trarne il massimo beneficio in quanto adotta lo stesso linguaggio dell’uomo d’affari ma con l’aggiunta che al cospetto di eventuali ostacoli non si fa scrupolo di spianare la strada con la coercizione e l’omicidio.
“La mafia – afferma Sales – è innanzitutto uno strumento di capitalizzazione della violenza, cioè un modo di procacciarsi risorse economiche con l’uso della prevaricazione. Più che industria del crimine, come la definì Leopoldo Franchetti nel 1876, la mafia è crimine che si fa industria e attività economica. Si tratta di un processo di capitalizzazione basato sulla violenza, e le modalità di questa forma di capitalizza-zione cambiano a seconda dei contesti, delle opportunità, delle relazioni, dei rapporti di forza, ma è presente fin dalla loro nascita e in qualche modo ne segna l’identità.” In altri termini “L’economia criminale è contro le leggi degli Stati ma non contro quelli dei mercati, avendo una sua barbara imprenditorialità, come ha scritto Franco Cassano.” Vi è poi da considerare il fatto che nelle moderne economie tutte le attività legate ai cosiddetti “vizi” non possono essere soddisfatte legalmente ma riescono a fare una fortuna delle associazioni criminali che questi veti non hanno. Da qui parte tutta una rete di complicità che finiscono con l’alimentare un mercato parallelo dove primeggia la spregiudicatezza del mafioso all’interno delle attività speculative “prima dentro la rendita fondiaria, poi nei circuiti d’intermediazione del commercio, dentro il condizionamento e lo sfruttamento di risorse altrui private o pubbliche”. In questo contesto la stessa violenza diventa un’attività altamente redditizia e la debolezza delle istituzioni fa il resto.
Dobbiamo quindi convenire che le stesse logiche capitalistiche tendono a favorire la propensione di quanti non si fanno scrupoli ad accumulare ricchezza con metodi criminali con la convinzione che il fine giustifica i mezzi.
E il quadro internazionale vi concorre inquietante dove la gestione del potere è affidata a comitati d’affari che a tutto pensano per ricavare lauti guadagni a spese del prossimo e s’ingegnano oltremodo per rendere sempre più poveri i poveri e a schiavizzarli tacitandoli sui diritti e le conquiste sociali un tempo ottenute. E’ questo il modello vincente del nostro tempo? Ma non stracciamoci le vesti più di tanto credendo di aver toccato, agli albori del XXI secolo, il punto di non ritorno. Il tutto affonda le sue radici nel passato remoto o più vicino a noi per farci intendere che la sopraffazione appartiene a tutte le epoche dell’umanità e la ricerca del profitto a spese del proprio simile è stata un’arte coltivata per millenni e a piangere sono stati sempre e comunque gli stessi che hanno nutrito il loro padrone di turno con il sudore della loro fronte e alla fine sono stati ripagati con la loro morte tra stenti e miserie di ogni genere. Finché non riusciremo a costruire un modello di società che rispetti l’essere umano a prescindere dai suoi natali e si emendi dalle sue perverse tendenze, noi continueremo ad essere asserviti alla logica della violenza e della perversione crogiolandosi dei suoi effetti scellerati in nome del dio denaro.
Ci troviamo, quindi, a dover riconoscere un certo carattere di legittimità mafiosa nell’ambito del capitalismo e quest’ultimo sembra avere solo una preoccupazione che è quella di favorire gli eccessi solo ad esclusivo beneficio.
Non sempre vi riesce, ovviamente, perché l’elemento catalizzatore costituito dalla politica non funziona a dovere. E’ che la concezione del mondo e della vita di “alcuni politici coincide con quella dei mafiosi: potere è sottrarre beni ad altri e alla collettività.”
Se vogliamo da tutto ciò trarne una sintesi diciamo che la mafia intesa come sodalizio criminale organizzato a livello mondiale è un problema vero, drammatico e serio che non si può estinguere se non eliminiamo anzitutto le logiche perverse del capitalismo arroccato sul profitto, costi quel che costi, e il suo figlio degenere che è la politica che lo asseconda come il peggiore dei servi sciocchi. Perciò condivido le parole di Sales quando afferma che “la storia delle mafie mette a nudo la qualità storica dell’agire politico” in specie in quei paesi in cui il fanatismo economico è diventato una legge di Stato. “Dunque le mafie vanno valutate all’interno della storia nazionale” ma vorrei aggiungere di tutte le nazioni del mondo che hanno fatto del capitalismo la loro guida suprema. Non si tratta, quindi di capire, perché la comprensione è nei fatti ed essi non hanno bisogno d’interpreti per conoscerne le ambiguità, il cinismo e l’avidità. (Riccardo Alfonso)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: