Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 27 marzo 2018

Nuove tutele per i consumatori online: informazioni più chiare sui prezzi di spedizione

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

Il Parlamento Europeo ha recentemente approvato nuove norme del pacchetto per il commercio elettronico, con l’obiettivo di fornire al consumatore informazioni più chiare sui prezzi di spedizione dei pacchi.La Commissione europea infatti metterà a disposizione un sito dedicato alla comparazione dei prezzi nazionali e transfrontalieri, per permettere ai cittadini ed alle imprese di valutare le diverse offerte e scegliere la spedizione più vantaggiosa in base alle proprie esigenze.Una decisione nata dai risultati di una consultazione pubblica datata 2015, a seguito della quale era emerso che oltre i due terzi dei consumatori rinunciano ad effettuare acquisti online proprio a causa dei costi di spedizione transfrontalieri, ritenuti troppo elevati: prezzi che in effetti, sempre nel 2015, erano in media più elevati da 3 a 5 volte rispetto a quelli nazionali, pur offrendo lo stesso servizio.Le norme di cui sopra per altro permetteranno anche alle autorità di vigilare sui prezzi dei servizi di consegna in maniera più rapida ed efficace, intervenendo là dove questi sembrino irragionevolmente elevati.Sono inoltre previste maggiori opzioni di consegna ed una più semplice gestione del reclamo. A ciò si aggiunga che gli operatori saranno tenuti a comunicare numerose informazioni alle autorità, tra cui il proprio fatturato, il numero di pacchi consegnati, il numero di dipendenti (ed il loro status), le procedure di trattamento di reclamo ed anche informazioni su eventuali subappaltatori.
Noi di CODICI continuiamo a tenere d’occhio la vicenda, sperando innanzitutto che il Consiglio dei ministri UE approvi la proposta in questione facendola entrare in vigore. Dopodiché sposteremo la nostra lente sugli operatori del mercato online, perché purtroppo a volte non bastano ottime regole per garantire ai consumatori comportamenti trasparenti. http://www.codici.org,

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Western Mediterranean: a management plan to fortify the fishing sector of the region

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

Brussels. The European Commission has proposed a multi-annual plan for fish stocks in the western Mediterranean Sea. The proposal covers demersal fish stocks, i.e. fish that live and feed at the bottom of the seabed, and bring a significant income to the fisheries sector in the region. According to the latest data, it is estimated that in 2015, French, Italian and Spanish vessels landed around 100 000 tonnes of demersal fish, valued at €675 million. Catches for these stocks have significantly decreased by around 23 % since the early 2000s. At this rate more than 90% of the stocks assessed would be overfished by 2025. Without the collective pooling of effort foreseen by this plan, around 1 500 vessels would be at financial risk by 2025. Today’s proposal aims to restore these stocks to levels that can ensure social and economic viability for the fishermen and the more than 16000 jobs that depend on it. The Commission’s proposal is now submitted for discussion to the European Parliament and the Council of the EU.

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Rossella Isoldi: da Pertosa with love

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

Una meta turistica e cinematografica dove il paesaggio è già di per sé sinonimo di fascino e incanto. Ma il linguaggio della bellezza è trasversale e si ritrova perfettamente a suo agio in ogni ambito che genera ingegno e creazione. Nella mente di Rossella Isoldi questi elementi non solo si declinano nel senso dell’arte sartoriale, ma anche della ricerca e dello stile, tanto che il centro campano è pronto a proiettarsi in una nuova sfera, quella del design. Rossella Isoldi, che è figlia di questa terra, ha scelto la “sua” Pertosa per lanciare il brand che porta il suo nome. Un marchio altamente artigianale e sartoriale per andare incontro alle esigenze della donna contemporanea, multiutente e multifunzione, che si prodiga verso gli affetti e verso la professione con uguale intensità.Nata e cresciuta a Pertosa, in uno scenario dantesco che rievoca il paradiso e l’inferno, Rossella Isoldi ha conseguito la maturità artistica per poi iscriversi all’Accademia della moda di Napoli. Qui il suo talento ha iniziato a consacrarsi e gli abiti, da sognati ed immaginati, hanno preso forma, plasmandosi come le grotte che rendono la sua terra d’origine unica e ammaliante.Uno studio che si ritrova all’interno del suo spazio virtuale. Rossella Isoldi, infatti, non ha presentato soltanto il suo brand ufficiale, ma anche il sito web che proietta le capacità artistiche di questa giovane donna, imprenditrice e mamma, in tutti gli angoli del pianeta, verso il senso più puro della meraviglia. Il suo è un progetto di design che si lega alla passione per la moda, per la creatività e per l’arte. Uno studio costante tra ricerca e sperimentazione tra l’alta sartorialità e l’uso di nuovi materiali. Non ci sono limiti e non ci sono confini. Rossella Isoldi, nelle sue creazioni, coniuga perfettamente stile e fantasia, per dare origine ad una donna che vive la sua attualità con il dinamismo che, da sempre, caratterizza l’universo femminile.Il confronto è il sinonimo perfetto della sua visione: contest e concorsi le hanno consentito di rapportarsi con il mondo, di declinare il made in Italy non solo dal punto di vista stilistico, ma anche da quello emozionale. Cuore e ragione, rabbia ed amore, passione e sensualità si rincorrono senza pausa. La donna, secondo Rossella Isoldi, è poliedrica, mai uguale a sé stessa, differente, da amare e da inseguire, da cercare e da afferrare. Con l’unico obiettivo di non essere mai scontata e di lasciare dietro di sé il senso puro della scoperta.

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A Napoli si dice: ‘O pesce fète d’ ‘a capa. (Il pesce puzza dalla testa)

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

E come se non bastasse si instaura tra la gente la convinzione che i processi virtuosi altro non sono che un espediente del mondo del malaffare per tacitare le coscienze e che, invece, solo la loro strada potrà essere vincente. Come dire: predicare bene e razzolare male. E si va ancora oltre pensando che se gli altri rubano e imbrogliano perché non dovrei farlo anch’io?
Diventa così una tendenza che ci espone tutti ad una visione della vita votata esclusivamente alla ricerca di scappatoie che possono diventare delle regole e consentirci di vivere al meglio. Perché l’onestà non ripaga, perché ci complica la vita, perché ci conduce inesorabilmente verso una solinga mediocrità che fa di noi altrettanti perdenti. “Fatti furbo” è il suggerimento più ricorrente agli esitanti. L’onestà non ti ripaga. Tale meccanismo è così ben oliato che ci dice il giudice D’Avigo, “oggi si ruba e non ci si vergogna più, anzi se ne trae vanto”. E’ l’avvocato che abita in una casa comunale al centro storico della capitale dove si trovava prima la nonna, ora defunta, e che si è guardato bene di segnalare l’evento al comune per continuare ad utilizzare i locali pagando una miseria e quel che è peggio ne ha tratto lode parlandone in giro finché non ha trovato chi lo ha denunciato.
Ha mostrato di pentirsene, di risarcire il comune? Niente affatto. Per quanto ne so continua ad utilizzare i locali con la sola differenza che il canone è leggermente più alto. Da qui l’amara considerazione che la nostra società guarda sempre con più interesse a chi trae profitto dalle debolezze altrui e con cinismo ne approfitta cercando di fare altrettanto. Anzi meglio.
La mafia, quindi, si è insediata in questo contesto e sa trarne il massimo beneficio in quanto adotta lo stesso linguaggio dell’uomo d’affari ma con l’aggiunta che al cospetto di eventuali ostacoli non si fa scrupolo di spianare la strada con la coercizione e l’omicidio.
“La mafia – afferma Sales – è innanzitutto uno strumento di capitalizzazione della violenza, cioè un modo di procacciarsi risorse economiche con l’uso della prevaricazione. Più che industria del crimine, come la definì Leopoldo Franchetti nel 1876, la mafia è crimine che si fa industria e attività economica. Si tratta di un processo di capitalizzazione basato sulla violenza, e le modalità di questa forma di capitalizza-zione cambiano a seconda dei contesti, delle opportunità, delle relazioni, dei rapporti di forza, ma è presente fin dalla loro nascita e in qualche modo ne segna l’identità.” In altri termini “L’economia criminale è contro le leggi degli Stati ma non contro quelli dei mercati, avendo una sua barbara imprenditorialità, come ha scritto Franco Cassano.” Vi è poi da considerare il fatto che nelle moderne economie tutte le attività legate ai cosiddetti “vizi” non possono essere soddisfatte legalmente ma riescono a fare una fortuna delle associazioni criminali che questi veti non hanno. Da qui parte tutta una rete di complicità che finiscono con l’alimentare un mercato parallelo dove primeggia la spregiudicatezza del mafioso all’interno delle attività speculative “prima dentro la rendita fondiaria, poi nei circuiti d’intermediazione del commercio, dentro il condizionamento e lo sfruttamento di risorse altrui private o pubbliche”. In questo contesto la stessa violenza diventa un’attività altamente redditizia e la debolezza delle istituzioni fa il resto.
Dobbiamo quindi convenire che le stesse logiche capitalistiche tendono a favorire la propensione di quanti non si fanno scrupoli ad accumulare ricchezza con metodi criminali con la convinzione che il fine giustifica i mezzi.
E il quadro internazionale vi concorre inquietante dove la gestione del potere è affidata a comitati d’affari che a tutto pensano per ricavare lauti guadagni a spese del prossimo e s’ingegnano oltremodo per rendere sempre più poveri i poveri e a schiavizzarli tacitandoli sui diritti e le conquiste sociali un tempo ottenute. E’ questo il modello vincente del nostro tempo? Ma non stracciamoci le vesti più di tanto credendo di aver toccato, agli albori del XXI secolo, il punto di non ritorno. Il tutto affonda le sue radici nel passato remoto o più vicino a noi per farci intendere che la sopraffazione appartiene a tutte le epoche dell’umanità e la ricerca del profitto a spese del proprio simile è stata un’arte coltivata per millenni e a piangere sono stati sempre e comunque gli stessi che hanno nutrito il loro padrone di turno con il sudore della loro fronte e alla fine sono stati ripagati con la loro morte tra stenti e miserie di ogni genere. Finché non riusciremo a costruire un modello di società che rispetti l’essere umano a prescindere dai suoi natali e si emendi dalle sue perverse tendenze, noi continueremo ad essere asserviti alla logica della violenza e della perversione crogiolandosi dei suoi effetti scellerati in nome del dio denaro.
Ci troviamo, quindi, a dover riconoscere un certo carattere di legittimità mafiosa nell’ambito del capitalismo e quest’ultimo sembra avere solo una preoccupazione che è quella di favorire gli eccessi solo ad esclusivo beneficio.
Non sempre vi riesce, ovviamente, perché l’elemento catalizzatore costituito dalla politica non funziona a dovere. E’ che la concezione del mondo e della vita di “alcuni politici coincide con quella dei mafiosi: potere è sottrarre beni ad altri e alla collettività.”
Se vogliamo da tutto ciò trarne una sintesi diciamo che la mafia intesa come sodalizio criminale organizzato a livello mondiale è un problema vero, drammatico e serio che non si può estinguere se non eliminiamo anzitutto le logiche perverse del capitalismo arroccato sul profitto, costi quel che costi, e il suo figlio degenere che è la politica che lo asseconda come il peggiore dei servi sciocchi. Perciò condivido le parole di Sales quando afferma che “la storia delle mafie mette a nudo la qualità storica dell’agire politico” in specie in quei paesi in cui il fanatismo economico è diventato una legge di Stato. “Dunque le mafie vanno valutate all’interno della storia nazionale” ma vorrei aggiungere di tutte le nazioni del mondo che hanno fatto del capitalismo la loro guida suprema. Non si tratta, quindi di capire, perché la comprensione è nei fatti ed essi non hanno bisogno d’interpreti per conoscerne le ambiguità, il cinismo e l’avidità. (Riccardo Alfonso)

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“Welfare che non c’è”

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

È necessario un cambio di mentalità, è necessaria la promozione di una nuova cultura del risultato per incidere in profondità sul sistema Paese. Non è più valida l’equazione tra produttività e durata della presenza in ufficio, ogni forma di taylorismo è ormai anacronistica. Sono alcune delle riflessioni emerse all’unanimità dall’incontro “Il Welfare che non c’è” svoltosi questa mattina nell’ambito di Nobìlita, il festival dedicato alla cultura del lavoro organizzato dalla community FiordiRisorse, in programma fino a questa sera all’Opificio Golinelli di Bologna. Gli ospiti sul palco – Alessandra Stasi, Group Talent&People Development di Barilla, Giordano Curti, Direttore Generale Cir Food, Michele Riccardi, HR Manager di EdenRed Italia e Andrea Montuschi, Presidente di Great Place to Work – si sono confrontati sui temi del welfare, tentando di definire cosa significhi oggi. Le best practice in essere all’interno delle singole realtà aziendali – dalla cura dell’alimentazione alla disponibilità di piattaforme che consentono alle persone di disporre dei propri budget individuali secondo formule di flexible benefits fino allo smart working – disegnano uno scenario di costante tentativo di armonizzazione tra i bisogni delle aziende e quelli dei lavoratori. Un tentativo che risulta essere conveniente, sia per quanto comporta in termini di defiscalizzazione sia in quelli di soddisfazione del dipendente e, conseguentemente, di maggior produttività. “
Uno scenario che apre uno spiraglio di positività in una realtà del mondo del lavoro che molto spesso è raccontata solo al negativo, tra incongruità retributive e costanti ricatti al lavoratore. “Quel che manca è un cambio di mentalità – dice Alessandra Stasi di Barilla. – Misure di welfare come lo smartworking comportano investimenti ridotti da parte delle aziende ma si traducono in miglior qualità della vita del lavoratore, e, di conseguenza, dell’azienda stessa. È un passaggio culturale nel quale occorre accompagnare i lavoratori, instillando una cultura degli obiettivi, così come nei manager, troppo ancorati alla necessità del controllo sull’operato dei propri dipendenti”. E se il modello olivettiano non è più percorribile in un panorama così profondamente mutato dal punto di vista storico, sociale, economico, tecnologico, occorre trovare altri strumenti, “destrutturare più che organizzare” secondo le parole di Michele Riccardi, che con EdenRed disegna soluzioni di welfare per le aziende. “E’ impossibile pensare a misure che possano essere identiche per 300 persone: le esigenze variano di individuo in individuo, e di anno in anno: ecco perché quello cui puntiamo è la creazione di un bouquet di offerte in cui le persone possano trovare sempre quello di cui hanno bisogno. Dello stesso avviso Andrea Montuschi, Presidente di Great Place to Work, azienda che misura proprio la soddisfazione delle persone in azienda per comprendere quali misure di welfare si possano adattare ai bisogni dei singoli. Anche lo smart working va in questa direzione, a patto che non lo si sovrapponga con il telelavoro, il lavoro a distanza, ma gli si riconosca la natura di modalità organizzativa intelligente, che consente di organizzare i propri tempi e di riconoscere di volta in volta le modalità operative più performanti: un giorno fuori dall’ufficio, l’altro in riunione con lo staff. E il settore pubblico, sollecita un intervento dalla platea, a che punto è? Nonostante normative specifiche impongano agli enti pubblici di implementare il lavoro a distanza, siamo ben lontani dall’applicazione effettiva: una sinergia privato-pubblico potrebbe essere la strada per costruire assieme nuovi scenari, in cui si faccia strada un modello culturale squisitamente anglosassone – ciò che è tradito dall’abbondanza di anglicismi utilizzati per definire queste modalità – per attivare da un lato responsabilità di comportamenti nei dipendenti, dall’altro la fiducia dei capi nei confronti dei collaboratori. (fonte: Ufficio Stampa Fior di Risorse a cura di Mec&Partners)

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Ematologia: disponibile in Italia il farmaco biosimilare rituximab di Sandoz

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

Disponibile in Italia il farmaco biosimilare rituximab di Sandoz, Rixathon®, indicato per le persone con malattie ematologiche: Linfoma non-Hodgkin, leucemia linfatica cronica, malattie immunologiche e nell’artrite reumatoide1. Rixathon ha ricevuto il via libera dell’AIFA, dopo l’approvazione da parte della Commissione Europea nel giugno dello scorso anno, con le stesse indicazioni del farmaco rituximab di riferimento.Come previsto dalle autorità regolatorie, l’approvazione si è basata su un esteso ed esauriente programma di ricerca e sviluppo comprendente la comparazione chimico-fisica, biologica, preclinica e clinica al farmaco di riferimento. Lo studio clinico di conferma ASSIST-FL2, pubblicato su Lancet Haematology, è uno studio di fase III, in doppio cieco, randomizzato, controllato, multicentrico, condotto in pazienti con linfoma follicolare in stadio avanzato non precedentemente trattato, in cui sono state confermate l’efficacia, la sicurezza, la farmacocinetica, la farmacodinamica e l’immugenicità di Rixathon® rispetto al farmaco biologico di riferimento.“Questo studio di comparazione, rappresenta uno dei più grandi studi su anticorpi monoclonali biosimilari in ematologia” commenta il prof. Pier Luigi Zinzani, dirigente medico associato di Ematologia dell’Università di Bologna. “I dati riportati dallo studio e il programma di caratterizzazione fisico-chimica e funzionale hanno dimostrato l’equivalenza terapeutica di Rixathon al rituximab di riferimento in termini di efficacia, sicurezza e tollerabilità”.
“Il nostro impegno in ematologia” spiega Manlio Florenzano, Amministratore Delegato di Sandoz SpA “è ormai decennale, considerata la disponibilità di Binocrit® e Zarzio® dal 2007, rispettivamente epoetina e filgrastim biosimilari. Sandoz è da sempre impegnata ad assicurare ai pazienti un accesso più ampio, omogeneo e tempestivo alle cure, contribuendo anche alla sostenibilità del sistema sanitario liberando risorse da utilizzare in altre aree che necessitano maggiori investimenti”.Sandoz, divisione del gruppo Novartis, è leader globale nel settore dei farmaci biosimilari, con cinque biosimilari in commercio e tre farmaci biosimilari in corso di registrazione presso l’EMA.

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