Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

La tecnologia sopravanza il sentire collettivo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

Siamo giunti a un passaggio epocale nel quale sta sempre più consolidandosi l’idea che dobbiamo seriamente cercare di controllare le nostre reazioni emotive facendo emergere in pari tempo un metodo di valutazione dei fatti o delle indicazioni che ci vengono propinate facendole passare attraverso un filtro logico-razionale che sappia mettere in gioco le nostre conoscenze acquisite in costante confronto critico su tutto ciò che ci perviene come una variabile del già noto o ci introduce elementi nuovi e diversi.
Per validarne le funzioni è necessario attivare quel sistema che ho in altri miei lavori chiamato “morale interiore” nella quale il concetto base di morale è comune a tutti gli esseri umani, ma che spesso la sua funzione non viene pienamente rilevata per ragioni di varia natura sia di ordine biologico sia psicologico sia in chiave ambientale e status sociale.
La causa scatenante può essere una malformazione funzionale così come accade a chi ha predisposizioni genetiche a contrarre un certo tipo di malattie o può essere una conseguenza di situazioni ambientali critiche dalla violenza fisica familiare a quella di altri soggetti o anche da prostrazioni prolungate derivanti da una povertà estrema o a forme di ghettizzazione con concause razziste e omofobe.
Sono tutti comportamenti che ci impediscono d’affrontare con lucidità gli eventi della vita lasciando-ci condizionare dai suoi lati negativi sia nei rapporti interpersonali sia con l’impatto ambientale. Vi è poi d’aggiungere una aspetto ancora più inquietante legato al nostro modo di vivere. Siamo diventati più ansiosi. Lo dimostriamo in molti modi. Restiamo stressati dall’attesa alla fermata dei bus, davanti ad una lunga fila, dalla lentezza in cui si muove un’auto che ci precede e via di questo passo.
Alle domande che ci pongono vogliamo rispondere subito, esprimere la nostra opinione convinti che così facendo diamo dimostrazione di competenza e di conoscenza ed invece rischiamo di dare l’impressione opposta e allora giochiamo con le parole come fa un funambulo che si tiene in equilibrio su una fune, ma il guaio che siamo spesso maldestri e rischiamo, cadendo, di farci seriamente male. Lo stesso accade con i giovanissimi alle prese con gli studi, la propria indipendenza, le amicizie e gli amori. Si vuole andare sempre oltre la propria età anagrafica e alla fine si misura l’intelligenza non per quello che è ma per quello che vorremmo fosse. Ma se questi sono i mali dell’homo faber, dell’homo abilis potranno mai conciliarsi con la realtà che si sta concretizzando in una società dai tratti sempre più tecnologici e robotizzata? Il dubbio mi sembra d’obbligo. (Riccardo Alfonso)

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