Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

La politica italiana tra il fantastico e il reale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

In questi giorni i dibattiti in televisione impazzano e i social mostrano umori e malumori tra chi vorrebbe i pentastellati assumere lo stesso atteggiamento che fu scelto nel 2013 congelando di fatto il voto ottenuto e chi si compiace delle mosse di Di Maio e lo considera uno stratega eccezionale. In pratica se restiamo in casa dei Cinque stelle ci troviamo con un elettorato “dubbioso” sulla strada migliore da scegliere e il timore più avvertito è che il loro capo politico possa essere ingoiato con il sol boccone dal pitone berlusconiano dopo averlo avvolto e stritolato con le sue spire. Non si fidano di Berlusconi. E ora vengono a sapere del suo “revival” politico nell’intento di riconquistare la scena nazionale più forte di prima come una riedizione dell’Idra di Lerna dalle innumerevoli teste che mozzate erano capaci di rinascere, duplicandosi.
E se vogliamo proprio da qui parte quell’antica maledizione che perseguita la politica italiana e che gli elettori di ieri e di oggi non riescono a percepire nella giusta misura e a porvi riparo con degli appropriati antidoti.
Il fascismo di ieri è stata la speranza, mal riposta, dal capitalismo conservatore italiano per esorcizzare l’ondata rivoluzionaria russa così come lo è stato per i loro camerati tedeschi, generando il nazismo.
Lo stesso destino è toccato negli anni post bellici della seconda guerra mondiale dove il comunismo sovietico tendeva ad attrarre ideologicamente un’Italia uscita malconcia dalla sua avventura militare e diventata sensibile al richiamo di valori sociali e civili, a lungo sopiti dal fascismo.
E la maledizione in entrambi i casi è stata quella di aver creduto alle promesse, alla speranza di un avvenire migliore e duraturo. E la delusione ci ha portati a subire il fascino dei pifferai di turno ritenendoli, in prima battuta, diversi dagli altri e capaci di garantire per lo meno i diritti acquisiti anche se venivano di continuo erosi per sostenere una classe di privilegiati.
Ora ritornando all’attualità dobbiamo constatare che l’insegnamento trascorso non sembra averci lasciato una traccia significativa e siamo pronti a correre gli stessi rischi del passato, sia pure sotto altri camuffamenti, perché è in noi inguaribile una visione della società votata secondo i valori e non secondo gli interessi partigiani. Ma ora rischiamo di ritrovarci da capo a dodici. E’ la nostra maledizione. (Riccardo Alfonso)

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