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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 26 aprile 2018

“La natura prende vita nell’arte”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Custonaci (Trapani) dal 27 Aprile all’1 Maggio 2018 con inaugurazione alle ore 19.00 Centro Culturale Espositivo del Marmo Piazza Europa. S’intitola “La natura prende vita nell’arte”, la mostra dello scultore Franco Bonventre.
L’artista Franco Bonventre è nato a Buenos Aires nel 1958. All’età di sei anni, insieme alla famiglia, si trasferisce a Custonaci.Inizia la sua passione per la scultura cominciando a lavorare le pietre sparse sulle colline di Custonaci e la sua passione è stata fin da subito raccoglierne tante, di vari colori e di varie forme, sotto i piedi di Monte Cofano. Per lui, ognuna di esse rappresentava un oggetto con cui giocare. «Sentivo che ogni pietra internamente fosse un volto di guerriero e di animale desiderosi di liberarsi e riacquistare le forme originarie. Sento e vivo con passione la mia terra e il lavoro quotidiano che è fatica e gioia. Ho l’amore per la natura così da rendere viva, con la scultura, una parte di essa» – così dichiara lo scultore. Saranno esposte 12 opere realizzate con i marmi tipici del territorio di Custonaci. Per tutte le informazioni sull’artista è possibile visionare il sito http://www.francobonventrescultore.it.

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Come gli italiani vivono la terza età

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Altro che declino. Per i romani la terza età è sempre più un periodo di pienezza e possibilità, una fase in cui la vita ha ancora molto da offrire e dove poter realizzare progetti e sogni nel cassetto. E persino innamorarsi. Al punto che ben l’89% pensa che sia possibile, e ormai sempre più comune, iniziare una relazione autentica e soddisfacente dopo i 65 anni.
Instaurare una relazione in età avanzata migliora la vita di chi è solo da molti punti di vista, dicono gli abitanti di Roma: per il 59% essere in coppia è un motivo in più per mantenersi attivi e dedicarsi insieme alle passioni in comune. Ma non solo: avere un partner al proprio fianco permette anche di mantenersi in forma e prendersi cura di sé (41%), dà i giusti stimoli per migliorare l’autostima (30%), facendo scoprire di poter ancora piacere, inoltre aiuta a combattere la solitudine (29%).Ma non sono solo rose. Una nuova relazione dopo i 65 anni può anche essere fonte di preoccupazioni e difficoltà: il 44% dei romani vede molto complicato instaurare un nuovo equilibrio nella vita di tutti i giorni, mentre per il 41% il principale problema è il rischio gravare sull’altra persona in caso di malattia. Fra le altre difficoltà, quella di non avere più le energie per fare quello che si faceva prima (38%) e relazionarsi con i figli e nipoti del partner (27%).Se i sentimenti non sfioriscono, sono anche molte le attività a cui gli abitanti di Roma si dedicherebbero in questa fase, tanto che solo il 2% aspetterebbe la pensione unicamente per riposarsi. Il 22% penserebbe di riprendere gli studi, il 33% occuperebbe il maggior tempo libero facendo del volontariato, il 60% viaggiando e il 79% dedicandosi a hobby e passioni troppo spesso rimandati.Che cosa può minare la serenità di questo periodo della vita? Tra i principali timori, i problemi di salute (84%), la mancanza di una rete relazionale forte, spesso causa di solitudine (60%), il calo delle forze fisiche (43%) e l’assenza di un partner (22%).Ma a preoccupare i romani è anche il rischio di trovarsi con scarse disponibilità economiche (76%), tanto che solo il 2% degli abitanti di Roma ritiene che la pensione di base sarà sufficiente. Gli altri invece penserebbero a costruirsi, nel tempo, una vecchiaia economicamente serena. Ma come? Il 71% puntando sulla previdenza complementare, il 43% investendo nel mattone e un ulteriore 22% tenendo i soldi in banca.“Il nostro Osservatorio sul welfare, giunto alla sua seconda edizione, evidenzia come la terza età sia sempre più considerata una seconda giovinezza, da vivere pienamente coltivando interessi e senza rinunciare alle relazioni sociali”. – Afferma Marco Mazzucco, Direttore Distribuzione Marketing e Brand di Gruppo di Reale Mutua – “Una delle maggiori preoccupazioni per questo periodo è rappresentata dalle disponibilità economiche. Per questo motivo, è importante giocare d’anticipo e costruirsi per tempo una vecchiaia serena con le opportunità offerte dalla previdenza complementare”.

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Le sfide dell’intelligenza artificiale

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

L’indagine Global Future of Work Survey di Willis Towers Watson – società di consulenza, brokeraggio e soluzioni per le aziende leader a livello globale – ha messo in luce una scarsa preparazione da parte dei responsabili HR nell’ambito dei cambiamenti organizzativi legati all’automazione e una profonda incapacità nel gestire un numero sempre più esiguo di dipendenti full time a tempo indeterminato e persone ingaggiate per progetti specifici e contingenti.
La ricerca ha rilevato che l’automazione rappresenterà in media il 22% del lavoro svolto nei prossimi tre anni. Ciò equivale al 12% di quelle che affermano oggi di impiegare l’intelligenza artificiale e la robotica e solo il 7% di tre anni fa.
Dal sondaggio, che evidenzia il punto di vista dei Responsabili Risorse Umane, emerge che meno del 7% afferma di essere sufficientemente preparato all’avvento della digitalizzazione in tutti i processi e soprattutto appare evidente un atteggiamento poco proattivo e in grado di dare il via fin da ora a strategie per ripensare la gestione dei talenti. Solo il 31% delle aziende interrogate ha già adottato misure per affrontare la contrazione di posti di lavoro e solo il 32% degli HR manager ha intrapreso azioni per identificare le competenze emergenti per la propria attività. Appena il 27% sta cercando di ripensare percorsi di carriera in linea con strutture organizzative più snelle, flessibili e dove lo smart working avrà un peso importante.Molti fra gli intervistati, inoltre, affermano di aver intenzione quest’anno di intraprendere iniziative per prepararsi al futuro, iniziando a pensare ad una “ridefinizione” dei ruoli, e a identificare quali attività, all’interno di questi, potrebbero essere automatizzate (50%) o ad individuare percorsi di riqualificazione per coloro il cui lavoro sarà assorbito dall’automazione (48%). I datori di lavoro stanno anche prendendo provvedimenti per identificare gap di “abilità e volontà” man mano che l’automazione cambia i riconoscimenti per le competenze (50%), e per rivedere il total reward e benefit complessivi per adattarsi a una forza lavoro radicalmente diversa (53%).Nel ricordare le complessità associate all’automazione, l’indagine ha evidenziato alcune interessanti dicotomie. Ad esempio, si prevede che nei prossimi tre anni la percentuale di datori di lavoro che automatizzeranno il lavoro e vedranno un aumento del fabbisogno di competenze aumenterà rapidamente dal 27% al 45%. Viceversa, nello stesso lasso temporale, oltre un terzo (42%) prevede di applicare l’automazione e riprogettare i lavori per ridurre i requisiti di competenza.Degno di nota è anche l’impatto dell’automazione sull’utilizzo di talenti non dipendenti. Mentre ora il 19% degli intervistati afferma che allo stato delle cose l’automazione consente o richiede l’utilizzo di più talenti non dipendenti, come agenti o consulenti, ben il 50% si aspetta che ciò possa accadere nel prossimo triennio. Quasi la metà dei datori di lavoro (49%) ritiene che nello stesso intervallo temporale, in virtù dell’avvento dell’automazione, avrà bisogno di un numero inferiore di dipendenti (oggi la percentuale è del 27%).“Molte aziende credono che l’automazione avrà conseguenze significative per i leader e per i manager nei prossimi tre anni”, afferma Edoardo Cesarini. Questo è reso evidente dalla percentuale di quanti affermano che l’automazione cambierà il modo in cui i manager saranno capaci di educare i dipendenti circa il suo impatto sul loro lavoro nei prossimi tre anni (32% quest’anno, contro il 61% nel 2020). Inoltre, quasi i due terzi (63%) afferma che i leader dovranno pensare in modo diverso ai requisiti e alle competenze per chi verrà dopo e per la gestione delle successioni come risultato dell’automazione.

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Forum PA 2018

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Roma dal 22 al 24 di maggio 2018 nuovo palazzo dei Congressi “La Nuvola” a Roma EUR FORUM PA 2018. Sarà il luogo dell’innovazione e degli innovatori. Non un’innovazione qualsiasi, ma quella che mette al centro la crescita delle persone e la crescita della qualità della loro vita e del loro lavoro. Con questo punto di vista, basato sull’empatia, va letto il ricco e profondamente nuovo programma di FORUM PA 2018: un programma che si caratterizza proprio per la qualità delle esperienze che propone alle persone che decideranno di varcare le sue porte. Possiamo raccontare queste esperienze attraverso sei verbi che rappresentano la nostra proposta ai partecipanti a FORUM PA 2018.
Incontrare: tutta la manifestazione trova la sua ragion d’essere nel valore dell’incontro, del conoscersi e del riconoscersi e ritrovarsi. In questa edizione abbiamo moltiplicato le occasioni e affianchiamo ai seminari, ai convegni e ai laboratori dei momenti particolari dedicati ad un piacevole e ricco stare insieme. Nasce così il “coffee corner” del mattino. A fine giornata ci troveremo invece per un aperitivo e, con un bicchiere in mano, ci racconteremo cosa abbiamo visto, ascoltato, condiviso.
Approfondire: circa un migliaio di relatori, dal guru al politico, dal visionario al funzionario che racconta un’esperienza nuova, permetteranno ai nostri partecipanti di avere, nei convegni dedicati ai temi più attuali dell’innovazione organizzativa e tecnologica e negli scenari che presenteranno le visioni di un futuro possibile, un’informazione approfondita e corretta sui principali trend di cambiamento alla luce degli obiettivi di sviluppo sostenibile (i famosi SDGs) dell’Agenda 2030.
FORUM PA 2018 sarà la conclusione di una vasta consultazione tesa ad indicare al nuovo Governo e al nuovo Parlamento quanto di meglio è stato già fatto, evitando così il rischio di ritrovarci in un “anno zero dell’innovazione”, ma anche mettere in evidenza quanto, e non è poco, resta ancora da fare. Durante i tre giorni di confronto e di approfondimento questo lavoro si arricchirà di nuovi spunti attraverso i tanti tavoli di lavoro che condivideranno proposte, progetti, idee innovative. Un grande OST, ossia un lavoro collaborativo che coinvolgerà chiunque voglia mettersi in gioco, disegnerà poi, nell’ultima mezza giornata del FORUM PA 2018 (giovedì 24 maggio), i contenuti di un “libro bianco” che sarà consegnato all’Esecutivo.
la PA italiana è, tra quelle dei Paesi europei, quella che offre meno formazione, ma il bisogno di capire, di formarsi, di essere al corrente è sentito e diffuso in tutta l’amministrazione centrale e locale. A questo gap FORUM PA 2018 risponde nella sua Academy con decine di ore di formazione gratuita offerta dai protagonisti italiani dell’innovazione.
Scoprire: non sempre le idee e le esperienze innovative riescono a superare il rumore di fondo della nostra informazione quotidiana. FORUM PA 2018 le consentirà, se sarà con noi, di scoprire vere e proprie eccellenze, che valorizzeremo con i nostri premi, e soluzioni innovative già possibili che le aziende partner ci racconteranno in quella che sarà, più che una vetrina, una vera e propria miniera d’innovazione.
Permettersi un “altro sguardo”: FORUM PA 2018 propone nuovi punti di vista e nuove modalità per farsi contaminare dal cambiamento. Tre spettacoli teatrali chiuderanno le tre giornate: si tratta di “companies talk” dove, attraverso la lettura scenica di storie di famose imprese innovative ci interrogheremo su cosa è davvero nuovo e chi ne sono i pionieri. Un moderno studio radio televisivo diffonderà un programma continuo. Una nuova modalità: un vero e proprio processo, con tanto di accusa, difesa e giudici, ci aiuterà a vedere sotto altra forma i pro e i contro di una trasformazione digitale della PA ancora in mezzo al guado.
Insomma un FORUM PA tutto nuovo dove l’unica cosa che resta immutata è l’ingresso libero e gratuito a tutta la manifestazione, momenti formativi compresi.

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“L’Italia centrale tra Medioevo e contemporaneità. Sistemi economici e culturali a confronto”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Camerino venerdì 27 aprile, con inizio alle 9,30, presso la Scuola di Giurisprudenza dell’Università di Camerino, in via D’Accorso 16, i professori Ivo Biagianti, docente di Storia moderna dell’Università di Siena, e Gioacchino Garofoli, docente di Politica economica dell’Università dell’Insubria, presenteranno il volume miscellaneo “L’Italia centrale tra Medioevo e contemporaneità. Sistemi economici e culturali a confronto”, a cura di Emanuela Di Stefano e Catia Eliana Gentilucci, Quaderno del Consiglio regionale delle Marche, n. 242, in cui sono raccolti gli atti del Convegno pluridisciplinare svoltosi nella primavera del 2016, allo scopo di offrire un’analisi storica di lungo periodo e maturare sul tema un punto di vista consapevole. L’incontro si aprirà con i saluti del Rettore Unicam Claudio Pettinari e del Direttore della Scuola di Giurisprudenza Rocco Favale.Si tratta di un’opera divisa in più sezioni, alla quale hanno collaborato ricercatori e docenti di Università marchigiane, umbre, toscane e abruzzesi, che offre un quadro d’insieme delle diverse regioni mettendo a confronto aspetti istituzionali, demografici, socio-economici e culturali, ma anche un’occasione di approfondimento e dibattito sul tema della macroregione fra quanti hanno concrete responsabilità nella gestione economica e politica dei territori in esame.
Le riflessioni conclusive saranno affidate a Pietro Marcolini, presidente ISTAO, a Daniele Salvi, capo di gabinetto del presidente del Consiglio regionale delle Marche, e Gianluca Spinaci, Comitato delle Regioni dell’Unione Europea. A quanti parteciperanno verrà consegnata una copia del volume.

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Scoperto fattori per la formazione dei tumori

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Dimmi come ti dividi e ti dirò chi sei. Circa un terzo dei tumori umani, infatti, possono originare da cellule “difettose” che si dividono “male”. Un recente studio dei ricercatori dell’Istituto Regina Elena (IRE) e dell’Istituto di biologia e patologia molecolari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBPM-CNR), pubblicato sulla rivista Oncogene, ha identificato un nuovo ruolo della proteina Aurora B che risulta cruciale per un corretto completamento della divisione cellulare. Aurora B è espressa in maniera anomala in molti tipi di tumori ed è stata identificata come bersaglio molecolare di nuove terapie antitumorali; farmaci che ne bloccano l’attività sono oggetto di studi pre-clinici e clinici.Il recente studio dei gruppi di ricerca diretti da Silvia Soddu del Regina Elena e da Cinzia Rinaldo dell’IBPM-CNR apre un nuovo capitolo sulla comprensione del meccanismo di controllo della divisione cellulare e sulle cause scatenanti l’insorgenza di molti tumori.Facciamo un passo indietro. Già nel 2012 il team di Silvia Soddu aveva dimostrato che la localizzazione delle proteine HIPK2 e H2B sul ponte intercellulare che si forma durante la separazione delle cellule, detta citochinesi, assicura la corretta divisione e trasmissione del materiale genetico tra le cellule figlie. Se questo processo non avviene in modo regolare le due cellule figlie non si dividono ma generano una cellula tetraploide che ha il doppio del contenuto di cromosomi di una cellula normale. “Ora abbiamo scoperto – spiega Silvia Soddu – che la proteina Aurora B regola la specifica localizzazione di HIPK2 e del suo partner H2B durante la citochinesi.”“Aurora B – prosegue Cinzia Rinaldo – è spesso deregolata nei tumori e il suo malfunzionamento può quindi portare al fallimento della citochinesi e alla formazione di cellule aberranti dotate di due nuclei, che sono geneticamente instabili e possono portare alla formazione e progressione dei tumori.”“Lo studio – conclude Gennaro Ciliberto, Direttore scientifico IRE – aggiunge un nuovo e importante tassello alla comprensione delle cause che favoriscono l’insorgenza del cancro, e alla individuazione di nuovi target per bersagli terapeutici.”

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Corso di rianimazione cardiopolmonare per 140 alunni

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Fabio Perini S.p.A., azienda leader nel settore della produzione di macchine per il tissue, insieme alla Onlus Mirco Ungaretti, ha organizzato oggi corsi di rianimazione cardiopolmonare per alunni, circa 140, e insegnanti della Scuola Primaria della Pieve San Paolo. Inoltre, durante una piccola cerimonia alla presenza di Oswaldo Cruz, CEO Fabio Perini, del preside Tina Centoni con Roberta Lena coordinatrice del complesso della Scuola Primaria della Pieve San Paolo, di tutti i docenti e dell’Assessore politiche educative del comune di Capannori Francesco Cecchetti, l’azienda ha donato all’istituto scolastico un defibrillatore semi automatico. I corsi di manovre salvavita per gli studenti sono stati tenuti dai volontari dell’Associazione, fondata da Stefano Ungaretti dipendente della Fabio Perini S.p.A. “Nel 2009 la mia vita ha preso completamente una svolta: mi sono sposato a giugno e, il giorno dopo il matrimonio, è morta una delle persone a me più care: mio fratello Mirco” – spiega Stefano Ungaretti – Una tragedia famigliare dovuta a un Killer silenzioso chiamato Arresto Cardiaco Improvviso. A Mirco è dedicata la Onlus che da circa 6 anni porta il suo nome”.Lo scopo del progetto si può riassumere, dunque, con due parole: sensibilizzazione e informazione. Infatti, ciò che è necessario per l’Associazione Mirco Ungaretti è riuscire a portare avanti una campagna di consapevolezza e divulgazione delle principali manovre di rianimazione cardiopolmonare con l’utilizzo del defibrillatore, soprattutto nelle scuole. Si può notare come la morte per arresto cardiaco improvviso sia una delle principali cause di morte nel mondo occidentale. Prendendo consapevolezza di questi dati, diventa rilevante capire l’importanza dell’insegnamento nelle scuole di questa materia.Ad oggi l’Associazione ha formato gratuitamente oltre 2600 studenti maggiorenni delle scuole della Provincia di Lucca che hanno, peraltro, ricevuto l’Attestato da Soccorritore BLSD (Basic Life Support with Defibrillator), e più di 13mila studenti minorenni che hanno imparato le principali tecniche di rianimazione.“La prevenzione per questo tipo di patologie è fondamentale – dichiara Oswaldo Cruz, CEO di Fabio Perini S.p.A. – Allo stesso modo la formazione delle persone per intervenire in situazioni così critiche può essere decisiva e aiutare a salvare numerose vite”.

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Asma e BPCO: controlli gratuiti in tutta Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Campagna di consulenze specialistiche gratuite dal 21 al 25 maggio 2018. L’iniziativa offrirà l’opportunità ai circa 8 milioni di italiani, che soffrono di asma o di BPCO, di effettuare una visita di controllo e ricevere informazioni utili per una migliore gestione della propria malattia presso i circa 50 Centri specialistici distribuiti su tutto il territorio nazionale.
Promossa da FederASMAeALLERGIE Onlus – Federazione Italiana Pazienti, con il patrocinio della Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica (SIAAIC) e della Società Italiana di Pneumologia (SIP/IRS), e con il supporto non condizionato di AstraZeneca, l’iniziativa torna quest’anno con un’importante novità: la BPCO. Sulla scia del successo dell’edizione dello scorso anno, che ha permesso a più di 1.100 pazienti con asma di ricevere consulenze gratuite, la campagna 2018 coinvolge infatti anche le persone con BPCO, una frequente condizione patologica cronica dell’apparato respiratorio che solo in Italia colpisce tra il 6% e l’8% dei soggetti con età superiore ai 40 anni e che l’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica come quarta causa di morte con la previsione che divenga la terza causa entro il 2020.Obiettivo della Control’ASMA&BPCOweek è quello di sensibilizzare pazienti e opinione pubblica sui rischi connessi a due comuni patologie respiratorie, troppo spesso trascurate perché sottovalutate. Basti pensare che solo poco più della metà dei pazienti con asma (56%) assume farmaci in maniera continuativa e regolare, mentre il 44 % evita di prenderli o li sospende o ne cambia il dosaggio senza consultare il proprio medico. Tra i motivi più frequenti di non aderenza alle terapie emerge che il 33% dei pazienti pensa di stare meglio e di non averne più bisogno, il 21% crede che i farmaci servano solo quando si manifesta la difficoltà a respirare, infine il 18% è convinto che la malattia non richieda una terapia così prolungata.
Un problema, questo della mancata aderenza al trattamento, spesso sottostimato sia dai pazienti con asma sia da quelli con BPCO. Nel caso di quest’ultima, la non aderenza alle terapie può portare a riacutizzazioni e a ricoveri ospedalieri. Importante, per questa patologia, è la personalizzazione del trattamento farmacologico che deve essere guidato principalmente dalla gravità dei sintomi e dal rischio di riacutizzazioni, oltre che dagli effetti collaterali, dalle comorbidità, dalla risposta del paziente e dalla sua capacità di usare i diversi inalatori per il rilascio dei farmaci. Quelli broncodilatatori a lunga durata d’azione, che anche in associazione con corticosteroidi per via inalatoria sono in grado di contrastare la ostruzione bronchiale al flusso dell’aria, sono i farmaci di scelta nel trattamento della BPCO. Differente è la questione quando si parla di asma, patologia per cui l’uso dei broncodilatatori a breve durata di azione (SABA) necessita di un’inversione di marcia.Oltre all’importanza di seguire le raccomandazioni del medico o specialista per tenere sotto controllo la patologia ed evitare che peggiori drasticamente attraverso l’uso di farmaci, fondamentale per asma e BPCO è un corretto e sano stile di vita. La BPCO è causata dalla inalazione di particelle nocive, soprattutto fumo di sigaretta, che causano infiammazione cronica con meccanismi diversi. Oltre al fumo, l’inquinamento, le esposizioni professionali e le infezioni respiratorie rappresentano i principali rischi per l’insorgenza della BPCO.
Per l’asma, pur essendo lo sforzo fisico uno dei principali fattori scatenanti le crisi respiratorie, non è necessario vietare alcuna attività sportiva. Al contrario, l’attività sportiva dovrebbe far parte del programma terapeutico delle persone asmatiche, in particolare di coloro i quali manifestano i sintomi durante lo sforzo (asma da sforzo). È infatti dimostrato come un allenamento costante aiuti a potenziare la muscolatura, inclusa quella respiratoria, favorendo in questo modo la funzione polmonare. Anche in questo caso, come per la BPCO, seguire scrupolosamente le indicazioni del medico e in particolare la terapia prescritta consentirà di svolgere l’attività fisica senza conseguenze per la propria salute.
Sono circa 50 i Centri specialistici di Pneumologia o Allergologia distribuiti su tutto il territorio nazionale in cui sarà possibile, per quanti abbiano già ricevuto una diagnosi di asma o BPCO, effettuare una visita di controllo gratuita. Per accedervi, i pazienti avranno a disposizione un Numero Verde (800 62 89 89), attivo fino al 25 maggio dal lunedì al venerdì (09.00- 13.00/14.00-18.00), tramite cui è possibile prenotare la propria visita di controllo gratuita per una valutazione dello stato della malattia e ricevere informazioni utili alla sua gestione. A supporto dell’iniziativa, inoltre, il sito internet http://www.controlasmabpcoweek.it e una pagina Facebook http://www.facebook.com/controlasmabpcoweek dove poter trovare indicazioni e approfondimenti.

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Mostra dell’artista Ettore Favini

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Parma sabato 19 maggio 2018 alle ore 16 presso la sede CAPAS di Vicolo Grossardi 4 avrà luogo la mostra dell’artista Ettore Favini ad iniziativa dell’Associazione Culturale Others Nouvelles Flâneries, con un progetto pubblico curato da Valentina Rossi e realizzato grazie al contributo di Fondazione Cariparma e Comune di Parma, in dieci luoghi del centro storico della città emiliana. Il progetto verrà presentato con gli interventi del presidente della Fondazione Cariparma Prof. Gino Gandolfi, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Parma Michele Guerra, del direttore di CAPAS Prof. Luigi Allegri, dell’artista Ettore Favini e della curatrice Valentina Rossi. Al termine della presentazione si partirà per un tour cittadino attraverso le opere d’arte allestite sui palazzi della città.
La serata proseguirà verso le 19.30 con un rinfresco e la musica di dj Spanna e David Casini presso lo spazio Bonanni Del Rio Catalog in Borgo delle Colonne 28, ogni 30 minuti durante la serata si azionerà l’installazione Multiverse di fuse.
L’opera dell’artista si inserisce spesso nel tessuto urbano e nel vissuto cittadino con il quale entra in contatto, dando vita a narrazioni collettive e includendo nel suo processo artistico gli abitanti del luogo: per il progetto Nouvelles Flâneries, dopo una prima fase di ricerca attraverso i documenti conservati presso l’Archivio di Stato e la Biblioteca Palatina di Parma, l’artista ha ideato una serie di iscrizioni su lastre di scagliola carpigiana, che saranno installate permanentemente sulle facciate di dieci palazzi storici del centro, ognuna delle quali riporta una descrizione, un’impressione o un ricordo minimo della città ad opera di un viaggiatore.La ricerca si è focalizzata, infatti, sull’idea del flâneur, termine usato dal poeta Charles Baudelaire per indicare il gentiluomo che vaga per le vie cittadine, un “botanico da marciapiede” che prova emozioni nuove nell’osservare e vivere il paesaggio urbano. Ettore Favini ha selezionato alcune citazioni di Leonardo Da Vinci, Carlo Goldoni, Antonio Fogazzaro, Mario Luzi, Germaine Beaumont, Curzio Malaparte, Pier Paolo Pasolini, Giovanni Guareschi, Thomas Gray e Marcel Proust, i quali prima di lui hanno visitato Parma, in un viaggio reale o immaginario, e ne hanno lasciato una traccia scritta: questi racconti “minimi” permetteranno al visitatore di scoprire la città attraverso percorsi inediti, in una sorta di storytelling diffuso.

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Gli studenti Rufa protagonisti al concerto del Primo Maggio

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Roma. Quali potranno essere le sensazioni di chi fino allo scorso anno ha contribuito a colmare una delle piazze più suggestive di Roma ed ora si trova, all’improvviso, sulla riva opposta, per fare in modo che il proprio lavoro ed impegno contribuiscano a generare nuove emozioni e trasformare in indimenticabile un evento che, nella continuità, si rinnova di edizione in edizione? Il concerto del Primo Maggio, che avrà luogo in piazza San Giovanni in Laterano, nel cuore della Capitale, annovera una task force speciale e fortemente motivata: un gruppo di studenti RUFA, coordinati da un triumviro di docenti, supporteranno l’organizzazione di quello che, per preciso volere della Cgil, Cisl e Uil, resta “il più grande evento gratuito di musica dal vivo in Italia”. Nato nel 1990, il “concertone”, per utilizzare una terminologia che si ricollega alle prime edizioni, vuole essere una maratona musicale e un programma televisivo finalizzato non solo all’aspetto culturale intriso nella musica stessa, ma anche ai contenuti sociali. Per fare ciò la contemporaneità del linguaggio deve raggiungere livelli elevatissimi, legandosi agli aspetti tecnologici e di comunicazione che sono alla base dei processi formativi proposti dalla Rome University of Fine Arts. Per raggiungere tale obiettivo l’Accademia ha siglato un accordo di partenariato con il gruppo “iCompany” che gestisce il flusso organizzativo ed artistico dell’intera kermesse.
Partendo da questo scenario, troveranno “sistemazione”, nel complesso impianto scenografico, i “visual effects” che progetteranno gli studenti diretti da Pietro Ciccotti. Il concerto del Primo Maggio ha bisogno di essere diffuso non solo dal punto di vista acustico, ma anche da quello visivo. Buona parte del pubblico non riuscirà ad arrivare fin sotto al palco, ma il coinvolgimento emozionale, anche per chi assiste dalle aree più lontane, deve essere massimo. In questo processo l’utilizzo dei ledwall diventa fondamentale. I contenuti che accompagneranno lo scorrere delle note, consentiranno dunque di far agire sinergicamente il lato visual con la musica e le parole.
Gli allievi Rufa di cinema, guidati da Christian Angeli, gireranno un “dietro le quinte” di 8 minuti che racconterà le varie fasi che precedono l’evento del Primo Maggio e, ovviamente, la grande giornata del concerto. Il loro sguardo darà importanza al lavoro sostenuto da tutti coloro che, in modo spesso invisibile, rendono concreta e appassionante questa manifestazione, nella consapevolezza che nessuna star sul palco potrà mai dare il massimo senza il contributo di questi lavoratori silenziosi.
Non meno impegnativo il compito degli iscritti ai corsi di fotografia. Sotto la sapiente guida di Alessandro Carpentieri toccherà a loro preservare nel tempo, attraverso l’eternità delle immagini, ciò che accade non solo tra le quinte, ma anche “on the stage”, raccogliendo le espressioni, le attese, le speranze di chi vive il Primo Maggio nella sua essenza.
Una triplice “Rufa – experience” che servirà come modello di riferimento futuro per entrare nell’ottica di gestione, programmatica ed artistica, di un evento complesso quale è il Primo Maggio. «Un’attività – sottolinea il direttore RUFA, Fabio Mongelli – che declina il claim proposto dagli organizzatori per descrivere l’andamento del concerto: trasversalità, coraggio e follia. Gli studenti Rufa, indirizzati da tre docenti di grandissimo spessore, metteranno in campo non solo competenze e voglia di fare, ma si troveranno nella condizione di autodeterminarsi, di incidere nel flusso organizzativo, di ragionare e di intraprendere sentieri inesplorati, se necessario, con il solo obiettivo di mostrare sé stessi tramite la propria arte».(Ernesto Pastore)

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Prevenzione fratture, Uspstf aggiorna raccomandazioni su vitamina D e calcio

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

In un aggiornamento delle indicazioni esistenti sulla prevenzione delle fratture tramite integrazione con vitamina D e calcio pubblicato su JAMA, la U.S. Preventive Services Task Force (Uspstf) ha concluso che i dati oggi disponibili sono insufficienti per valutare l’utilità dell’uso di tali integratori, da soli o in combinazione, nella cornice preventiva negli uomini e nelle donne in pre-menopausa. La task force ha altresì espresso una raccomandazione contro l’integrazione giornaliera con 400 UI o meno di vitamina D e 1.000 mg o meno di calcio per prevenire le fratture nelle donne in post-menopausa, e ha dichiarato di non avere trovato prove sufficienti per esprimersi riguardo all’uso di vitamina D in dosi superiori a 400 UI e di calcio in dosi superiori a 1.000 mg nelle donne in post-menopausa. L’USPSTF ha esaminato studi sull’integrazione in adulti che vivono nella comunità, quindi non in una casa di riposo o in un altro contesto di assistenza istituzionale, e ha escluso lavori condotti in popolazioni con precedenti fratture o con noti disturbi del metabolismo osseo, che assumessero farmaci associati con l’osteoporosi. Il gruppo di lavoro ha sottolineato che queste raccomandazioni non si applicano alle persone con una storia di fratture osteoporotiche, aumento del rischio di cadute o diagnosi di osteoporosi o carenza di vitamina D. «In contrasto con altre raccomandazioni dell’USPSTF per lo screening che si basano su una singola azione da parte dei medici, questi servizi di prevenzione richiedono anche un’azione continua da parte dei pazienti» spiega David Reuben, della University of California Los Angeles, in un editoriale pubblicato su JAMA Internal Medicine. L’editorialista sostiene che le raccomandazioni della task force dovrebbero specificare che i risultati degli studi dipendono dall’aderenza del paziente, e se esprimono un risultato in condizioni ideali oppure normali di aderenza. «L’USPSTF ha concluso che sono necessarie ulteriori prove per valutare se dosi maggiori di vitamina D possano essere benefiche per la prevenzione. A tal proposito, ci sarà un aumento sostanziale dei dati disponibili sull’integrazione con vitamina D negli adulti residenti nella comunità da nuovi studi clinici nel prossimo anno» scrive in un altro editoriale su JAMA Heike Bischoff-Ferrari, della University of Zurich, di Zurigo in Svizzera. (fonte Doctor33)

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Alla ricerca dell’ultimo segreto

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Il fisico Antonio Zichichi in un suo articolo apparso diversi anni fa su “Gente” si è avventurato alla ricerca dell’ultimo segreto affidandosi interamente a quelle che egli ritiene le basi “rigorosamente scientifiche”. Fu così che intese riaprire il classico vaso di Pandora dove, per lui, l’ultima parola che giace sul fondo è la ragione e non la fede. Una ragione che, a mio avviso, non riesce a decollare se non con il supporto della fede. Sono due parti non disgiungibili perché la fede non è costruita soltanto nel credere in Dio in quanto la creazione non può essere deprivata da un afflato fideistico in un programma divino. E’ una questione che può avere un suo caposaldo nel riconoscere il ruolo che la materia svolge nel cosmo, le sue funzioni e quanto altro, ma è di certo non sufficiente se si vuole sapere ancora di più. In questo caso i fisici potranno dire come è fatta la materia, ma non potranno spingersi oltre. Tanto per cominciare non ne conoscono il fine in quel soffio di spirito dov’è la vita e dove nasce la vita. Kant a tale proposito avrebbe parlato di “cosa in sé”. E’ come dire che ogni costruzione basata sull’egemonia della ragione non può terminare il suo percorso senza tenere da conto quel qualcosa d’altro non come si trattasse di una pura invenzione filosofica ma come una sorgente alle cui fonti bisogna attingere se si vuole andare oltre. (R.A.)

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Mostra TEL AVIV the WHITE CITY a cura di Nitza Metzger Szmuk

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Roma 16 maggio – 2 settembre 2018 MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo Via Guido Reni 4/A. In occasione dei 70 anni dalla nascita dello Stato di Israele, l’Ambasciata in Italia organizza in collaborazione con il MAXXI la mostra TEL AVIV the WHITE CITY a cura di Nitza Metzger Szmuk. Cento foto, schizzi, plastici, video, svelano una città nata da un progetto urbanistico di eccezionale portata a cui collaborarono più di 70 architetti e ingegneri tra gli anni ’20 e ’30 del Novecento. La nuova città fu disegnata secondo lo spirito del Bauhaus dai più importanti nomi dell’epoca, in primis Patrick Geddes, l’urbanista della Città Bianca, e gli edifici furono progettati sotto le influenze di Walter Gropius, Le Corbusier e Erich Mendelsohn.
“Questa mostra è per noi un modo per far conoscere un Paese e la sua cultura, frutto di scambi e di apporti da tutto il mondo. Tel Aviv è la prima città ebraica emersa dalle dune lungo la costa del Mediterraneo. In questa esposizione si mette in rilievo il suo stile inaspettatamente europee, il suo centro storico infatti è stato progettato, a inizio Novecento, secondo il gusto della scuola modernista. È una città che è stata concepita per essere moderna e contemporanea in una accezione vivacemente cosmopolita” spiega Eldad Golan, addetto culturale dell’Ambasciata di Israele in Italia e responsabile del programma culturale per le celebrazioni dei 70 anni di Israele.

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Audio Network Awarded the Queen’s Award for Enterprise in International Trade 2018

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Audio Network Limited, a global music company creating high-quality, original music for television, advertising, enterprise and digital media, has been awarded by Her Majesty the prestigious Queen’s Award for Enterprise in International Trade.The annual awards, announced on Her Majesty The Queen’s birthday April 21, are the UK’s most prestigious business awards, recognising and celebrating business excellence across the UK in the areas of Innovation, Sustainable Development, International Trade, and Promoting Opportunity Through Social Mobility.
As the award recipient for International Trade, Audio Network has been recognised for its phenomenal international growth over the past six years, with export sales growing by £13.8 million, representing 73% of total annual sales.This is the third award for Audio Network from Her Majesty The Queen with previous recognitions of the Queen’s Award for Innovation in 2008 and International Trade in 2012.Robb Smith, CEO of Audio Network said, “At our core, we are committed to crafting and sharing with the world the best music from renowned artists and composers. It’s an honour for us to be acknowledged through the Queen’s Award for our strength in International Trade.” The award will be presented by the Lord-Lieutenant of the County, Her Majesty The Queen’s local representative, at the Audio Network headquarters in London, followed by a reception at Buckingham Palace in June.

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I più grandi tatuatori del mondo arrivano a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Roma 4 – 5 – 6 Maggio 2017 Palazzo dei Congressi Piazzale John Fitzgerald Kennedy diciannovesima edizione dell’International Tattoo Expo. Ogni anno la convention di Roma ha sempre visto la partecipazione di personaggi pubblici, dalla bellissima attrice e artista Asia Argento, al super tatuato calciatore della Roma Radja Nainggolan, il Campione del Mondo Marco Materazzi o il Youtuber Damiano Er Faina, solo per citarne alcuni.Anche quest’anno le sorprese non finiscono qui. Infatti, per la diciannovesima edizione dell’International Tattoo Expo Roma avremo come ospite di eccezione Matteo Minozzi e Renato Gianmarioli, giovani talenti della Nazionale Italiana di Rugby, grandi appassionati di tatuaggi e ormai uomini di riferimento per Nazionale Italiana e per tutto il movimento tricolore della palla ovale. Questo è stato un anno molto importante per Matteo Minozzi visto che è stato l’unico Italiano ad essere nominato come “Giocatore dell’anno” del torneo Sei Nazioni dopo aver realizzato 4 mete in cinque partite..Tra gli ospiti di eccezione non mancherà anche Carl Brave, il rapper Romano che sta facendo impazzire le folle di tutta Italia. A un anno esatto dalla pubblicazione dell’album Sempre In Due, Carl Brave parteciperà in convention tra i suoi fan in veste di amante dei tatuaggi.Il successo della manifestazione, giunta oggi alla sua diciannovesima edizione, è la conferma di come il mondo dei tatuaggi sia diventato il simbolo della cultura artistica moderna. Il prestigio della manifestazione è confermato non solo dal numero dei visitatori presenti ogni anno, ma anche dal livello artistico dei tatuatori presenti e dagli ospiti famosi con una passione per i tatuaggi.
Tra i 400 artisti italiani e internazionali ricordiamo: Łukasz Smyku Siemieniewicz (Dead Boy Tattoo), Franco Roggia, Gianluca Ferraro, Giulia Montanari, Hussein Mistrah, Ivan Pecoraro (Max Studio A Dübendorf, Zurigo), Kike Esteras (Black Ship, Barcelona), Daria Pirojenko, Nicholas Matik, Owen Paulls, Roberto Dolci, Roberto Lauro, Sergey Murdoc, Fabio Guerreiro (True World Tattoo), Francesco Cinti Piredda (Uno Per Cento), Vladimir Arhipkin (Kisa Kisenka), Zek Keleman (Comic Tattoo, Budapest),Rafel Delande, London; Jannicke Wiese Hansen, Norvegia; Stevie Floyd, USA; Jef Whitehead, USA; Keenan Bouchard, USA; Taneli Jarva, Helsinki; Job De Quay, Helsinki.

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Alunni con disturbi specifici di apprendimento

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Se nell’a.s. 2010/11 la percentuale di alunni con DSA sul totale degli alunni si attestava ad appena lo 0,7%, a distanza di appena sei anni la percentuale è salita fino al 2,9%. Il disturbo mediamente più diffuso è la dislessia (42,5% delle certificazioni), anche se più disturbi possono coesistere in una stessa persona. Seguono le certificazioni per la disortografia (20,8%), quelle per la discalculia (19,3%) e quelle per la disgrafia (17,4%). Il Miur ha spiegato che la crescita delle certificazioni si deve soprattutto all’introduzione “della legge 170 del 2010, grazie alla quale la scuola ha assunto un ruolo di maggiore responsabilità nei confronti delle alunne e degli alunni con questi disturbi, con più formazione per il corpo docente e una sempre maggiore individuazione dei casi sospetti”. Solo che nella pratica la legge rimane disattesa. Perché non sempre i docenti del Consiglio di classe adottano adeguate misure dispensative e compensative previste dal Pdp. E lo stesso vale per la valutazione specifica. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Le denunce che raccoglie il nostro sindacato sono indirizzate verso una sostanziale superficialità da parte della scuola nei confronti degli alunni con questi disturbi di apprendimento. Le misure dispensative e compensative non sempre vengono messe a disposizione degli alunni Dsa: soprattutto laddove le famiglie non seguono le ‘pratiche’ amministrative, le scuole non riescono sempre a subentrare e ad assicurare la fornitura degli strumenti adeguati. Inoltre, anche le valutazioni, intermedie e finali, in sede di scrutinio, risultano spesso non adeguate alle circostanze. In questi casi, che non sono purtroppo residuali, si attua un vero e proprio disinteresse per le leggi che lo Stato italiano ha approvato negli ultimi anni e anche delle linee guida successive emesse dal Ministero dell’Istruzione. Infine, è indispensabile che vi sia una maggiore consapevolezza da parte del corpo insegnante verso le esigenze degli alunni Dsa: sarebbe bene, quindi, che i docenti ancora a digiuno di conoscenze e competenze in materia le facciano loro nell’ambito dell’aggiornamento professionale. A questo proposito, l’Ente formativo Eurosofia – riconosciuto dal Miur – offre la possibilità di acquisire nuovi approcci metodologici in differenti aree tematiche, anche per alunni Dsa, attraverso specifici corsi di aggiornamento professionale: per informazioni o per trovare il corso più adatto alle proprie esigenze di insegnamento, tutti fruibili con i 500 euro annui previsti dalla “carta del docente”.

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Ricerca personale: ora le aziende vanno a caccia di letterati

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Data scientist, esperti di cyber security, direttori IT, store manager, account, senior consultant sono tra le professioni più ricercate in questi ultimi tempi, e di conseguenza le facoltà più quotate sono quelle di ingegneria, di informatica e di economia. Ma attenzione, poiché sarebbe sbagliato pensare che, per assicurarsi un lavoro sicuro e soddisfacente negli anni a venire, sia necessario rivolgersi alle sole competenze scientifiche e tecnologiche.Gli esperti di ricerca e selezione del personale avvertono infatti che le aziende stanno allungando lo sguardo verso gli esperti di materie letterarie e umanistiche.«Per anni le materie letterarie sono state bistrattate dal mondo del lavoro, anche e soprattutto come conseguenza diretta della crisi dell’editoria. Mentre oggi la sempre più sentita esigenza delle aziende di rafforzare la propria immagine sta dando nuova linfa agli studi umanistici» ha spiegato Carola Adami, fondatrice e CEO dell’agenzia di ricerca e selezione del personale Adami & Associati.Alle spalle degli analisti e degli informatici, si affacciano dunque i letterati, pronti, se non per un sorpasso, almeno per un inaspettato affiancamento.A confermarlo ci sono anche i risultati della ricerca ‘Il lavoro in Italia nel 2027′, firmata dall’Osservatorio ExpoTraning e basata sull’analisi delle opinioni di 500 manager delle aree IT e comunicazione di imprese piccole, medie e grandi. E se il 35% del campione non ha avuto dubbi nell’indicare gli esperti IT come i professionisti più ricercati dalle aziende nel prossimo futuro, il 24% dei manager ha invece puntato il dito in direzione dei laureati in lettere, in storia e in filosofia. Difficile, per chi non si occupa di ricerca e selezione del personale, immaginare che tra 5 o 10 anni tra i professionisti più ricercati ci saranno dei laureati in lettere, eppure, stando alle esigenze delle aziende, non sembrano esserci dubbi.«Le imprese hanno bisogno di professionisti della comunicazione, e quindi di profili con ottime competenze nel campo della scrittura e della creazione di contenuti per la rete. Parliamo di attività propriamente editoriali, ma anche di pubblicità, di pubbliche relazioni e di comunicazione interna» ha sottolineato l’head hunter Adami, aggiungendo che «per le aziende è e sarà sempre più cruciale poter contare su figure specifiche per creazione e la cura di contenuti online e offline».Nei prossimi anni la domanda di comunicatori, di letterati e di giornalisti è dunque destinata a crescere, e con essa dovrebbero dunque aumentare anche le iscrizioni alle facoltà umanistiche, le quali da tempo registrano un costante trend negativo. È del resto certo che, per preparare dei professionisti in grado di soddisfare le esigenze delle aziende, la formazione umanistica deve evolversi, tendendo uno sguardo verso le nuove tecnologie e soprattutto verso le nuove necessità del mercato del lavoro.Si parla dunque di copywriter, di addetti stampa, di social media manager, di community manager e di tante altre figure trasversali, le quali trovano e troveranno impiego in agenzie dedicate e nelle singole aziende, per occuparsi della comunicazione interna ed esterna.Con la digitalizzazione tutte le aziende anche quelle che non hanno nulla a che fare con il settore della comunicazione, devono diventare almeno un po’ delle ‘media companies’, investendo nella comunicazione.

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Ex specializzandi 1994-2006 tornano a vincere in appello, valido l’adeguamento della borsa di studio

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Gli ex specializzandi della classe 1994-2006 hanno diritto all’adeguamento della borsa di studio da loro richiesto. Non è infatti vero che sussista un blocco degli adeguamenti integrale. È il filo logico seguito dalla Corte d’Appello di Roma sezione civile nella sentenza del 7 aprile 2018, che ha confermato precedenti sentenze del Tribunale di Roma e orientamenti della Corte di Cassazione che in questi mesi erano stati rivisti con esiti sfavorevoli per i ricorrenti. La sentenza si riferisce ad ex specializzandi che pur percependo la borsa da 11 mila euro annui non ebbero i contributi e l’assicurazione previsti nel contratto da 26 mila euro annui intervenuto dall’anno accademico 2006/07. E secondo gli Avvocati Francesco Caronia e Giuseppe Pinelli, specialisti della vertenza e coordinatori del network legale ELEGALNET «riprende autorevolmente l’ampio filone della giurisprudenza della Cassazione che fino ad ora ha riconosciuto il risarcimento e l’adeguamento del trattamento economico». I legali ricordano che la Cassazione di recente ha fatto dietro front su precedenti orientamenti favorevoli rispetto a questa classe di specializzandi. Tutto è avvenuto dopo che la Corte di Giustizia Europea, con la sentenza del 24/01/2018, ha stabilito tre punti​, validi per analogia anche per gli specializzandi del periodo 94/06:primo, il diritto a conseguire la borsa di studio intera decorre dal 1983; secondo, il quantum da corrispondere è pari a quanto fissato da ciascuno stato membro nella “normativa di trasposizione” della direttiva UE, che in questo caso è il decreto 257/91 il quale prevede una borsa di lire 21,5 milioni annui (euro 11.103,94) più interessi e rivalutazione monetaria; terzo principio, la prescrizione decennale non decorre in mancanza di attuazione della direttiva.
Subito dopo la sentenza di Bruxelles, quasi in risposta all’orientamento Ue, che per lo stato italiano comporta esborsi sicuri e ingenti, la Cassazione con sentenza 4449 del 23 febbraio scorso ha negato l’adeguamento agli specializzandi 94/06 sulla base di una lettura normativa secondo cui la remunerazione introdotta nel ’99 con decreto 368 sia stata applicata in Italia ai medici iscritti alle scuole di specialità solo a partire dall’anno accademico 2006-07 “non determina una irragionevole disparità di trattamento rispetto ai medici iscritti in precedenza.” «Tale sentenza -argomentano i legali Pinelli e Caronia- risulta del tutto isolata tra le numerose che la Cassazione ha emesso in favore del riconoscimento dei diritti degli specializzandi 94/2006, sia di risarcimento del danno da inesatta attuazione di normativa comunitaria sia di adeguamento del trattamento economico».Per tutta risposta, la sentenza della Corte d’appello di Roma riconosce​l’adeguamento e quindi l’assenza di blocco al riguardo. O meglio, «la normativa nazionale che prevedeva l’adeguamento del trattamento economico era in vigore almeno dal 1995», sottolineano i legali di Elegalnet. «Infatti, il meccanismo di adeguamento legato alla contrattazione collettiva dei medici dipendenti SSN non è stato oggetto delle normative di blocco che invece hanno colpito la parte del meccanismo di adeguamento legata alla variazione Istat del costo della vita. Il meccanismo di adeguamento, introdotto al fine di rispettare il principio comunitario della adeguata remunerazione, come introdotto in Italia dal D.lgs. 257/1991, si è fondato su un duplice sistema: indicizzazione annuale della borsa secondo indice ISTAT della variazione del costo della vita, e rideterminazione triennale della borsa in funzione degli incrementi minimi della contrattazione collettiva dei medici dipendenti di prima nomina SSN. Mentre il primo meccanismo è stato “bloccato” con numerosi provvedimenti legislativi, il secondo legato alla contrattazione è stato bloccato solo nel 1992/1993, e poi tutt’al più nel periodo 1998/2000, restando invece pienamente in vigore nel restante periodo. (Mauro Miserendino fonte: doctor33)

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L’89% del 5 per mille va al Centro Nord, al Sud il rimanente 11%

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Il dato emerge da uno studio della Fondazione Nazionale dei Commercialisti che ha analizzato le scelte dei contribuenti nella dichiarazione dei redditi 2016. Sono 54.996 gli enti del terzo settore e i Comuni destinatari di una quota del 5 per mille 2016 per un ammontare complessivo di quasi 500 milioni di euro (491.636.307 euro). A parte i Comuni e le Associazioni Sportive Dilettantistiche che complessivamente hanno assorbito il 5,7% del totale, la parte più consistente è appannaggio degli enti del volontariato e di quelli della ricerca scientifica e/o sanitaria. I primi raccolgono 314.689.624 euro (64% del totale) con una media di 7.985 euro a testa, mentre ai secondi vanno 149.125.605 euro (30,3% del totale) con una media, però, più elevata e pari a 298.849 euro.Nel 2016, complessivamente sono 14.114.642 gli italiani che hanno scelto di destinare una quota del 5 per mille dell’Irpef agli enti del terzo settore e ai comuni. A fronte di una media generale di 8.939 euro, si registra una mediana di 1.451 euro a causa della concentrazione dei valori in poche grandi organizzazioni. Basti pensare che i primi 127 enti in classifica assorbono il 50% del totale assegnato, mentre solo 323 enti superano i 100 mila euro. Infine, ben 1.957 enti, regolarmente iscritti in elenco, non hanno ricevuto alcuna scelta per il 5 per mille. Vi è da dire, inoltre, che 3.321 enti raccolgono meno di 100 euro e ben 22.097 enti raccolgono non più di 1.000 euro a testa.E se per quanto riguarda il volontariato e la ricerca scientifica le prime tre associazioni premiate dai contribuenti risiedono nel centro nord, Emergency, Medici senza frontiere e Comitato italiano per l’Unicef nel primo caso, associazioni per la ricerca sul cancro nel secondo, ubicate fra Lombardia , Piemonte e Lazio, il Sud va sul podio per le associazioni sportive dilettantistiche. Infatti i primi tre enti destinatari per importo totale risiedono in Campania, Calabria e Sicilia.Rispetto al 2015, le scelte dei contribuenti italiani a favore del 5 per mille per gli enti no profit sono aumentate dell’1,9%. La crescita più elevata ha riguardato le Associazioni Sportive Dilettantistiche (+11%), mentre il numero di comuni destinatari del 5 per mille 2016 è calato del 2,9%. Buono il trend degli enti della ricerca scientifica/sanitaria (+3,3%), mentre risulta inferiore alla media ma pur sempre positivo il tasso di crescita delle scelte a favore degli enti del volontariato (+1,3%).Sul podio delle regioni che assorbono il 5 per mille, capofila la Lombardia (36,9% del totale), seguita da Lazio (19,4%), Emilia Romagna (6,5%), Piemonte (6,4%) e Veneto (5,6%). Per quanto riguarda la provincia di residenza, Milano copre quasi un terzo del totale (29,6%), seguito da Roma (18,8%), Torino (4,6%), Genova (3,4%) e Bologna (2,4%). Tra i comuni invece Roma supera Milano e Torino, mentre al settimo posto si inserisce tra i capoluoghi di provincia Valdagno (Vicenza).Per Massimo Miani, Presidente del Consiglio e della Fondazione Nazionale dei Commercialisti: ” I dati analizzati dalla nostra Fondazione dimostrano come il 5 per mille sia un importante strumento di finanziamento del volontariato e della ricerca in Italia. La continua crescita del numero di enti che ne benificiano e dei contribuenti che scelgono di destinare il 5 per mille al finanziamento delle loro attività benefiche testimonia anche l’importanza di efficientare il sistema e dare maggiore fiducia ai contribuenti attraverso la trasparenza che in definitiva poggia sul miglioramento della rendicontazione economico-finanziaria delle attività degli enti. In questo senso, come Commercialisti siamo impegnati in prima linea ogni giorno affiancando gli enti nella consulenza economico – contabile e fiscale. Adesso, grazie alla Riforma del Terzo Settore, il ruolo dei Commercialisti sarà ancora più importante e il 5 per mille potrà essere ulteriormente rafforzato”. (fonte: Ufficio Stampa Fondazione Nazionale dei Commercialisti)

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Sanità: Nuovi lea e fisioterapia

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Cambia la sanita’, cambia l’assistenza ai cittadini, cambia di conseguenza anche il ruolo del fisioterapista. Non piu’ soltanto uno specialista della riabilitazione, ma anche l’attore principale quando si tratta l’argomento prevenzione, sempre piu’ d’attualita’ con le trasformazioni della societa’ e l’insorgenza sostenuta di malattie croniche tipiche di una aumentata aspettativa di vita. Una discussione che procede di pari passo con quella relativa all’introduzione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza, definiti con l’introduzione del Dpcm del 12 gennaio 2017 ma ancora sulla difficile strada del recepimento e dell’attuazione.
“Serve lo sviluppo di nuovi modelli che differiscano dall’unica risposta conosciuta finora, ovvero quella della cura all’acuzie”, spiega il presidente dell’AIFI, Mauro Tavarnelli, durante il convegno sul tema che si e’ tenuto a Bologna nell’ambito di Exposanita’, la mostra internazionale della sanita’ e dell’assistenza. La discussione, organizzata dalla sede dell’Emilia-Romagna dell’Associazione italiana fisioterapisti, e’ servita dunque a ribadire “la necessita’ di un accesso diretto alla nostra figura tramite il superamento del modello ospedalocentrico”, tiene a sottolineare Tavarnelli. E invece “una visione di tipo burocratico sta penalizzando l’approccio multidisciplinare nel trattamento dei pazienti, con il risultato di parcellizzare le cure”, rincara Vincenzo Manigrasso, dirigente delle Professioni sanitarie della riabilitazione al Sant’Orsola-Malpighi di Bologna.
Dunque come sta proseguendo la discussione? Due sono i livelli di analisi, che tengono conto sia delle esigenze e delle richieste dei cittadini, sia dei rilievi di tecnici e politici.
“Stiamo scontando enormi ritardi nel recepimento dei nuovi Lea- spiega Tonino Aceti, coordinatore nazionale di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato- Oltretutto esiste un problema di disponibilita’ di risorse economiche, derivata anche dalla mancata determinazione delle risorse”. Questo si ripercuote in una “situazione disomogenea tra regione e regione”: al contrario, sarebbe auspicabile “ancorare il percorso riabilitativo dei pazienti in base al loro reale bisogno e non alle risorse erogate”. Dunque per Aceti “ben venga l’accesso diretto al fisioterapista, che potrebbe abbattere i costi delle cure e i tempi di applicazione. Credo infatti che potrebbe salvarci il poter utilizzare al meglio le risorse interne di cui disponiamo, mettendole al servizio della collettivita’”.
Comprese le persone con disabilita’, a patto che anche loro possano essere coinvolte “nel confronto quando si tratta di prendere provvedimenti per la qualita’ della vita dei cittadini”, rivendica Vincenzo Falabella, presidente Fish. “E’ un obbligo per lo Stato, eppure questo coinvolgimento e’ mancato anche nel confronto per l’introduzione dei nuovi Lea. Qui il ruolo del fisioterapista e’ centrale in un concetto riabilitativo che non deve essere piu’ considerato come un risarcimento ma come raggiungimento di un benessere necessario a inserire la persona nel contesto sociale lavorativo e affettivo in cui vive, in modo da garantire i suoi diritti”.
IL PUNTO DI VISTA DEI POLITICI – Dall’altra parte del tavolo interviene chi ha messo la propria firma o ha lavorato sull’introduzione dei nuovi Lea. E’ il caso della deputata del Pd, Elena Carnevali, relatrice del Dpcm. “Con i fisioterapisti abbiamo sempre collaborato e in me hanno anche trovato una sponda per la battaglia dell’istituzione dell’Ordine professionale. I Lea sono stati un grande traguardo ma ora dobbiamo fare in modo che sulla continuita’ assistenziale ci sia una evoluzione mettendo in risalto, rispetto alla parte sanitaria, il benessere complessivo” della persona. “In questo senso il fisioterapista puo’ svolgere un grande ruolo per la valutazione degli ausili e delle protesi ma anche per l’assistenza e la riabilitazione: il dibattito va ripreso e aggiornato”.
Molto diretta la senatrice dell’Udc, Paola Binetti, secondo la quale il fisioterapista ha bisogno “non soltanto di avere piu’ responsabilita’, ma anche piu’ spazio” per quanto riguarda il tema della prevenzione. Abbiamo un bisogno enorme di fisioterapia e a chiederlo e’ il nostro stesso stile di vita, costretto a fare i conti per la maggior parte con sedentarieta’ e sovrappeso, in persone comunque considerate sane”. Secondo Binetti “il vero tema e’ che il fisioterapista dovrebbe entrare nella vita degli anziani e delle persone con malattie croniche e di quelle con disabilita’, raggiungendole a casa con l’assistenza domiciliare o sul posto di lavoro: e’ li’ che va fatta l’opportuna opera di rieducazione e riabilitazione per ridurre il danno a favore dell’autonomia personale e sociale, che ha una ricaduta non solo sotto il profilo del risparmio economico ma soprattutto nel garantire la dignita’ di vita”.
La discussione nazionale si riverbera sulle regioni e sull’effettivo recepimento del decreto da parte loro. “Quella del fisioterapista, intesa come figura autonoma inserita all’interno di una presa in carico globale del paziente, puo’ essere molto importante”, sostiene Raffaella Sensoli, consigliere dell’Assemblea regionale dell’Emilia-Romagna. “Dobbiamo sostenere con forza il cambio di paradigma, da un sistema incentrato sulla sanita’ a uno basato sulla salute: con l’aumento dell’eta’ e delle cronicita’, dobbiamo concentrarci sul mantenimento dello stato di salute perche’ una popolazione in salute e’ ricca sotto tutti i punti di vista, fisico, morale, mentale ed economico, perche’ si generano risparmi sul Servizio sanitario nazionale”. Ed e’ proprio questo cambio di passo a vedere impegnati in prima linea i fisioterapisti. “Da tempo stiamo portando avanti il concetto che la presa in carico diretta da parte del fisioterapista crei vantaggi ai cittadini- evidenzia Tavarnelli- In minor numero di visite, minori costi derivati da ticket e diminuzione delle liste d’attesa, generando benefici di conseguenza anche al Sistema nazionale grazie a una vera razionalizzazione delle risorse”. Per questo “crediamo che la vera sfida e l’atto di coraggio che deve compiere la politica oggi vadano in questa direzione. Il fisioterapista puo’ diventare una figura cardine nel passaggio tra presa in carico in ospedale e sul territorio: noi la chiamiamo fisioterapia d’iniziativa e vede il cittadino e il fisioterapista collegati direttamente, come deve avvenire ad esempio nelle Case della Salute. L’arma vincente- conclude il presidente di AIFI- e’ dunque avvicinarsi ai bisogni dei cittadini, evitare la fase acuta e gestire la cronicita’”.

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