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Mangiare adeguate quantità di noci può ridurre il rischio di fibrillazione atriale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

Secondo un ampio studio svedese pubblicato su Heart, il consumo di noci diverse volte alla settimana potrebbe aiutare a ridurre il rischio di fibrillazione atriale (FA) e forse anche di insufficienza cardiaca. «Precedenti studi hanno suggerito che mangiare noci potrebbe avere proprietà antiossidanti e antiinfiammatorie e che potrebbe migliorare i valori dei lipidi nel sangue e la funzione endoteliale, oltre a prevenire l’aumento di peso. Finora però non si era mai studiato l’effetto su specifici eventi cardiovascolari» spiega Susanna Larsson, del Karolinska Institutet di Stoccolma, Svezia, che ha guidato il gruppo di lavoro. Per valutare il ruolo potenziale delle noci su questi specifici problemi, i ricercatori hanno preso in considerazione i dati di due studi di coorte nei quali 61.364 persone che avevano completato un questionario sulla frequenza di assunzione di determinati cibi sono state seguite per 17 anni. I risultati dell’analisi aggiustata per età e sesso hanno mostrato che il consumo di noci era inversamente associato al rischio di infarto miocardico, insufficienza cardiaca, fibrillazione atriale e aneurisma dell’aorta addominale. Le persone che mangiavano noci tendevano anche a essere più istruite e ad avere stili di vita più sani di quelle che non le includevano la loro dieta.
Erano inoltre meno propense a fumare o ad avere una storia di ipertensione, erano più magre, fisicamente più attive, bevevano più alcol e mangiavano più frutta e verdura. Dopo aggiustamento per questi e altri fattori, la maggior parte delle associazioni con gli esiti cardiovascolari è risultata attenuata: permaneva solo un’associazione lineare dose-risposta con la fibrillazione atriale e un’associazione non lineare con l’insufficienza cardiaca. In pratica, mangiare noci tre o più volte alla settimana era associato a un rischio di fibrillazione atriale ridotto del 18%. Il consumo di noci non è risultato associato a rischio di stenosi della valvola aortica, ictus ischemico o emorragia intracerebrale. I ricercatori sottolineano di non poter escludere la possibilità che le associazioni osservate siano dovute a ulteriori fattori confondenti non noti, come reddito e occupazione, ma si dicono convinti della forza dello studio date le grandi dimensioni e il numero elevato di casi di malattie cardiovascolari segnalati. (fonte: Doctor33)

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