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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Diversi antibiotici si associano a un elevato rischio di nefrolitiasi. Ecco le classi coinvolte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2018

Secondo quanto conclude uno studio pubblicato sul Journal of American Society of Nephrology, sono ben cinque le classi di antibiotici associate a un aumentato rischio di calcoli renali, particolarmente evidente per i sulfamidici tra bambini e adolescenti. «Questi risultati suggeriscono che l’esposizione ad alcuni antibiotici orali è un nuovo fattore di rischio per la nefrolitiasi, che può essere modificabile nel 30% dei pazienti che ricevono prescrizioni ambulatoriali inappropriate di antibiotici» esordisce Gregory Tasian, urologo all’ospedale pediatrico di Philadelphia in Pennsylvania, aggiungendo che questi risultati hanno implicazioni sia per la patogenesi della nefrolitiasi sia per la sua crescente incidenza specie tra i bambini. Per valutare il potenziale effetto degli antibiotici sul rischio di calcoli renali i ricercatori hanno analizzato i dati di THIN, The Health Improvement Network, un registro di 13,8 milioni di pazienti trattati in 641 ambulatori di medicina generale nel Regno Unito tra il 1994 e il 2015. «Abbiamo selezionato 25.981 pazienti con calcoli renali e 259.797 soggetti di controllo liberi da nefrolitiasi, seguiti in media per 5,4 anni» spiega l’autore. Circa il 35% dei casi e dei controlli erano donne e l’età mediana era di 51,6 anni, con un indice medio di massa corporea in entrambi i gruppi superiore a 27 kg/m2. Le prescrizioni di antibiotici ambulatoriali più comuni erano per la tosse e la tonsillite, così come per le infezioni polmonari, del tratto respiratorio superiore e delle vie urinarie. Analizzando 12 classi di antibiotici, i ricercatori hanno trovato un’associazione tra rischio di nefrolitiasi e cinque tipi di farmaci assunti da 3 a 12 mesi prima della data indice di diagnosi della nefrolitiasi. L’eccesso di rischio relativo, non significativo per le penicilline ad ampio spettro (27%), raggiungeva invece la significatività statistica per i fluorochinoloni (67%), per la nitrofurantoina (70%), per le cefalosporine (88%) e per i sulfamidici (133%). «Un’elevata probabilità di sviluppare calcoli renali si associa soprattutto all’uso di antibiotici in giovane età e persiste, sebbene ridotta nel tempo, per 3-5 anni dopo l’esposizione» concludono gli autori. (fonte Doctor33)

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