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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Parlamento chiede a Stati UE di porre un freno al lavoro precario

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 giugno 2018

Bruxelles. In una risoluzione adottata giovedì, il Parlamento chiede ai Paesi UE di combattere in modo efficace le forme di lavoro precario, come i contratti “a zero ore”.Il Parlamento europeo ha adottato giovedì una risoluzione che invita la Commissione europea e gli Stati membri a combattere il lavoro precario e l’uso abusivo dei contratti di lavoro a tempo determinato nel settore pubblico e privato dell’UE.La risoluzione segue una serie di petizioni ricevute dal Parlamento che hanno segnalato contratti e accordi di lavoro illegali, presunti e sleali, provenienti da tutta l’UE.Gli Stati membri devono contrastare le forme di lavoro precario, come i cosiddetti contratti a “zero ore”, e garantire che il precedente stabilito dalla Corte di giustizia dell’UE (rispetto a un caso italiano) in materia di diritto del lavoro sia rispettato in modo coerente. Un contratto “a zero ore” è un accordo di lavoro che non prevede un numero minimo di ore di lavoro garantite.Le ispezioni sul posto di lavoro sono inoltre necessarie affinché i lavoratori soggetti a contratti temporanei o flessibili possano beneficiare almeno della stessa protezione degli altri lavoratori.L’interpretazione della Corte UE che ribadisce come i contratti a tempo determinato ripetuti dovrebbero essere tramutati in contratti a tempo indeterminato, deve essere adeguatamente rispettata da tutti i Paesi UE e coerentemente inserita nei rispettivi quadri giuridici.La risoluzione inoltre:
· invita la Commissione e gli Stati membri UE a garantire piena parità di retribuzione per lo stesso lavoro;
· sottolinea che la direttiva UE sull’orario di lavoro deve essere applicata ai lavoratori con contratti a “zero ore”, in modo che siano coperti dalle norme sui periodi minimi di riposo e sui periodi massimi di lavoro;
· invita gli Stati membri a migliorare gli standard occupazionali dei lavori non convenzionali, fornendo almeno una serie di standard minimi per la protezione sociale, livelli di salario minimo e accesso alla formazione;
· denuncia il rinnovo dei contratti a tempo determinato al fine di coprire esigenze non temporanee ma fisse e permanenti;
· insiste che i Paesi UE debbano valutare la legislazione sul lavoro precario considerando il suo impatto di genere, in quanto le donne costituiscono un gruppo che continuerà a essere colpito in modo eccessivo dal fenomeno.

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