Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Inserire il principio di sviluppo sostenibile nella Costituzione per sconfiggere la corruzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 giugno 2018

Palermo. “Il concetto di sviluppo sostenibile – ha detto Enrico Giovannini, portavoce ASviS – è un grande regalo perché ci obbliga a riconoscere la complessità delle cose. Sui media le notizie sullo sviluppo sostenibile vengono classificate nelle pagine di “ambiente”, ma in realtà è un tema politico di grande attualità. Le nostre strutture di governo devono essere cambiate, bisogna ripensare alla struttura delle istituzioni, alla loro efficienza, in molti casi minata da un’impostazione organizzativa (per esempio gli assessorati) che risale all’800. Lo sviluppo sostenibile è una questione di giustizia. Vorrei concludere con una proposta: a Taranto, città simbolo della non sostenibilità, è stata lanciata l’idea di un coordinamento delle associazioni locali di ASviS per mettere sotto pressione le istituzioni. Ci sono notizie positive in questo inizio di legislatura, è stato istituito alla Camera un intergruppo parlamentare sullo sviluppo sostenibile. Ora dobbiamo introdurre il concetto tra i principi costituzionali”. Così Giovannini ha aperto l’incontro di oggi a Palermo, organizzato da ASviS, Centro Studi Pio La Torre e Prioritalia all’Università di Palermo. Foltissimo il pubblico presente con operatori economici, cittadini e molti giovani. “Legalità, responsabilità, etica e trasparenza – ha detto Marcella Malen, presidente Prioritalia – sono principi fondamentali per rendere più sostenibile lo sviluppo e creare società più giuste e inclusive, fondate su istituzioni solide, aperte alla partecipazione dei cittadini, come stabilito dal Goal 16 dall’agenda Onu 2030. Un cambiamento che si alimenta con la condivisione delle esperienze e delle buone pratiche scaturite dal lavoro sul campo, sui territori. Un processo virtuoso che necessità dell’impegno civile e sociale della comunità manageriale, di cui siamo portatori con la Fondazione Prioritalia. Per questo insieme al Centro Studi Pio La Torre, abbiamo organizzato l’evento nazionale dell’Asvis sul Goal 16, svoltosi oggi a Palermo”.
La corruzione e il riciclaggio sono fenomeni che minano alla base la concorrenza e la sostenibilità. L’Italia è 54esima su 180 paesi, secondo l’Indice di Corruzione, realizzato dall’Organizzazione internazionale Transparency International. E nel 2016, ultimo dato disponibile, ci sono state 101.065 segnalazioni, livello oltre otto volte superiore a quello che si registrava alla costituzione della Uif dieci anni fa.Dobbiamo mettere l’accento non solo sul “quanto costa” ma sul “quanto vale” – ha detto Patrizia Di Dio, presidente Confcommercio Palermo –. Serve un’economia del nuovo umanesimo, che metta al centro del nostre scelte imprenditoriali le relazioni tra le persone, capendo che la tecnologia è uno strumento e non un fine. C’è un collegamento tra la bellezza e la responsabilità sociale d’impresa, etica ed estetica. Tutto questo non trova riscontro negli indicatori del PIL e per questo dobbiamo cambiare i parametri con cui si misura lo sviluppo: dobbiamo rifarci quindi al metodo del Bes, su cui Enrico Giovannini ha lavorato, ritrovando il senso di quello che si fa, essere felici di quello che si fa. Conta molto il modo in cui facciamo le cose”.“Ci siamo accorti che alcune grandi aziende italiane hanno un buon livello di consapevolezza e una serie interessante di buone pratiche in materia di anticorruzione– ha detto Giovanni Colombo, Business Integrity Forum Transparency International Italia –. Lavoriamo per condividere queste buone pratiche, divulgarle, farle realizzare anche nelle piccole e medie imprese, che formano la maggior parte del nostro sistema produttivo. Abbiamo un PMI kit che prevede un decalogo su comportamenti da seguire nelle aziende, su come comunicare. Un vero patto di integrità per le aziende. Stiamo cercando di contaminare vari settori della società civile: il kit è stato creato per le supply chain delle grandi aziende private ma pian piano potrebbe essere adottato anche dal pubblico, per esempio lo stanno sperimentando 4 aziende controllate della Regione Lombardia per gestire i loro rapporti con i fornitori”.Nelle conclusioni, Antonio La Spina, professore ordinario della Luiss: “Il senso civico fa bene alla collettività ed è il dovere di tutti i cittadini. Va tutelato a livello legislativo”.

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