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Ecco le fakenews sull’osteoporosi che è ricorrente sul web

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

L’osteoporosi è una condizione naturale legata all’invecchiamento. Ancora troppo spesso si tende a considerare l’osteoporosi come una conseguenza fisiologica dovuta all’invecchiamento, sottovalutando la presenza di fattori di rischio, come ad esempio la familiarità o precedenti fratture da fragilità ossea, che devono essere considerate campanelli d’allarme, oppure un sensibile calo staturale o la presenza di dolore lieve o moderato ma continuo a carico della colonna vertebrale che può presentarsi dopo essere stati in piedi a lungo. Anche la menopausa precoce (prima dei 45 anni) è un fattore da prendere in considerazione perché costituisce un elemento di rischio per fragilità ossea anche in donne molto più giovani rispetto ad un’ipotetica signora anziana con il dorso curvo e con dolore a cui, invece, tendiamo subito a pensare. «Nei nostri ambulatori, spesso ci confrontiamo con pazienti anche giovani che arrivano già in condizioni abbastanza critiche, ossia con una o più fratture, talora del tutto asintomatiche, come quelle vertebrali – precisa la dott.ssa Resmini –. Comprensibilmente, il principale timore di queste pazienti, a fronte di un’aspettativa di vita di altri 30-40 anni, è la perdita parziale o totale dell’autonomia nello svolgere le comuni attività della vita quotidiana».
Osteoporosi e Artrosi sono la stessa cosa. Attenzione: artrosi e osteoporosi non sono assolutamente la stessa cosa. La prima è una malattia degenerativa cronica che colpisce le articolazioni (es: anca, ginocchio, spalla) e che può arrivare a causare una grave limitazione funzionale dolorosa dell’articolazione colpita. L’osteoporosi, invece, è una patologia ossea che colpisce l’intero scheletro. «A differenza dell’artrosi, l’osteoporosi, caratterizzata da una bassa densità minerale ossea e da un deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo, può dar luogo a una o più fratture, come quella del collo del femore o delle vertebre – dichiara il dott. Alfredo Nardi ortopedico e membro del board “Stop alle Fratture” – che possono verificarsi anche per un minimo sforzo, come, ad esempio, il sollevare la borsa della spesa o, in alcuni casi, anche spontaneamente senza alcun trauma. Spesso il primo campanello d’allarme è una frattura vertebrale, che viene confusa con il solito mal di schiena, mentre, in realtà, non è altro che l’inizio della cosiddetta “cascata fratturativa”. Il 20% dei pazienti, infatti, riporta una seconda frattura vertebrale entro i primi 12 mesi raddoppiando anche il rischio di frattura del femore».
L’osteoporosi è una malattia femminile. L’osteoporosi maschile è stato, finora, un problema medico troppo spesso trascurato, dagli specialisti e dai pazienti uomini, che spesso inconsapevolmente vanno incontro a fratture da fragilità con una frequenza che è circa la metà di quella delle coetanee femmine. «Ma se l’incidenza è più bassa – precisa la dott.ssa Silvia Migliaccio, specialista di Endocrinologia e Malattie Metaboliche presso l’Università Foro Italico di Roma e membro del board “Stop alle Fratture” – i danni conseguenti alle fratture da fragilità che si verificano nell’uomo sono molto più gravi: la disabilità è più frequente e il rischio di morire entro un anno dalla frattura femorale è addirittura raddoppiato».
Il latte fa male perché ‘mangia le ossa’ e fa aumentare il colesterolo.
Negli ultimi anni è iniziata una campagna di disinformazione sul latte volta a convincere le persone come questo alimento sia pericoloso o inutile. In realtà, se non in presenza di intolleranza e/o allergia al lattosio, il latte è un alimento raccomandato che garantisce la necessaria assunzione di calcio ed aiuta a mantenere le ossa in salute. «Il calcio è un minerale fondamentale per la salute delle ossa – spiega a questo proposito la dott.ssa Migliaccio – e grazie all’alimentazione quotidiana è possibile raggiungere i livelli raccomandati dagli esperti, che in l’Italia per la popolazione adulta, si attestano ad un grammo al giorno[3]. Latte e latticini rappresentano la miglior fonte di calcio sia per quantità che per la bio-disponibilità del minerale, che viene ad essere prontamente disponibile per l’organismo. Il calcio, inoltre, non è contenuto nella parte grassa del latte, ma lo si trova disciolto nell’acqua. È quindi possibile assumere calcio anche da latte parzialmente scremato o totalmente scremato, riducendo notevolmente l’assunzione di grassi e il rischio di aumentare il colesterolo».
Basta il sole per la vitamina D: d’estate è inutile continuare ad assumerla. La vitamina D svolge un ruolo fondamentale per la salute delle ossa e non solo… E’ vero che soprattutto l’esposizione della cute al sole consente al nostro organismo di produrla, ma è anche vero che o per scarsa esposizione o per fattori legati al tipo di pelle questo potrebbe risultare non sufficiente, in particolare per chi soffre di osteoporosi e fragilità ossea. «La vitamina D – spiega ancora Silvia Migliaccio – è l’unica vitamina sintetizzabile autonomamente dal corpo attraverso l’esposizione solare e, solo in minima parte, con l’alimentazione. Oggi, si stima che almeno il 70% della popolazione sia in carenza di vitamina D, con una prevalenza nelle donne. Proprio l’ipovitaminosi D si associa ad un malassorbimento di calcio e, pertanto, ad un depauperamento progressivo di questo minerale dal nostro scheletro: importante fattore di rischio per l’osteoporosi e per le fratture. Per questo motivo, soprattutto in chi ha l’osteoporosi ed è carente di vitamina D non deve mai sospendere la supplementazione».
Ho avuto una frattura di femore e sono stata operata: adesso, quindi, sono guarita.
Assolutamente no. La frattura di femore non è altro che la manifestazione clinica della fragilità ossea che ne è stata la causa. L’intervento chirurgico stabilizza la frattura ma non cura la malattia dello scheletro. Quindi, come in tutte le fratture da fragilità, è necessario instaurare precocemente l’idonea terapia farmacologica per ridurre il rischio di nuove fratture. «Particolare preoccupazione ha generato il dato, pubblicato dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) – precisa in proposito il dott. Nardi – secondo il quale circa il 70% dei pazienti fratturati di femore e sottoposti ad intervento chirurgico non viene successivamente avviato al trattamento farmacologico. Oggi, come si può evincere anche dalla nuova Nota 79, si definisce “ad alto rischio” di osteoporosi severa, quindi di ri-frattura, anche chi ha una sola frattura e, quindi, il diritto ad essere avviato ad un corretto trattamento».

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